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	<title>cianomagentagiallonero</title>
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	<description>Just another WordPress weblog</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 14:18:07 +0000</pubDate>
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		<title>tees revealing vol.1; first round : coriandoli!!!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 14:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
È carnevale! Quindi, noi ci mettiamo il nostro per fomentare i festeggiamenti e cogliamo l’occasione per iniziare a presentarvi le tees e i prodotti di cmyk made®. Quindi, coriandoli! Per la stampa, si può scaricare un il file da qui (print file version). Per acquistarle, è ancora un po’ presto; stiamo affrontando la costruzione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="cmykmade003.jpg" id="image572" title="cmykmade003.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2010/02/cmykmade003.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>È carnevale! Quindi, noi ci mettiamo il nostro per fomentare i festeggiamenti e cogliamo l’occasione per iniziare a presentarvi le tees e i prodotti di cmyk made®. Quindi, <span style="font-weight: bold">coriandoli</span>! Per la stampa, si può scaricare un il file da qui (<a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/products/CMYKMADEconfetti.jpg">print file version</a>). Per acquistarle, è ancora un po’ presto; stiamo affrontando la costruzione del sito per la vendita online. Per i negozianti: potete contattarci per avere maggiori notizie, in particolare sulla nostra “politica” di presenza sul territorio! Ph: Antonio Maniscalco.</p>
<p><a id="more-574"></a>&#8211;</p>
<p><img alt="cmykmade004.jpg" id="image573" title="cmykmade004.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2010/02/cmykmade004.jpg" /></p>
<p>&#8211;
</p>
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		<title>costruiamo una nuova nazione?</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2009/09/04/costruiamo-una-nuova-nazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 10:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
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&#8211;
In un laboratorio di tensione – e bisogna tenere alto il livello di tensione – c’è spazio per ogni tipo di «movimento», soprattutto se crea delle tensioni, appunto. Premettiamo che in questo blog non si parla di politica, o meglio, non se ne ha nessuna intenzione, il concetto che ci limitiamo a sottolineare che se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="006nazione.jpg" alt="006nazione.jpg" id="image564" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/09/006nazione.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
In un laboratorio di tensione – e bisogna tenere alto il livello di tensione – c’è spazio per ogni tipo di «movimento», soprattutto se crea delle tensioni, appunto. Premettiamo che in questo blog non si parla di politica, o meglio, non se ne ha nessuna intenzione, il concetto che ci limitiamo a sottolineare che se al livello più alto delle aree della teoria del progetto di anceschiana memoria c&#8217;è la “discussione attorno alla disciplina” e questo spazio è occupato da numerose materie che lambiscono anche ambiti sociologici e di studio delle attività umane. Di quest’ultime: quali? Visto che spesso non esistono più?<br />
<a id="more-237"></a></p>
<p><img title="001nazione.jpg" alt="001nazione.jpg" id="image559" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/09/001nazione.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>In copertina, <strong>sx</strong> poltrona Gedda, Angelo Figus e Maria Raimonda Pinna; <strong>dx</strong> poltrona Tappo, Tomoko Mizu e Nonsoloferro</p>
<p>&#8211;<br />
Queste impressioni nascono, oltre che dall’esperienza quotidiana e dalla personale sensibilità nell’analisi degli input esterni, dalla pubblicazione di diversi testi, articoli o spunti vari trovati sui giornali, cartacei e online e su magazine di interesse internazionale. Ci permettiamo di riportare alcuni di questi link.</p>
<p>Partendo da Monocle, nel numero 6, anno primo, della rivista viene dato ampio spazio alle nazioni senza stato, come <a target="_blank" href="http://monocle.com/sections/affairs/Web-Articles/Abkhazia-Breakaway-state/">l’Abkhazia</a> (ringraziamo i nostri efficienti organi di informazione per darcene continua notizia, d’altronde non ce n‘è nessun <a target="_blank" href="http://www.peacereporter.net/upload/immagini/img1/mondo/MappaConflitti.jpg">motivo, n.17</a>) e altri luoghi del pianeta che sono in continua “lotta” per raggiungere un’identità. Appunto, identità. Cosa ci fa pensare? Sulla copertina di Monocle campeggia un aitante atleta che indossa una di quelle canotte che fanno pensare ad uno sperduto stato o arcipelago esotico, tipo St.Kitts &#038; Navis per esempio&#8230; Chiede se riconosciamo questo stato e subito ci viene da arrovellarci per azzeccarlo. Invece è nuovo di zecca. È una fantomatica “Costa Azzurra”, nata dallo sfascio dell’Italia (<a target="_blank" href="http://www.internazionale.it/home/?p=4500">mica utopia!</a>) e dall’unione dell’ormai ex Liguria con il Principato di Monaco. E, genialmente, viene creata una perfetta corporate identity con tanto di logotipo, stemma, colori, passaporto, francobolli e così via. Tuttociò, per me che sono forse portato ad emozionarmi facilmente, è geniale! Si tratta tutto sommato di un invito a muoversi per cercare di ristabilire lo «stato dell’arte» delle identità culturali, se sono adeguatamente rappresentate, se sono vere o costruite col tempo da propaganda ed “incuria”. Se coincidono con i poligoni che le contengono oppure hanno l’insostenibile necessità di esprimersi. In seguito ho riportato un articolo che considera l’ipotesi della fine degli stati nazionali — e la conseguente fine della democrazia — e tra le cause non viene mai considerata la spinta “secessionista” di popoli probabilmente vessati da stati sovrani.</p>
<p>&#8211;<br />
<img title="002nazione.jpg" alt="002nazione.jpg" id="image560" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/09/002nazione.jpg" /></p>
<p>bandiere sconosciute…</p>
<p><img title="008nazione.jpg" alt="008nazione.jpg" id="image566" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/09/008nazione.jpg" /></p>
<p><img title="005nazione.jpg" alt="005nazione.jpg" id="image563" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/09/005nazione.jpg" /></p>
<p>Sopra, Nuovi Arburesi, Giulio Iachetti e Coltelleria Is Lunas. Sotto, Pabillonis, Paolo Iulian e Giovanni Deidda.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Perché pubblicare una cosa del genere su cmyk? In primis, perché è una questione di progetto/funzione, se le cose non funzionano devono cambiare, se il tuo rubinetto perde o consuma troppa acqua lo cambi. Punto. A meno che non si voglia inventare una “Epopea dei rubinetti” ai quali aggrapparsi quando qualcuno paventa l’ipotesi di ripensare l’oggetto “rubinetto”.<br />
Oltre a questo, data l’evidente mancanza di questioni «di fede» soppiantata dalle questioni «di portafoglio», mi sono sentito colpito dall’articolo del Corriere quando lo metto in relazione con i temi che si trovano invece su Monocle. Da una parte la paura di perdere la sovranità costituitasi nei secoli, dall’altra invece il sogno per una propria identità tenuta celata per chissà quanto tempo e con chissà quali metodi (che purtroppo o per fortuna si conoscono).</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="009nazione.jpg" alt="009nazione.jpg" id="image567" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/09/009nazione.jpg" /></p>
<p><img title="010nazione.jpg" alt="010nazione.jpg" id="image568" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/09/010nazione.jpg" /></p>
<p>Sopra, sedia Ferula, Antonello Coccu e Paolo Mureddu; sotto, a <strong>sx</strong>, Suber, Pierluigi Piu e Nonsoloferro, a <strong>dx</strong>, Arcipelago, Berselli Cassina associati e So.Pi.N.<br />
&#8211;</p>
<p>Un altro esempio che mi sta a cuore salta all’occhio quando vedo, oggi, il frutto di queste scelte chiamate a suo tempo “unità”, “risorgimento” e bla, bla bla… Che cosa ci è servito unirci? Non voglio parlare di cose troppo grandi, ma mi limito a considerare alcune cose: come è stata messa in uso l’esperienza maturata nei secoli dalle popolazioni che sono state “unite”? Ad esempio, la nostra febbre dell’erba del vicino (ora si intende verso altre nazioni, prima era tra nord-sud, penisola-isole, città-campagna, pianura-montagna) ci ha indotti a importare, oltre a beni che noi ci siamo detti incapaci di pensare e fare (quindi NOI manchiamo di qualcosa), anche metodi, standard, visioni della società e della socialità. Uscendo dall’ambito politico, come possiamo declinare questo processo nel pratico e nel quotidiano? A partire dal fatto che se parli una lingua o un dialetto discendente dalla tua terra sei un barbaro, fino alla sostituzione delle invenzioni, intuizioni e prassi della tradizioni con standard “evoluti”, che, ovviamente, se ne eri sprovvisto, eri automaticamente un barbaro, una bestia, insomma. Fino alla televisione. E qui mi fermo per non farmi querelare. Insomma, come mai si sente la necessità di rivedere queste istituzioni mastodontiche? Perché sono la negazione del pensare semplice, logico, funzionale. E fino a quando era accettabile scambiare la propria libertà con un progresso generale e relativamente (ad oggi) onesto, si poteva fare, ma ora? Quando il giocattolo del “produrre a minor costo” abbassa non soltanto la qualità dell&#8217;oggetto, come faceva prima, ma demolisce lo stile di vita di chi prima aveva i soldi per comprare (ora non li ha più perché non li produce più), come si fa a dire che certe soluzioni globali siano state le migliori? Le crisi, le truffe finanziarie, i mutui stellari, le casse integrazione, le fabbriche che chiudono perché produrre non rende o perché il proprietario vuole fare cassa con i macchinari (etc, etc) che cosa ci fanno pensare? Forse questo sistema che abbiamo contribuito tutti a creare è giunto alla fine delle sue potenzialità, ed ora, nella fase della disgregazione mostra a tutti quanti il conto. E come si ricollega tuttociò con il tema generale di questo post? Perché a mio parere la logica mi fa pensare che io debba tornare a produrre a casa mia, perché devo essere in grado di produrre quei soldi che mi servono per comprarli, i beni di cui ho bisogno. La <a target="_blank" href="http://www.solofinanza.it/17072008/cose-la-filiera-corta-e-dove-trovarla/">filiera corta</a>, il <a target="_blank" href="http://www.nuovoecosistema.it/i-prodotti-a-km-0-2.php">km zero</a>, le produzioni industriali derivate dai materiali di cui il territorio dispone invece di abbandonarsi a “comprare” tecnologie, e basta; fino alla produzione e il non-spreco dell’energia. E di conseguenza lo sviluppo di un “design territoriale”, che si adatta al territorio in cui si opera, invece di centri del design, come abbiamo oggi, che definiscono gli standard e obbligano tutti ad esserne schiavi (visto che gli standard sono disegnati ad hoc intorno al centro di potere e le periferie non hanno le caratteristiche per comportarsi nello stesso modo).Tipo <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/weblog/cat/8/view/6746/domo-19th-biennale-of-sardinian-handicrafts-sassari-italy.html">questo</a>, che, neanche troppo casualmente si trova su un sito straniero. Oggi siamo troppo abituati al non fare più nulla, ad accettarlo così com’è, anche tra i designer, che applicano il nuovo che arriva da chissà dove, che vedono sugli annual e non trovano niente di meglio che ripetere pedissequamente. E questo, crediamo, è assolutamente il nostro male peggiore.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="007nazione.jpg" alt="007nazione.jpg" id="image565" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/09/007nazione.jpg" /></p>
<p>Elica e Unghia, Giuseppe Flore e Saa.<br />
&#8211;</p>
<p>Le immagini dei prodotti sono tutte estrapolate dal sito <a target="_blank" href="http://www.domobiennale.it/intro.htm">Domo</a>.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Un altro esempio di come sarebbe necessaria una revisione di certi dogmi, viene dalla Sardegna, ad esempio, è appena stato editato un interessante libro che ragiona sulla natura storica e culturale della <a target="_blank" href="http://www.irs.sr/domo/Article.aspx?a=765">bandiera</a> che li dovrebbe rappresentare (uso il condizionale perché si tratta di un movimento vivo, in divenire, che fa della non–violenza il proprio cavallo di battaglia; piccolo post-scrittum: in caso contrario avrei avuto più remore nel presentarlo), scritto da <a target="_blank" href="http://franciscusedda.splinder.com/">Franciscu Sedda</a> “La vera storia della bandiera dei sardi”, Condaghes, Collana “Pósidos”. Il saggio è l’esempio perfetto per descivere un procedimento di analisi che deve essere fatta sui contenuti e deve produrre contenuti. Il designer, di fronte ad un tema di questo genere, si troverebbe schiacciato da storie di civiltà millenarie, impossibili quasi da descrivere, tantomeno da sintetizzare in un segno. Spesso le identità visive degli stati sono pompose riedizioni di «crest» nobiliari e se non lo sono esattamente, usano comunque lo stesso codice. Su Monocle, ad esempio, viene suggerito uno standard di progetto che considererei furbo, ma estremamente concreto. Le immagini parlano chiaro.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="003nazione.jpg" alt="003nazione.jpg" id="image561" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/09/003nazione.jpg" /></p>
<p><img title="004nazione.jpg" alt="004nazione.jpg" id="image562" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/09/004nazione.jpg" /></p>
<p>Immagini da Monocle.<br />
&#8211;<br />
Vi lasciamo con l&#8217;ultima perplessità, che ci viene dato da un articolo apparso su Corriere.it di <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eric_Hobsbawm">Eric Hobsbawm</a> che si intitola: “<a target="_blank" href="http://www.corriere.it/spettacoli/07_ottobre_28/mercao_uccide_democrazie.shtml">Se il mercato uccide la democrazia</a>” Cito soltanto due passaggi: innanzitutto il sottotitolo: “<span style="font-style: italic">Decadono gli Stati Nazionali. E così l’unità di’Italia, Spagna e Gran Bretagna è a rischio</span>”. Il motivo è presto detto: 1) “<span style="font-style: italic">La mia tesi è che la fase attuale dello sviluppo capitalistico globalizzato lo sta minando alle radici, e che ciò avrà — anzi, sta già avendo — serie implicazioni per quanto riguarda la democrazia liberale come viene intesa oggi</span>”, 2) “<span style="font-style: italic">Oggi ci troviamo di fronte a un&#8217;evidentissima secessione dei cittadini dalla sfera della politica. La partecipazione alle elezioni appare in caduta libera nella maggior parte dei Paesi liberaldemocratici</span>”. <span style="font-style: italic">L&#8217;integrità territoriale degli Stati moderni — ciò che i francesi chiamano «la Repubblica una e indivisibile» — non è più data per scontata. Fra trent&#8217;anni ci sarà ancora una singola Spagna — o un&#8217;Italia, o una Gran Bretagna — come centro primario della lealtà dei suoi cittadini? Per la prima volta in un secolo e mezzo possiamo porci realisticamente questa domanda. E tutto ciò non può non influire sulle prospettive della democrazia.</span>”</p>
<p>&#8211;
</p>
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		<title>anton stankowski, max bill. pionieri della grafica costruttiva</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2009/08/07/anton-stankowski-max-bill-pionieri-della-grafica-costruttiva/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 12:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
	<category>m</category>
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&#8211;
Eccolo. Questo è il risultato di qualche anno di ricerca ed un rush finale di qualche mese. Come affermato nell&#8217;articolo della categoria “today”, ogni momento di cambiamento deve essere il seguito almeno di un evento importante. Questo è rappresentato dalla tesi del MA allo Iuav di Venezia, corso di laurea in comunicazioni visive e multimediali. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="tesi01.jpg" id="image540" title="tesi01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi01.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Eccolo. Questo è il risultato di qualche anno di ricerca ed un <em>rush</em> finale di qualche mese. Come affermato nell&#8217;<a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2009/07/14/cmyk-everywhere/">articolo </a>della categoria “<a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/category/today/">today</a>”, ogni momento di cambiamento deve essere il seguito almeno di un evento importante. Questo è rappresentato dalla tesi del MA allo Iuav di Venezia, corso di laurea in comunicazioni visive e multimediali. Conseguita in tandem con il lavoro è la cosa, forse, più lontana da quelli che possono essere gli “slanci” verso il futuro che hanno sempre contraddistinti il mio e nostro modo di pensare e vedere.<br />
<a id="more-539"></a></p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="tesi02.jpg" id="image541" title="tesi02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi02.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi03.jpg" id="image542" title="tesi03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi03.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>In realtà, si tratta di una ricerca storica su un periodo storico che ci piacerebbe ripercorrere e riproporre proprio per il grande carattere di novità che rappresenta. Si arriva a parlare della vicenda umana, circoscritta a cavallo del 1930, di due personaggi che rappresentarono questo modo di pensare e stile di vita. Di seguito alcune immagini del volume.<br />
&#8211;<br />
<img alt="tesi04.jpg" id="image543" title="tesi04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi04.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi05.jpg" id="image544" title="tesi05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi05.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi06.jpg" id="image545" title="tesi06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi06.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi07.jpg" id="image546" title="tesi07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi07.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi08.jpg" id="image547" title="tesi08.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi08.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi09.jpg" id="image548" title="tesi09.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi09.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi10.jpg" id="image549" title="tesi10.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi10.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi11.jpg" id="image550" title="tesi11.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi11.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi12.jpg" id="image551" title="tesi12.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi12.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi13.jpg" id="image552" title="tesi13.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi13.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi14.jpg" id="image553" title="tesi14.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi14.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi15.jpg" id="image554" title="tesi15.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi15.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi16.jpg" id="image555" title="tesi16.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi16.jpg" /></p>
<p><img alt="tesi17.jpg" id="image556" title="tesi17.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/tesi17.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Relatore: prof Giovanni Anceschi</p>
<p>con la collaborazione del prof Alberto Bassi e della d.ssa Fiorella Bulegato<br />
Caratteristiche tecniche:</p>
<p>f.to chiuso 17&#215;24</p>
<p>146 pagine<br />
testo composto in Foundry Old Style 11/15,8</p>
<p>titoli composti in Industrial Condensed Medium</p>
<p>Stampato nel mese d’aprile 2009 da Fotolito Toscana in 8 copie</p>
<p>&#8211;
</p>
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		<title>everywhere volume 1 : Museion Bolzano/Bozen</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2009/08/06/everywhere-volume-1-museion-bolzanobozen/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 11:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
	<category>press kit</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Ecco il primo spazio che ha accettato di ospitare i nostri prodotti. È il Museum shop ElectaKoenig del Museion di Bolzano/Bozen in Alto Adige/SüdTirol. Per chi ancora non lo conosce, si tratta di un museo di arte contemporanea di recentissima costruzione (l’istituzione esisteva già e nel periodo in cui è rimasta chiusa per il trasferimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="museion001.jpg" id="image557" title="museion001.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/08/museion001.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Ecco il primo spazio che ha accettato di ospitare i nostri prodotti. È il Museum shop ElectaKoenig del <a target="_blank" href="http://www.museion.it/#">Museion</a> di Bolzano/Bozen in Alto Adige/SüdTirol. Per chi ancora non lo conosce, si tratta di un museo di arte contemporanea di recentissima costruzione (l’istituzione esisteva già e nel periodo in cui è rimasta chiusa per il trasferimento nella nuova struttura è stato drammatico…) che rappresenta il simbolo di una trasformazione avviata ed in parte completata per una zona che tradizionalmente non aveva grandi centri per l’arte. Noi siamo, ovviamente, felicissimi di questa opportunità e per questo abbiamo pensato di fare un tshirt ed una shoppingbag ad hoc per loro. I contatti sono: da martedì a domenica dalle ore 10:00 alle 18:00, giorno di chiusura: lunedì. mail: bookshop@museion.unibz.it telefono: +39 0471 22 34 67. Enjoy it!
</p>
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		<title>cmyk everywhere</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 10:43:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
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È un periodo di cambiamenti d’ogni genere, un periodo che può essere molto problematico per molti in quanto, come da copione, si sa cosa si lascia ma non sa cosa si troverà. CMYK MADE lo vuole vivere con tutti gli spunti che porta, senza lasciarsi travolgere e tentando di estrapolare ogni informazione possibile.
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Una breve riflessione:
Di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="cmykeverywhere001.jpg" alt="cmykeverywhere001.jpg" id="image499" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere001.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>È un periodo di cambiamenti d’ogni genere, un periodo che può essere molto problematico per molti in quanto, come da copione, si sa cosa si lascia ma non sa cosa si troverà. CMYK MADE lo vuole vivere con tutti gli spunti che porta, senza lasciarsi travolgere e tentando di estrapolare ogni informazione possibile.<br />
<a id="more-498"></a>&#8211;</p>
<p><img title="cmykeverywhere008.jpg" alt="cmykeverywhere008.jpg" id="image506" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere008.jpg" /></p>
<p><img alt="cmykeverywhere009.jpg" id="image507" title="cmykeverywhere009.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere009.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere019.jpg" id="image517" alt="cmykeverywhere019.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere019.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere040.jpg" id="image538" alt="cmykeverywhere040.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere040.jpg" /></p>
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Una breve riflessione:</p>
<p>Di certo non ci sono punti di riferimento, è difficile vedere la luce in fondo al tunnel: è anche possibile, quindi, pensare che non si tratti di un percorso lineare, bensì una serie di percorsi con un inizio ed una fine e una serie di intersezioni, le quali è bene imparare a riconoscerle e seguirle prima che il percorso che si sta seguendo finisca in un vicolo cieco. Mi rendo conto che il discorso possa risultare “sofisticato”, ma credo che sia in grado di rappresentare un “modo” di vivere, legato ad una tipologia di “uomo moderno”, probabilmente, oppure, come da libro di Jeremy Rifkin (l‘era dell’accesso), il lavoro sta così cambiando: l’uomo non è più stanziale. Inquietante, no? Un modo per capire che comportamenti si debbano attuare per risolvere / sopravvivere / trarre dei vantaggi da questa situazione dovrebbe essere - ma non si tratta di un “rimedio nuovo”, ma un normale meccanismo insito nella mente umana – la capacità di ripensare se stessi, mettersi in discussione le basi della propria vita, del proprio modo di lavorare, di ridimensionare la portata di certi dogmi che ci inchiodano alle nostra quotidianità. Forse trovarsi ogni momento della propria vita in situazioni non radicate (ma radicali) porterà ad una vita “border line”, capace solo a creare lo sconquasso nella normalità. Ma questo non deve impedire un sano ridimensionamento delle proprie sicurezze e un ridisegno di ciò che si considera inossidabile. Tanti sono gli ambiti dove questa analisi sarebbe salutare applicare, in quanto troppo spesso pochi dinosauri sono soliti decidere con spocchia ciò che è bene e ciò che è male, sordi al reale ruolo delle persone e soprattutto di quelli che portano idee nuove. Ogni giorno, a parte le barzellette di chi ci racconta che tutto va bene, ci rendiamo conto della fragilità della condizione, in particolare lavorativa – che è quella che serve per portare a casa i soldi per mangiare –  delle persone si sta disgregando ed attende, a questo punto, di sparire ed accogliere una nuova generazione che getti la basi per una nuova che, a questo punto, poco potrà assomigliare a quella precedente. Noi crediamo fortemente alla necessità di un ripensamento delle “regole” della società umana. In particolare, pensando al mondo del lavoro, il nostro “essere designer”, costruttori di basi, più che decoratori o artisti sulla torre d’avorio, ci sta urlando un nuovo modo di pensare i nostri progetti e i nostri prodotti. Ci chiede il ritorno alla funzione, all’evoluzione, alla ricerca, alla materia, alla realtà ed all’oggettività; ci obbliga di combattere sprechi ed individualismi, ci spinge ad insegnare e spiegare e non ad abbacinare e stupire. Domanda: sono solo un mucchietto di parole che suonano bene assieme?<br />
&#8211;</p>
<p><img title="cmykeverywhere004.jpg" alt="cmykeverywhere004.jpg" id="image502" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere004.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere010.jpg" alt="cmykeverywhere010.jpg" id="image508" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere010.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere007.jpg" alt="cmykeverywhere007.jpg" id="image505" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere007.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere013.jpg" alt="cmykeverywhere013.jpg" id="image511" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere013.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere011.jpg" alt="cmykeverywhere011.jpg" id="image509" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere011.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere014.jpg" alt="cmykeverywhere014.jpg" id="image512" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere014.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Per quanto riguarda il nostro progetto, dopo le borse per <a target="_blank" href="http://www.goldworld.it/pics/album/borse/">Gold</a>, abbiamo completato il primo “giro” di tshirt che potete vedere su qualche <a target="_blank" href="http://www.facebook.com/pages/cmyk-made/117779870376?ref=ts">sito</a> e su flickr, oltre che in questo sito; stiamo lavorando a nuove borse, questa volta di nostra produzione, sempre ispirate dagli stessi valori, che spingono oltre la ricerca sui materiali e sulla fruizione di una “street bag”.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="cmykeverywhere012.jpg" alt="cmykeverywhere012.jpg" id="image510" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere012.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere002.jpg" alt="cmykeverywhere002.jpg" id="image500" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere002.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere018.jpg" id="image516" alt="cmykeverywhere018.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere018.jpg" /></p>
<p><img alt="cmykeverywhere015.jpg" id="image513" title="cmykeverywhere015.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere015.jpg" /></p>
<p><img id="image526" alt="cmykeverywhere028.jpg" title="cmykeverywhere028.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere028.jpg" /></p>
<p><img alt="cmykeverywhere006.jpg" id="image504" title="cmykeverywhere006.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere006.jpg" /></p>
<p><img id="image531" alt="cmykeverywhere033.jpg" title="cmykeverywhere033.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere033.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Comunque… vi lasciamo per il momento con una serie di immagini di viaggi, da noi effettuati – principalmente per motivi di lavoro –, per ricordare a tutti che l’esperienza di vita, come insegnava Massimo Dolcini, è più importante delle esperienze di mero lavoro. E, ovviamente, invitiamo tutti quanti a spendere, quando possibile, le proprie energie e vacanze a rigenerare la mente, oltre che il fisico.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="cmykeverywhere005.jpg" id="image503" title="cmykeverywhere005.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere005.jpg" /></p>
<p><img id="image515" alt="cmykeverywhere017.jpg" title="cmykeverywhere017.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere017.jpg" /></p>
<p><img id="image518" alt="cmykeverywhere020.jpg" title="cmykeverywhere020.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere020.jpg" /></p>
<p><img id="image525" alt="cmykeverywhere027.jpg" title="cmykeverywhere027.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere027.jpg" /></p>
<p><img id="image520" alt="cmykeverywhere022.jpg" title="cmykeverywhere022.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere022.jpg" /></p>
<p><img id="image521" alt="cmykeverywhere023.jpg" title="cmykeverywhere023.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere023.jpg" /></p>
<p><img id="image522" alt="cmykeverywhere024.jpg" title="cmykeverywhere024.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere024.jpg" /></p>
<p><img id="image523" alt="cmykeverywhere025.jpg" title="cmykeverywhere025.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere025.jpg" /></p>
<p><img alt="cmykeverywhere003.jpg" id="image501" title="cmykeverywhere003.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere003.jpg" /></p>
<p><img id="image524" alt="cmykeverywhere026.jpg" title="cmykeverywhere026.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere026.jpg" /></p>
<p><img id="image527" alt="cmykeverywhere029.jpg" title="cmykeverywhere029.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere029.jpg" /></p>
<p><img id="image528" alt="cmykeverywhere030.jpg" title="cmykeverywhere030.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere030.jpg" /></p>
<p><img id="image529" alt="cmykeverywhere031.jpg" title="cmykeverywhere031.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere031.jpg" /></p>
<p><img id="image530" alt="cmykeverywhere032.jpg" title="cmykeverywhere032.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere032.jpg" /></p>
<p><img id="image519" alt="cmykeverywhere021.jpg" title="cmykeverywhere021.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere021.jpg" /></p>
<p><img id="image532" alt="cmykeverywhere034.jpg" title="cmykeverywhere034.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere034.jpg" /></p>
<p><img id="image533" alt="cmykeverywhere035.jpg" title="cmykeverywhere035.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere035.jpg" /></p>
<p><img id="image534" alt="cmykeverywhere036.jpg" title="cmykeverywhere036.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere036.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere037.jpg" id="image535" alt="cmykeverywhere037.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere037.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere038.jpg" id="image536" alt="cmykeverywhere038.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere038.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere039.jpg" id="image537" alt="cmykeverywhere039.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere039.jpg" /></p>
<p><img title="cmykeverywhere016.jpg" alt="cmykeverywhere016.jpg" id="image514" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/07/cmykeverywhere016.jpg" /></p>
<p>&#8211;
</p>
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		<title>inclusive vs exclusive; unlimited vs limited</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2009/04/13/inclusive-vs-exclusive-unlimited-vs-limited/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 14:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Cmyk made is on fire! We are announcing start of our visual battle mission, as a sistematic program or political announce of hezbollah… That’s all: nobody could feel himself sure! Stay tuned!
Cmyk made è in azione! Annunciamo l’inizio della missione di guerriglia visiva, come in un manifesto programmatico o un’annunzio di hezbollah… Semplice, nessuno è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="cmykmade002.jpg" id="image497" title="cmykmade002.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2009/04/cmykmade002.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>Cmyk made is on fire! We are announcing start of our visual battle mission, as a sistematic program or political announce of hezbollah… That’s all: nobody could feel himself sure! Stay tuned!</p>
<p>Cmyk made è in azione! Annunciamo l’inizio della missione di guerriglia visiva, come in un manifesto programmatico o un’annunzio di hezbollah… Semplice, nessuno è più al sicuro… Stare, molto, connessi!</p>
<p>Thanks to <a target="_blank" href="http://www.merch-attack.com/">Merch-Attach</a>!!<br />
&#8211;
</p>
]]></content:encoded>
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		<title>cmyk made x gold</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/12/14/cmyk-made-x-gold/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 17:02:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
	<category>press kit</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Eccole, le borse progettate da cmyk made per lo street brand fiorentino Gold. Sono oggetti disegnati per la vita di ogni giorno, per il lavoro, per essere utili e funzionali prima che oggetti di “moda”. Si ispirano in primis alle nostre necessità di designer, di lavoratori, di persone che ogni giorno percorriamo le nostre città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="goldborse001.jpg" id="image487" title="goldborse001.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/12/goldborse001.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Eccole, le borse progettate da cmyk made per <a target="_blank" href="http://www.goldworld.it">lo street brand fiorentino Gold</a>. Sono oggetti disegnati per la vita di ogni giorno, per il lavoro, per essere utili e funzionali prima che oggetti di “moda”. Si ispirano in primis alle nostre necessità di designer, di lavoratori, di persone che ogni giorno percorriamo le nostre città in auto, sui mezzi pubblici o attraverso folle di gente immerse nei propri pensieri e problemi.<br />
<a id="more-486"></a></p>
<p><img alt="goldborse002.jpg" id="image488" title="goldborse002.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/12/goldborse002.jpg" /></p>
<p>In alto a <strong>sx</strong>: Orizzontale e a <strong>dx</strong>: Verticale; In cover: Viaggiare</p>
<p><img alt="goldborse008.jpg" id="image494" title="goldborse008.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/12/goldborse008.jpg" /></p>
<p>Sopra: Trasversale</p>
<p><img alt="goldborse003.jpg" id="image489" title="goldborse003.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/12/goldborse003.jpg" /></p>
<p><img alt="goldborse004.jpg" id="image490" title="goldborse004.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/12/goldborse004.jpg" /></p>
<p>Sopra alcuni particolari delle borse. In particolare l’alloggio per lettore mp3 e il rinforzo della tracolla. Internamente il canvas è colorato con di giallo e accoppiato esternamente con il materiale di scocca tagliato in modo da creare dei vani per riporre piccoli documenti.</p>
<p><img alt="goldborse006.jpg" id="image492" title="goldborse006.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/12/goldborse006.jpg" /></p>
<p><img alt="goldborse007.jpg" id="image493" title="goldborse007.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/12/goldborse007.jpg" /></p>
<p><img alt="goldborse005.jpg" id="image491" title="goldborse005.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/12/goldborse005.jpg" /></p>
<p>&#8211;
</p>
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		<title>He gold game!</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/11/11/he-gold-game/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 13:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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	<category>press kit</category>
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		<description><![CDATA[ &#8211;
Ebbene sì, siamo spariti… ma era per una giusta causa. Ne siamo certi. E queste immagini sono il “teaser” di quello che sta succedendo. Grazie a Gold, Andrea si è superato e CMYKMADE inizia il suo tour di collaborazioni con qualcosa di super! Mi raccomando, state all’erta che questa volta l’abbiamo fatta grossa!!
 &#8211;



]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="cmykgold001.jpg" id="image483" title="cmykgold001.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/11/cmykgold001.jpg" /> &#8211;</p>
<p>Ebbene sì, siamo spariti… ma era per una giusta causa. Ne siamo certi. E queste immagini sono il “teaser” di quello che sta succedendo. Grazie a <a target="_blank" href="http://www.goldworld.it">Gold</a>, Andrea si è superato e CMYKMADE inizia il suo tour di collaborazioni con qualcosa di super! Mi raccomando, state all’erta che questa volta l’abbiamo fatta grossa!!</p>
<p><a id="more-482"></a> &#8211;</p>
<p><img alt="cmykgold002.jpg" id="image484" title="cmykgold002.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/11/cmykgold002.jpg" /></p>
<p><img alt="cmykgold003.jpg" id="image485" title="cmykgold003.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/11/cmykgold003.jpg" />
</p>
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		<title>lo stato dell’arte: “è di cuoio di bufalo”</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/08/30/lo-stato-dell%e2%80%99arte-%e2%80%9ce-di-cuoio-di-bufalo%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/08/30/lo-stato-dell%e2%80%99arte-%e2%80%9ce-di-cuoio-di-bufalo%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 11:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/08/30/lo-stato-dell%e2%80%99arte-%e2%80%9ce-di-cuoio-di-bufalo%e2%80%9d/</guid>
		<description><![CDATA[ &#8211;
A parte che di stato, come entità definita e delineata da confini non mi piace parlare neppure in riferimento a quelli politici come li conosciamo tutti. Poi non parlo neppure di arte, non tanto perché non è abbastanza vicino al mio ambito culturale — non credendo ai confini, d’altronde — ma perché credo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="bufalo01.jpg" id="image479" title="bufalo01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/08/bufalo01.jpg" /> &#8211;</p>
<p>A parte che di stato, come entità definita e delineata da confini non mi piace parlare neppure in riferimento a quelli politici come li conosciamo tutti. Poi non parlo neppure di arte, non tanto perché non è abbastanza vicino al mio ambito culturale — non credendo ai confini, d’altronde — ma perché credo che obiettivamente, oggi, i problemi siano altri. In primis quelli che riguardano l’ambiente, parallelamente, nelle mie priorità allo stato di salute del design  — poi, in realtà i problemi sono molti —. Non fraintendiamoci, non ho intenzione di definire il giusto o lo sbagliato oppure di dire “come si fa”, parlo per me stesso. È più che altro uno sfogo. (Fosse il primo)<br />
<a id="more-478"></a> &#8211;</p>
<p>Oggi, nei paesi ricchi, si maneggia e manovra la quasi totalità delle ricchezze della terra. Ovviamente, la terra è molto più grande, ci sono molti più abitanti nella parte povera e così via. Così, noi, a scuola, al lavoro, in televisione, sui giornali — anche di settore, il che di per sé è grave — ci ritroviamo a parlare e discutere di come mantenere e migliorare lo status faticosamente (?) raggiunto. Quindi parliamo degli oggetti che migliorano il panorama della nostra casa, ci fanno esprimere la nostra personalità, perché lei, poverina si è persa nei meandri della civiltà consumistica. Vediamo mille varianti e colorazioni che meglio si adattano a noi perché, come clienti non dobbiamo sforzarci a capire e come consumatori non dobbiamo perdere tempo. Non si tratta, fortunatamente di una cecità totale, per carità, ovunque, cercando, si possono ricevere informazioni preziose per migliorare la vita di tutti e progetti che, se sviluppati totalmente potrebbero davvero servire a ripensare problematiche globali. Penso ad esempio ai progetti di case per tutti, costruite con materiali alternativi, anche di fortuna, per garantire un alloggio a tutti oppure che ripensano alla vita ecocompatibile. E così via. Ci sono, per esempio, progetti per mettere l’acqua in bottiglie biodegradabili — che non devono essere per forza nuovi ritrovati della tecnologia… — oppure, più intelligentemente, si può acquistare il <a target="_blank" href="http://www.milkmaps.com/">latte da distributori</a> posizionati nei punti vendita (così dovrebbe essere anche per l’acqua) con taniche o bottiglie di vetro portate da casa. Quest’estate ho conosciuto una famiglia che acquista l’acqua naturale da un produttore della zona in cui abita che gliela porta ogni settimana a casa e va con la soca ad imbottigliare l’acqua frizzante da una fonte dove sgorga naturalmente frizzante. È tuttociò strano? Non è più strano nascere in mezzo alle Alpi e crescere con l’acqua degli Appennini? Non è forse assurdo che solo in Italia si commercializzi acqua naturale in bottiglie di plastica? Così nelle zone dove sarebbe possibile, invece di favorire un mercato se ne impone uno generale in cui la produzione in scala mortifica sia la qualità che le tanto esaltate “produzioni di” (qualità). Quando vado al supermercato, in una qualsiasi cittadina italiana, è perché devo risparmiare e quindi non posso andare dal macellaio sotto casa che mi può anche fornire prelibatezze difficilmente reperibili nel bancone del supermercato, tipo il ragù d’asino o cacciagione. Inoltre, essendo in una “qualsiasi località italiana”, città grandi a parte, so di avere potenziali allevamenti o colture d’ogni genere a poca distanza da casa. Invece al supermercato, magari su un’isola, la carne viene della Francia o dalla Germania. Ora, tralasciando il fatto che la carne di questi stati possa essere anche migliore, perché non vendono la carne del luogo in cui hanno avuto il gentile permesso di aprire il punto vendita? Chiedete, anzi, esigete in continuazione prodotti a KM Zero (esempi <a target="_blank" href="http://www.mondodelgusto.it/2008/04/26/prodotti-a-%E2%80%9Ckm-zero%E2%80%9D-iniziativa-promossa-da-coldiretti-firenze-prato-in-collaborazione-con-i-comuni-dell%E2%80%99empolese-valdelsa/">1</a> | <a target="_blank" href="http://www.nuovoecosistema.it/i-prodotti-a-km-0-2.php">2</a>). Leggo in questi giorni — è scritto su un giornale, quindi non è detto sia vero — che, tra le altre <em>magagne</em>, il vate della fiorentina teneva carne che veniva dalla Spagna… (se dovesse essere vero) che vate è?<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="bufalo03.jpg" id="image480" title="bufalo03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/08/bufalo03.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
In queste considerazioni, che non mi sono certo inventato, vedo dei punti fermi per lo «stato» delle cose. Innanzitutto il cosiddetto “design per il restante 90% del mondo”, cioè quello che non trae nessun beneficio dalle orge di servizi, optionals, finiture che costellano il nostro modo di “consumare” i beni, ormai assuefatto dalla sistematicità con la quale siamo sommersi da superfluità d’ogni genere che hanno il drammatico risultato di distoglierci completamente dal bene che ci accingiamo a adoperare. Non sappiamo dove è fatto un certo prodotto, l’unica cosa che sappiamo è che lo “abbiamo”, «esattamente» come lo avevamo 20 anni fa. Quindi lo possediamo per il semplice gusto di possederlo, non per fruirne le sue reali qualità. Il fatto che ci importi di più essere certi di averlo piuttosto di impegnarsi a produrlo noi stessi o cercare di averne uno che sia esattamente — questa volta per davvero — come 20 anni fa (o 50 o 100) è di per sè stupido, se non proprio grave. A questo proposito è necessario che si inizi a cercare prodotti a KM Zero per sapere direttamente dal produttore, sia esso un contadino o un conciatore della Valdarno. Non sappiamo più di che materiale è fatto e non sapendolo non abbiamo neppure idea di che tatto ha, anche se lo teniamo tra le mani. Non sappiamo di cosa è composto questo materiale, da dove proviene, se è naturale o di sintesi. Ci si rende conto dell’importanza del ruolo che ha il designer: fare la propria parte per raddrizzare questa situazione.</p>
<p>Un giorno sono andato in un punto vendita di una catena, penso multinazionale, di abbigliamento da uomo, in centro a Milano. Siccome con CMYK Made ci occupiamo, in particolare Andrea, di borse ho pian pianino, soprattutto grazie alle sue informazioni, imparato a distinguere e capire se un materiale è sintetico o meno. Tra l’altro ho scoperto che ogni tipo di materiale è + o - replicabile e le case di moda, soprattutto quelle di grande e grandissima distribuzione, — quelle di alta moda meno, fortunatamente — fanno un gran uso di pelli finte stampate. Adesso, dato per scontato che la pelliccia e i maltrattamenti agli animali non piacciono a nessuno (alle persone intelligenti, almeno, tié), la pelle che si usa normalmente è vitello e del vitello, fortunatamente, si fanno numerosi usi, tra cui mangiarlo. Un altro, triste, discorso è quello della replicazione del materiale reale con la plastica stampata, in questo modo, magari non hai ucciso l’animale, ma hai messo in giro altra plastica e, soprattutto, non hai educato il consumatore a NON volere pelliccie o plastica, perché non glielo hai detto, anzi, l’hai tenuto ben nascosto. Tornando a noi, in questo negozio ho iniziato a maneggiare una borsa in similpelle, di fattura dignitosa, da viaggio, quindi anche piuttosto voluminosa e volevo capire com’era possibile che costasse solo 30€, che a noi, fatta di mucca e fatta in Italia costa, almeno 100… Quindi ho iniziato a toccarla ed annusarla (non sapeva assolutamente di nulla) e mentre cercavo il cartellino rivelatore dell’arcano mi si avvicina una commessa che mi fa con aria soddisfatta: “È di cuoio di bufalo”. Certo, come no. Raggiunto il cartellino, leggo che il rivestimento interno è poliammide al 100% e quello esterno è Polyvinyl chlorid, cioè <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloruro_di_polivinile">pvc</a>. “Ecco, guarda”, continua, “Chlor, clour… cuoio, è cuoio di bufalo”. Siccome non amo tanto farmi pigliare per il culo, le ho detto che non era così mostrandole (e traducendole) il cartellino. Una volta scoperto il misfatto, probabilmente — almeno amo pensare così — vittima lei stessa di una “burla” da parte di qualcuno che ha preferito farle credere che era così, e non essendo riuscita a far passare la poliammide per pvc, mi ha risposto freddamente: “Beh, ovvio, non vorrai mica che sia pelle, per 30€…” E me ne sono andato.</p>
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<p><img alt="bufalo02.jpg" id="image481" title="bufalo02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/08/bufalo02.jpg" /></p>
<p>Immagini dell’evento Valcucine al Fuorisalone 2008 si possono trovare su <a target="_blank" href="http://www.flickr.com/photos/valcucine/sets/72157604693155881/">Flickr </a><br />
&#8211;</p>
<p>Mi pare un episodio tragicomico di quello che è diventato ormai il bajlame del mercato. I commessi sono persone, ahimé, da temere. Non sanno cosa vendono, non sanno quanto dura, non conoscono le tecniche, le forme, non hanno idea da dove viene; sono l’ultima ruota del carro di una carovana che finisce per mortificare ogni tipo di qualifica, di sapere intorno alla produzione, al maneggio dei materiali, ai materiali stessi, al progetto. Il consumatore è solo di fronte alla miriade di porcherie che gli vengono spinte sotto il naso senza nessuna regola, in nome di un mercato che, oggettivamente, di libero, non ha proprio nulla, e direi, non lo ha mai avuto (sennò col cazzo che mi compro carne francese vivendo a pochi km da un allevamento nel mio territorio, scusate, e soprattutto non ha senso che la mia carne costi più di quella che deve fare migliaia di km in congelatori ed affini).</p>
<p>Anche in questo stesso calderone ci stanno i designers. Siamo sicuri che facciamo del nostro per progettare, migliorare, informare, stabilizzare, modificare la realtà che ci circonda? O è davvero più importante disegnare effimeri teatrini animisti, colpevoli, soprattutto di aver contribuito alla sovrabbondanza dei beni “per ogni esigenza” che ci sommergono? Quando mandiamo in stampa un etichetta, quando disegnamo packaging complessi, con mille colori, andiamo a stressare il tipografo perché ci dia carta senza trattamenti e inchiostri ad acqua? Oppure insegnamo ai clienti che può fare a meno di usare plastica per ogni cosa? All’ultima design week, nonostante un clima non troppo esaltante — dice, c’è crisi — la <a target="_blank" href="http://ecovalcucine.blogspot.com/2008/05/valcucine-fuorisalone.html">Valcucine</a> ha presentato un progetto bello ed interessante che ha cercato di sensibilizzare e informare sul loro progresso nella direzione di una cucina ecosostenibile. Come consumatori, non crediamo, troppo spesso, anche di fronte a questi sforzi da parte dell’industria, che non sia materia di nostra competenza? “Lo devono fare loro” si dice, “noi consumiamo quello che producono”, quindi “ci cade tutto dall’alto”. Ma noi pretendiamo dall’industria di muoversi in una direzione virtuosa? Gli diciamo quello che vogliamo? Quello di cui abbiamo bisogno? Glielo abbiamo detto noi che volevamo a tutti i costi avere una suoneria polifonica al cellulare e di cambiarla ogni settimana ad una modica cifra, la stessa cifra, probabilmente che risparmiamo per la qualità del cibo che compriamo…
</p>
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		<title>essere vs avere — 3 / 3</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 18:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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La terza ed ultima fase dell’expo (1 &#124; 2) delle tshirts raccolte durante l’anno riferisce il trattamento della superficie bianca come un foglio bianco, quindi la sua potenzialità spaziale più che il semplice supporto sul quale adagiare un’immagine. Sul piano si sviluppano forme, trame, texture che coprono l’intera superficie, ne superano i confini, i bordi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="tees061cover.jpg" id="image466" title="tees061cover.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees061cover.jpg" /></p>
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La terza ed ultima fase dell’expo (<a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/05/19/essere-vs-avere-%e2%80%94-1-3/">1</a> | <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/05/31/essere-vs-avere-%e2%80%94-2-3/">2</a>) delle tshirts raccolte durante l’anno riferisce il trattamento della superficie bianca come un foglio bianco, quindi la sua potenzialità spaziale più che il semplice supporto sul quale adagiare un’immagine. Sul piano si sviluppano forme, trame, texture che coprono l’intera superficie, ne superano i confini, i bordi, spesso sopravvivono entro lo spazio a fatica ed impongono un impegno di immaginazione per capirne concetti e espressività.<br />
<a id="more-459"></a></p>
<p>Oggetti come texture! Le cose perdono la loro unicità e fisicità e si “appiattiscono” per creare trame, giochi di colori e combinazioni per lo più casuali e “caotiche”, sempre sottolineando il legame con un’idea di semplicità, di gioco, di “piccole cose”, “object trouvé”. Questo è sicuramente uno degli aspetti + convincenti degli ultimi anni nell’ambiente streetwear, che sta pian piano riuscendo a fare proprie molte esperienze della vita di tutti i giorni e spogliandosi dei cliché di autoghettizzazione che si era costruita da sé.</p>
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<p><img alt="tees009.jpg" id="image460" title="tees009.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees009.jpg" /></p>
<p><img alt="tees045.jpg" title="tees045.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees045.jpg" /></p>
<p><img alt="tees010.jpg" id="image461" title="tees010.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees010.jpg" /></p>
<p><img alt="tees022.jpg" id="image462" title="tees022.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees022.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Non mancano le evoluzioni del collage, che è ormai un’icona senza tempo e bene si adatta a tutti i movimenti di rivoluzione. Sono anche molto presenti fenomeni optical e camouflage che della texture ne è un classico. Ma come si può notare è ora di mettere le mani alle singole forme che hanno caratterizzato il mimetico finora, tant’è che anche qui entra in gioco l’erotico, e non si può dire che il risultato non sia azzeccato tant’è che la percezione delle reali forme che lo compongono non avviene alla prima occhiata.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="tees034.jpg" title="tees034.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees034.jpg" /></p>
<p><img alt="tees055.jpg" id="image465" title="tees055.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees055.jpg" /></p>
<p><img alt="tees068.jpg" id="image467" title="tees068.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees068.jpg" /></p>
<p><img alt="tees069.jpg" title="tees069.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees069.jpg" /></p>
<p><img alt="tees070.jpg" title="tees070.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees070.jpg" /></p>
<p><img alt="tees071.jpg" title="tees071.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees071.jpg" /></p>
<p><img alt="tees072cover.jpg" id="image471" title="tees072cover.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees072cover.jpg" /></p>
<p><img alt="tees073.jpg" title="tees073.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees073.jpg" /></p>
<p><img alt="tees074.jpg" title="tees074.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees074.jpg" /></p>
<p><img alt="tees075.jpg" title="tees075.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/06/tees075.jpg" /></p>
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<p>E come promesso, i link</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.addict.co.uk/">addict</a> | <a target="_blank" href="http://www.supremenewyork.com/">supreme</a> | <a target="_blank" href="http://www.thehundreds.com/">the hundreds</a> | <a target="_blank" href="http://www.nike.com">nike</a> | <a target="_blank" href="http://www.freshjive.com/">freshjive</a> | <a target="_blank" href="http://www.emaharishi.com/">maharishi</a> | <a target="_blank" href="http://www.stussy.com/">stüssy</a> | <a target="_blank" href="http://www.burton.com">burton</a> | <a target="_blank" href="http://vngrd.org/">vngrd</a> | <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-admin/www.goldworld.it">gold</a> | <a target="_blank" href="http://www.lakai.com/product/08/SM08/clothing/tees/">lakai</a> | <a target="_blank" href="http://www.dvsshoes.com/">dvs</a> | <a target="_blank" href="http://www.matixclothing.com/">matix</a> | <a target="_blank" href="http://www.mightyhealthynyc.com/main.html">mighty healthy</a> | <a target="_blank" href="http://www.kingstampede.com/">king stampede</a> | <a target="_blank" href="http://www.thequietlife.com/">quiet life</a> | <a target="_blank" href="http://www.woodwood.dk/">woodwood</a> | <a target="_blank" href="http://www.sixpack.fr/">sixpack</a> | <a target="_blank" href="http://www.in4mants.com/">in4mation</a> | <a target="_blank" href="http://www.undftd.com/">undftd</a> | <a target="_blank" href="http://www.futuralaboratories.com/">futura</a> | <a target="_blank" href="http://www.rockwellclothing.com/">rockwell</a> | <a target="_blank" href="http://www.fenchurch.com/">fenchurch</a> | <a target="_blank" href="http://www.fuct.com/">fuct</a> | <a target="_blank" href="http://www.imaginaryfoundation.com">imaginary foundation</a> | <a target="_blank" href="http://www.wrongwroks.com/">wrong wroks</a> | <a target="_blank" href="http://www.uniqlo.com/">uniqlo</a> | <a target="_blank" href="http://www.stapledesign.com/">staple</a> | <a target="_blank" href="http://www.alphanumericbrand.com/">alphanumeric</a> | <a target="_blank" href="http://www.triumvir3.com/">triumvir</a> | <a target="_blank" href="http://www.soyclothing.com/">soy</a> | <a target="_blank" href="http://www.slamcity.com/">slamcity</a> | <a target="_blank" href="http://www.kikstyo.com/index.html">kikstyo</a> | <a target="_blank" href="http://www.ftcsf.com/">ftc</a> | <a target="_blank" href="http://blog.livedoor.jp/expansionnyc/">expansion nyc</a> | <a target="_blank" href="http://www.penfieldusa.com/">penfield</a> | <a target="_blank" href="http://bape.com/">bape</a> | <a target="_blank" href="http://www.rockersnyc.com/">rockers nyc</a> | <a target="_blank" href="http://www.plaingravy.com/">plaingravy</a> | <a target="_blank" href="http://www.original-fake.com/">originalfake</a> | <a target="_blank" href="http://www.kilogoods.com/">kilo</a> | <a target="_blank" href="http://www.marriedtothemobnyc.com/">married to the mob</a> | <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-admin/www.crooksncastles.com">crooks and castles</a> | <a target="_blank" href="http://www.alifenyc.com/">alife</a> | <a target="_blank" href="http://www.perksandmini.com/">perks and mini</a> | <a target="_blank" href="http://ssurempirestate.com/">ssur</a> | <a target="_blank" href="http://amongstfriendsnyc.com/">amongst friends</a> | <a target="_blank" href="http://www.undrcrwn.com/shop/">undrcrwn</a> | <a target="_blank" href="http://www.neighborhood.jp/">neighborhood</a> | <a target="_blank" href="http://anewyorkthing.com/">anything</a> | <a target="_blank" href="http://arkitip.com/">arkitip</a> | <a target="_blank" href="http://hypebeast.com/">hypebeast</a> | <a target="_blank" href="http://www.slamxhype.com/">slamxhype</a> | <a target="_blank" href="http://rumplo.com/">rumplo</a> | <a target="_blank" href="http://www.graniph.com/">graniph</a> | <a target="_blank" href="http://www.sparkthela.blogspot.com/">sparktheLa</a> | <a target="_blank" href="http://www.revolholicstore.com/">revolver</a> | <a target="_blank" href="http://www.pmkfa.com/">pmkfa</a> | <a target="_blank" href="http://www.hixseptshop.com/">hixsept</a> | <a target="_blank" href="http://www.lesucre-clothing.com/">leSucre</a> | <a target="_blank" href="http://www.freshnessmag.com/v4">freshness</a> | <a target="_blank" href="http://www.highsnobiety.com/">highsnobiety</a> | <a target="_blank" href="http://oki-ni.com/">Oki-Ni</a> | <a target="_blank" href="http://www.cakelovesyou.com/">cake</a> | <a target="_blank" href="http://homeroomclothing.com/">homeroom</a> | <a target="_blank" href="http://www.manikskateboards.com/">manik</a> | <a target="_blank" href="http://conart.com/">conart</a> | <a target="_blank" href="http://roguestatus.com/">rogue</a> | <a target="_blank" href="http://www.passarella.co.uk/">passarella</a> | <a target="_blank" href="http://www.devilock.com/">devilock</a> |
</p>
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		<title>essere vs avere — 2 / 3</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2008 15:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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Continua il report di cmykmade® sulle tshirt che abbiamo visto negli ultimi 12 mesi online. Se nella prima parte abbiamo voluto celebrare l’uso della fotografia, in questa seconda parte, si analizzano le tshirt le cui grafiche sono più «convenzionali», ma solo da lato tecnico/espressivo in quanto più illustrative, non dalla forza che sono sempre in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="tees030.jpg" alt="tees030.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees030.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Continua il report di cmykmade® sulle tshirt che abbiamo visto negli ultimi 12 mesi online. Se nella <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/05/19/essere-vs-avere-%e2%80%94-1-3/">prima parte</a> abbiamo voluto celebrare l’uso della fotografia, in questa seconda parte, si analizzano le tshirt le cui grafiche sono più «convenzionali», ma solo da lato tecnico/espressivo in quanto più illustrative, non dalla forza che sono sempre in grado di generare, in particolare quando il tema della tshirt vuole essere, ad esempio, di forte rottura e/o “tensione” emotiva.<br />
<a id="more-436"></a>&#8211;</p>
<p>La prima carrellata presenta grafiche molto disparate, spesso molto “disegnate” nel quale si cerca comunque di dare spazio e importanza ad elementi strano o improbabili, oppure “banali” o semplici. Anche qui, si può notare l’inserimento del tema “erotico”, così come nello scorso articolo. Inoltre, continua, come visto anche l’altr’anno, il tema dell “Memento mori”, amplificato anche dall’ultima scultura di Damien Hirst raffigurante un teschio tempestato di diamanti.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="tees011.jpg" id="image427" alt="tees011.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees011.jpg" /></p>
<p><img title="tees008.jpg" id="image426" alt="tees008.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees008.jpg" /></p>
<p><img title="tees041.jpg" id="image442" alt="tees041.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees041.jpg" /></p>
<p><img title="tees040.jpg" id="image442" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees040.jpg" /></p>
<p><img title="tees043cover.jpg" id="image444" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees043cover.jpg" /></p>
<p><img title="tees013.jpg" id="image429" alt="tees013.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees013.jpg" /></p>
<p><img title="tees066.jpg" id="image457" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees066.jpg" /></p>
<p><img title="tees063.jpg" id="image454" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees063.jpg" /></p>
<p><img title="tees014.jpg" alt="tees014.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees014.jpg" /></p>
<p><img title="tees021.jpg" id="image434" alt="tees021.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees021.jpg" /></p>
<p><img title="tees064.jpg" id="image455" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees064.jpg" /></p>
<p><img alt="tees035.jpg" id="image438" title="tees035.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees035.jpg" /></p>
<p><img alt="tees037.jpg" title="tees037.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees037.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Un occhio di riguardo vogliamo darlo alle tshirt che utilizzano la tipografia, in particolare quella più “creativa”, lontano dagli schemi classici, generalmente più espressiva è, meglio è. Soprattutto quando viene data fortemente l’idea di una scrittura spontanea, nata dal nulla o con l’utilizzo di pochi, pochissimi elementi e accortezze stilistiche, spesso prive di “bellezza”, per sottolineare la ruvidezza del messaggio o del brand.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="tees015.jpg" id="image439" title="tees015.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees015.jpg" /></p>
<p><img alt="tees039.jpg" title="tees039.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees039.jpg" /></p>
<p><img title="tees038.jpg" alt="tees038.jpg" id="image441" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees038.jpg" /></p>
<p><img title="tees053.jpg" id="image446" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees053.jpg" /></p>
<p><img title="tees067.jpg" id="image458" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees067.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Un discreto ruolo lo giocano le illustrazioni fatte in stile o realizzate da illustratori/artisti famosi nel settore come Parra o Jarvis, ma credo che si sentirà sempre meno l’influsso, anche se non sparirà di certo, ma continuerà ad occupare settori di mercato occupati da un range di età più giocane.<br />
&#8211;</p>
<p><img title="tees044.jpg" id="image445" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees044.jpg" /></p>
<p><img title="tees054.jpg" id="image447" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees054.jpg" /></p>
<p><img alt="tees031.jpg" id="image437" title="tees031.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees031.jpg" /></p>
<p><img title="tees056.jpg" id="image448" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees056.jpg" /></p>
<p><img title="tees057.jpg" id="image449" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees057.jpg" /></p>
<p><img title="tees058.jpg" id="image450" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees058.jpg" /></p>
<p><img title="tees059cover.jpg" id="image451" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees059cover.jpg" /></p>
<p><img title="tees065.jpg" id="image456" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees065.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Spesso si trova una dose di “inquietudine”, di stampo un po’ dada, una sorta di reazione quasi “iconoclasta” o che utilizza materiali sporchi o rovinati o utilizzando colori improbabili e sfumature ardite. Oppure, come nelle prime due, dei segni che potrebbero semprare a prima vista “banalissimi”, possono riuscire a imprimere una caratterizzazione molto forte, con il passare del tempo.<br />
&#8211;</p>
<p><img title="tees012.jpg" id="image428" alt="tees012.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees012.jpg" /></p>
<p><img title="tees017.jpg" id="image432" alt="tees017.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees017.jpg" /></p>
<p><img title="tees018.jpg" alt="tees018.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees018.jpg" /></p>
<p><img title="tees062.jpg" id="image453" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees062.jpg" /></p>
<p><img title="tees060.jpg" id="image452" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees060.jpg" /></p>
<p>&#8211;
</p>
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		<title>Anton Stankowski. Esperimenti nel possibile</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2008 19:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
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&#8211;
Come previsto nel primo post ci sono altri fatti interessanti su Anton Stankowski che generalmente non sono  molto conosciuti e discussi. Come gli altri protagonisti del design di quell’epoca egli si interessava ai più disparati ambiti della progettazione, dall’arte al design. Nel suo caso, vi è una profonda discussione sul temi dell’apprendimento dello «spirito» [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="stanko01b.jpg" title="stanko01b.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/stanko01b.jpg" /><br />
&#8211;<br />
Come previsto nel <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/04/28/anton-stankowski-m-as-meister/">primo post</a> ci sono altri fatti interessanti su Anton Stankowski che generalmente non sono  molto conosciuti e discussi. Come gli altri protagonisti del design di quell’epoca egli si interessava ai più disparati ambiti della progettazione, dall’arte al design. Nel suo caso, vi è una profonda discussione sul temi dell’apprendimento dello «spirito» del design e lascerà scritti e molti progetti a cavallo tra arte e progettazione che rimarranno per sempre come momenti di ricerca ed analisi. Il testo più importante è la “Gestaltungsfibel”, una “bibbia” dove annota esperimenti e considerazioni su esercizi e risultati. Di seguito è riportata la traduzione “ragionata” del testo “Learning by seeking” contenuto nel catalogo del 2006.<br />
<a id="more-419"></a></p>
<p><img alt="stanko06b.jpg" title="stanko06b.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/stanko06b.jpg" /><br />
<strong>Qui</strong>, nella redazione dello Stuttgarter Illustrierten, 1950.<br />
<strong>Copertina</strong> due immagini da calendari SEL, rispettivamente da sinistra 1961 e 1957.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Il mondo è pieno di designer. Alcuni sono chiamati politici, si considerano generalisti e progettano panorami interi facendo previsioni a lungo termine. Altri definiscono se stessi stilisti. Pensano alle forme esterne, all’individualità. altri ancora pensano a loro stessi come designer, a volte “commercial graphic artists”, e continuano ad usare la grafica per progettare messaggi pubblicitari. Oppure si vedono come attivisti e soltanto la progettazione programmata e i concetti estetici aiutano la propria clientela ad annullare la distanza che li allontana dall’arte. Il termine tedesco Gestaltung è tornato nuovamente in voga ed ha iniziato a coprire nuovi territori. Ma in questa nuova veste non ha soltanto aumentato il dinamismo, ma anche la vaghezza. C’è qualcosa di ritualistico insito nella gestualità linguistica della nobilitazione delle attività e delle professioni, ovviamente creative, aggiungendo loro il termine “designer”. Esso cambia le cose in qualcosa di speciale, rilascia qualcosa di “magico”. O viceversa: ciò che prima era dato per scontato non dura più tanto ed attraversa oggi un dubbio concettuale. Per Anton Stankowski il design non è mai un tipo di glassa che rende il mondo migliore ed attrattivo. I cambiamenti intellettuali e spirituali e le nuove direzioni della configurazione della prima metà del xx secolo lo hanno portato a riconoscere il modernismo come un costante processo di design, nel quale ha senso intervenire. Per queste ragioni egli si considera come un designer la cui area di influenza serve a rendere il mondo più comprensibile e i suoi artifatti più comprensibili e intelleggibili.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="stanko04b.jpg" title="stanko04b.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/stanko04b.jpg" /></p>
<p><img alt="stanko05b.jpg" title="stanko05b.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/stanko05b.jpg" /></p>
<p>Sopra, <strong>sx</strong> Baccello, 1929; <strong>dx</strong> Chiavi; sotto, fotografia dei diversi progetti dello studio Max Dalang a dimostrazione dell’ormai assimilato uso della fotografia nella progettazione. Con, ad esempio, un gusto già della scuola Bauhaus e di autori come <a target="_blank" href="http://nl.wikipedia.org/wiki/Piet_Zwart">Piet Zwart</a>, in particolare negli intestati per Oskar Ruegg dove l’oggettività della fotografia è un elemento decorativo ed espressivo cercando e raggiungendo una forma di astrazione nell’ombra che si estende sulla tipografia.<br />
&#8211;</p>
<p>È per questo motivo che egli non riconosce nessuna differenza fondamentale tra progettazione libera e applicata. A maggior ragione il campo visuale sia di arte che design offre la possibilità di vedere il mondo in modi diversi, riformulando costantemente la visione del mondo del designer ne fa mutare l’enfasi col quale esprimerla. Organizzazione, semplificazione e comunicazione guidano le forze in ogni campo della creatività. Le caratteristiche del suo lavoro — l’esplorazione passo dopo passo — sono contrassegnate da artigianalità, preferenza, intenzione e responsabilità. In altre parole: osservazione e realizzazione con le quali realizza i suoi criteri di design agiscono simultaneamente, attraverso il potere della chiarezza, la focalizzazione e la precisione. Progettare cose è una caratteristica innata nell’uomo. È l’abilità di prendere cose e relazionarle tra di esse. Col design si ha il potere di riconoscere i fattori essenziali per risolvere i problemi, capire le caratteristiche e combinarle in un procedimento controllato, così possono formare le armonie desiderate, le unità effettive.<br />
Tutto questo noi lo chiamiamo cultura, ogni cosa che selezioniamo dai doni della natura, rimangono nella nostra vita e ad essa determinano l’abilità. Tutti quelli/e che hanno questa abilità e la usano in vita e nel lavoro sono designer. Si accendono processi che modificano completamente la loro struttura mentale e li formano in maniera incisiva. Lui o lei capisce i procedimenti e determina o organizza l’estensione della sua possibilità di fornire valori; lui o lei sviluppa criticamente e deliberatamente i propri canoni del progetto.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="stanko02b.jpg" id="image424" title="stanko02b.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/stanko02b.jpg" /></p>
<p>Particolare della trama di un’ilustrazione del calendario per Standard Elektrik Lorenz (SEL), stampa offset, 50 x 31 cm, 1961.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Questa descrizione del termine “design”, sia come verbo che come sostantivo, è basata sulla visione moderna di tutte le pre-esistenti condizioni e concetti associati ad esso. I designer, durante i secoli hanno lottato per riconoscere la propria indipendenza, per raggiungere la possibilità di decidere liberamente secondo i propri stilemi. Hanno combattuto contro le condizioni abbiette dei propri tempi e contro a situazioni dittatoriali che hanno visto (o vedono ancora) libertà, immaginazione ed auto-determinazione pericolosi, semplicemente perché l’estetica - la manifestazione materiale delle cose, riflettendo norme sociali obbligatorie od oggettivizzando i sistemi di valori - era considerata il fattore centrale del design. A tutte le latitudini il design ha spesso instillato il dubbio che potesse mettere in discussione l’intera struttura dei valori di una società. Come <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Otl_Aicher">Otl Aicher</a> ha scritto in “Entwurf der Moderne&#8221;  (“Progettando l’età Moderna”), il termine tedesco “entwerfen” che significa &#8220;abbozzare&#8221; o “progettare”, contiene il verbo “werfen”, che significa “lanciare”. Ma dove? Su che? Cosa? E con quale fine? I cambiamenti radicali dell’occidente hanno fornito eloquenti risposte a queste questioni. In Germania, l’accesso privilegiato alle informazioni delle classi dominanti finisce con l’introduzione del tedesco “alto”, ufficiale e l’invenzione della stampa nel Rinascimento. Quel periodo aprì gli occhi su una nuova visione della realtà e con l’invenzione della prospettiva diventa possibile migliorarne l’approssimazione. L’Illuminismo e l’Età Industriale aggiunge alle arti liberali un’aura metafisica e, per la prima volta, raggiungono una certa libertà. In “<a target="_blank" href="http://www.libreriauniversitaria.it/opera-darte-nellepoca-riproducibilita-tecnica/libro/9788806154431">L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica</a>”, 1936, <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Benjamin">Walter Benjamin</a> afferma che col cambiamento degli originali materiali dal ruolo estetizzante, i moderni metodi di riproduzione cambiano, quindi, la sostanza creativa del lavoro dell’artista. E la riproduzione massiva depriva l’opera dell’unicità e della sua stessa autenticità fino ad ora criteri per la definizione della qualità.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="stanko03b.jpg" title="stanko03b.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/stanko03b.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> linoleums, stampa silografica da linoleum, 1961. I diversi soggetti – questo è uno di quelli – che derivano da diversi schizzi e disegni che Stankowski fece già nel 1928, saranno la base teorica per il marchio SEL e per la comunicazione dell’azienda. <strong>dx</strong> foglio del calendario SEL del 1959. L’immagine sintetizza come le tecnologie comunicative siano in grado di connettere tra i loro i continenti.<br />
&#8211;</p>
<p>Originariamente l’arte era principalmente uno strumento di magia e durante la prima era moderna era riconosciuta come opera indipendente dell’uomo. Ora, “grazie al peso assoluto dato all’opera come un pezzo da esibire” diventa “una costruzione con funzioni interamente nuove, dove la sola funzione consapevole, quella artistica”, tenderà a diventare triviale. Essa è, oggi “invece che essere fondata su un rituale è fondata sulla politica”. Lo storico dell’arte Eberhard Roters aggiunge poi che “non essendo il ruolo dell’arte più di tipo magico e rituale, oggi quello che prima determinava la qualità, la magia è sostituito dalle informazioni”. Per l’artista contemporaneo che dagli ultimi decenni del diciannovesimo secolo ha mescolato il suo lavoro con poster, pubblicità, fotografia, registica ed ha studiato il rinnovamento tecnologico e i media comunicativi, questo significa che nella comprensione delle condizioni e delle funzionalità dei nuovi media trova come sviluppare un linguaggio visuale corrispondente e come applicarlo effettivamente nella progettazione delle informazioni. <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kazimir_Severinovi%C4%8D_Malevi%C4%8D">Malevich</a>, <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lissitzky">Lissitskji</a>, <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vasilij_Vasil%27evi%C4%8D_Kandinskij">Kandinskji</a>, <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Klee">Klee</a>, <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/L%C3%A1szl%C3%B3_Moholy-Nagy">Moholy-Nagy</a> e <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Josef_Albers">Josef Albers</a> furono i primi artisti ad investigare sistematicamente i campi del design. Partendo dal primo Bauhaus si inizieranno a prendere queste esperienze, conoscenze e teorie creative, rifinirle con la metodologia, trasformarle in didattica e testarle con la pratica. Finalmente a Dessau, nel 1927 inizia la “scuola di design” che evade dalle direzioni dell’empatia artistica dei primi anni, evolve il metodo di design attraverso una “ricerca interdisciplinare di base” fino ad una “teoria del design” che avrà influenza ovunque.<br />
&#8211;
</p>
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		<title>essere vs avere — 1 / 3</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 11:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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&#8211;
Anche quest’anno — a partire dall’articolo del 2007 — è stata fatta una ricerca sulle tshirt che circolano in rete, sui blog, sulle pagine delle case produttrice e così via… fino ad arrivare a creare una «collezione» che cerca di documentare lo stato dell’arte. La carrellata (infinita, direi) cerca di definire le diverse anime dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="tees047.jpg" id="image413" alt="tees047.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees047.jpg" /><br />
&#8211;<br />
Anche quest’anno — a partire dall’<a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/05/17/ad-pertinere-vs-ad-parere/">articolo del 2007</a> — è stata fatta una ricerca sulle tshirt che circolano in rete, sui blog, sulle pagine delle case produttrice e così via… fino ad arrivare a creare una «collezione» che cerca di documentare lo stato dell’arte. La carrellata (infinita, direi) cerca di definire le diverse anime dello street design e style. Diventa curioso (e lo sarà ancora di più fra qualche anno) cercare le ‘mille piccole differenze’ le somiglianze con il materiale raccolto l’anno scorso e con il tempo si riuscirà a definire ancor meglio i tragitti che questa particolare settore della moda sta percorrendo.</p>
<p><a id="more-375"></a></p>
<p><img title="tees042cover.jpg" id="image411" alt="tees042cover.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees042cover.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Il «malloppo» si svolge su tre post (cosa consueta per cmyk) perché il materiale è davvero tanto ed ho pensato fosse meglio definire delle «macroaree», dividendo per tipologie. In questo primo post sono raggruppate le tshirts che in qualche modo penso rappresentino al meglio lo stato dell’arte di questa «disciplina» ad oggi. Sempre di più vengono fatte tshirts con grandi stampe fotografiche, magari «buttate lì» come su di un tavolo. Sempre più spesso, quindi il supporto di cotone è un campo trasparente, portatore di un contenuto oltre che indumento. Si rafforza l’idea dell’abito come modo per definire un’appartenenza e la necessità di questa generazione di urlare, presentare, supportare un’idea, un mondo, uno stile di vita. Mi preme, in ogni caso, sottolineare che come designer posso comportarmi istintivamente da «sociologo» ed analizzare questo fenomeno come un qualsiasi altro settore antropologico o merceologico, ma vorrei che mi credeste se vi dico che nulla di tuttociò mi passerebbe per la testa se non percepissi come reale questa situazione.</p>
<p>Primo gruppo è quello che riguarda le “icone” del cinema, della musica o dell’arte. Che dire? Si tratta di personaggi talmente noti che difficilmente si sbaglia affermando che il destinatario di questi oggetti è il classico «fan», che esalta queste figure con il dovuto <em>sense of humor</em> tanto da diventare uomini-sandwich… Spesso si tratta anche di operazioni completamente dissacratorie, tipo quella di sbattere l’ultima cena su una tshirt, direi quasi un ready-made.<br />
&#8211;</p>
<p><img title="tees002.jpg" alt="tees002.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees002.jpg" /></p>
<p><img alt="tees004.jpg" title="tees004.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees004.jpg" /></p>
<p><img alt="tees005.jpg" id="image395" title="tees005.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees005.jpg" /></p>
<p><img title="tees001.jpg" id="image391" alt="tees001.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees001.jpg" /></p>
<p><img title="tees020.jpg" alt="tees020.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees020.jpg" /></p>
<p><img alt="tees028.jpg" title="tees028.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees028.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Altra questione è quella delle figure e i messaggi di stampo politico o attivista. L’uso intensivo della fotografia e, di conseguenza, della pirografia permette di fare della tshirt una riedizione del manifesto politico e del fotomontaggio stile <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rodchenko">Rodchenko</a> o <a target="_blank" href="http://my.fit.edu/~rosiene/1928heartfield.jpg">Heartfield</a>! Anche qui la dissacrazione e/o distorsione di «icone del potere precostituito» la fanno da padrone.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="tees003.jpg" title="tees003.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees003.jpg" /></p>
<p><img alt="tees007.jpg" title="tees007.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees007.jpg" /></p>
<p><img title="tees033.jpg" alt="tees033.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees033.jpg" /></p>
<p><img alt="tees006.jpg" title="tees006.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees006.jpg" /></p>
<p><img title="tees049.jpg" id="image415" alt="tees049.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees049.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Un discorso a parte merita la cultura street. Per la prima volta le immagini di «strada» legate alla vita, al writing, hanno un nuovo supporto, come una mostra itinerante o un magazine stile <a target="_blank" href="http://www.lodownmagazine.com/">Lodown</a>, si congelano le immagini, vengono proposte senza filtri e manomissioni, segno, probabilmente di un’avvenuta emancipazione rispetto ad una dimensione fin’ora troppo adolescenziale, legata al disegno e al «gioco». Tant’è che spesso si ricorre all’utilizzo senza censure, tipico della cultura street, di immagini di chiaro riferimento alla sessualità che dimostrano l’avvicinamento tra di essa e le culture dell’arte più “alta”, quella che già da decenni eviscera le questioni dell’introspezione umana e i fenomeni, spesso quotidiani, ad essa collegati.<br />
&#8211;</p>
<p><img title="tees032.jpg" alt="tees032.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees032.jpg" /></p>
<p><img alt="tees029.jpg" title="tees029.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees029.jpg" /></p>
<p><img alt="tees027.jpg" title="tees027.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees027.jpg" /></p>
<p><img title="tees048.jpg" alt="tees048.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees048.jpg" /></p>
<p><img title="tees025.jpg" alt="tees025.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees025.jpg" /></p>
<p><img alt="tees026.jpg" title="tees026.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees026.jpg" /></p>
<p><img title="tees036.jpg" id="image410" alt="tees036.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees036.jpg" /></p>
<p><img title="tees052.jpg" alt="tees052.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees052.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Ancora la fotografia riesce ad essere interpretata in maniera più leggera, ma non meno interessante. Anzi, la logica dissacratoria viene sempre più utilizzata ed ormai diventa sintomo di un’intesa che si manifesta più che semplice escamotage tecnico più o meno divertente. È forse nato un genere? Forse si e, come dimostrano - in fondo - i prodotti di una “major” come la Nike, possono generare nuove idee di “impaginazione” della tshirt, sicuramente non legate ad un bello estetico ma ad un utilizzo delle immagini in maniera puramente documentarie, quasi foto-giornalismo…<br />
&#8211;</p>
<p><img title="tees024.jpg" id="image402" alt="tees024.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees024.jpg" /></p>
<p><img title="tees023.jpg" id="image401" alt="tees023.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees023.jpg" /></p>
<p><img title="tees046.jpg" id="image412" alt="tees046.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees046.jpg" /></p>
<p><img title="tees050.jpg" alt="tees050.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees050.jpg" /></p>
<p><img title="tees051.jpg" alt="tees051.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/tees051.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
ps: nell’ultima uscita di questa serie ci sarà la lista dei link
</p>
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		<title>books suggestion</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 10:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Un’attività - a mio avviso - importante per un blog che vuol risultare interessante (e credibile) per i naviganti, è quella di segnalare testi e documenti che si ritengono fondamentali per il proprio modo di pensare. A questo proposito inizio con consigliare una serie di testi di notevole interesse per la cultura del design, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="books.jpg" alt="books.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/05/books.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Un’attività - a mio avviso - importante per un blog che vuol risultare interessante (e credibile) per i naviganti, è quella di segnalare testi e documenti che si ritengono fondamentali per il proprio modo di pensare. A questo proposito inizio con consigliare una serie di testi di notevole interesse per la cultura del design, non solo bidimensionale, che raccontano e descrivono i più disparati avvenimenti o autori dei diversi periodi storici di questa affascinante disciplina.</p>
<p><a id="more-378"></a></p>
<p>Il primo libro è <strong>“Designing Design”</strong> di Kenya Hara. Creative Director di Muji, Kenya Hara (1958) si è distinto per numerosi progetti di segnaletica ambientale, ma in particolare per un particolare approccio alla teoria della comunicazione, cosa molto orientale. Dal mio punti di vista, i suoi progetti sono lontani da ogni tipo di influenza stilistica che crea «tendenza» ma esprimono a pieno il significato dei termini “ricerca” e “analisi”. Si potrà infatti capire il perché di certe scelte e probabilmente conoscere un approccio spesso oscurato da certi canali di informazione.<strong><br />
</strong></p>
<p>Per trovarlo <a target="_blank" href="http://www.lars-mueller-publishers.com/e/katalog/ausgaben/set.php">casa editrice</a> | <a target="_blank" href="http://www.amazon.com/Designing-Design-Kenya-Hara/dp/303778105X">amazon</a><br />
<span class="contkleinr">16.5 x 24cm, 474 p., 400 color ills, 50 drawings, Hardcover<br />
ISBN 978-3-03778-105-0 english<br />
€ 39.90</span></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Per rimanere in ambito orientale, un altro bel volume è <strong>“Le leggi della semplicità”</strong> di John Maeda del quale <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/09/13/la-cerimonia-della-semplicita/">abbiamo già parlato.</a> Un assaggio: “Semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo”. John Maeda è insegnante al MIT di Media Arts Sciences ed è di origine giapponese. Il suo compendio è interessante per capire le possibili dinamiche della progettazione del presente e futuro, quindi interessante in ambito teorico. La divisione in capitoli/leggi aiuta non poco ad analizzare uno ad uno i problemi e, forse, a capirli meglio.<br />
Per trovarlo <a target="_blank" href="http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=2091">casa editrice</a> | <a target="_blank" href="http://lawsofsimplicity.com/">il blog</a><br />
Anno 2006<br />
pagg 160<br />
ISBN 9788842420057<br />
€ 10,00</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Terzo volume è <strong>“Il tratto. Teoria della Scrittura”</strong> di Gerrit Noordzij. È stato docente di lettering e tipografia alla’Accademia Reale di Belle Arti dell’Aja per 37 anni ed in questo volume si possono scoprire le sue teorie sulle regole e il “modo” di scrivere da lui elaborate ed analizzate sul campo. In particolare la suddivisione delle forme della scrittura in una maniera interessante derivata dalle azione compiute per scriverla (la lettera) piuttosto delle tradizionali divisioni di “gusto” e “maniera”. Dalle sue aule sono passati i type designer più importanti della contemporaneità olandese come Lucas De Groot, Erik van Blokland, Just van Rossum, Rudy Venderlans.<br />
Per trovarlo <a target="_blank" href="http://www.edizionibonnard.it/libro.php?idlibro=135">casa editrice</a><br />
80 pg illustrato b/n<br />
ISBN 9788889609361<br />
€ 16.00</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Per riuscire a capire il perché di molte scelte visive e compositive ho sempre bisogno di ricordarmi chi sono stati i protagonisti che prima di me hanno definito i parametri di questa disciplina. A questo proposito, i libri successivi sono libri di “storia” o biografie accurate di protagonisti del design.</p>
<p><strong>“Pioneers of Modern Typography”</strong> di Herbert Spencer, rivisitato e ristampato (chi dovesse trovare l’edizione originale ha tutta la mia personale invidia) dal MIT Press con, nell’edizione del 2004, l’introduzione di Rick Poynor. È un particolare resoconto, anche breve, della vita di pochi selezionati proto-designer modernisti (alcuni già designer, a dirla tutta). Colpisce che l’edizione originale è datata 1969, quindi quando queste personalità erano ancora vive o scomparse da pochissimo. Oggi non sarebbe, probabilmente, strano un oggetto del genere; credo che al tempo, la storia di questa disciplina fosse ancora tutta da scrivere…</p>
<p>Per trovarlo <a target="_blank" href="http://mitpress.mit.edu/catalog/item/default.asp?ttype=2&#038;tid=10089">casa editrice</a> | <a target="_blank" href="http://www.amazon.co.uk/Pioneers-Modern-Typography-Rick-Poyner/dp/0853318972/ref=sr_1_1?ie=UTF8&#038;s=books&#038;qid=1210412323&#038;sr=8-1">amazon</a><br />
March 2004<br />
8 4/5 x 9 1/5, 160 pp., 161 illus.<br />
$29.95 (PAPER)<br />
For sale in North America only.<br />
ISBN-10: 0-262-69303-8<br />
ISBN-13: 978-0-262-69303-5</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Di grande di interesse, segnalo, <strong>“Swiss Graphic Design. The origin and Growth of an International Style. 1920-1965”</strong> di Richard Hollis. Non c’è nulla da aggiungere sulla grafica svizzera e sulla sua centralità nella cultura del progetto europea e nord-americana, figurarci in quella italiana, in particolare al nord, il libro parla da solo. È un libro, secondo me, fondamentale per avere un’idea generale di ciò che successe in quegli anni e per trovare i primi spunti per approfondire i singoli autori, che sono segnalati al livello giusto di profondità per mantenere l’interesse su un piano generale, ottimo per orientarsi tra gli accadimenti.</p>
<p>Per trovarlo <a target="_blank" href="http://www.laurenceking.co.uk/books/index.php?category=Graphic%20Design">casa editrice</a> | <a target="_blank" href="http://www.amazon.co.uk/Swiss-Graphic-Design-International-1920-1965/dp/1856694879/ref=sr_1_1?ie=UTF8&#038;s=books&#038;qid=1210412689&#038;sr=1-1">amazon</a><br />
February 2007<br />
272 pages<br />
270 x 210 mm<br />
£19.95 (€ 31.20)<br />
ISBN 1856694879<br />
&#8211;</p>
<p>Sempre dal punto di vista storico e documentaristico c’è un volume molto ben curato graficamente e, ovviamente, dal lato contenutistico, che è <strong>“Dutch Type”</strong> di Jan Middendorp. Trovo che sia indicato soprattutto per chi cerca le informazioni più dettagliate sulla formidabile storia del type design olandese, a partire dagli Elzeviri fino ad oggi, per capirci, in quanto mette in luce una storia affascinante oltre che profonda e pregna dal lato dei contenuti. Pubblicato nel 2004, è purtroppo fuori stampa, ma l’autore sta lavorando ad una seconda edizione con molti cambiamenti, il volume che viene indicato qui, è la primissima edizione. È stato miglior libro di design in Olanda del 2004.<br />
Per trovarlo (con un po’ di fortuna) <a target="_blank" href="http://www.010publishers.nl/catalogue/book.php?id=460">casa editrice</a> | <a target="_blank" href="http://www.amazon.co.uk/Dutch-Type-Jan-Middendorp/dp/9064504601/ref=sr_1_4?ie=UTF8&#038;s=books&#038;qid=1210413322&#038;sr=1-4">amazon</a><br />
English 320 pp / 275 x 220 mm /              	hardcover<br />
price  € 62.50<br />
ISBN 9789064504600</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Un altro aspetto della storia della tipografia è la storia della scrittura, a partire dalle origini, vista con gli occhi del type designer. Con occhio analitico un po’ storico, un po’ disegnatore di lettere, consiglio – aspettando di riporre <a target="_blank" href="http://www.edizionibonnard.it/libro.php?idlibro=140">questo</a> libro sui miei scaffali – <strong>“Typographie”</strong> di Otl Aicher. Quando ho scoperto il percorso progettuale fatto per disegnare il Rotis, mi sono stupito. Davvero. E qui, Aicher, rianalizza ogni minimo cambiamento della forma della lettera dai primordi fino ad oggi, cercando (e riuscendovi in realtà) di mettere a fuoco gli elementi formali e culturali che ne stavano alla base.</p>
<p>Per trovarlo <a target="_blank" href="http://www.typografie.de/product_info.php?products_id=138&#038;cPath=5_7">casa editrice</a> | <a target="_blank" href="http://www.fontshop.at/bookdetailc.php3?id=6011842">fontshop</a><br />
256 pagg, b/w<br />
€49,80<br />
ISBN 3874396835</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Un designer fondamentale nella storia della grafica italiana è certamente Albe Steiner, il cui libro <strong>“Comunicazione Visiva”</strong> è un vero e proprio cult del genere, almeno dovrebbe esserlo per gli italiani, che, a mio modesto parere, troppo poco studiano le maestranze nostrane e le vedono quasi come un modello da “non” seguire. Ad esempio, in questo libro, sono presenti molti schizzi, disegni preparatori e bozzetti che egli realizzava e nonostante sia sempre inserito entro un filone razionalista o quantomeno modernista, si vede con chiarezza l’emergere di uno stile italiano – per carità, giustamente commistionato – che diventerà poi il fortunato stile industriale applicato dai parecchi grandi designer italiani. Uno stile fatto di fotografie sperimentali, costruttivismo, ricerca formale, ma anche tanta “arte” ed espressione di gusto.</p>
<p>Per trovarlo <a target="_blank" href="http://www.maremagnum.com/index.php?option=com_ricerca&#038;task=risult&#038;Itemid=999&#038;desiditem=61124053&#038;frommm=1&#038;norecharge=1">maremagnum</a><br />
edizione 1977 23&#215;22,5<br />
pag 178 Foto: e illustrazioni b/n<br />
€ 40.00</p>
<p>&#8211;
</p>
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		<title>Anton Stankowski [M as Meister]</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 14:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
	<category>m</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Per la serie M, cmyk si occupa di Anton Stankowski a cento-e-due anni dalla nascita, prendendo spunto dal favoloso volume edito da Hatje Cantz, purtroppo esclusivamente in tedesco ed inglese, ne ripercorriamo la vita e le opere. Essendo impossibile fare ciò in un unico post, lo spezzeremo in più parti. La prima, questa, è dedicata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="stanko01.jpg" title="stanko01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/04/stanko01.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Per la serie <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/category/cmyk/m/">M</a>, cmyk si occupa di <a target="_blank" href="http://www.anton-stankowski.com/">Anton Stankowski</a> a cento-e-due anni dalla nascita, prendendo spunto dal <a target="_blank" href="http://www.stankowski06.de/basis/englishhtml/Hauptpunkte/katalog/katalog.html">favoloso volume</a> edito da <a target="_blank" href="http://www.hatjecantz.de/controller.php?cmd=detail&#038;titzif=00001743">Hatje Cantz</a>, purtroppo esclusivamente in tedesco ed inglese, ne ripercorriamo la vita e le opere. Essendo impossibile fare ciò in un unico post, lo spezzeremo in più parti. La prima, questa, è dedicata alla sua biografia, che ha il fascino che soltanto la vita di personaggi di questo calibro può regalare. Nelle prossime «puntate» si analizzeranno aspetti specifici del suo operare.</p>
<p><a id="more-379"></a></p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="stanko07.jpg" title="stanko07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/04/stanko07.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> Berlin Layout, copertina, 1968. Gli elementi lineari del sistema visivo della città di Berlino si adattano ad ogni formato, in particolare l’asticella verticale che divide il logotipo della città (l’elemento fisso) con i testi, si sposta in orizzontale in maniera da permettere infinite varianti<strong>. dx</strong> gli elementi di costruzione del marchio della Deutsche bank sono illustrati nel manuale di Corporate Identity, 1973.<br />
&#8211;</p>
<p>Nato il 18 giugno 1906 a Gelsenkirchen, Anton Stankowski cresce nella Ruhr, la base industriale tedesca che ha sviluppato ogni innovazione tecnica e sostenuto sbilanciamenti e crolli economici. Lo spirito moderno del suo land, dove spende i suoi anni di apprendistato e di studio, ha consolidato in lui la sete per la conoscenza e lo stimolo creativo nel campo dell&#8217;arte e della tecnologia. La mentalità aperta e la curiosità vivace per ogni aspetto del design hanno determinato il corso della sua vita non solo lavorativa sin dalla gioventù. Egli proviene da una famiglia di origine prussiana dalle solide basi tradizionaliste. Andrà in Prussia per riparare dalle guerra e tornerà nella Ruhr dove a 14 farà, brevemente, il minatore.<br />
Dopo l&#8217;apprendistato da decoratore e pittore di chiese per l’artista di Gelsenkirchen Franz Pusch, inizia nel 1923 a studiare alla Scuola d’arti e mestieri di Essen sotto la direzione di <a target="_blank" href="http://de.wikipedia.org/wiki/Max_Burchartz">Max Burchartz</a> (che faceva parte del De Stijl). Oltre ai laboratori di arti grafiche e tipografiche, già sperimentate dalla tradizione tedesca con il Bauhaus, ad Essen avevano già aperto una classe di fotografia, corso che al Bauhaus viene inserito solo nel 1929.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="stanko02.jpg" title="stanko02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/04/stanko02.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> Perspektive, matita e inchiostro su carta, 29,4 x 20,7 cm, 1928; <strong>dx</strong> il Punto speciale (separato), 1929, inchiostro su carta, 14,9 x 21,0 cm,<br />
&#8211;<br />
Dopo la scoperta del camera oscura nello scantinato del bidello quasi per caso, gli allievi della classe di Burchartz lo trasformeranno in un laboratorio per la fotografia sperimentale. Lo stile «oggettivo» che viene adottato è evidente nei foto-reportages Stankowski della Ruhrgebiet prodotto in quel periodo, ma anche in Lotte (Auge) di Burchartz, una fotografia leggendaria del 1927, che ispirerà Stankowski. Sin dall&#8217;inizio ha inserito le sue fotografie così com’era nell’allora emergente stile di pubblicità. Infatti, nel “<a target="_blank" href="http://www.aiap.it/notizie/1/9500">Die neue Typographie</a>”, il testo fondamentale per il nuovo design di <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jan_Tschichold">Tschichold</a>, pubblicato in 1928 dall&#8217;associazione educativa di editori tedesca, nel capitolo “la fotografia e la tipografia” viene presentata una pubblicità per l&#8217;associazione di estrazione e manifattura dell’acciaio di Bochum che consiste di un fotomontaggio tipografico progettato da Burchartz stesso. Con Burchartz e la Canis Agency, inizia a studiare le prime identità visive e le teorie grafiche funzionaliste. Nel 1927 viene fondata il «Ring neuer Werbegestalter», gruppo nel quale viene presto annesso anche Stankowski per la quale svolge il suo primo progetto di design. Si tratta dell’immagine visiva della catena di drogherie Hill e per la ditta di forniture per ufficio Fortschritt. Ancora studente disegna una cabina per l’Associazione della Bassa Renania-Westphalia di editori di quotidiani per la fiera Presse di Colonia del 1928. Occasione nella quale ha la possibilità di incontrare El Lissitski che, per l’occasione, ha progettato lo spettacolare padiglione russo.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="stanko03.jpg" id="image382" title="stanko03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/04/stanko03.jpg" /></p>
<p>Auguri di buon anno per Kurt Kraus, silografia, 14,8 x 10,5 cm, 1941.<br />
Questo ed i due lavori successivi dimostrano la dimestichezza raggiunta da Stankowski con la tipo–fotografia, pratica fortemente sperimentata sin dai tempi della Folkwang Schule di Essen.<br />
&#8211;<br />
Parteciperà alla fiera anche il design svizzero <a target="_blank" href="http://books.google.it/books?id=NQKgLGhFvWAC&#038;pg=PA100&#038;lpg=PA100&#038;dq=Max+Dalang&#038;source=web&#038;ots=pthTuHBU_X&#038;sig=QjG7bRJ9xgfYM_ejYnt7XOfevOM&#038;hl=it">Max Dalang</a> che, formatosi negli Stati Uniti, visto il fotomontaggio Antiwar di Stankowski presentato alla mostra Film und Foto di Stoccarda del 1929, decide di invitarlo a Zurigo presso il suo studio. Qui sarà uno dei pionieri del costruttivismo svizzero nella grafica commerciale, uno stile che diventerà uno standard in tutto il mondo. Nel 1929 Anton Stankowski si sposta a Zurigo, in Svizzera, per lavorare con lo studio di comunicazione pubblicitaria più rinomato del tempo, quello di Max Dalang, appunto. Dalle memorie del 1991 di Stankowski si può leggere: “<em>l&#8217;agenzia di Zurigo mi ha assunto su raccomandazione di Burchartz verso la fine di 1929. Ho lavorato inizialmente come fotografo, ma presto ho avuto l’opportunità di progettare grafiche commerciali&#8230;. In poco tempo abbiamo aperto un reparto speciale per la pubblicità per il settore merceologico che funzionava più o meno indipendentemente dallo studio principale…. L’oggettività della fotografia e la sintesi di tutti gli elementi soggettivi ha reso questo stile pubblicitario molto popolare fra le industrie svizzere.</em>” “<em>Le fotografie di Stankowski ci raccontano la storia degli oggetti. Narrano della loro materia, la cui qualità è pronta da toccare, in una ripetizione standardizzata che equivale all’atto di produrre l’oggetto stesso. Una mediazione didattica tra produttore e consumatore facendo trasparire i calcoli e i cicli produttivi. In queste immagini appare il mondo degli oggetti, in una raffinata gradazione di toni grigi e di trame, contrasti di luci e ombre, dettagli insoliti, che colpiscono l’immaginazione, prospettive estreme, distorsioni o sottolineature dei particolari isolati. Studia soluzioni che rivoluzioneranno la pubblicità di motori, lavorando con doppie esposizioni, specchiature e montaggi. Egli ha donato un volto, un’identità, alla sterminata collezione di beni di consumo del mondo industriale contemporaneo.</em>” Guido Magnaguagno.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="stanko04.jpg" title="stanko04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/04/stanko04.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> Copertina Brochure Sulzer, 21 x 29,7 cm, 1934; <strong>dx</strong> Brochure Frei und Kassel, 14,8 x 21 cm, 1939. Fotografia di Anton Stankowski. I soggetti della fotografia sono <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-admin/www.lohse.ch/">Richard Paul Lohse</a> e Hans Trommer, inizio anni trenta.<br />
&#8211;<br />
I primi lavori conosciuti, prodotti per Max Dalang sono datati 1930. Grazie principalmente ad Hans Neuburg, copyrighter e pubblicitario dell’agenzia, Stankowski diventa amico con numerosi grafici svizzeri e fotografi come Heiri Steiner, <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alois_Carigiet">Alois Carigiet</a>, Jürgen Corey, <a target="_blank" href="http://www.adcglobal.org/archive/hof/1976/?id=279">Herbert Matter</a>, <a target="_blank" href="http://dispatch.opac.d-nb.de/DB=4.1/REL?PPN=118573993">Verena Loewensberg</a> e Richard Paul Lohse che subaffitta una stanza a Stankowski in Hofackerstrasse.<br />
A 21 anni, nel 1927/28, Anton Stankowski inizia a creare montaggi tipo-fotografici di natura oggettuale e funzionalista costruendo le presentazioni di proposte pubblicitarie. Sin dall’inizio usa il punto di vista del fotografo, innovativo per il periodo che lo inserisce tra i pionieri della nuova visualizzazione o “new seeing”. Nel progetto per imballaggi, volantini e annunci per la catena di drogherie Hill, del 1929, prende l’Akzidenz Grotesk come standard contribuendo alla definizione di quello che sarà un’icona dello stile elvetico. Allo stesso modo progetta con una visione innovativa il materiale d’ufficio per la ditta “Forschritt” anticipando il bilanciamento degli spazi bianchi. Dal 1928 egli lavora ad un «Gestaltungsfibel», un manuale di design sottotitolato “esperimenti nel possibile” nel quale mantiene aperta la porta sia all’arte libera che applicata. I suoi notebook e i diari dimostrano come per tutta la vita rimarrà a cavallo tra entrambe le forme. La sua vita curiosamente corre parallela con quella di <a target="_blank" href="http://www.bill-stiftung.ch/index.htm">Max Bill</a>, che tornerà a Zurigo da Dessau nel 1928 e inizierà la sua carriera aprendo lo studio bill-reklame. Essi non lavoreranno mai assieme e l’unico momento di collegamento tra i due si ha con la fondazione del gruppo “die Augen”, nel tardo 1929, che vede come membri Albert Welti, <a target="_blank" href="http://de.wikipedia.org/wiki/Hermann_Eidenbenz">Hermann Eidenbenz</a>, Heiri Steiner, Max Bill e Anton Stankowski, che usa lo pseudonimo Schwarz, nero. Cambiò il cognome perché non era abbastanza svizzero. Il gruppo non riuscirà a fare un gran che, l’unico pregio è nel fungere da precursore al gruppo Allianz che Bill fonderà dopo pochi anni. In Svizzera sviluppa la sua visione costruttiva del graphic design studiando le più aggiornate concezioni tipo-fotografiche.<br />
Durante questi anni Stankowski completerà la sua “Teoria del Design” dove analizza le forme espressive fondamentali, anche perché in quegli anni la Svizzera diventa un porto sicuro per l’Arte Concreta.<br />
“<em>Nei primi anni 30, Stankowski è semplicemente il graphic designer più progredito che c’è a Zurigo. Egli introduce il concetto di obliquo nel manifesto. Crea fotomontaggi, Tuttociò era completamente nuovo. Ed influenzava anche molto.</em>” Verena Loewensberg.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="stanko05.jpg" id="image384" title="stanko05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/04/stanko05.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> Skizzenbuch Nr. 72, Titel, 1991; <strong>dx</strong> Skizzenbuch Nr. 10, pagina 7, 1959.</p>
<p>&#8211;<br />
Il lavoro pubblicitario per l’agenzia di Max Dalang comprendeva anche annunci per i prodotti dell’Injecta e Thécla. Nel frattempo, il suo impegno come fotografo includeva non solo la questione sull’oggettività, che perpetuerà sino alla fine, ma anche esperimenti di esposizione multipla, diretta, superimposition, distorsione e sfocature. Nel 1933 Anton sposa Else che lo aveva seguito da Bochum per scappare dalla Germania nazista. Dopo tre anni a Zurigo le autorità elvetiche decidono di ritirargli il visto ed espellerlo immediatamente, è il 1934. Come prima sistemazione andrà dal suo amico Hans Neuburg a Basilea, da dove scriverà al fratello Albert, che nel frattempo era riparato a Merano dall’estato del 1930: “Devo lasciare questa splendida terra e il cantone di Zurigo ha già chiuso le sue porte per me, sono ora a Basilea da un amico. Sono obbligato ad andarmene, il mio datore di lavoro, Max Dalang ha cercato di aiutarmi e tenermi con lui, ma le autorità hanno rifiutato. Se puoi, cerca di informarti se la polizia, in Italia, permette il lavoro agli stranieri. Per quanto mi riguarda, posso solo considerare la possibilità di lavorare in una grande città”. Riparerà a Lörrach, sul confine con tra Germania e Svizzera, ma andra di tanto in tanto, illegalemente, a stare a Zurigo, presso la ZettHaus di Hans Matter e continuerà a lavorare per clienti svizzeri, incluso Max Dalang, fino al 1938. Usando lo pseudomino “Anton” fotografa per il magazine “Föhn” ed insieme alla moglie produrrà il magazine “Kochen”, divenuto oggi un classico esempio di fotografia oggettiva combinata con tipografia funzionalista. Il suo interesse per gli elementi obliqui - ricordiamo che il suo mentore, Max Burchartz, faceva parte del DeStijl - influenza i manifesto che disegna, come ad esempio i due per Sulzer e Liebig come le brochures per Dalang del 1938, inclusa una per le macchine da lavoro del gruppo Bührle in preparazione della mostra nazionale Landesaustellung prevista per il 1939 a Zurigo.<br />
Nel 1938 andrà a Stoccarda per lavorare come progettista grafico freelance assieme ad Emil Zander, anch’egli studente alla Folkwang Schule. Attraverso l’agenzia di Walter Cyliax, inizia a collaborare come fotografo per Stuttgarter Illustrierte per il quale adotta lo stile già sviluppato in occasione del lavoro per l’analogo periodico Züricher Illustrierte.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="stanko06.jpg" title="stanko06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/04/stanko06.jpg" /></p>
<p>Annunci pubblicitari su quotidiano “SEL communications engineering”, 1962. Tutti gli annunci, i marchi e i materiali di comunicazione vari manifestano l’associazione mentale con la funzione di “radio”: trasmissione e ricezione.<br />
&#8211;<br />
Si arruola nella Wermacht nel 1940 e partecipa alla campagna di Russia e fu prigioniero di guerra fino al 1948. Al suo ritorno trova il suo studio ed ogni sua cosa ed opera distrutto. È l’occasione, obbligata, per un nuovo inizio. Ha 42 anni. Stoccarda negli anni 50 sarà all’avanguardia nel design grafico e sarà grazie a personaggi come <a target="_blank" href="http://www.willi-baumeister.com/">Willi Baumeister</a> e Stankowski, il primo con una predilezione per l&#8217;irrazionale e “lo sconosciuto”, piuttosto che per il costruttivo ed il razionale del secondo. Baumeister e Stankowski possono essere considerati i due poli d’influenza di quegli anni, anche se limitata, dato che Stankowski inizialmente non ha cercato un pubblico per le sua opera artistica e raramente la svelava. Comunque, i due punti di vista hanno provocato un dialogo vivace e continuo, in quanto se da un lato Baumeister preferiva mitologie e mistificazioni, Stankowski cercava, viceversa, di demistificare e spiegare visualizzando i concetti e i problemi in modo da non aver bisogno delle parole. Questa mentalità lo porterà vicino alle teorie dell&#8217;estetica dell’informazione esposte allora dal filosofo Max Bense, che viveva ed operava anch’esso a Stoccarda. È il 1950. Lavorerà per il periodico “Stüttgarter Zeitung” come editore, designer e fotografo. Nel 1951 apre il suo studio. Con Baumeister, Bense, Cantz, Eiermann, Mia Seeger ed altri nascerà un nuovo circolo culturale. Nel 1954 gli viene chiesto di progettare il padiglione tedesco per la Triennale del design di Milano e, proprio in quel periodo inizierà a riesumare i lavori e le idee che aveva sviuluppato nel periodo prebellico. Già l’anno prima, per la Standard Elektrik Lorenz di Stoccarda aveva disegnato un marchio funzionalista che condensava le due funzioni base della telecomunicazione: trasmissione e ricezione in un solo, forte segno grafico. È esattamente questo tipo, succinto, sintetico, di visualizzazione della tecnologia e dei temi sociali che hanno portato Stankowski un gran numero di contratti di lavoro per il disegno di marchi, logotipi e slogan.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="stanko08.jpg" id="image387" title="stanko08.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/04/stanko08.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> marchio Kreissparkasse Esslingen-Nürtingen, 1986;<strong> dx</strong> marchio Viessmann, 1960. I manifesti 6&#215;3 sono stati allestiti per le mostra del 2006 per il centenario della nascita di Stankowski a Stoccarda e Bottrop.</p>
<p>&#8211;<br />
“<em>Free and applied are one and the same</em>”<br />
Era questo il motto che egli propaganda e pratica per tutta la vita. Nel 1957 scrive un testo per un film, una sorta di rivisitazione della sua Gestaltungsfibel degli anni 20 e 30. Il film ha lo scopo di presentare diversi fenomeni naturali e tecnici come temi di interesse generale per il graphic designer. Includeva le caratteristiche sulla legge di dispersione, onde e modelli ritmici, unità della misura e proporzioni, aperture e coincidenze, costruzioni e segnali, simmetria ed asimmetria, positivo e negativo, strutture, forme fluide, contrasti, progressioni, colore, astrazioni, movimento (cinetico), forme determinate e connessioni. Il parallelo tra queste esplorazioni analitiche e la nuova arte concreta era chiaro. Nonostante il fatto che l’arte concreta appartenesse al campo delle arti “libere”, pubblicamente dichiarava e sottolineava l’aspetto di arte applicata al lavoro. Ad una delle sue mostre personali alla galleria Behr di Stoccarda, nel 1958, espose nient’altro che i suoi marchi e logotipi. Infatti, la sua più famosa creazione fu il marchio della Deutsche Bank, ancora oggi in uso che consiste in un quadrato che genera il suo dinamismo dalla comparsa della sua diagonale. In questo periodo inizia a progettare edifici e spazi pubblici. Tutto comincia con la creazione di rilievi e oggetti tridimensionali come lo Stankogramme, creato per la città di Bonn tra il 1973 e il 1977. Sempre affascinato dalle forme oblique, usa frequentemente variazione dello stesso elemento di partenza come ricerca visiva, a volte la combinazione degli elementi tra di loro dava la parvenza di forme in volo.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="stanko09.jpg" title="stanko09.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/04/stanko09.jpg" /></p>
<p>Piccole Sculture, Sculture Seriali, 9&#215;9x9 cm, acciaio inox, 1983-86.<br />
&#8211;<br />
Lavorerà come graphic designer per IBM, SEL ed altri e la sua grafica funzionale inizia a diventare un’icona. Negli anni sessanta disegna l’ormai l’immagine istituzionale della città di Berlino e le immagini per Iduna e Viessmann. tra il 1969 e il 1972 è presidente del comitato per il visual design per le olimpiadi di Monaco 72. Dal 1975 si associa con lo <a target="_blank" href="http://www.st-du.de/">studio di arti grafiche di Karl Duschek</a>.<br />
Gli anni 70 hanno visto la creazione dei marchi famosi, come quello per la Deutsche Bank, il Münchner Rückversicherungen, REWE ed ed il congresso olimpico Baden-Baden. Nel frattempo disegnarà un gran numero di marchi e identità visive. Per Anton stankowski non si sente la separazione tra arte “libera” ed applicata. Infatti molti dei suoi lavori pittorici e fotografici coinvergono entro le sue direttive grafico-visive funzionaliste. da metà degli anni settanta in poi aumenta la produzione di opere pittoriche. Tutta la sua produzione artistica dai primi anni venti ai novanta manifesta una continuità nella ricerca concretista e costruttivista. Questo si può notare in tutte le mostre sulle sue opere dal 1928 in avanti. Nel 1976 il land Baden-Wurttemberg gli conferisce una cattedra d’insegnamento ed inizia a raccogliere numerosi premi e riconoscimenti per la sua opera di pioniere del graphic design. Nel 1983 fonda l’associazione no-profit <a target="_blank" href="http://stankowski-stiftung.de/index.html">Stankowski Stiftung</a> che premia con scadenza biennale persone ed istituzioni che operano per superare la separazione tra arti ”libere” ed applicate e il design. Esattamente come Anton stesso farà per tutta la sua vita. Muore l’11 dicembre 1998 a Esslingen sul Neckar.</p>
<p><strong>biblio &#038; links</strong>. la biografia è basata su informazioni di Stankowski stesso, registrate su cassetta da lui stesso per un progetto di conversazioni con diversi artisti chiamato Anton Stankowski. Das Geramtwerk 1925-1982.<br />
autori vari: Stephan von Wiese, Jörg Stürzebecher</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.stankowski-anton.com/">bio</a> | <a target="_blank" href="http://www.stankowski06.de/">Stankowski 06</a> |
</p>
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		<title>in the place of incompetence</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 14:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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&#8211;
[Tutto quello scritto in questo post è frutto di riflessioni personali fatte scattare da episodi di dominio pubblico avvenuti o attualmente in corso, trattasi della mia visione, valida più o meno come quella di tutti quanti]
È un po&#8217; che avevo voglia di scrivere un post come questo. Partiamo dal principio: &#8220;In the place of Coincidence&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="incompetenza01.jpg" title="incompetenza01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/incompetenza01.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
[<em>Tutto quello scritto in questo post è frutto di riflessioni personali fatte scattare da episodi di dominio pubblico avvenuti o attualmente in corso, trattasi della mia visione, valida più o meno come quella di tutti quanti</em>]<br />
È un po&#8217; che avevo voglia di scrivere un post come questo. Partiamo dal principio: &#8220;In the place of Coincidence&#8221; è il titolo di un volume di uno studio di Vienna presso il quale ho svolto un breve periodo di lavoro nell&#8217;estate del 2000. È stata la migliore esperienza possibile per un ragazzo di 20 anni. È stato shoccante. Tecnologie, innovazione, giovani ai posti di comando, sperimentazione, voglia di cambiare.m (Ne ometto il link per non coinvolgerlo in questa triste vicenda.)<br />
Cosa voglio dire? In un paese gerontocratico con seri problemi deambulatori come l&#8217;Italia è pressoché impossibile trovare situazioni come quella e vorrei evidenziare lo stridere di qualcosa che, evidentemente, è distante anni luce.<br />
<a id="more-350"></a><br />
Il primo fattore, più grave a mio avviso, è la mancanza di conoscenza. Quotidianamente non veniamo informati del mondo che cambia, anzi veniamo veicolati all&#8217;apprezzamento di temi assolutamente inutili. Ma questa non vuole essere una critica sterile. Io uso la rete, mi cerco i miei libri, anche tutti i miei amici lo fanno, parliamo di cose che in televisione non ci sono, parliamo di temi che pochi considererebbero interessanti. Non è forse disastroso? La stupidità, e quindi l&#8217;incompetenza sta nel non capire l&#8217;importanza delle cose che non si sanno, delle quali non si ragiona. Il sistematico accantonamento delle ipotesi “difficili”, quelle seppellite dalla <em>norma</em>, è l&#8217;artrosi dello stanco pachiderma. Mi sento “diverso”, e come me tanti altri, ma non mi sembra di parlare una lingua incomprensibile. Si tratta di mettersi in gioco, di vivere in perenne considerazione della possibile bontà dell&#8217;ipotesi più lontana possibile dal normalmente accettato. Quando vado all&#8217;estero, ho sempre la percezione che ciò che viene fatto non è fatto ad hoc per gli interessi di qualcuno. Perché qui ho in continuazione questo pensiero? C’è la percezione che l’utilità sia nel raggiungimento della strutturazione più serrata, è l’applicazione di <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1984_%28romanzo%29">1984</a> di Orwell, è <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brazil_%28film%29">Brazil</a> di Terry Gilliam, è fantapolitica. Il cittadino non deve essere lasciato solo, certo: aspetta che gli dico esattamente come vivere?</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="incompetenza02.jpg" id="image369" title="incompetenza02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/incompetenza02.jpg" /></p>
<p>italia.it, un grande prodotto italiano!!!<br />
&#8211;</p>
<p>È il paese dell’incompetenza e trovo addirittura difficile cercare esempi, visto che sono sotto gli occhi di tutti. Risulta ancora più difficile focalizzare su ambiti o livelli di lettura particolari, visto il polverone generale nel quale viviamo. Ho sentito qualche tempo fa la storia dei <a target="_blank" href="http://it.youtube.com/watch?v=Z7vSEO0Zxlc">Giganti di Monti Prama</a><script><!-- D(["mb","40.000 pezzi, sono rimasti 32 anni in uno scantinato, dimenticati, nascosti. Ad oggi un gruppo di persone, il partito indipendentista iRS, sta cercando di acculturare la propria popolazione su questa storia che, a mio avviso, è drammatica sotto il punto di vista dell\u0026#39;oscurantismo politico e delle competenze delle persone posizionate sui troni con responsabilità enormi. Un po\u0026#39; come quando sui libri di storia a scuola sulle cartine l\u0026#39;isola dei Giudicati è completamente bianca, come se lì non ci avesse mai abitato proprio nessuno. Ed noi siamo obbligati, ancora di più, ora in campagna elettorale, sentirci dire che siamo un \u0026quot;grande paese\u0026quot;? Un grande produttore di monnezza… Ma scherziamo?\u003cbr\u003e\n\u003cbr\u003e–\u003cbr\u003e\u003cbr\u003eincompetenza04.jpg\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e–\u003cbr\u003e\u003cbr\u003ePerché questa storia? Perché credo che ormai viviamo in una stasi molliccia e passiva di accettazione e sopravvivenza. Ormai non è più neppure concepita la \u0026quot;resistenza\u0026quot; a questo stato di cose, basti vedere il polverone in cui si è finiti a Genova, per il G8. Da una parte i \u0026quot;picchiatori\u0026quot; dello stato, le forze dell\u0026#39;ordine, dall\u0026#39;altra i \u0026quot;picchiatori\u0026quot; che sono lo stato, i cittadini. Un teatrino che ha avuto come ultimo e maggior fine la distinzione tra i simpatizzanti di una parte o dell\u0026#39;altra. Nessuno che ha preso quell\u0026#39;evento per quello che era o sarebbe dovuto essere. La posizione dell\u0026#39;analisi, dello studio, della critica al fenomeno più travolgente degli ultimi decenni, che è la globalizzazione. Tra l\u0026#39;altro uno degli aspetti più sconsolanti, sta, appunto nell\u0026#39;informazione e nell\u0026#39;annesso carrozzone. Per il semplice fatto che è il luogo (inteso come ambito disciplinare; non l\u0026#39;unico, ovviamente) in cui l\u0026#39;abilitazione deve, dovrebbe passare attraverso la conoscenza, il possesso di abilità eccellenti e certificate dalla ricerca, dagli studi, dalla tensione (ooops) verso la sperimentazione delle tecniche, etc etc. È il futuro, insomma, ma chi lo maneggia, lo guida, ne governa i movimenti? Si può dire altrettanto competente? È logico, insomma che i vertici vengano scelti politicamente? Non dovrebbe esserci un pool di scienziati a fare da supporto ai politici? (tralascio le discussioni di tipo: controllo delle informazioni e cose del genere, che un popolo che si definisce \u0026quot;grande paese\u0026quot; non dovrebbe avvertirne la necessità, quindi la politica non si capisce proprio cosa c\u0026#39;entri in un ambito puramente tecnologico).",1] );  //--></script>. Una storia affascinante. Trattasi di un gruppo scultureo imponente, di grandi dimensioni, ritrovato da dei contadini del Sinis, in Sardegna. È un gruppo di statue risalenti a numerosi secoli prima della comparsa della statuaria a tutto tondo greca. E tuttociò sta in un‘isola, parte supplementare allo stato italiano (ancora per poco spero, per la loro sopravvivenza). Una straordinaria opportunità, un modo per riscrivere la storia, ridare a Cesare ciò che è di Cesare, insomma. Ed invece questi reperti, ridotti in 40.000 pezzi, sono rimasti 32 anni in uno scantinato, dimenticati, nascosti. Ad oggi un gruppo di persone, il <a target="_blank" href="http://www.irs.sr/domo/">partito indipendentista iRS</a>, sta cercando di acculturare la propria popolazione su questa storia che, a mio avviso, è drammatica sotto il punto di vista dell’oscurantismo politico e da parte delle competenze delle persone posizionate sui troni con responsabilità enormi. Un po&#8217; come quando sui libri di storia a scuola sulle cartine l&#8217;isola dei Giudicati è completamente bianca, come se lì non ci avesse mai abitato proprio nessuno. Ed noi siamo obbligati, ancora di più, ora in campagna elettorale, sentirci dire che siamo un “grande paese”?<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="incompetenza04.jpg" title="incompetenza04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/incompetenza04.jpg" /></p>
<p>La situazione dei rifiuti a Napoli è un buon esempio&#8230; purtroppo&#8230; [immagini prese da flickr]<br />
&#8211;</p>
<p>Perché questa storia? Perché credo che ormai viviamo in una situazione di accettazione e sopravvivenza. Ormai non è più neppure concepita la “resistenza” a questo stato di cose. Tra l&#8217;altro uno degli aspetti più sconsolanti, sta, appunto nell&#8217;informazione e nell&#8217;annesso carrozzone. Per il semplice fatto che è il luogo (inteso come ambito disciplinare; non l&#8217;unico, ovviamente) in cui l&#8217;abilitazione deve, dovrebbe passare attraverso la conoscenza, il possesso di abilità eccellenti e certificate dalla ricerca, dagli studi, dalla tensione (ooops) verso la sperimentazione delle tecniche, etc etc. È il futuro, insomma, ma chi lo maneggia, lo guida, ne governa i movimenti? Si può dire altrettanto competente? È logico, insomma che i vertici vengano scelti politicamente? Non dovrebbe esserci un pool di scienziati a fare da supporto ai politici? (tralascio le discussioni di tipo: controllo delle informazioni e cose del genere, che un popolo che si definisce &#8220;grande paese&#8221; non dovrebbe avvertirne la necessità, quindi la politica non si capisce proprio cosa c&#8217;entri in un ambito puramente tecnologico).</p>
<p>Ma la parte del, diciamo, <em>pirla</em> la fa indubbiamente l’università. Ridotta ormai senza fondi, senza spazi, senza biblioteche (!!!!), senza materiali, senza avvio al lavoro (ovvio, non c&#8217;è), senza ricerca, senza ricambio generazionale, senza sicurezze per i docenti e per dottorandi, ricercatori… L&#8217;analisi sulla situazione universitaria non si esaurisce certo qui, ci mancherebbe. A mio avviso il ruolo che potrebbe avere l&#8217;università in un paese è molto più ampio di quello che ha in italia. La connessione con il mondo del lavoro dovrebbe essere totale. Le industrie dovrebbero collaborare, sovvenzionare, ricevere dal mondo dell&#8217;università il propellente per, ad esempio, il ricambio periodico dei prodotti da vendere, oppure le innovazioni tecnologiche da apportare così come quelle ambientali. Oppure, nel caso dell&#8217;ambito del design o della comunicazione, che mi toccano più da vicino, quelle formali, tecniche, sperimentali, etc.<br />
Comunque a contribuire a gettare un’ombra sul sitema universitario italiano ci pensano le università stesse e se c’è qualcuno che diffida non si può certo biasimare. Basti pensare al <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/strane-lauree/strane-lauree/strane-lauree.html">numero di corsi di laurea</a> sempre crescente che c&#8217;è… Una “fabbrica di poltrone” niente male.</p>
<p>Per finire si casca su uno dei temi spinosi e d’attualità del mestiere del graphic design, ergo il marchio del PD. Fantastica è l’immagine diffusa al grande pubblico del designer del logo: è giovane, viene da una scuola d&#8217;eccellenza: lo iuav, è molisano: ergo, del sud, una terra depressa… Ai limiti del sensazionalismo, mi sembra. Tra l’altro cmyk rimane in attesa di news sull&#8217;azione legale intrapresa dallo <a target="_blank" href="http://www.studiodumbar.com/main.php">Studio Dumbar</a> per plagio. Se infatti avessimo i giornali scandalistici liberi e gagliardi come il Sun in Regno Unito, li avrebbero già sputtanati da tempo. Ed invece no. E poi una nota tecnica, da grafico. Bisogna pensarci, in fase di progettazione prima di fare una scatoletta rettangolare, visto che prima o poi te la cerchiano, o sei «obbligato» a farne una versione entro il cerchio per tutta la campagna elettorale! Cosa che non imputerei al giovane grafico, ma a chi ha gestito il tutto.<br />
In primis mi dispiace di aver gettato nello sconforto il raro lettore che si è avventurato sino “quiggiù” nella lettura senza trovare un minimo di positività e/o spiraglio di luce. Gli direi che mi sono addirittura limitato! Però si può cercare, trovare, analizzare e criticare i fatti senza subirli.  Uno dei risultati è lo sdoganamento di una reazione ad uno stato di cose che si può finalmente definire inaccettabile. E comunque la rete è zeppa di <a target="_blank" href="http://blog.camisani.com/2008/02/le-radici-dellincompetenza-in-italia.html">“stimolatori”</a> (un <a target="_blank" href="http://www.lucasartoni.com/2008/03/06/37signals-e-il-rapporto-con-i-dipendenti/">altro</a>) con una buona dose di intelligenza e personalità. God save the net!
</p>
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		<title>erberto carboni</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 15:23:58 +0000</pubDate>
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&#8211;
Continua la collaborazione esterna di cmyk con chi ama la comunicazione visica e il graphic design, dalla sua storia alle espressioni contemporanee. Oggi pubblichiamo una ricerca di Andrea Cioffi  di Roma Reloaded su Erberto Carboni, interprete dei primi passi del modernismo in graphic design in Italia. Autore di progetti rimasti nella storia, è intellettuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="carboni04.jpg" id="image359" title="carboni04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/carboni04.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Continua la collaborazione esterna di cmyk con chi ama la comunicazione visica e il graphic design, dalla sua storia alle espressioni contemporanee. Oggi pubblichiamo una ricerca di <a target="_blank" href="http://andreacioffi.wordpress.com">Andrea Cioffi</a>  di <a target="_blank" href="http://romareloaded.wordpress.com/">Roma Reloaded</a> su Erberto Carboni, interprete dei primi passi del modernismo in graphic design in Italia. Autore di progetti rimasti nella storia, è intellettuale fine prima che figuratore, percorso che — a nostro avviso — dovrebbe essere paradigmatico per ogni professionista e studente del settore.</p>
<p><a id="more-358"></a></p>
<p><img alt="carboni05.jpg" id="image360" title="carboni05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/carboni05.jpg" /></p>
<p>sopra due immagini dal libro La Grecia in sogno.<br />
cover <strong>sx</strong> illustrazione; <strong>dx</strong> (1956) annuncio per giornale dedicato alla propaganda della televisione.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><em>Questa è la piccola storia illustrata di un’avventura meravigliosa: un viaggio in Grecia! Da tanto tempo l’insistente richiamo alla terra di Omero eccitava le mie vaghe conoscenze classiche popolate di eroi, di miti e di leggende, finchè un bel giorno riuscii ad approdare in quel mondo favoloso. Le solitarie escursioni sulle rovine delle città morte, l’incanto del paesaggio, lo splendore trascendente del cielo, le selve argentee degli olivi millenari, il fascino delle piccole isole abbandonate sulle acque del golfo Saronico e le sorprendenti scoperte nelle sale dei musei, mi hanno offerto quelle immagini che, in lento processo di elaborazione, ho cercato di comporre con sovrapposizioni e contrappunti nella cadenza vaporosa di un sogno.</em> Erberto Carboni, La Grecia in sogno, Silvana editoriale.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="carboni06.jpg" id="image364" title="carboni06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/carboni06.jpg" /></p>
<p><img alt="carboni09.jpg" id="image367" title="carboni09.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/carboni09.jpg" /></p>
<p>sopra (1954) annunci per la televisione italiana.<br />
sotto <strong>sx</strong> annunci per l’olio Bertolli (1957) e Pirelli (1938); <strong>dx</strong> Annunci Rai (1957)<br />
&#8211;</p>
<p>Erberto Carboni è nato a Parma il 22 novembre 1989. Compiuti gli studi presso l’Accademia di Belle Arti della sua città, diplomandosi in architettura nel 1923, si dedicò da subito alla grafica e all’illustrazione, eseguendo bozzetti per i principali stabilimenti cromolitografici locali fra cui Zanlari e Zafferri. Nel 1932 si trasferì a Milano, dove iniziò a collaborare con la rivista L’Ufficio Moderno diretta da Guido Mazzali. Da quell’anno intraprese collaborazioni con le più prestigiose aziende italiane: Motta, Olivetti, Campari, Strega, Lagomarsino. Come architetto ideò numerosi allestimenti per vetrine, negozi, padiglioni e saloni per fiere e mostre e trasformò, per la Triennale del 1935, la facciata del Palazzo dell’Arte di Milano: un impegno di prestigio che si era guadagnato vincendo un importante concorso. La sua collaborazione con la Barilla ebe un precoce inizio nel 1922 e proseguì dopo uno sporadico intervento nel 1938, dal 1952 in modo continuativo fino al 1960. Proprio nel 1952 vinse la Palma d’Oro della pubblicità per la campagna “Con pasta Barilla è sempre domenica”. Dai primi anni Cinquanta non si contano le realizzazioni prestigiose con altre importanti ditte come Bertolli, Pavesi, Crodo, Bourbon, Montecatini. Collabora a lungo con la RAI-TV per la quale allestisce diversi padiglioni alla Fiera di Milano e realizza, a partire dal 1956, logo, monoscopio e sigle animate. Oltre alla grafica pubblicitaria e all’illustrazione di libri, esegue anche scenografie per il Teatro alla Scala e per il Maggio Musicale fiorentino. Chi lo conobbe lo ha descritto come un signore elegante, molto colto, intelligente ed educato. Negli ultimi anni la sua passione per la pittura “pura” gli fece intensificare un’attività pittorica da sempre esercitata. Espose alla Biennale di Venezia una scultura in acciaio di 6 metri, Totem 36 quale simbolo della 36a Esposizione Internazionale, e ordinò alcune “personali” presso il “naviglio” di Milano (1973) il “Cavallino” di Venezia (1972) e una grande antologica allestita dal Comune di Parma nel 1982. Morì a Milano nel 1984 all’età di 85 anni, dopo una carriera di rara intensità.<br />
La biografia è tratta dal volume Barilla, cento anni di pubblicità e comunicazione a cura di Ivardi Ganapini e Giancarlo Gonizzi.</p>
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<p><img alt="carboni08.jpg" id="image366" title="carboni08.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/carboni08.jpg" /></p>
<p>Annunci rispettivamente del 1955 e del 1953.</p>
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<p>Gillo Dorfles scrive della abilità di Carboni di imbastire e portare a termine numerose e difficili campagne, proprio valendosi degli elementi di cui dinanzi accennai: varietà di modulazioni e unità di stile. La varietà di stile di cui parla Dorfles deriva da una grande attenzione ai moderni movimenti artistici che hanno scosso l’Europa nella prima metà del secolo. Le campagne pubblicitarie, gli allestimenti temporanei, i manifesti, gli annunci stampa di Carboni, sono intrisi di un sapiente processo di “saccheggio” dal linguaggio delle avanguardie artistiche.<br />
Dalle forme geometrico-astratte di Atanasio Soldati e dei gruppi francesi Cercle e Carré e Abstraction-Création, dai volumi solidi del protocubismo di Léger, dalle linee sintetiche del cubismo di Picasso e Braque, dei manichini metafisici, dalle “Parole in libertà di Marinetti”, dalle espressioni ambigue del Surrealismo, dall’impostazione razionale del De Stijl di Mondrian e del funzionalismo bauhausiano, dall’imprevedibilità dadaista e dal mitologismo miròriano.<br />
Carboni invece passa con estrema duttilità dalla “severità” di certi annunci (come quelli del ‘35 per la Olivetti), alla “frivolezza” di quelli per la Rinascente o per il panettone Motta, dalla vaga intonazione surreale del celebre motivo dell’orologio che “segna l’ora” dei biscotti Pavesini, all’elegante, seppur compassata, stilizzazione di elementi tipografici di certi annunci Bertolli. La formazione umanistica a Parma, i rapporti con lo studio di Antonio Boggeri, con gli illustratori Sepo e Cassandre, con i pittori della Galleria Il Milione di Milano e con il collega Herbert Bayer ne hanno fatto un designer versatile, spesso precursore dei tempi e in grado di affrontare il progetto in maniera strategica.</p>
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<p><img alt="carboni03.jpg" title="carboni03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/carboni03.jpg" /></p>
<p>1952, La pasta del buon appetito.</p>
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<p>Il leggendario poster del 1952, <em>La pasta del buon appetito</em>, è simbolico del passaggio ad un nuovo modo di comunicare il prodotto che compie uno slittamento verso un piano secondario e lascia spazio alla reclamizzazione della sfera di valori personali e sociali che contraddistinguono il suo consumo.<br />
Lo slogan e le silhouette bianche di un cucchiaio e di una forchetta disposti in modo da dividere verticalmente in due l’impaginazione, richiamano alla tavola e al momento del pasto. Il motivo sarà sempre più ricorrente negli anni successivi. Sulle posate volteggiano alcuni tipi di pasta presi in prestito dal manifesto Pasta sul pentagramma di Giuseppe Venturini del 1938. La coppia di posate viene trasformata in una sorta di icona che, ripetuta come un timbro insieme al nuovo logo, identificherà tutti i manifesti successivi come membri di una sola famiglia.<br />
L’originalità e la straordinaria forza comunicativa del manifesto, fecero guadagnare a Erberto Carboni la Palma d’Oro del Premio Nazionale della pubblicità. La motivazione era la seguente: Per la più geniale ed efficace manifestazione pubblicitaria dell’anno 1952.</p>
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<p><img alt="carboni02.jpg" id="image362" title="carboni02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/carboni02.jpg" /></p>
<p><img alt="carboni01.jpg" id="image361" title="carboni01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/carboni01.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> e <strong>dx</strong> &#038; sotto a <strong>dx</strong> campagna pubblicitaria Barilla del 1952.<br />
sotto a <strong>dx</strong> annuncio campagna del 1956<br />
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<p><em>Perchè Barilla trionfa sul mercato italiano? Potenza e modernità degli impianti, materie prime sceltissime, lavorazione perfetta, confezione protettiva, eccezionale varietà di tipi, qualità costante e sicura, elevato rendimento alla cottura, convenienza di prezzo.</em> Erberto Carboni, Con pasta Barilla è sempre domenica, Annuncio stampa.</p>
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<p>Negli anni Cinquanta, inscatolamento, spedizione e distribuzione diventano centrali nella politica dell’azienda. La nuova immagine aziendale Barilla si presenta perciò con una nuova linea di imballaggio che si protende verso un’idea di coerenza e omogeneità.<br />
Sulle confezioni, indipendentemente dal formato e dal contenuto, compare una striatura bianca e blu, il logo è ben presente ma sempre in una posizione paritaria rispetto al prodotto: nel caso delle buste in cellophane gli spazi interni al segno sono trasparenti, nel caso del cartone invece il marchio ha lo stesso peso visivo della finestra che permette la visione del prodotto.<br />
Inoltre viene ripetuto spesso il simbolo dell’uovo e un carattere bastoni (che poi sarà cambiato con una font bodoniana) viene utilizzato per i testi. Nel 1956, in occasione della sostituzione del cellophane con il cartone, avviene il redesign della nuova linea di confezioni. Questo evento segna l’ultimo passo di quel processo evolutivo iniziato pochi anni prima e che porterà alla realizzazione di una corporate image intesa nel senso che conosciamo oggi. L’importanza dell’operazione fu capita nel 1967 dal critico Alan Parkin che, in Design and Corporate Image, segnalò la Barilla come una delle aziende italiane più all’avanguardia nell’ambito del graphic design. Il passaggio dal cartone al cellophane ha come conseguenza l’occultamento del prodotto. Ne approfitta il marchio che compie il passo più importante in tutta questo processo di restyling. Non solo si presenta in una nuova veste grafica (che richiama in maniera esplicita ma elegante l’interno dell’uovo), ma estende anche i suoi confini fino ai margini dell’involucro.<br />
Per rimediare al surclassamento del prodotto da parte del nuovo materiale di imballaggio e del marchio, ecco che entra in gioco la fotografia. L’immagine realistica della pasta disposta in maniera disordinata su di una superficie blu, compone un pattern, il cui contrasto è di notevole impatto. Da questo momento in poi il blu diventa, senza titubanze, il colore di corporate.</p>
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<p><img alt="carboni07.jpg" id="image365" title="carboni07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/carboni07.jpg" /></p>
<p>1951. annunci per la Radio Televisione Italiana.<br />
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<p>PRIMO GENNAIO 1954<br />
Il primo gennaio 1954 la Rai inaugura la regolare trasmissione dei programmi televisivi. Per cavalcare l’onda di entusiasmo di questa nuova nascita, Carboni imposta la campagna pubblicitaria su due tematiche principali.<br />
Il primo tema, riscontrabile all’interno delle campagne per la RAI, è quello dell’ingresso in casa del televisore. In un opuscolo del ‘53 è presente un intero sistema di segni, la poltrona, le pantofole, il gatto, la carta da parati, che connotano l’ambiente domestico nel quale espletare comodamente la performance della visione. Forse non è un caso che Carboni disegnerà, nel 1956, la poltrona Delfino e la rivestirà di un tessuto decorato dal marchio della televisione italiana. La tv quindi come centro di aggregazione e oggetto da vivere comunitariamente.<br />
Il secondo tema ruota riprende quello sviluppato per la radio ma ne amplia i margini suggestivi. La tv non è un semplice elettrodomestico, è il mezzo che permette di affacciarsi su ogni singolo punto della nuova rete che riveste il mondo e lo spazio, è lo strumento tramite il quale è possibile accedere, in prima persona, ad una nuova dimensione in cui i rapporti dimensionali sono stravolti: lo spettatore diventa il fulcro attorno al quale orbitano il globo (così piccolo da essere a “portata di occhio e di mano”) e i labirintici e maestosi tralicci delle antenne televisive.<br />
La fusione di elementi astratti con elementi realistici (fotografie e illustrazioni) si rivela azzeccata: il connubio dei due linguaggi permette la comprensione da parte della massa e, al tempo stesso, la possibilità di esprimere velocemente concetti moderni e innovativi. Si veda la raffinatezza del sintetismo dell’ovale nel manifesto con lo slogan Il teatro va in casa del 1954, oppure le linee che descrivono il dinamismo del saltatore con l’asta nel manifesto di un anno dopo.<br />
Il carattere innovativo del mezzo televisivo viene raffigurato tramite l’uso di fotomontaggi di gigantesche architetture viste dal basso, che richiamano le fotografie dei balconi di Moholy Nagy e di Rodchenko, e con un’impaginazione tipografica marinettiana. Le parole intervallate da ampi spazi bianchi, la varianza di dimensioni di porzioni di testo e la rotazione del piano di appoggio di questo, determinano la rottura di ogni priorità e ordine, è una previsione del flusso mediatico continuo e incontrollabile che investirà il mondo.<br />
Nel disegno del marchio TV, la T inserita all’interno della V è un richiamo ovvio all’antenna televisiva, quello strumento che, negli anni a venire, germoglierà sui tetti delle case italiane. Il simbolo diventa protagonista di un’operazione geniale, all’interno dei lunghi testi didascalici, viene sostituito con la parola “televisione”. Ciò genera un ulteriore piano visivo sul quale poggia un motivo grafico che suggerisce l’idea della diffusione capillare e della distribuzione sistematica.</p>
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		<title>M come Munari — conclusione</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 11:41:11 +0000</pubDate>
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Ecco il terzo (ed ultimo) tempo, come nel rugby, del report sulla mostra che la città di Milano ha giustamente organizzato per ricordare il centenario della nascita (1907–2007) di un così notevole concittadino. Coloro che non avessero seguito questa improbabile rubrica sin dall’inizio ed anche coloro che si sono dimenticati tutto, trovano le prime due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image351" alt="munari01c.jpg" title="munari01c.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/munari01c.jpg" /></p>
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<p>Ecco il terzo (ed ultimo) tempo, come nel rugby, del report sulla mostra che la città di Milano ha giustamente organizzato per ricordare il centenario della nascita (1907–2007) di un così notevole concittadino. Coloro che non avessero seguito questa improbabile rubrica sin dall’inizio ed anche coloro che si sono dimenticati tutto, trovano le prime due parti <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/12/22/m-come-munari/">qui la prima</a> e <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/01/19/m-come-munari-%e2%80%94-continua/">qui la seconda</a>. Ricordo inoltre che Mu-nari, in giapponese, vuol dire “Fare da nulla”. Tanto per dire…<br />
<a id="more-349"></a>&#8211;</p>
<p><img id="image352" alt="munari02c.jpg" title="munari02c.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/munari02c.jpg" /><br />
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<p>Dopo l’ambiente dedicato al design di prodotto la mostra ci conduce alla sezione della grafica e della comunicazione. Egli operò molti anni, dalla fine degli anni ‘20 fino a fine ‘70, e sperimentò moltissimo perché credeva fortemente nella forza del linguaggio. Aprì nel 1931 uno studio a Milano con Riccardo Ricas, nel cui slogan promozionale risuonavano tematiche tipiche della prima fase, quella dadaista. “La nostra fantasia è a vostra disposizione per qualsiasi problema pubblicitario, specialmente per i più difficili. Progetti per annunci, pieghevoli a sorpresa, fuochi artificiali, francobolli, affreschi su cranio, fotogrammi, archi di trionfo”. In realtà la sua produzione si intensifica negli anni 50 operando per numerose case editrici. La produzione grafica si intreccia fortemente con quella artistica quando si parla dei suoi libri. Proprio quelle esperienze professionali ed artistiche, mescolate con praticità del libro e con la messa in discussione del ruolo in atto già dal futurismo, gli permettono di sperimentare sui binari del suo personale approccio alla comunicazione, nuovi scenari ed applicazioni nel campo editoriale. È così che nascono i libri per bambini, i libri illeggibili (1949), i prelibri (1979), il libro-letto (1993). Oltre alle realizzazioni professionali per Bompiani, Editori Riuniti, Rizzoli, Zanichelli, Corraini, ed Einaudi, in particolare, il cui progetto col quadrato rosso su fondo bianco per la collana “Nuovo Politecnico” ha “contribuito in maniera determinante al successo della storica casa editrice torinese”.</p>
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<p><img id="image353" alt="munari03c.jpg" title="munari03c.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/munari03c.jpg" /></p>
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<p>Munari amava guardare alla natura per imparare a fare, chiedendosi sempre il perché di ogni cosa, e domandandosi sempre “ma non si può fare in un altro modo?”. È questa la fase più criptica della mostra, quella che propone opere d’arte concettuale e forse le meno fortunate della sua lunga carriera. Tra queste vale la pena ricordare un’opera del 1959, Fossili del 2000, elementi elettronici (valvole termoioniche) immersi in resina di poliestere a mo’ di insetto inglobato nell’ambra di preistorica memoria, che ci rimane impressa per due motivi. Il primo per la realizzazione geniale di un pensiero ovvio: tuttociò che noi chiamiamo «moderno» o vediamo come il «futuro» prima o poi diventa vecchio, e poi perché ci ricorda dell’importanza delle mostre. Infatti oggi, quasi 50 anni dopo quel gesto, ci ritroviamo di nuovo di fronte a porci la questione, quasi come fosse una visita di routine, sul nostro stato dell’arte, della tecnologia, di evoluzione, eccetera, eccetera. Mi ricorda il film “2001. Odissea nello spazio”, che una volta giunti nel 2001, ci si è chiesti cosa di tutto quello profetizzato da Kubrick fosse divenuto realtà.</p>
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<p><img id="image354" alt="munari04c.jpg" title="munari04c.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/munari04c.jpg" /></p>
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<p>Oltrepassato questo «cuscino» concettuale si giunge all’ottavo livello della mostra, chiamato “Vita come metodo”. È quello, a mio avviso più complesso di tutti, in quanto indaga l’opera di Munari «educatore», forse la sua «opera» più completa. È un percorso lungo quasi mezzo secolo, che parte da quando inventa libretti educativi per il figlio di cinque anni e continua fino alla fondazione nel 1977, a Brera dei Laboratori per bambini. Libri, timbri, proiezioni, costruzioni e giochi d’ogni genere per educare il bambino conscio della responsabilità sociale di non imporre un punto di vista ma di aiutare ad imparare. È così che inserisce fogli di cipolla nei telai delle diapositive per proiettarli a grandezza insolita e scoprirne la struttura, progetta libri dalle mille soluzioni tecniche per rendere inaspettata la lettura, fa disegnare albri, rami, foglie, nuvole, animali, li mette in relazione fra di essi, cerca di stimolare l’immaginazione dei bambini mettendo in relazione forme semplici a sensazioni esterne, facendo riconoscere il mondo che li circonda sotto un nuovo aspetto, più vivibile, più semplice. con Giovanni Belgrano produce per Dainese numerosi giochi come il Labirinto o ABC con fantasia, in quest’ultimo con cilindri, cubi ed altri solidi il bambino può comporre le lettere, cominciando dalle maiuscole, che sono quelle che impara prima, e le legge e decifra. “Giochi didattici, molti libretti con poche, pochissime parole, e una serie di libri che insegnano a disegnare osservando la struttura della natura, costellano i decenni più fecondi di Munari, che alla base considera il processo cognitivo del bambino infinitamente più importante dell’esito raggiunto, dell’oggetto prodotto. Riconoscere la struttura del mondo significa vivere senza paura”.</p>
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<p><img id="image355" alt="munari05c.jpg" title="munari05c.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/munari05c.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Giunti all’ultima sala, mi trovo di fronte, secondo me, all’espressione più malinconica, forse il più introspettiva della sua lunga vita. È una mia impressione, ma qui si respira qualcosa di più serio, un riassunto, della sua filosofia, come un testamento. Il catalogo inizia così “Messaggio tattile per una bambina non vedente” è un punto di arrivo tra sperimentazione ed etica, tra educazione e sensibilità verso gli altri, tutti gli altri, anche perché “gli altri siamo noi”. Al pari con la settima sezione è anch’essa molto criptica, ma le opere sono parecchio significative. Tra tutte le “Rose nell’insalata” (1974) e le “Forchette parlanti” del 1958. Secondo me, due monumenti della sua produzione, a partire dalla necessità di cercare — e trovare — l’arte nell’insignificante, la sperimentazione che permette di “vedere” qualcosa che c’è ma non si è mai voluto vedere. Un po’ come tirare fuori la forma dal marmo, perché è già lì dentro. Baluardo di parte della mia educazione al progetto, la “stampa” con i vegetali e la frutta, l’ho sempre vista come qualcosa di criptico, come se ci fosse qualcos’altro che inducesse un distinto signore a snobbare le forme accettate e “nobili” per venerare cose insignificanti e comuni. Quando si riuscirà a capire che non c’è nulla oltre questo, non c’è nessuna piramide gerarchica tra le cose, che siano frutto della mano dell’uomo o della natura, che siano d’oro o stagno, forse si potrà capire cosa ci sia di tanto geniale in questo gesto.</p>
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<p><img id="image357" alt="munari07c.jpg" title="munari07c.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/munari07c.jpg" /></p>
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<p>La seconda opera, le forchette, lo ammetto, mi ha sempre inquietato. E non mi è chiaro se mi scuotono quelle forme danzanti o il pensiero di non raggiungerne il significato, o meglio, di non capire «quale» Munari si è “acceso” per progettare questa cosa. Il Munari designer, che cercava di aprire nuove vie inesplorate per assecondare o cambiare l’azione di mangiare? Il Munari artista, che aveva capito che la forchetta è una sorta di arto che gli permette di gesticolare replicando quelli che facciamo noi ed inventandone di nuovi per costituire un linguaggio artificiale e nuovo? Il Munari educatore, che cerca di dirci in tutti i modi che non si può mai smettere di essere bambini, e che anche da qui si può partire  per arrivare da qualche parte? Non lo saprò mai. Sicuramente ho trovato buonissimo poter vedere, a fine percorso due video lunghi e pregni che ricapitolano e ripresentano parte delle opere in mostra e ci permettono di ricordarli e metterli a confronto dopo aver visto tutta la mostra. Sono due video degli anni 70 e 80, della durata complessiva di 30-35 minuti. Il primo presenta una giornata di un laboratorio per bambini e non posso nascondere una sorta di gelosia per quei bambini così fortunati e una rabbia per come questa esperienza sia caduta nel dimenticatoio troppo in fretta. Uscendo, dopo aver comprato il catalogo, abbiamo seguito con una dose di nostalgia il workshop per bambini che continuavano a fare baccano e che infatti sentivamo già durante la visita, tra una registrazione e l’altra dell’audioguida, ed abbiamo pensato che sarebbe stato bellissimo poter far vivere a tutti i bambini queste esperienze. All’uscita dopo aver respirato un po’ d’aria con uno spirito diverso ci siamo resi conto che eravamo stati lì dentro tre ore. Immersi nel mondo di Munari, con pochissima voglia di uscirne.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="munari06c.jpg" id="image356" alt="munari06c.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/03/munari06c.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Qualche fotografia della mostra, su <a target="_blank" href="http://sdz.aiap.it/gallerie/9689">sdz</a> ed un <a target="_blank" href="http://www.munart.org/">sito completo su Munari</a>
</p>
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		<title>moodboard di forme contemporanee</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2008 20:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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Fitomorfismo, organicismo, evoluzionismo… Quali sono le correnti del (design) contemporaneo? Finita la lunga stagione degli “izm”, cosa funge da traino per i designer d’oggi? Soprattutto per i giovani, studenti universitari delle facoltà di design che d’istinto rispettano i modelli radicati ma ricercano una propria espressione ed un “timbro” per definire il proprio tempo? Sarà per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="cover.jpg" id="image316" title="cover.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/cover.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>Fitomorfismo, organicismo, evoluzionismo… Quali sono le correnti del (design) contemporaneo? Finita la lunga stagione degli “izm”, cosa funge da traino per i designer d’oggi? Soprattutto per i giovani, studenti universitari delle facoltà di design che d’istinto rispettano i modelli radicati ma ricercano una propria espressione ed un “timbro” per definire il proprio tempo? Sarà per una questione generazionale o definita dai tempi precari in cui tutti viviamo ma il senso di instabilità e mediocrità presente non permette l’emersione di punti “cardinali” o, quantomeno, non ne viene agevolata l’emersione.<br />
<a id="more-315"></a></p>
<p><img title="forme05.jpg" alt="forme05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme05.jpg" /></p>
<p><img title="forme04.jpg" alt="forme04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme04.jpg" /></p>
<p><span style="font-weight: bold">sopra e sotto a dx</span> immagini dalla corporate identity del <a target="_blank" href="http://www.creativereview.co.uk/crblog/chicago-spire-identity/">Chicago Spire</a>, una recente creazione dell’architetto Santiago  Calatrava<br />
<strong>sotto a sx</strong> un gioiello ispirato alla natura<br />
&#8211;<br />
Oggi, sfogliando i miliardi di input dalla rete si possono visualizzare oggetti di ogni sorta e, soprattutto di ogni corrente artistica, in parole povere c’è spazio per (ed accesso ad) ogni possibile variazione della forma. Quello che correntemente viene considerato come accessibile a tutti e quindi, anche alle cose meno importanti per mancanza di filtro critico, è comunque spazio in cui la parte meno considerata del processo produttivo (i giovani studenti e laureati, soprattutto quelli che Becker chiama pubblico interno e informato del mondo dell’arte) può far sentire la propria voce e, guardacaso il risultato è quasi sempre lontano da quello che è lo standard della quotidianità, quello del lavoro professionistico che, frutto di mediazioni (se va bene, ma soprattutto di poca spinta d’aggiornamento e ricerca e rilassamento nella routine) e, obbiettivamente è più interessante e frutto di spunti, riflessioni, insomma è creativo e propositivo.</p>
<p>A volte ci è possibile scorgere i cambiamenti anche in situazioni ufficiali, come saloni destinati al design di prodotto o nelle riviste specializzate in architettura. È certo che se un edificio presenta acuti formali degni di nota, le riviste specializzate, la rete e le università fanno in modo che si possa discutere su di esso, sui suoi vantaggi, proposte e analisi. Altrove questo è meno omogeneo, nel graphic design, ad esempio, vi è un grande ruolo giocato dai magazine e dalla rete, ma le istituzioni sono più sorde e, spesso, poco aggiornate.<br />
&#8211;</p>
<p><img title="forme02.jpg" id="image317" alt="forme02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme02.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> una capigliatura fotografata da <a target="_blank" href="http://www.productionsleloi.com/">Leda &#038; StJacques</a>;<strong> dx</strong> Diller + Scofidio <a target="_blank" href="http://www.dillerscofidio.com/blur.html">Blur Building</a>, Svizzera, 2002. Segnalo anche <a target="_blank" href="http://www.dezeen.com/2007/12/04/design-miami-2007-catalogue/">questo</a> progetto.</p>
<p><img title="forme11.jpg" id="image320" alt="forme11.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme11.jpg" /></p>
<p><img title="forme30.jpg" id="image338" alt="forme30.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme30.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> Paphio in My Life, Fujieda Mamoru + Dogane Yuji, 2007; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://www.ecofriend.org/entry/funky-forest-an-interactive-ecosystem/">Funky Forest</a><br />
sotto <strong>sx</strong> “Tactile”, <a target="_blank" href="http://www.die-gestalten.de/books/detail?id=d7f6f0d812b4ab860112b8c4ebc50022">Die Gestalten Verlag</a>; <strong>dx</strong> untitled, Tobias Buche, 2004, <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/weblog/read.php?CATEGORY_PK=&#038;TOPIC_PK=2210">via</a>.<br />
&#8211;<br />
Questo report è per visionare cosa, dal PdV visivo &#038; formale esclusivamente (*), è oggi, senza eccessivo personalismo, la <span style="font-style: italic">Weltanschaung</span> del ventunesimo secolo. A priori, essendo una così improba analisi – che non verrà assolutamente esaurita in questa sede, me ne guardo bene — mi è parso logico considerare più che altro gli elementi che non appartengono a mode passeggere. Che voglio dire? Potrebbe essere addirittura un paradosso considerarli non «passeggeri» essendo il loro contenitore (il periodo storico) circoscritto o destinato comunque ad esaurimento, ma credo siano individuabili alcuni cenni e/o spunti e/o filono che perdurano e superano la caducità dei “periodi”. Detto questo propongo (perché lo vedo di fronte ai miei occhi) una classificazione per comportamenti: inteso come approccio e/o risultato. Ed è assolutamente vitale sapere se tra i lettori ci sia qualche visione alternativa o complementare a questa analisi.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="forme01.jpg" title="forme01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme01.jpg" /></p>
<p><img alt="forme18.jpg" id="image322" title="forme18.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme18.jpg" /></p>
<p>sopra Astrid Dahl, <a target="_blank" href="http://2modern.blogs.com/2modern/2007/11/ceramic-flowers.html">vasi</a>, ceramica, 2007<br />
sotto <strong>sx</strong> Bertrand Clerc, Fat fot your Mind, di fronte a due piatti talmente sproporzionati, ci si chiede: chi ha più fame?; <strong>dx</strong> , Shuei Senda, leaf shaped spoon. Entrambi i progetti sono stati selezionati nel concorso <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/contest/winner.php?contest_pk=21">Dining in 2015.</a><br />
&#8211;<br />
(*) Cosa voglio dire con “punto di vista visivo &#038; formale esclusivamente”? Innanzitutto si da per scontato la presenza di un procedimento <strong>evoluzionista</strong> (in onore al professor Anceschi) del design, fatto, appunto di ricerca, analisi, sintesi, confronti con le parti – come per la politica, quando funziona – prove, soluzioni e ripensamenti, proposte, combattimenti. Nel miglior mondo possibile la forma è derivata dalla funzione e la collettività se ne accorge e la scelta del risultato “migliore possibile” riempie consapevolmente la loro vita. Nel mondo di tutti i giorni vengono effettuate scelte, ciò rivela che confrontando due designer a caso, esse sarebbero state quasi certamente diverse. Ogni scelta determina un passo verso la soggettività. Ogni analisi di questo tipo evidentemente porterà a definire aree incomplete e, soprattutto, non completamente condivisibili. Ma sono certo esista la forma di equilibrio, elastica e funzionante, in cui si svolgono serenamente le professioni del progetto.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="forme03.jpg" id="image323" title="forme03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme03.jpg" /></p>
<p><img alt="forme08.jpg" title="forme08.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme08.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> Nebula, <a target="_blank" href="http://www.zaha-hadid.com/">Zaha Hadid</a>; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/weblog/read.php?CATEGORY_PK=&#038;TOPIC_PK=2396">fossil</a>, mostapha el oulhani, jérôme garzon, fred sionis, 2007<br />
sotto <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://images.businessweek.com/ss/06/06/san_fratello/source/1.htm">HydroWall</a>; <strong>dx</strong> mattone di una serie di 12, <a target="_blank" href="http://www.loomstudio.com/">Loom Studio</a><br />
un altro link <a target="_blank" href="http://www.personal.leeds.ac.uk/~cenepe/casestudies_Bitublock.html">1</a><br />
&#8211;<br />
Ergo.<br />
Quale panorama si apre ai miei occhi? Forme organiche, forme squadrate, stream—lined, forme che non vogliono rivelarsi, forme che rivelano la propria materia o immateria… Su queste ultime si dovrebbe aprire un capitolo a parte, per la  Il sogno di generazioni,il dominio della forma, dal grande paradosso del modernismo, con da una parte il funzionalismo totally squared e dall’altra l’organicità plastica, alle architetture che rivelano un dinamismo perpetuo, e così via. Per alcuni campi del progetto, quale ad esempio il graphic design, sono dell’avviso che la riscoperta di alcuni esempi paradigmatici della produzione novecentesca sia propellente per la situazione del progetto oggi. Alla fine della fiera, non ho idea di come i critici stiano definendo questa fase storica nell’arte, nel design o nella vita normale. Se il modernismo ha fatto spazio al postmodern, oggi, che anche quest’ultima fase è si può dire conclusa (fallimentare o esaltante che sia stata), cosa stiamo vivendo?<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="forme06.jpg" id="image325" title="forme06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme06.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.cpluv.com/www/item/MEDIAONEunltd/15255">Pantone Building</a>; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://www.utrechtmanifest.nl/en/">Utrecht Manifest 2007</a><strong><br />
</strong></p>
<p><img alt="forme07.jpg" id="image326" title="forme07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme07.jpg" /></p>
<p><img alt="forme09.jpg" title="forme09.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme09.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> Ørestad College, Copenhagen, <a target="_blank" href="http://www.3xn.com/">3XN architects</a>; <strong>dx </strong>facciata del <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/weblog/read.php?CATEGORY_PK=&#038;TOPIC_PK=1805">Moorsfield Eye Hospital</a>, Londra, <a target="_blank" href="http://www.penoyre-prasad.net/">Penoyre &#038; Prasad Architects</a><br />
sotto Wojciech Kakowski, Natalia Paszkowska, Marcin Mostafa, <a target="_blank" href="http://bldgblog.blogspot.com/2008/01/incision-skin.html">Polish Pavillion</a> per Shangai World Expo 2010.</p>
<p><img id="image328" alt="forme10.jpg" title="forme10.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme10.jpg" /></p>
<p><img id="image337" alt="forme29.jpg" title="forme29.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme29.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> Françoise Roche, <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/weblog/read.php?CATEGORY_PK=&#038;TOPIC_PK=2271">spider in the woods</a>; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://www.a-slash.jp/">atelier hitoshi abe</a>, reihoku community hall (reihoku, japan)<br />
sotto <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.solar-ark.com/english/index.html">Sanyo Solar Ark</a>, Gifu Prefecture, ; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://architecture.myninjaplease.com/?p=1987">SIEBB Building</a>, Pechino<br />
&#8211;<br />
Il primo «mondo» è già accennato nel titolo, il <strong>fitomorfismo</strong>. Termine e filone assolutamente non nuovo, in quanto deriva da periodi abbastanza famosi in cui le forme organiche rappresentavano un senso di rinnovamento (anche derivata da una reazione rispetto ad un contemporaneo non gradito) con tutti i significati ulteriori che si possono aggiungere. Questo riferimento formale ha effettivamente il risultato di allontanarsi dalla personalizzazione della forma ed avvicinarsi ad un senso di universalità. Come se un ritorno a forme “perpetue” sia in grado di superare ogni barriera temporale e il designer di tramandare un senso di stabilità temporale piuttosto che la firma e il suo sogno progettuale. Pro di questo approccio, a mio avviso, sono la facilità di fruizione e la familiarità con il panorama esterno, il senso di calore e aderenza con problematiche reali e comprensibili alla molteplicità; contro: un rischio di decorativismo in agguato dietro l’angolo e una ridondanza eccessiva che porterebbe (come la storia ci insegna) ad un capovolgimento del favore dell’utenza, che potrebbe trovare questo stucchevole e oppressivo.<br />
Divertente (forse no) è ricordare che il periodo estremo del decorativismo ecclettico e decò degli anni venti/trenta coincide con l’avvento prepotente della sintesi modernista fatta di materiali nuovi e forme nuove e che esso, quindici anni dopo e soprattutto negli Usa, riproporrà la sua versione del fitomorfismo, che si può chiamare organicismo, in quanto vengono ripoposte più le strutture generali della natura che i suoi aspetti esteriori.<br />
&#8211;</p>
<p><img id="image332" alt="forme15.jpg" title="forme15.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme15.jpg" /></p>
<p><img id="image331" alt="forme14.jpg" title="forme14.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme14.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.fredeerdekens.be/">Fredeerdekens</a>; <strong>dx </strong><a target="_blank" href="http://www.flickr.com/photos/20699459@N05/">Limbtype</a>, <span class="text">Åbäke</span><br />
sotto <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.maximedelporte.com/project/aux-pieds-de-la-lettre/">‘au(x) pied(s) de la lettre’</a>, Maxime del Porte; <strong>dx</strong> “Type addicted”, <a target="_blank" href="http://www.victionary.com/">Victionary</a><strong><br />
</strong></p>
<p><img id="image329" alt="forme12.jpg" title="forme12.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme12.jpg" /></p>
<p><img id="image334" alt="forme17.jpg" title="forme17.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme17.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.slanted.de/node/1469">The Un—known Alphabet</a>; <strong>dx </strong>                 Christina Föllmer, Catrin Sonnabend, (guarda tutti i <a target="_blank" href="http://www.100-beste-plakate.de/2006/bildschau_06.htm">100 best Plakate</a>)<br />
sotto <strong>sx</strong> finger type by <a target="_blank" href="http://www.hellowman.nl/">(hel)lowman</a>; <strong>dx </strong><a target="_blank" href="http://inkajarvinen.com/">Inka Iarvineen</a></p>
<p><img alt="forme13.jpg" title="forme13.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme13.jpg" /></p>
<p><img id="image333" alt="forme16.jpg" title="forme16.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme16.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.hijackyourlife.com/Backbreaker.htm">Backbreaker</a> ; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://www.art-dept.com/artists/borsodi/">Bela Borsodi</a><br />
sotto <strong>sx</strong> Lala Ladcani, <a target="_blank" href="http://www.lalaladcani.com.ar/handmade/paper-alphabet/">paper alphabet</a>; <strong>dx</strong> Public, <a target="_blank" href="http://www.publicworks.org.uk/archive/handlettering.php">handletters</a><br />
&#8211;<br />
L’<strong>organicismo</strong>, nascendo anch’esso dalla stessa necessità di rendere al mondo forme a sua immagine, somiglianza e fruizione, recupera, dopo attenta analisi e sintesi, <em>more o less</em> (volutamente in inglese, visto che il detto <em>less is more</em> è un’icona di questo modo di pensare, l’altra è <em>good design</em>, in qualche modo il fine della prima). Soprattutto attraverso lo studio delle forme umane e naturali in genere, i risultati oltre ad ever aggiunto ingredienti al mondo delle cose e delle persone, hanno creato un ventaglio di forme (piene, vuote, vettoriali, bidimensionali, tridimensionali, materiali) che hanno dettato i canoni visivi e di gusto. Che piacciano o meno, questo è stato il ruolo, così come negli anni settanta ed ottanta l’esatto contrario si contrapponeva alla rigidità di un filone del modernismo. Oggi, questo aspetto ha le forme della geometria, della matematica e di strutture in continuo movimento, quasi a voler sottolineare che l’era in cui viviamo non necessita di punti «fermi», bensì di sottolineare il senso di continua evoluzione.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="forme19.jpg" title="forme19.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme19.jpg" /></p>
<p><img alt="forme28.jpg" title="forme28.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme28.jpg" /></p>
<p>sopra sx; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://www.dezeen.com/2007/11/19/rolling-huts-by-olson-sundberg-kundig-allen-architects/#more-7010">Rolling Hunts</a>, <a target="_blank" href="http://www.oskaarchitects.com/">Olson Sundberg Kundig Allen Architects</a><br />
sotto <a target="_blank" href="http://www.knafoklimor.co.il/living-steel/index.html">Agro House</a><br />
links <a target="_blank" href="http://cubeme.com/blog/2007/10/25/habode-by-rod-gibson/">1</a> | <a target="_blank" href="http://www.ecoblog.it/post/4187/ecosport-il-manchester-city-va-a-energia-eolica">2</a> |<a target="_blank" href="http://www.knafoklimor.co.il/living-steel/index.html"><br />
</a></p>
<p><img alt="forme20.jpg" title="forme20.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme20.jpg" /></p>
<p><img alt="forme23.jpg" title="forme23.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme23.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.zephyreco.co.jp/en/main_pro_airdolphin.htm">Zephir Airdolphin</a>; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://hyperexperience.com/?p=881">Seagulls</a><br />
sotto <span style="font-weight: bold">sx</span> <a target="_blank" href="http://ciralight.com/">Ciralight</a>; <span style="font-weight: bold">dx</span> <a target="_blank" href="http://avifvolunteers.blogspot.com/2007/09/solar-cooking-for-mercy-home-girls.html">Solar Cooking</a><br />
Altre idee <a target="_blank" href="http://home.att.net/~cleardomesolar/solarpurewaterstill.html">1</a> | <a target="_blank" href="http://itp.nyu.edu/blogblender/2007/04/30/solar-xylophone/">2</a> | <a target="_blank" href="http://www.nelsonweitan.com/wordpress/?p=24">3</a> | <a target="_blank" href="http://www.humanshelter.org/">4</a> | <a target="_blank" href="http://www.popularmechanics.com/science/earth/4232571.html">5</a> | <a target="_blank" href="http://www.ubergizmo.com/15/archives/2007/11/solar_roofing_tiles_from_dri_energy.html">6</a> | <a target="_blank" href="http://www.coolearthsolar.com/">7</a> | <a target="_blank" href="http://www.inhabitat.com/2007/10/23/power-your-boat-with-kites-wind-power-by-kiteship/">8</a> | <a target="_blank" href="http://www.groovygreen.com/groove/?p=2060">9</a> |<a target="_blank" href="http://hyperexperience.com/?p=881"><br />
</a></p>
<p><img alt="forme21.jpg" title="forme21.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme21.jpg" /></p>
<p><img id="image343" alt="forme24.jpg" title="forme24.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme24.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://hyperexperience.com/?p=881">KiteGen by Sequoia Automation</a>, Italy, <a target="_blank" href="http://loveorganics.net/blog/archives/59">via</a>; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://litoralis.blogspot.com/2007/11/wind-dam.html">Wind Dam</a>, <a target="_blank" href="http://www.chetwoods.com">Chetwood Associates</a><br />
sotto <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.yankodesign.com/index.php/2008/01/24/flying-stick-camera/">Flyng Stick Camera</a>, videocamera “volante”; <strong>dx </strong><a target="_blank" href="http://www.inhabitat.com/2007/12/10/underwater-power-generating-ocean-turbines/">turbine</a> per energia perpetua<br />
altri link <a target="_blank" href="http://www.telegraph.co.uk/earth/main.jhtml?view=DETAILS&#038;grid=&#038;xml=/earth/2008/01/20/eakite120.xml">1</a> | <a target="_blank" href="http://www.brightgreenenergy.co.uk/Wind_Turbine_Stealthgen_D400.asp">2</a> | <a target="_blank" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/politics/7135930.stm">3</a> | <a target="_blank" href="http://www.therawfeed.com/2007/11/whoops-micro-wind-turbines-may-increase.html">4</a> | <a target="_blank" href="http://got2begreen.com/cargo-ships-solution-is-a-breeze/">5</a> | <a target="_blank" href="http://www.plentymag.com/features/2007/11/the_rainmaker.php">6</a> | <a target="_blank" href="http://ekkoinfo.com/2007/11/03/silent-like-the-wind-wind-turbine-that-is/">7</a> | <a target="_blank" href="http://www.motorwavegroup.com/new/motorwindpressmaterial">8</a> |</p>
<p><img alt="forme27.jpg" title="forme27.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme27.jpg" /></p>
<p><img id="image347" alt="forme31.jpg" title="forme31.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme31.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.polyline.be/">Folder</a>, Stefan Schoning; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://www.designerblog.it/post/1745/pre-package-il-sistema-luminoso-a-basso-consumo">Pre-Package</a>, Emma Caselton<br />
sotto <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.pasly.com/v3/pf-3.html">Solar Cooker</a>; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://www.beingobject.com/product4-list-english.asp">iSave</a></p>
<p>In alcuni campi, più che in altri (soprattutto in architettura) è aperta una stagione (da 15/20 anni a questa parte) denominata <strong>decostruttivismo</strong>, considerato, forse l’ultimo, in ordine di tempo, degli “stili internazionali” in architettura. Essendo inesperto in materia, mi limito a riferire il passo di wikipedia che può aiutare la comprensione del fenomeno.</p>
<p>“<em>… un’architettura ‘senza geometria’ (la geometria euclidea), piani ed assi, con la mancanza di quelle strutture e particolari architettonici, che sono sempre stati visti come parte integrante di quest&#8217;arte. Una non architettura, quindi, che si avvolgeva e svolgeva su sé stessa con l&#8217;evidenza e la plasticità dei suoi volumi. La sintesi di ciò è una nuova visione dell&#8217;ambiente costruito e dello spazio architettonico, dove è il </em><em>caos, se così si può dire, l&#8217;elemento ordinatore. (…) viene infranta l&#8217;unità, l&#8217;equilibrio e la gerarchia della composizione classica per creare (attraverso) una geometria instabile con forme pure disarticolate e decomposte (…) la ‘destabilizzazione della purezza formale’. Da ciò scaturisce la cifra «de» anteposta al termine costruttivismo, che sta a indicare la “deviazione” dall&#8217;originaria corrente architettonica presa a riferimento</em>”.<br />
alcuni link di architettura contemporanea: <a target="_blank" href="http://archifest.sg/">1</a> | <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/contemporary/festarch.html">2</a> | <a target="_blank" href="http://2modern.blogs.com/2modern/2007/08/world-mammoth-a.html">3</a> | <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/weblog/read.php?CATEGORY_PK=&#038;TOPIC_PK=2306">4</a> | <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-admin/www.coop-himmelblau.at">5</a></p>
<p>Ma questa è soltanto la corrente, oppure è il termine più adatto per definire i nostri tempi? Per esserlo dovrebbe essere applicabile a tutti i campi del progetto, oppure no? Se si, è possibile farlo? Forse è proprio questo il punto. Durante la fase delle avanguardie molti erano gli “ismi” che convivevano nello stesso periodo, stratificati, supplementari, distinti. Ognuno di essi si declinava nei diversi ambiti del progetto – si pensi solo al Futurismo – e tutti assieme sono riusciti a costruire il ventaglio di caratteristiche del proprio periodo tempo.</p>
<p><img id="image344" alt="forme25.jpg" title="forme25.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme25.jpg" /></p>
<p><img id="image345" alt="forme26.jpg" title="forme26.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme26.jpg" /></p>
<p>sopra auto elettriche e/o hydrogen fuel <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://jalopnik.com/cars/tokyo-auto-show/tokyo-auto-show-preview-honda-puyo-concept-car-has-no-edges-begs-to-be-fondled-308551.php">Honda Puyo</a>; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://www.therawfeed.com/2007/12/taiwan-university-building-cheap-slow.html">su</a>, <a target="_blank" href="http://www.egmcartech.com/2007/10/10/tokyo-preview-toyota-rin-concept-wants-you-to-reevaluate-yourself/">giu</a>.<br />
sotto <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.todaysgizmos.com/auto/hydrogen-fuel-cell-honda-cub/">Honda</a>; <strong>dx </strong><a target="_blank" href="http://www.andrewmaynard.com.au/Site/houses/Pages/OLC.html#2">Plywood bicycle</a><br />
Altre, <a target="_blank" href="http://www.crunchgear.com/2008/01/22/battery-powered-car-gets-almost-100-miles-per-charge/">1</a> | <a target="_blank" href="http://www.bornrich.org/entry/mits-roboscooter-unfold-and-get-going/">2</a> | <a target="_blank" href="http://www.videosift.com/video/The-Aquaduct-pedal-powered-water-filtering-vehicle">3</a> | <a target="_blank" href="http://www.electroscoot.com/scoot.html">4</a> | <a target="_blank" href="http://www.commutercars.com/">5</a> | <a target="_blank" href="http://www.core77.com/blog/object_culture/city_swing_a_green_alternative_to_the_yellow_cab_8286.asp">6</a> | <a target="_blank" href="http://www.metaefficient.com/bicycles/velomobiles-efficient-commuter-vehicles.html">7</a> | <a target="_blank" href="http://www.thelohasian.com/2007/11/science-technology-innovation-ikoo.html">8</a> | <a target="_blank" href="http://dvice.com/archives/2007/11/vw_electric_car_design_feature.php">9</a> | <a target="_blank" href="http://www.autoblog.com/2007/10/07/tokyo-2007-preview-yamaha-tesseract-concept/">10</a> | <a target="_blank" href="http://www.ecoshopper.net/2007/green-transportation/first-3-wheel-hybrid-scooter-for-7000/">11</a> | <a target="_blank" href="http://www.yankodesign.com/index.php/2007/09/11/eco-ego-car-comes-with-a-free-plant/">12</a> | <a target="_blank" href="http://www.qinetiq.com/">13</a> | <a target="_blank" href="http://www.solarworldno1.de/ENG/index.php">14</a> |</p>
<p><img id="image341" alt="forme22.jpg" title="forme22.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme22.jpg" /></p>
<p><img id="image348" alt="forme32.jpg" title="forme32.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/forme32.jpg" /></p>
<p>sopra <strong>sx</strong> Proteus, <a target="_blank" href="http://wam-v.com/">WAM-V</a>; <strong>dx</strong> Volitan, <a target="_blank" href="http://www.designnobis.com/">DesignNobis</a><br />
sotto <strong>sx</strong> <a target="_blank" href="http://www.popsci.com/diy/article/2007-10/aquatic-pod-racer">Aquatic Pod-Racer</a>; <strong>dx</strong> <a target="_blank" href="http://www.archinect.com/schoolblog/entry.php?id=55756_0_39_0_C">via</a><br />
&#8211;</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.creativereview.co.uk/crblog/2007-the-cr-blog-top-ten/">Best of 2007</a> per Creative Review | <a target="_blank" href="http://it.youtube.com/watch?v=6IjUkNmUcHc">The Power of Wind</a> | <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/weblog/read.php?CATEGORY_PK=&#038;TOPIC_PK=2192">emerging architecture 2007</a> |
</p>
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		<title>Design &#038; Basic Design (Laboratorio di Tensione pt 3)</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2008/02/03/design-basic-design-laboratorio-di-tensione-pt-3/</link>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2008 12:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
	<category>combo</category>
	<category>project&#038;philosophy</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
«Il design è quell’attività che dà forma non solo agli oggetti materiali, ma anche a quel tipo particolare di oggetti che sono i comunicati, nonché ai dispositivi interattivi che trovano posto tra chi li produce e chi ne fruisce”; dallo stesso testo «il basic design è poi il cuore disciplinare del design; esso è insomma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="ldt3026.jpg" title="ldt3026.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/ldt3026.jpg" /><br />
&#8211;<br />
«Il design è quell’attività che dà forma non solo agli oggetti materiali, ma anche a quel tipo particolare di oggetti che sono i comunicati, nonché ai dispositivi interattivi che trovano posto tra chi li produce e chi ne fruisce”; dallo stesso testo «il basic design è poi il cuore disciplinare del design; esso è insomma la branca disciplinare che si occupa dei fondamenti del design, si occupa cioè dell’individuazione e dell’insegnamento degli elementi che lo costituiscono (forma, colore, texture) e delle regole ricettive e percettive con cui essi interagiscono col destinatario (contrasto, equilibrio etc…).»</p>
<p><a id="more-306"></a><br />
<img id="image307" alt="ldt3025.jpg" title="ldt3025.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/ldt3025.jpg" /></p>
<p><img alt="ldt3028.jpg" title="ldt3028.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/ldt3028.jpg" /></p>
<p>sopra Almir Mavignier, schwarz-weiss, rasterverlauf, 44&#215;62 cm, 1953/54<br />
sotto <strong>sx</strong> Almir Mavignier, gouache, 42&#215;58,5 cm, 1953; <strong>dx</strong> A.M. esercizio durante il Grundlehre ad Ulm<br />
&#8211;<br />
Queste poche e semplici righe nascondono tra le righe una verità semplice. Il designer apprende la disciplina attraverso lo studio degli ingredienti che permettono la lettura e la comprensione, gli elementi visivi e i comportamenti della comprensione. Ivi, non è considerato un ruolo “morale” o “personale”. Si continua, invece, affermando che «con design multimodale si intende invece il modo di codificare e di presentare le diverse informazioni attraverso la mediazione di diversi strumenti, verbali e non verbali, (modalità figurale e immaginale, sonora e musicale, scrittoria e non scrittoria, grafica e pittorica, etc…), creando così fenomeni che possono essere definiti di sinestesia artificiale, cioè di intimo intreccio di diversi tipi di sensazione: è per questo che si parla in questo caso anche di design multisensoriale». <a target="_blank" href="http://www.creum.umontreal.ca/spip.php?article405"><strong>Alain Findeli</strong></a>, in <em>Rethinking Design education for the 21st Century</em> affida al basic design il ruolo centrale e riequilibratore delle relazioni fra componente estetica, tecnologica e scientifica nella disciplina e nella professione.<br />
Raggiungerà questa conclusione dopo una lunga analisi storica e culturale del problema, ma inizia ponendosi delle domande fondamentali.<br />
&#8211;<br />
<img alt="ldt3029.jpg" title="ldt3029.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/ldt3029.jpg" /></p>
<p><img alt="ldt3032.jpg" title="ldt3032.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/ldt3032.jpg" /></p>
<p>sopra Almir Mavignier, manifesti<br />
sotto <strong>sx</strong> Almir Mavignier davanti ai primi “additives plakat”; <strong>dx </strong>Rows of dots, docente Max Bill, studente Almir Mavignier, anno accademico HfG Ulm 1953/54  (photo HfG Archive)</p>
<p>&#8211;<br />
«In this perspective, I will try to contribute to the following three problems: (1) What theoretical model of design could be used as a basis for education? (2) What is an appropriate epistemology of design practice and its import on design methodology? and (3) How can the issue of ethics in design be problematized?»<br />
Quale modello teorico del design può essere usato come base per l’educazione? Qual è l’appropriata epistemologia della pratica del design e come si importa nella metodologia generale del design? Etica &#038; Design: come si intrecciano e risolvono? Ecco un primo accenno al ruolo etico, probabilmente “sociale” del design. In questo senso Findeli rincara la dose, dopo aver analizzato l’aspetto storico (Bauhaus, Chicago, Ulm) e si domanda: «To which meta-project (anthropological, social, cosmological, etc.) does a design project and a design curriculum contribute? For what end is design a means? Can design find its raison d&#8217;ttre within its own field and remain autarchical? How autonomous can design be?»<br />
Per quali meta-progetto (antropologico, sociale, cosmologico, etc) il progetto e il «curriculum» del design possono portare dei contributi? Per quali fini il design è a sua volta contenuto? Può il design trovare la sua ragion d’essere internamente ai suoi stessi ambiti teorici e rimanere autarchico? Quanto il design può essere autonomo?<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="ldt3027.jpg" title="ldt3027.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/ldt3027.jpg" /></p>
<p>Progetto di Mavignier del periodo ulmiano. L’autore riporta sul suo sito la fotografia originale assieme al risultato finale. Questo esempio riassume come la ricerca sull’immagine si svolga per il designer. In questo caso il designer segue un lucido procedimento avendo come fine la realizzazione di una comunicazione.<br />
&#8211;<br />
«The “problem” is a given, and usually is considered as such in design practice and in the design studio of our schools. An “action” comes out of the process, ready to live a life of its own, in another realm. But, in reality, problem and action dwell in the same world, of which the designer also is part, not only as a professional, but also as a citizen. It is not my intention to discredit the efforts to complexify the internal components of the system of design, i.e., to yield an even more complex and sophisticated model of the design process and of the design product. But if we are interested-and designers should be interested-in the origin and the destination of their projects, then the complexification of the process and the product should be completed, on one hand, by the complexification of the problematique (or problemsetting), and, on the other, by the complexification of the impact of the project.»<br />
Dopodiché si chiede «How will this intelligence of the invisible be taught?»<br />
&#8211;</p>
<p><img id="image312" alt="ldt3030.jpg" title="ldt3030.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/ldt3030.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> Non-orientational surface, docente Tomás Maldonado, studente Ulrich Burandt, anno accademico Hfg Ulm 1958/59 (photo Wolgang Siol); <strong>dx</strong> Hyperbolic surfaces, docente Tomás Maldonado, studenti L. Fünfschilling, W. Wurm, anno accademico Hfg Ulm 1958/59 (photo HfG Archive)</p>
<p>&#8211;<br />
Queste domande si rivolgono principalmente alla fascia professionale del design, in quanto è evidente che contengono una critica ai risultati e alla piega presa dal mondo del design in genere. Ma il mondo accademico non è immune da responsabilità, magari non dirette o passate, ma almeno future. Infatti, in una scuola del settore, con l’aumentare sensibile dei diplomandi, è ancor più importante rendersi conto del ruolo di psicopompo che ha l’insegnante. Il basic design nasce come disciplina proprio per dare ad ogni designer le stesse basi concettuali e progettuali.<br />
«Il Basic intreccia propedeutica, cioè la pratica dell’insegnamento di un saper fare) e la fondazione disciplinare (cioè il pensiero teorico e metodologico che le sta alla base).»<br />
Ma siamo sicuri che oggi, ventunesimo secolo, non ci sia bisogno di cambiare quel procedimento, aggiornandolo? Forse nei contenuti, nei fini, più che nel procedimento, oppure il contrario? Oppure è ancora valido e va continuata la strada aperta sin dai tempi del Bauhaus?</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="ldt3031.jpg" title="ldt3031.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/02/ldt3031.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> Horizontal - diagonal gradation of three selected colors, docente Friedrich Vordemberge-Gildewart, studente Eric Rossicci, anno accademico HfG Ulm 1960/61 (photo HfG Archive); <strong>dx</strong> Constructive toy system, docente Anthony Frøshaug, studente Rolf Müller, anno accademico HfG Ulm 1960/61 (photo HfG Archive)<br />
&#8211;<br />
Testo di apertura e riferimenti nell’intero articolo da, Giovanni Anceschi, in <em>L’ambiente dell’apprendimento. Web Design e processi cognitivi</em>, di G. Anceschi, M. Botta, M.A. Garito, McGraw-Hill, Italia, 2006.<br />
Findeli, Alain, <em>Rethinking design Education for the 21st Century: Theorethical, Methodological, and Ethical Discussion in</em> “Design Issues”, 17/1, Cambridge, 2001.<br />
&#8211;<br />
Laboratorio di Tensione<a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/10/15/%c2%ab-come-pensiamo-%c2%bb-ovvero-laboratorio-di-tensione-vol1-%e2%80%94-antefatto/"> pt 1</a> | <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/12/06/perche-combattere-l%e2%80%99immobilita-laboratorio-di-tensione-pt-2/">pt 2</a>  |  Links per la storia dell Basic Design <a target="_blank" href="http://www.newbasicdesign.it/bdintroduzione/">New Basic Design</a>
</p>
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		<title>Tecno, c’era una volta il Made in Italy…</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 10:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
	<category>m</category>
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&#8211;
Ecco un nuovo articolo frutto della collaborazione di cmyk con chi è interessato ad alzare il livello della discussione sul design, meglio se good, o semplicemente a raccontare una storia o un’esperienza che ritiene importante per il tema generale del progetto cmyk. Oggi ospitiamo una ricerca sulla storia della comunicazione aziendale di Tecno, storica azienda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="tecno05.jpg" title="tecno05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/tecno05.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>Ecco un nuovo articolo frutto della collaborazione di <strong>cmyk</strong> con chi è interessato ad alzare il livello della discussione sul design, meglio se <em>good</em>, o semplicemente a raccontare una storia o un’esperienza che ritiene importante per il tema generale del progetto <strong>cmyk</strong>. Oggi ospitiamo una ricerca sulla storia della comunicazione aziendale di <a target="_blank" href="http://www.tecnospa.com/IT/index.htm">Tecno</a>, storica azienda di forniture design, icona assieme a poche altre mosche bianche del made in Italy (sinceramente, parola ormai svuotata da decenni di malgoverno). <a target="_blank" href="http://www.facebook.com/profile.php?id=594925667">Alessandro Camaioni</a>, studente Bocconi (!), ha accettato di pubblicarla e noi, con grande piacere, gli diamo spazio.<br />
<a id="more-298"></a></p>
<p>cover. Il marchio Tecno e il disegno esecutivo in cui vengono evidenziati i rapporti matematici che determinano la composizione grafica.<br />
&#8211;<br />
Pubblichiamo un capitolo della ricerca, quello che ci sembrava interessante per il nostro percorso.</p>
<p><strong> 2.3. Il logo: da Roberto Mango alla comunicazione coordinata</strong><br />
A partire dalla X Triennale, dunque, si va definendo la fisionomia della nascente industria voluta dai fratelli Borsani, una realtà concepita come “progetto globale”.<br />
Osvaldo intuisce come sia indispensabile coordinare e coerentemente unificare i vari aspetti del lungo percorso che dall’idea porta alla produzione e alla commercializzazione di un prodotto. In straordinario anticipo sui tempi, comprende come l’immagine coordinata costituisca una sorta di garanzia aggiuntiva alla qualità di un prodotto. Nonostante la gran parte del catalogo Tecno, per lunghi anni, sia debitrice della sua inventiva progettuale, in qualche modo Osvaldo Borsani abdica alla propria individualità professionale in favore della promozione del marchio Tecno, affinché divenga e costituisca, esso stesso, sinonimo di qualità globale.</p>
<p>Il nome scelto è significativo, contrazione sintetica di tecnica, tecnologia, parole che esprimono completamente la vocazione della Tecno: costruire mobili all’avanguardia, dove le soluzioni offerte dai materiali tradizionali e da quelli recentemente scoperti e sperimentati vengano sfruttate secondo i criteri suggeriti di volta in volta dalla tecnologia più attuale.<br />
Se l’etimologia del nome, Tecno, è chiarissima, altrettanto chiara è la volontà di sintesi che conduce ad impostare la comunicazione grafica aziendale attorno ad una semplice “T”, lettera che offre molteplici rimandi ideali. Quasi un archetipo cosmico, questa “T” denuncia evidenti affinità con la croce e, parallelamente, suggerisce l’immagine strutturale del corpo umano.<br />
C’è in questa scelta una componente etica, che viene da quella sorta di “religione del lavoro”, caratteristica di molte realtà produttive che progettano per l’uomo in considerazione dei bisogni dell’uomo (G. Gramigna, F. Irace, Osvaldo Borsani. Leonardo de Luca Editori, 1992.). Ma la “T” della Tecno nasce dopo la Tecno stessa (1953). Il disegno risale, infatti, ad uno schizzo uscito di getto, “in piedi sullo scalone del palazzo di via Alemagna” (G. Gramigna, F. Irace, Osvaldo Borsani. Leonardo de Luca Editori, 1992.), nel 1954, dalla mano di <a target="_blank" href="http://www.ena.it/scheda_libro.php?xlibro=1032">Roberto Mango</a>, quando, in occasione della X Triennale, incontra <a target="_blank" href="http://www.designaddict.com/design_index/index.cfm/fuseaction/designer_show_one/designer_id/28/">Osvaldo Borsani</a> e inizia la propria collaborazione con la Tecno. Napoletano di nascita, trasferitosi in giovane età negli States, disegna già nel ’52 i suoi primi oggetti “eccellenti”, per affermarsi poi nel ’54 con la storica poltrona Conica.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="tecno02.jpg" id="image300" title="tecno02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/tecno02.jpg" /></p>
<p>Alcuni aspetti dell’immagine coordinata Tecno curata da Giulio Confalonieri.<br />
&#8211;<br />
Il periodo oltreoceano dell’architetto risulta fondamentale per la storia di Tecno; è a New York, infatti, che egli affianca artisti del calibro di Andy Warhol, Bruno Munari e Albe Steiner nella compilazione di varie copertine della rivista “Interiors”, affacciandosi quindi al mondo della grafica passando direttamente “per la porta principale”. Mango racconta che l’idea del logo piace subito, poiché esprime in modo chiaro lo spirito dell’azienda. Lettera assiale, simmetrica, la “T” è anche una costruzione, fatta di una base, di un sostegno e di una copertura. Si evita il rigore delle angolature ricorrendo alle curve, che meglio danno il senso di tecnica e dell’esattezza industriale mediata dalla liberà espressiva. Una grande curva unica e definita a compasso per esprimere l’idea di elementi uguali, ripetibili, precisi e tecnicamente perfetti ma al tempo stesso nuovi e liberi. Dei quattro archi di cerchio, due coprono e due sostengono. L’esile asse centrale, poi, rimanda a quel minimo strutturale espresso dal tondino di ferro standard, tipico del design anni cinquanta. Parlare della nascita del marchio Tecno costituisce lo spunto fondamentale per osservare l’azienda di Varedo sotto il profilo della “comunicazione”. Fin dalle primissime uscite sulle riviste specializzate, infatti, Tecno punta anzitutto sul marchio.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="tecno04.jpg" title="tecno04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/tecno04.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> la pagina pubblicitaria con la presentazione del giornalista Orio Vergani. <strong>dx</strong> La poltrona P40 progettata da Osvaldo Borsani.</p>
<p>&#8211;<br />
Coerentemente, anche in anni in cui si assiste ad una sorta di mondana divinizzazione del nome del designer, della firma, Borsani continua a ricordare al pubblico che la qualità degli arredi Tecno è dovuta all’interagire di fattori che solo una grande organizzazione produttiva può garantire. La comunicazione è vista dall’architetto come lo strumento più adatto per essere l’interprete fedele dei contenuti tecnologici e culturali del messaggio stesso. Borsani è, all’epoca, fra i pochi (anche se probabilmente ha come modello di riferimento l’impostazione di immagine da tempo impiegata alla Olivetti con la significativa partecipazione di Marcello Nizzoli) a comprendere come una strategia che investa tutti i settori interessati alla comunicazione aziendale sia una condizione indispensabile per la diffusione e l’affermazione del prodotto e dell’immagine, tanto sul mercato che presso il pubblico. “Strategia globale” (termine sconosciuto ai tempi per quanto riguarda il settore del furniture design) significa coordinare secondo una logica d’immagine coerente tutte quelle componenti che a qualunque titolo incontrano pubblico e operatori. Se Olivetti rappresenta, sotto questa luce, il modello di riferimento principale per molte altre imprese italiane, non si può negare che Tecno tragga ispirazione anche da un’altra “grande” del design a livello mondiale, nonché diretto competitor dell’azienda lombarda: <a target="_blank" href="http://www.hermanmiller.com/">Herman Miller</a>. L’americana, infatti, offrirà, negli anni, spunti importanti a Borsani: la scelta di “internalizzare la grafica” (Herman Miller ha da sempre posseduto un Graphic Center interno, diretto per ben 37 anni dal rinomato grafico statunitense Steve Frykholm, e decorato con numerosissimi riconoscimenti), l’attenzione all’innovazione, all’immagine e alla forza del marchio; non sembra un caso, infine, neppure l’uso del rosso quale colore sociale per Tecno.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="tecno01.jpg" id="image299" title="tecno01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/tecno01.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> Presentazione sul numero 1 della rivista “Stile industria” del progetto di Albe Steiner per il trofeo del premio Compasso d’Oro (1954) e, <strong>dx</strong> una delle prime pagine pubblicitarie Tecno apparsa nel 1955 sulla rivista Domus.<br />
&#8211;<br />
E’ possibile individuare tre periodi nel processo di costruzione dell’immagine aziendale, dalla nascita agli anni ’90, periodo cui seguirà una profonda crisi aziendale ed i tentativi odierni (di cui si parlerà più avanti) di ricostruire forza e identità aziendale. C’è una prima fase di ricerca (fino agli anni ’70) in cui Borsani, avvalendosi della collaborazione di qualificati professionisti (Ciuti; lo studio Unimark con Bob Noorda e Salvatore Gregorietti), sperimenta soluzioni d’immagine che trovano poi nel decennio 1970/80, con la consulenza di Giulio Confalonieri, la dimensione ideale. Si tratta della seconda e importantissima fase, in cui Borsani definisce con gli strumenti più adeguati la proiezione esterna dell’ “idea Tecno”. Conquistata questa immagine definitiva (ma al tempo stesso dinamica), Tecno è matura per proseguire su una strada tracciata con chiarezza, e punta quindi sull’organizzazione interna, aggiungendo nuovi capitoli al processo di consolidamento dell’azienda e della sua immagine. E’ il neonato Centro Progetti Tecno (guidato da Marco Fantoni e Valeria Borsani) a gestire, dagli ’80 in poi, oltre che Marketing e R&#038;S, la comunicazione dell’azienda, rappresentando una sorta di motore propulsivo dell’attività ideativa Tecno. Una tale impostazione è condivisa al tempo da pochi altri, rari, casi: la già citata Olivetti, Fiat, La Rinascente e la milanese Motta, per citare alcuni esempi.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="tecno06.jpg" title="tecno06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/tecno06.jpg" /></p>
<p>Alcune immagini dei primi cataloghi Tecno che risalgono alla seconda metà degli anni Cinquanta. Si tratta di uno dei primissimi esempi di pubblicità istituzionalizzata, in cui cioè si pone l’accento sul marchio.<br />
&#8211;<br />
Il primo slogan che accompagna le pagine pubblicitarie comparse su “Domus” all’indomani della X Triennale, sintetizza il senso di quella che sarà la vocazione aziendale: “Tecno un’organizzazione italiana che realizza attraverso una produzione di serie di qualità modelli creati dai più noti architetti e artisti”. Interessante è qui notare come la frase riassuma il concetto che Borsani ritiene indispensabile trasmettere, e cioè l’idea di un’organizzazione produttiva impegnata a diffondere modelli dove la scelta della serie è sinonimo di qualità (non a caso le due parole compaiono appaiate); in un momento in cui il pubblico che si rivolge al settore dell’arredo diffida ancora del concetto di serie e rimane ancorato all’idea di unicità legata alla produzione artigianale, sottolineare il fatto che solo dalla serie può nascere una produzione tecnologicamente avanzata e culturalmente valida, appare scelta coraggiosa e anticipatrice, ma non del tutto estranea al clima dell’epoca. Il dibattito sul ruolo della pubblicità e del good design è negli anni ’50 molto acceso, e sono in molti (da Max Bill a Olivetti, da Eco a Dorfles) a proporre, in modi diversi, l’aspirazione non solo a mantenere, attraverso lo stile aziendale, una linea di gusto omogenea, ma anche a diffondere, quasi aristocraticamente, i concetti di qualità ed eccellenza; a risolvere il problema del “divorzio tra arte e pubblico”; a inserire un’estetica d’avanguardia nei canali di diffusione di massa attraverso il design, la grafica, l’advertising e tutte le manifestazioni dell’immagine aziendale (C. Vinti, Gli anni dello stile industriale, 1948-1965. Marsilio Editori, 2007).<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="tecno07.jpg" id="image305" title="tecno07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/tecno07.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
C’è un altro aspetto, poi, che fin dall’inizio caratterizza le campagne pubblicitarie della Tecno, e cioè il fatto di puntare da subito soprattutto su una pubblicità istituzionale e quindi sull’affermazione del marchio unita alla conoscenza e all’affermazione del prodotto. Questo tipo di messaggio pubblicitario, ovviamente attraverso le variazioni del linguaggio grafico di volta in volta impiegato dai professionisti chiamati ad interpretarlo, è rimasto costantemente coerente per decenni, costituendo un notevole elemento per il riconoscimento immediato del messaggio stesso da parte del pubblico. Non sono mai enfatizzati i nomi degli architetti o del singolo designer (dalla fine degli anni ’60, con la seduta Modus, i prodotti avranno, coraggiosamente, come unica paternità l’Ufficio Tecnico – Centro Progetti Tecno), che pure, si afferma, garantiscono con la loro collaborazione la qualità della produzione Tecno, ma per qualificare la proposta aziendale si punta tutto sulla piccola “T rossa” che si ritrova su ogni singolo pezzo che esce dallo stabilimento di Varedo e che campeggia nei punti vendita di mezzo mondo. Le testate che Borsani sceglie per diffondere il proprio messaggio sono “Domus”, “Stile Industria” e “La Rivista dell’Arredamento”: quelle che possono raggiungere un pubblico più qualificato.<br />
Il messaggio è chiaro, l’impostazione della pagina razionale, l’uso del colore sobrio. Molto spesso è la sola T rossa a spiccare nel contesto di un misurato bianco e nero dove risalta l’immagine del pezzo scelto (raramente si presentano gli arredi ambientati); altre volte si ricorre all’elegante collaborazione di scrittori (basti ricordare il giornalista Orio Vergani, che nel 1957 descrive, su Domus, la P40 come “La culla delle buone idee”). In ogni caso, nessuna concessione al decoro gratuito e grande coerenza d’impianto.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="tecno03.jpg" title="tecno03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/tecno03.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> il primo numero della rivista Stile Industria (1954), in cui il direttore Alberto Rosselli esprime già i concetti base della filosofia progettuale di Osvaldo Borsani.<strong> dx</strong> la copertina che nel 1955 “Domus” dedica alla Tecno.<br />
&#8211;<br />
L’incontro con Confalonieri è determinante. Il lavoro da lui impostato punta decisamente a dare il massimo rilievo in primo luogo al marchio, poi al logotipo, che vengono abilmente impiegati in composizioni grafiche. Il marchio Tecno compare sempre in proporzioni adeguate sulle pagine pubblicitarie, sui cataloghi, sui prodotti, sui mezzi di trasporto aziendale ed esposto chiaramente nei punti vendita. Esso si conferma quale strumento visivo principale e “medium espressivo” dell’azienda, dietro il quale il pubblico possa riconoscere con immediatezza la filosofia imprenditoriale che sottende, identificando in tal modo il messaggio con il contenuto.<br />
La T di tecno, che si rivela strumento visuale particolarmente duttile, può essere, infatti, replicata, moltiplicata e ingrandita a tutta pagina, e conserva inalterata la propria carica comunicativa: Confalonieri nei dieci anni in cui collabora con Borsani per quanto riguarda la comunicazione, traduce con chiarezza questo concetto di fondo e consegna all’azienda un’immagine precisa e funzionale che negli anni seguenti sarà portata avanti con coerenza d’impostazione e qualità dei risultati dal Centro Progetti Tecno, quando sarà ad esso affidata anche la cura della grafica aziendale. Da ricordare nuovamente, in conclusione, lo stretto legame tra Tecno e l’arte (che assurge negli anni a importante strumento di public e human relations). Sono numerose le mostre organizzate negli showroom aziendali con la collaborazione di eminenti personaggi della cultura estetica e industriale dell’epoca come Sinisgalli e Mulas; si ricordano le edizioni di multipli commissionati da Tecno a importanti scultori (i.e. Arnaldo Pomodoro) e distribuiti in omaggio a un selezionato pubblico; vanno citati, da ultimo, i volumi pubblicati da Tecno (Edizioni Tecno), dedicati all’opera di alcuni tra i più significativi protagonisti dell’architettura contemporanea, ed aventi l’obiettivo di promuovere la ricerca nel campo dell’architettura e del design.
</p>
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		<title>M come Munari — continua</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 12:09:19 +0000</pubDate>
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Continua il report della mostra di Bruno Munari, già iniziato nel post precedente. Annuncio, per chi è interessato a seguirlo, che ci sarà ancora una terza ed ultima puntata che completa la trilogia.

[…]  Nel frattempo il percorso di mostra propone un taglio sincronico sulla sua produzione pittorica. Partendo dal Concretismo e il Neoplasticismo delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="munari04b.jpg" id="image297" alt="munari04b.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/munari04b.jpg" /><br />
&#8211;<br />
Continua il report della mostra di Bruno Munari, già iniziato nel post <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/12/22/m-come-munari/">precedente</a>. Annuncio, per chi è interessato a seguirlo, che ci sarà ancora una terza ed ultima puntata che completa la trilogia.<br />
<a id="more-293"></a><br />
[…]  Nel frattempo il percorso di mostra propone un taglio sincronico sulla sua produzione pittorica. Partendo dal Concretismo e il Neoplasticismo delle origini arriva all’Arte Programmata, come se l’analisi dell’esistenza e dell’essenza della forma si fosse spostato alla ricerca di risposte su come vive, come si sviluppa, cosa genera. La sperimentazione porta a “superare il limite”, a viverci a cavallo, in bilico, come ad aspettare il momento propizio per passarlo definitivamente. Questo limite è dato da tanti aspetti, soprattutto esterni, che delimitano e impongono forme e funzioni, ruoli e comportamenti. Viveva il suo compito, o meglio, il compito di una figura come la sua, come l’analisi di questi limiti e di queste imposizioni e si chiedeva costantemente come era possibile superarli, elaborandoli in nome di qualcosa di necessario, forse una forma di armonia superiore, modificando sia l’oggetto o l’opera sia le condizioni esterne. Sapeva che quello che faceva intaccava la quotidianità di ognuno di noi e, a differenza di altri che utilizzavano questa forma di potere per imporre il proprio gusto, ha fatto in modo di progettare in maniera sostenibile e non invasiva. “Nelle idee e nelle cose si celano più possibilità di quante non ne abbiano attribuito loro la consuetudine o l’abitudine al loro uso, persino di quanto non ne abbiano pensate i loro inventori, quando ci sono. Ecco allora che chiedersi se uno strumento progettato per riprodurre copie tutte uguali possa di fatto diventare creatore di pezzi unici, come nelle “xerocopie originali” (dal 1964), oppure se la forma-libro mantenga la sua riconoscibilità anche in assenza di parole o di materiali tradizionali (come nei “libri illeggibili”), o ancora fino a che punto un triangolo rimanga tale, benché sottoposto a tensioni (come nella struttura geodetica delle foglie carnose del fico d’India), accresce le potenzialità dei progetti e degli oggetti, e soprattutto arricchisce la capacità conoscitiva dei soggetti.”</p>
<p>Questa necessità si rivedere l’impianto generale della relazione tra cose e persone arriva presto a rivoluzionare il concetto stesso di casa. “Bruno Munari ci vuole attenti e sensibili”, vuole che viviamo in prima persona, che modifichiamo ciò che ci circonda in maniera attiva, non vuole che accettiamo pedissequamente. Ci vuol far partecipi di regole di vita, sistemi di condivisione e coabitazione. A partire dalla nostra casa. “Entrare a “casa Munari” vuol dire attraversare porte dopo essersi annunciati in un altro modo, e così alimentati, poter vedere ovunque segni di un’arte che può cambiare, realmente o percettivamente, mai richiusa su se stessa. E ritrovarsi in case per tutti, intelligenti e pratiche, economiche e funzionali, accoglienti e mai lussuose, come era la sua abitazione di via Vittoria Colonna a Milano, luogo di evidente e palpabile magia, di bellezza da gesti discreti. Munari vuol dire abitare anche a misura di bambino, predisponendo luoghi ad hoc come spazi autonomi dei piccoli nelle case dei grandi, rifugi intorno ai loro corpi costruiti con materiali e tecnologie differenti, dai metalli ai tessuti.” Ed è così che, con il sogno modernista riflesso sulle pupille, che il designer pensa alla casa dell’uomo. A come ottimizzare gli spazi, ridefinirli, ridisegnarli. Gli spazi si recuperano: i moduli recuperano gli spazi «morti» che si creano in casa tra i mobili, i muri, i disimpegni. Assieme a Lorenzo Forges Davanzati e Piero Ranzani individua la struttura minima, identificata in 50 metri quadrati e ne recupera 12 solitamente inutilizzati. La casa non è più un luogo da vivere a più livelli, bensì un unico strato che unisce, pieno di luce e libero da ingombri. Un continuum che ragiona sugli sprechi e restituisce aria e spazio. Figlio di una analisi quasi inedita sulla casa occidentale in relazione con quella orientale, costringe lo spettatore ad ammettere che alla mancanza di «calore aggiunto» fa guadagnare in spazi vivibile, in «opportunità sociali», dal ricevimento di amici alla crescita di figli. Inoltre, non credo che a Munari piacesse produrre e vendere oggetti finiti, senza offrire l’occasione di aggiungere la propria personalità. A maggior ragione in casa, offre una possibilità di «riscatto», permettendo, o meglio, obbligando a viverla in prima persona, senza imporre la propria personalità, ma mettendola al servizio del progetto.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="munari02b.jpg" alt="munari02b.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/munari02b.jpg" /></p>
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<p>Vi è forse un pizzico dell’esperienza avanguardista di riciclare e assemblare, in aggiunta allo spirito critico del designer, che ha come fine l’utilizzo sociale, il circolo e la diffusione dell’idea. Questa influenza, soprattutto dadaista ritornerà addirittura nel 1991, con Davide Mosconi, quando fa «esplodere» il “biglietto da visita” di un individuo, manifestando la sua passione e/o professione direttamente sulla porta di casa. Ed è così che un marmista avrà appeso un foglio di marmo che risuonerà come un gong quando dall’esterno si azionerà un peso che batte sull’esterno della porta. È, se vogliamo, un esercizio di stile, forse anche un barocchismo, sicuramente è una sottolineatura di un concetto che attraverserà l’intera esistenza di Munari: l’uomo è e si deve manifestare per quello che è. Ma il pezzo principe della produzione di interni è e rimarrà l’abitacolo del 1971, prodotto da Roberts. Paradossalmente è una “palestra” che permette al bambino di imparare ad organizzare un suo “topos”, un “gabbia” per bambini – che io vorrei farei produrre nuovamente domani mattina come postazione lavorativa in un loft, per esempio — che può essere personalizzata in maniera quasi infinita; è una struttura neutra, senza imposizioni di gusto, che, però si accende al primo oggetto che viene inserito, agganciato, appoggiato, legato. Il successo culturale di un’idea del genere, a mio avviso, passa anche attraverso il nome. «Abitacolo» è qualcosa che si associa ad una auotomobile, alla cabina di guida di un aereo o un treno. È ancora più spudoratamente figlia di una concezione pura ma, già per quei tempi, “romantica” e democratica del design, che è quella modernista. Da quel momento in poi chi aveva il potere di assegnare la propria firma, divulgare il proprio interesse ed imporre le proprie idee, ha avuto carta bianca.</p>
<p>Quindi la produzione di Munari si sposterà in ambito con meno competizione e sotto un certo punto di vista, meno arroganti. Da quel momento in poi non sarà più un designer, per il «colto» mondo dei critici, ma un artista, o al massimo, un insegnante. Infatti, mentre quel mondo sarà impegnato a far emergere il nome e la firma del designer, Munari considerava fondamentale e doveroso assegnare un “Compasso d’oro ad ignoti”. Un premio, ad honoris causa, perché non si sa di chi sia la paternità. Alberto Bassi ci ha provato— nel suo recente volume sul <a target="_blank" href="http://www.style.it/cont/photogallery/0703/0508/.asp">design anonimo</a>, citando le esperienze di due “recuperanti di idee” come Achille Castiglioni e Munari stesso — e non ha potuto che constatare, per buona parte degli oggetti, l’impossibilità di recuperare informazioni affidabili oppure la declinazione da una tradizione persa nella notte dei tempi. Parafrasando <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_Kubler">Kubler</a>, questo premio ad ignoti riconosce “classi formali” che non finiscono mai, oggetti la cui fine viene decretata, eventualmente, dal disuso e/o la dismissione programmata o coll’avvento di un grande cambiamento sociale, come ad esempio la sega da falegname, rimasta immutata per secoli, viene sostituita da una analoga (quindil’essenza del funzionamento non muta, la forma cambia per accogliere ad esempio gli alloggiamenti del motore elettrico).</p>
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<p><img title="munari03b.jpg" alt="munari03b.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/munari03b.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Per Munari è molto semplice: sa benissimo che quello è il fine di quel mestiere. Il progetto è innescato da problemi di diversa natura e la soluzione più è semplice e funzionale più si avvicina alle persone che ne decretano la vittoria utilizzandoli per generazioni. Per esempio, il sacchetto di plastica — la cui introduzione è il più grande cambiamento del xx secolo — non ha necessità di mutare la sua forma, può avere solo ed esclusivamente bisogno di aggiornare la sua composizione, il suo materiale. Infatti il sacchetto di plastica è già una derivazione di una forma generale dallo stesso utilizzo, soltanto che deriva elementi formali dal processo produttivo della plastica stessa. Ad esempio, oggi, il sacchetto può mutare nella composizione se l’impasto col quale si crea il materiale si utilizzano elementi biologici invece che chimici. Ma la forma può non cambiare e il sacchetto rimane lo stesso. Munari sa che &#8220;semplificare è più difficile” e si può considerare come caposaldo della sua opera, per “progetti per la nostra quotidianità, una vita di tutti i giorni dove gli oggetti non inquinano semanticamente, distillati dal “togliere, togliere, togliere”, calibrati da intelligenza ed economia, e anche per questo fuori dal tempo”. Un esempio di come in ogni ambito della quotidianità si possa applicare questa mentalità propositiva ed evoluzionista. Inoltre ci teneva a far sapere che non era interessato ad assecondare le mode perché, diceva, “niente passa tanto di moda / come la moda”. Seguendo queste indicazioni, nel 1953 crea la scimmietta Zizi e nel 1964, progetta la lampada di maglia falkland. Dal catalogo della mostra, per la prima: “Per qualcuno la prima scultura interattiva, per altri un gioco che risponde alle sollecitazioni del bambino, per altri ancora la dimostrazione di come qualunque materiale (in questo caso la gommapiuma) possa essere utilizzato in modo spiazzante rispetto alle consuetudini (di poltrone e divani)” e per la seconda “Semplicità visiva, efficienza, minimo ingombro di stoccaggio e massima resa formale: è il risultato della commistione di oggetti lontanissimi tra loro come le nasse da pesca, le calze da donna e le lampade di carta orientali.”</p>
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<p><img title="munari01b.jpg" alt="munari01b.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2008/01/munari01b.jpg" /></p>
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<p><a target="_blank" href="http://design.lab.free.fr/blog/index.php?2006/10/02/172-bruno-munari">link</a> interessante.
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		<title>M come Munari</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 11:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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&#8211;
È quasi finito il 2007. Anno di centenari importanti, come ad esempio la nascita di Bruno Munari. Di norma questo “compianto” sarebbe da farsi ad inizio anno o in prossimità della data esatta, ma ci sembrava scontato. E soprattutto ci sembrava funebre. Questa riflessione, infatti, più che essere un tributo (che, visto il personaggio, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="munari01.jpg" id="image287" title="munari01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/munari01.jpg" /></p>
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<p>È quasi finito il 2007. Anno di centenari importanti, come ad esempio la nascita di Bruno Munari. Di norma questo “compianto” sarebbe da farsi ad inizio anno o in prossimità della data esatta, ma ci sembrava scontato. E soprattutto ci sembrava funebre. Questa riflessione, infatti, più che essere un tributo (che, visto il personaggio, non si dovrebbe fare soltanto in queste occasioni) preferiamo sia “solo” un approfondimento, come da filosofia di questo blog. Abbiamo deciso di spiegare, secondo il nostro punto di vista – e le emozioni provate — la <a target="_blank" href="http://www.mostrabrunomunari.it/">mostra</a> aperta alla Rotonda della Besana, a Milano. Anche le immagini, di conseguenza, sono state scaricate dal press kit della stessa.</p>
<p><a id="more-286"></a></p>
<p><strong>Bruno Munari, rotonda della Besana, 25 ottobre 2007, 10 febbraio 2008</strong></p>
<p>Domenica mattina, ci alziamo con calma, la settimana è stata dura. Ma c’è un fine preciso per quella trasferta meneghina, la mostra del centenario della nascita di Bruno Munari. Un milanese, il più eclettico di quella scena così troppo spesso accostata a visioni di sterile materialismo e produttivismo. Un milanese al quale, secondo i bene informati, si rischiava non fosse celebrato il meritato tributo, colpa a quanto pare delle meglio retribuite sculture grasse di Botero e mostre di stilisti. Fortunatamente non è stato così ed anche la sede scelta per l’evento è risultata una piacevole scoperta e, per il futuro, una risorsa sotto molti punti di vista. La mostra si tiene, infatti, alla Rotonda di via Besana, meglio nota come Rotonda della Besana, zona piazza 5 giornate, più comodi di così si muore. A parte le ragioni di comodità, il luogo è veramente unico, e non mi è ancora chiaro (bugiardo) perché non venga sfruttato adeguatamente. Si tratta infatti di una struttura a croce greca, forma che permette la concentrazione degli spazi, una sorta di «democratizzazione», dove attorno ad un centro al quale si accede da ogni lato si aprono spazi senza soluzione di continuità e, soprattutto con lo stesso livello di importanza, senza una gerarchia precisa, ognuno «fondamentale» allo stesso modo. Il percorso della mostra, infatti, dimostra apertamente l’influenza della struttura ospitante. I curatori hanno scelto infatti di far ruotare attorno alla grande campata sotto la cupola centrale, le 9 sezioni della mostra. Il culmine di essa, appunto si trova al centro con i laboratori didattici per bambini che li permettono di rivivere le stesse emozioni ed esperienze fatte da centinaia di bambini che hanno avuto la fortuna di seguire i suoi laboratori quando era in vita. Sbaglio, forse a chiamarlo «culmine della mostra», perché, ovviamente il suo utilizzo o meno sarà ovviamente influenzato da molte varianti, tipo il tempo che i genitori hanno da destinare oppure, semplicemente, noi, non essendo bambini non potevano partecipare. Mannaggia. Vabbé, mi consolo rivivendo la mia infanzia nell’inverosimile e spassoso caos che le creature emettevano maneggiando la creta.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="munari02.jpg" id="image288" title="munari02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/munari02.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>E mi verrebbe da dire di più, ma in quell’ambiente così puro da sembrare, agli occhi di oggi, irreale, ti aumenta la voglia, ormai annichilita da una modernità ossessivo-compulsiva, di diventare padre. È il potere della creazione che esplode dalle opere e dalle idee di un omino così semplice, così buffo. È il potere dell’idea che esonda, che copre con veemenza le sterili praterie dell’apparenza e del consumismo. Come può una scultura di carta, da piegare in valigia ed aprire ed appoggiare sul comodino di una anonima, vuota stanza d’albergo confrontarsi con una appariscente, costosa, inquinante, lussuosa, ostentante automobile di lusso? Sono entrambi frutto di una scelta. Ma quali sono le domande che ci si pone per poi poter giungere a soluzioni tanto diverse? E non si può neppure dire che Munari fosse stato un’icona del design iper-funzionale tipo Dieter Rams o Tomàs Maldonado! Anzi, le sue scelte, spesso erano frutto di sperimentazioni «futili», o meglio «inutili», perché in esse riconosceva le radici della creazione. Le «<em>Macchine Inutili</em>» servivano apposta a questo fine. Sculture di chiaro impianto concretista, nella ricerca delle forme e dei colori in quanto esistenti; con influenze dadaiste per la propensione all’inutilità e la conseguente interrogazione sulla necessità stessa della sua — dell’oggetto – esistenza.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="munari031.jpg" id="image290" title="munari031.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/munari031.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Questo è un piccolo antipasto, per presentare il suo lavoro e, soprattutto, l’apporto teorico alla disciplina. Il design è una attività strana, sempre difficile da definire, da inquadrare; non si è mai tanto sicuri se è destinata a risolvere i problemi o crearne di nuovi mascherati da nuove, incredibili soluzioni. Bruno Munari è stato in grado di scrutare l’iperuranio delle necessità umane. Ha fatto una scaletta, ha sicuramente deciso di far emergere una visione relativistica del problema, non è privo di personalismi, questo approccio al design. Non è freddo e calcolatore, ma neppure caldo e umorale. Forse è una via di mezzo, forse è <em>caldo &#038; calcolatore</em>, di certo non freddo &#038; umorale. È figlio del proprio tempo, come tutti i grandi, di ogni mondo e genere, capace di percepire i cambiamenti e proporre le sue soluzioni. Ed è appunto qui che si scinde la figura del designer qualsiasi e quella del genio (parola alla quale non credo, che qui ha un ruolo puramente figurale). Riesce ad «imporre» la sua visione come un procedimento universale, appunto perché il suo apporto è il procedimento non la finalizzazione. E tuttociò, ci tengo a sottolineare, deve essere sempre fatto coesistere con il suo mondo. Un mondo fatto di piccole cose, di <em>object trouveé</em>, di oggetti grafici, problemi semplici e/o quotidiani, design anonimo. Un mondo fatto di leggerezza, sostenibilità; beninteso, non siamo di fronte alla star del design, ma ad un omino piccolo piccolo, che vestiva in maniera normale, forse un po’ all’antica, senza fronzoli artistici e eccentricità d’ogni sorte. Cosa che mi fa pensare che, per l’appunto, nessuno delle grandi icone del design del xx secolo — tipo Max Bill, Walter Gropius o Achille Castiglioni e Charles Eames — si presentava come un «dandy»; evidentemente hanno preferito lasciare certi barocchismi ad altri ambiti «culturali».</p>
<p>&#8211;</p>
<p>[Questo articolo è “spezzato” in più post per seguirne il senso — se si riesce a trovare, eh eh — in modo migliore. In questo post inserisco le prime sezioni della mostra, che continueranno in seguito]<br />
&#8211;</p>
<p><strong>La mostra</strong>, giustamente secondo me, esplora l’attività di Munari, sia attraverso un semplice percorso temporale che suddividendolo in 9 sezioni: 9 aule che affrontano ognuna i diversi temi che si mescolano frequentemente per via della natura stessa del suo lavoro, che riesce a stabilire collegamenti all’interno del percorso anche a distanza di decenni. Dal catalogo della mostra: “Inizia infatti dalla fine degli anni Venti e tutti gli anni Trenta che vengono presentati come un prologo alla sua attività futura. Coinvolto dal Futurismo, rielabora le tecniche e all’immaginario surrealista nei suoi disegni e nei suoi collage e spazia senza soluzione di continuità tra le discipline e i linguaggi senza stabilire graduatorie di valore, ma solo distinzioni di funzione, tra arte, arti applicate, grafica pubblicitaria, arredamento. È questa la scelta operativa di stare “tra” i linguaggi, cercando di comprenderne i meccanismi di funzionamento e di comunicazione, che Munari coltiverà per tutta la vita, e che costituirà una sua anticipatrice concreta peculiarità rispetto alle quasi contemporanee teorie sulla sintesi delle arti. Questa libertà gli consentirà di ideare, nel solco della “tradizione del nuovo”, la “<em>Macchina aerea</em>” del 1930, il ciclo delle “<em>macchine inutili</em>” (1934) e le “<em>tavole tattili</em>”.”</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="munari04.jpg" id="image291" title="munari04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/munari04.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
La prima sezione indaga le opere più giovani, sia per lo spirito avanguardista che il periodo storico. Si tratta di opere legate al periodo futurista tardo, già commistionato con la pittura surrealista, sia italiana che estera. Libera infatti un’immaginazione fervida, che lo portano subito a staccarsi dalla superficie bidimensionale e cercare risposte oltre i limiti convenzionali, ma, si capirà, questa è la storia di un periodo che ha dato molto alla storia delle arti. Analizza la vita di figure artificiali nello spazio, come esse si comportano, a che cosa servono, che sensazioni suscitano; non abbandonerà mai l’approccio sperimentale che lo pervade: ogni cosa, anche la più semplice, la più insignificante è portatrice di tesori che solo lei custodisce e questo è oro puro per la ricerca. Forse sarebbe opportuno cercare di più in questa direzione. Capire perché per i più grandi designer, e non solo, della storia, la grandezza stia nell’impercettibile, la maestosità nella leggerezza, la perfezione nella semplicità. Ed allora a Bruno Munari non interessa la finalizzazione ma lo sviluppo perpetuo, la vita di un oggetto, di un’opera. Così indaga la quarta dimensione perché crede che l’opera abbia un continuo divenire ed il suo significato sia mutevole. “<em>Il progetto è una sorta di “crescita” senza soluzione di continuità tra le dimensioni, e in cui l’aspetto temporale è ben presente nella modifica quasi organica del progetto, e il modulo geometrico – icona della Modernità – nel metodo ideativo di Munari si trasforma in qualcosa di più complesso, più mutevole e più adattabile alle variabili della realtà naturale</em>”.<br />
Durante la visita della prima sezione abbiamo scoperto che tutto il percorso guidato dalle audio-guide è «tenuto» dallo stesso artista. Sono state infatti prese, ritagliate e ricostruite alcune delle sue numerose registrazioni e «posizionate» lungo il percorso, a costituire molto di più di un corredo, bensì la spiegazione - alla sua maniera - dell’artista stesso. Spiegazioni che non sono mai pompose declamazioni della genialità, monumentali analisi scientifico-linguistiche di critici che hanno voluto scovare oltre alle reali intenzioni. Sono chiacchierate simpatiche, cordiali, spesso corredate da un risata che svela l’inadeguatezza del soggetto al ruolo di “star”. Ruolo — apro una parentesi — del quale se ne farebbe sicuramente a meno e bisognerebbe educare chi crea queste figure improprie, spiegargli che il designer e la star, l’autore non hanno ragione di essere appaiati, creano solo imbarazzi ed incomprensioni con la gente comune, con la committenza che non capisce perché in confusione.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="munari05.jpg" id="image292" title="munari05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/munari05.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Bruno Munari non era così, infatti si è “rifugiato” nella «poesia», nella cultura, nelle filosofie orientali, nei sogni dei bambini. Sempre dal catalogo: “<em>Munari applica questo processo a tutti i suoi progetti, sia di design che di arte, sin dall’inizio della sua attività e, benché attuata in modo più pragmatico che astratto, in questa azione si può riconoscere una notevole vicinanza con la recente teoria dei frattali, che ha concettualmente rivoluzionato l’idea tradizionale di misura e di limite</em>”. Questo metodo si concretizza in una forma funzionale, che per Munari è estetica e maieutica. “<em>Percepire comprendendo la realtà, o comprendere la realtà percependola è lo scopo principale della sua azione estetica.</em>” L’artista si comporta come una levatrice, aiutando gli altri — o se stesso — a “partorire” la verità, per capirci: “<em>tale metodo, consisteva nell&#8217;esercizio del dialogo, ossia in domande e risposte tali da spingere l&#8217;interlocutore a ricercare dentro di sé la verità, determinandola in maniera il più possibile autonoma</em>”. E la ricerca di una forma qualsiasi di risposta si attua nell’intercambiabilità del ruolo del designer, visto come persona inserita in un mondo complesso e variegato, che doma più linguaggi e codici contemporaneamente e “<em>sfugge alle catalogazioni</em>”. Annullando sistematicamente, concretamente la sua “vanità” riesce a sistematizzare, standardizzare la soggettività. Raramente era accaduto prima. Così anche nelle opere artistiche emerge l’uomo Bruno Munari contemporaneamente ad una problematica universale, senza distinzioni programmate a priori. È l’approccio che farà grande il design italiano: soluzioni universali e forme universali, la nascita di un modo anziché una moda senza la rinuncia alla diversificazione. Una soluzione, non la soluzione. Ci torneremo quando arriveremo alla sezione del “<em>Compasso d’Oro ad Ignoti</em>”.</p>
<p>&#8211;
</p>
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		<title>Consigli per gli acquisti a.k.a Buone Feste !</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/12/22/consigli-per-gli-acquisti-aka-buone-feste/</link>
		<comments>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/12/22/consigli-per-gli-acquisti-aka-buone-feste/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 10:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Siamo finalmente al capolinea del 2007, e ci pareva bello festeggiare il primo Natale di cmykmade segnalando un divertente oggetto da far trovare sotto l’albero a chi v’aggrada. Dal messaggio di accompagnamento dell’oggetto leggiamo: “Working on your PC can sometimes be a lonely experience. Well not anymore, because now you can get yourself a new [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="tengu.jpg" title="tengu.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/tengu.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Siamo finalmente al capolinea del 2007, e ci pareva bello festeggiare il primo Natale di <strong>cmykmade</strong> segnalando un divertente oggetto da far trovare sotto l’albero a chi v’aggrada. Dal messaggio di accompagnamento dell’oggetto leggiamo: “<em>Working on your PC can sometimes be a lonely experience. Well not anymore, because now you can get yourself a new companion in the form of Tengu</em>”. L’avevamo già incontrato presso <a target="_blank" href="http://www.designersblock.org.uk/">DesignersBlock</a> al Salone del Mobile ed ora si può comprare anche in Europa o in internet, <a target="_blank" href="http://www.tengutengutengu.com/">qui</a>. È un oggettino USB che si allaccia al vostro computer e “interpreta” la vostra musica. Buon divertimento e Buone Feste!
</p>
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		<title>Perché combattere l’immobilità (Laboratorio di Tensione pt 2)</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 15:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
	<category>combo</category>
	<category>project&#038;philosophy</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Il secondo passo della ricerca sulla Tensione (qui il primo) è legato alle motivazioni dell’esistenza stessa di una ricerca su questo tema. Credo infatti che siamo arrivati ad un momento in cui la comunicazione (ed il design in generale) è arrivato al «picco». La sua espressione, diffusione e applicazione ha raggiunto la diffusione massima, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="ldt2019.jpg" title="ldt2019.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/ldt2019.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Il secondo passo della ricerca sulla <a target="_blank" href="http://etimo.it/?term=tensione&#038;find=Cerca">Tensione</a> (qui il <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/10/15/%c2%ab-come-pensiamo-%c2%bb-ovvero-laboratorio-di-tensione-vol1-%e2%80%94-antefatto/">primo</a>) è legato alle motivazioni dell’esistenza stessa di una ricerca su questo tema. Credo infatti che siamo arrivati ad un momento in cui la comunicazione (ed il design in generale) è arrivato al «picco». La sua espressione, diffusione e applicazione ha raggiunto la diffusione massima, non si può più espandere e quindi è ferma. Perché si è fermata? Si sono bloccati dei meccanismi o la conseguenza dell’attivazione di altri «martinetti» l’ha bloccata? Cerco di capire questi motivi, ma i risultati, per quanto scontati e prevedibili, necessitano di una analisi.</p>
<p><a id="more-277"></a></p>
<p><img alt="ldt2022.jpg" title="ldt2022.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/ldt2022.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Perché il design, e a maggior ragione quello della comunicazione, è coinvolto in questa «stasi»? Cercherò di spiegarmi, dando una versione «personalizzata» del design, frutto di studi universitari, ricerche e personali esperienza nel campo.<br />
Il Design, ne sono convinto, non deve mai proporre soluzioni con finalità diverse da quelle richieste dalle analisi (tema) e scaturite dalle ricerche (procedimento). Bellezza ed eleganza ad esempio possono essere finalità, non parte strutturale del processo. La richiesta del «bello» può essere vista come “tema” o deve essere evasa dalla priorità del <em>giusto</em> e dell’adatto. “Bello vs Risultato”. In più il design non è un processo di abbellimento ma di iconizzazione, stilizzazione e sviluppo dell’essenza identitaria strutturale dell’azienda e/o di un prodotto. Cosa voglio dire con queste prime righe? Principalmente che se per una certa professione è necessario un procedimento, se questo viene a mancare in alcune sue parti fondamentali e fondanti - anche quelle culturali - essa, la professione, si chiamerà in un altro modo.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="ldt2020.jpg" id="image279" title="ldt2020.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/ldt2020.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Progettando si costruisce — e/o struttura e/o amplifica e/o secolarizza — l&#8217;essenza, il motivo dell&#8217;esistere, del progetto stesso. Si auto-alimenta, si regala energia vitale. Se risulta soltanto come esteriorità, sarà chiamato decorazione, non design. Il processo dell&#8217;abbellimento esteriore necessita sicuramente cura progettuale ma non è design. Si chiama difatti styling e può (spesso lo fa) far parte del progetto di design, soprattutto quando esso si confronta con progettualità tipo quelle dell&#8217;analisi di mercato e degli stilemi visivi, stilemi culturali e valori emotivi, in modo che il posizionamento in una data area merceologica avvenga per affinità elettive e non esclusivamente per similitudini economicamente vincenti. Il primo punto del <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/12/03/primo-pensare-%e2%80%94-pt2/">decalogo del design</a> di Dieter Rams è appunto, «il design è innovativo». L&#8217;innovazione prevede sempre il percorrimento di un anche minimo spazio inesplorato, in modo che il prodotto finale sia raggiunto grazie a informazioni e soluzioni nuove. Questo è un atto virtuoso. La tendenza al virtuosismo viene indicata già nella carta del progetto grafico ed è insita nell&#8217;indole umana. La scelta puramente merceologica deve fare spazio ad una trasmissione virtuosa in quanto essa è previlegiata rispetto ad altre forme di comunicazione (es no profit) e costituisce sempre una plusvalenza. Il design è innovativo? O è abbellimento? Bisogna vedere se, per sillogismo, l&#8217;abbellimento è innovativo.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="ldt2023.jpg" title="ldt2023.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/ldt2023.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Come si comporta il &#8220;mondo&#8221; di fronte alla professione della novità? La ricerca iconografica, visiva, culturale si può definire &#8220;ricerca dei contenuti&#8221; e si differenzia dalla ricerca su media e mercato, ma si unisce ad esse in fase di progettazione finale. La forma più valida di comunicazione si basa sulla vitalità e la secolarizzazione di un&#8217;identità. Essa deve sapersi adattare ai cambiamenti ma vince se propone novità non soltanto adattandosi. Di norma le novità sono frutto delle ricerche insite ai laboratori delle singole aziende. Oggi la &#8220;corsa all&#8217;oro&#8221; per esempio nel campo di innovazione tecnologica è un gioco di mercato e la proposta delle novità è un passaggio lento per poter capitalizzare da ogni piccola operazione. Va, quindi, ristabilito il contenuto di alcuni termini come per esempio &#8220;innovazione&#8221; che per i giornali è empiricamente solo &#8220;scientifica &#038; tecnologica&#8221;. In più la catarsi culturale di una nazione dalla storia più che millenaria impedisce la sola nomina di innovazione culturale, politica, sociale &#038; strutturale, imprenditoriale etc. Conviviamo con gli stereotipi. Ciò è fortemente nemico della novità, perché merceologicamente ed intrinsecamente incapace di novità. Le televisioni impediscono la novità perché non permettono ricavi.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="ldt2021.jpg" title="ldt2021.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/ldt2021.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Il contrario di novità è noia, ma anche l&#8217;immobilità. Lo stesso termine per il cambiamento attivo, l&#8217;entropia, è il contrario del termine per ogni caso di staticità e ridondanza. Siamo abituati e adattati alla noia. L&#8217;analisi puramente merceologici che campiona i fattori di sicurezza, altro contrario di nuovo, negli andamenti economici impedisce la cultura della novità. La quantità di imprenditorialità ineducati alla ricerca e allo sviluppo cementifica la tendenza all&#8217;immobilità. La tensione creativa, creatrice ed avventizia è il laboratorio &#8220;ricerca&#038;sviluppo&#8221; del settore della comunicazione. Esso si mantiene in vita grazie alla continua tensione verso la novità. La novità, che si nutre delle commistioni con i più disparati campi delle tecnologie della comunicazione, della pedagogia, della sociologia, politica e merceologia; è generatrice di altra novità, è evoluzionista, non è più un fine ma un punto di vista.<br />
D’altronde: <em>dove non c’è tensione c’è decorazione</em>.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="ldt2024.jpg" title="ldt2024.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/12/ldt2024.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" align="left">
<tr /></tbody>
</table>
<p>Definizione di tensione dal sito <a target="_blank" href="http://www.treccani.it">Treccani</a>:<br />
<strong /></p>
<p><strong>tensióne</strong> s. f. [dal lat. tensio -onis, der. di tendĕre “tendere”, part. pass. tensus].</p>
<p>1. L&#8217;azione del tendere e lo stato di ciò che è teso: sottoporre un cavo a forte t.; regolare la t. della corda perché dia la nota esatta, e portare la corda alla giusta t., con riferimento alle corde di uno strumento musicale; la velocità della freccia dipende dalla t. dell&#8217;arco; la t. di un elastico, di una molla, dei muscoli; mettere, tenere in t., e aumentare, allentare la t. di qualche cosa. [&#8230;] 2. a. In elettrologia, t. elettrica, o semplicem. tensione, tra due corpi o tra due punti di un conduttore o di un circuito, la differenza di potenziale elettrico che esiste tra i due corpi o tra i due punti; [&#8230;]</p>
<p>A me interessa il terzo punto.</p>
<p>3. fig. a. Riferito all&#8217;attività intellettuale, il fatto di tendersi, di compiere cioè uno sforzo particolarmente intenso (per trovare una soluzione, risolvere un problema, e sim.), soprattutto nelle espressioni t. mentale, t. della mente (cfr. l&#8217;uso di traslati della retorica tradizionale, come tendere l&#8217;arco dell&#8217;intelletto e sim.). Più spesso, stato di intensa eccitazione o eccitabilità, per lo più connesso con forti preoccupazioni, con l&#8217;ansiosa attesa di qualche cosa, con lo struggente desiderio di raggiungere uno scopo o comunque di giungere a una condizione di appagamento che ristabilisca l&#8217;equilibrio e con esso la distensione psichica: t. nervosa (cfr. l&#8217;espressione avere i nervi tesi), t. dell&#8217;animo, t. psichica, e con l&#8217;uno o con l&#8217;altro senso anche semplicem. tensione (ero in uno stato di terribile t.; la t. per l&#8217;esame da affrontare gli ha provocato un esaurimento nervoso; cerco di scaricare la t. interna facendo molto moto); c&#8217;era forte t. nell&#8217;aula, o tra i presenti nell&#8217;aula, in attesa della sentenza. Con sign. affine, t. drammatica, t. tragica, in opere teatrali, cinematografiche, o anche narrative, l&#8217;acuirsi della drammaticità dei contrasti e delle situazioni, e il conseguente effetto di ansiosa partecipazione dello spettatore o del lettore. b. Con riferimento ai rapporti tra individui, gruppi (o membri di un gruppo), partiti, categorie o classi sociali, o anche tra nazioni diverse, situazione di contrasto, di ostilità più o meno latente, che porta a un inasprimento e irrigidimento delle reciproche relazioni, e che in taluni casi prelude a un conflitto aperto, in altri riesce a risolversi in uno stato di distensione e di equilibrio: t. tra marito e moglie, tra colleghi d&#8217;ufficio; inasprirsi, risolversi di una t. sociale; la t. tra le due correnti dopo una breve schiarita si è nuovamente acutizzata; la t. internazionale si sta fortunatamente allentando; strategia della t. (v. strategia, n. 2 a). c. In economia e finanza, t. monetaria (o inflazionistica), circolazione monetaria rapida e abbondante che porta a una lievitazione dei prezzi.
</p>
]]></content:encoded>
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		<title>primo: pensare — pt2</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/12/03/primo-pensare-%e2%80%94-pt2/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 09:38:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
	<category>m</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Nella prima parte avevamo documentato la lista della spesa di un gruppo emergente di designer (donne, ci tengo a sottolineare) che ha le idee chiare. (Tra l’altro, alcune ragazze della specialistica in comunicazione di Venezia le hanno intervistato durante il workshop tenuto a Fabrica e presto posteranno il risultato online, ed io, diligentemente, riferirò). Nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="rules06.jpg" alt="rules06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/rules06.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Nella <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/11/05/primo-pensare-pt1/">prima parte</a> avevamo documentato la lista della spesa di un gruppo emergente di designer (donne, ci tengo a sottolineare) che ha le idee chiare. (<em>Tra l’altro, alcune ragazze della specialistica in comunicazione di Venezia le hanno intervistato durante il workshop tenuto a Fabrica</em><em> e presto posteranno il risultato online, ed io, diligentemente, riferirò</em>). Nella seconda puntata dello sviluppo firmato cmyk made® su questo argomento andiamo a scomodare un guru della storia del design. Originariamente questo argomento si trova su un recente numero di <a target="_blank" href="http://www.wallpaper.com">Wallpaper</a>, il <a target="_blank" href="http://www.wallpaper.com/interiors/guest-editor-dieter-rams/1716">«triplo»</a> numero di settembre (2007), ed è perfetto per il nostro tema.</p>
<p><a id="more-272"></a></p>
<p><img title="rules07.jpg" alt="rules07.jpg" id="image274" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/rules07.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Trattasi, infatti di “Ten Commandments” di <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dieter_Rams">Dieter Rams</a> (anche <a target="_blank" href="http://depadova.it/it/People/Ritratti/0049/000100/articolo_c.html">qui</a>), storico industrial designer attivo principalmente dagli anni ‘50 e fondamentalmente un interprete fantastico del funzionalismo. Lavorerà con le “direttive” da lui elencate e care ai designer della scuola di Ulm, ai razionalisti e, oggi, molto apprezzate dalle nuove generazioni che spesso rigettano la sbornia del post—industriale. È un periodo d’oro, finalmente e giustamente direi, per Dieter Rams, infatti ogni ambiente del settore si è accorto della sua importanza ed è facile trovare <a target="_blank" href="http://www.dw-world.de/dw/article/0,,2782834,00.html">interviste</a>, <a target="_blank" href="http://www.dezeen.com/2007/10/29/deiter-rams-at-moss-in-los-angeles/#more-6283">mostre</a>, <a target="_blank" href="http://www.vitsoe.com/news_product_2007.php?id=751&#038;weblang=en&#038;rgmark=eu">premiazioni</a> e <a target="_blank" href="http://www.retrotogo.com/2007/11/ebay-watch-diet.html">collezionisti</a> (e ancora <a target="_blank" href="http://www.designmuseum.org/design/dieter-rams">mostre</a>) a lui dedicate. Da <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/eng/interview/rams.html">Designboom</a>, sito che consigliamo fortemente, ho estratto una risposta cardine per il nostro punto di vista:<br />
<font face="Arial,Helvetica,sans-serif"><br />
“form follows function?<br />
yes, form has to come after function, I can’t conceive of it in any other way. there are certainly psychological functions as well, it is a matter of balancing the esthetic content with regard to use.”</font><br />
&#8211;</p>
<p><img title="rules09.jpg" alt="rules09.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/rules09.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Good design is innovative.<br />
Good design makes a product useful.<br />
Good design is aesthetic.<br />
Good design helps us to understand a product.<br />
Good design is unobtrusive.<br />
Good design is honest.<br />
Good design is durable.<br />
Good design is consequent to the last detail.<br />
Good design is concerned with the environment.<br />
Good design is as little design as possible.<br />
Back to purity, back to simplicity.<br />
&#8211;</p>
<p>La prima cosa che salta all’occhio è che tutti i punti hanno l’aggettivo «good» accostato al termine design. Dal punto di vista di CMYK il design può essere definito tale solo SE «good». Il termine è in voga da molto tempo, ma pare che per qualcuno non sia un imperativo per un designer, ma una moda… come se un BAD design fosse contemplabile. A dire il vero proprio in questi mesi si è discusso su una serie di progetti di graphic design cosidetti «ugly», ma come sappiamo c’è una bella differenza tra «brutto» e «cattivo». Infatti non si parla mai di «beauty» design, fortunatamente, direi.</p>
<p>Analizzando velocemente i punti di Rams ci si rende conto che il design dev’essere innovativo, deve «rendere i prodotti usabili», comprensibile, sviluppare l’aspetto estetico ma allo stesso tempo fare in modo che quest’ultimo non prevalga sull’oggetto stesso, deve essere onesto. Cosa vuol dire tuttociò? Vuol dire che «design» è un processo che non ha l’aspetto estetico come fine, bensì solo come uno dei punti da valutare. Di cosa parliamo quando si sbandiera il «Made in Italy»? Vogliamo vedere se i progetti che hanno generato questi prodotti rispettano i punti di Rams? Se penso a Ferrari, Gucci, od altri… Che cosa ha permesso che negli ultimi 20 anni fossero il «must» da prendere ad esempio?  L’unico aspetto, a mio avviso veramente importante, che eleva il «Made in Italy» è quello dell’artigianalità. La aggiungerei come 11 punto alla lista di Rams. Lui non l’ha inserita (forse) perché i suoi campi di applicazione erano principalmente tecnologici. La “modellistica”, alla <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flaminio_Bertoni">Flaminio Bertoni</a>, era probabilmente meno sentita. È probabilmente uno degli aspetti focali che hanno fatto vacillare e cadere l’utopia modernista. I tempi (post) moderni hanno sentito la crescente necessità di «restituire» le <em>cose</em> all’uomo (scusate) e di non sentirsi obbligati da regole e manuali («vietato vietare» vi dice nulla?) per sperimentare &#038; sperimentare le più svariate combinazioni possibili ed immaginabili. Il risultato non ci interessa. Oggi quelle regole servono nuovamente, se ne avverte la necessità, soprattutto commistionandole con le ribellioni sopracitate, ma, soprattutto, per limitarle. Ebbene si, lo «sregolamento» va adattato alle regole, soprattutto a quelle sociali di rispetto delle esigenze ed alle funzioni, il resto, a mio avviso, è arte. Quindi non design, sicuramente non good design.<br />
&#8211;</p>
<p><img title="rules08.jpg" alt="rules08.jpg" id="image275" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/rules08.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Links</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.amazon.com/Good-Design-exhibition-Bill-1949/dp/390707856X">Libro di Max Bill</a> | <a target="_blank" href="http://www.goodmagazine.com/section/Features/better-than-it-has-to-be_design">Good Magazine</a> | <a target="_blank" href="http://www.chi-athenaeum.org/gdesign/gdesign0.htm">Good Design Award</a> | <a target="_blank" href="http://www.infundibolo.org/category/good-design/">Articoli su Good Design</a> | <a target="_blank" href="http://www.adicom.info/libri_adicom.asp?codiceNotizia=918">Bruno Munari e Good Design</a> | <a target="_blank" href="http://weme.info/2007/04/30/recensione_vinti/">Good Design is a Good Businness</a> |
</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>qui la soluzione è anche peggio del problema</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/11/23/qui-la-soluzione-e-anche-peggio-del-problema/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 12:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Questo è un post-sfogo. Quindi qualsiasi cosa io dirò, o non la penso o non corrisponde a verità. Detto questo, vi spiego perché scrivo questa cosa. Il giorno che scrivo è uno immediatamente successivo alla presentazione del nuovo marchio del Partito Democratico, è un giorno di qualche mese dopo alla creazione del progetto del marchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="partito01.jpg" id="image264" title="partito01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/partito01.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Questo è un post-<strong>sfogo</strong>. Quindi qualsiasi cosa io dirò, o non la penso o non corrisponde a verità. Detto questo, vi spiego perché scrivo questa cosa. Il giorno che scrivo è uno immediatamente successivo alla presentazione del nuovo marchio del Partito Democratico, è un giorno di qualche mese dopo alla creazione del progetto del marchio “Italia” e non ho ancora visto quello del nuovo Partito del Popolo delle Libertà. In mezzo ci sta tutto quello che volete, dal fatto che quando parli con un cliente vieni criticato con le idee che lui ha raccolto parlando con un amico suo fino a gerontocrazia e la meritocrazia (il merito di avere amicizia e parentele) imperanti in questo paese.</p>
<p><a id="more-263"></a>&#8211;<br />
<img alt="partito021.jpg" title="partito021.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/partito021.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Dal fatto che leggi che chi fa questo mestiere all’estero piglia 4 volte quello che si prende qua (czz, in usa si pigliano 50,000 dollari e si rischia di essere mandati a casa da un giorno all’altro, e qui? 15.000-20.000 € e si è <strong>sicuri</strong> che ti possono mandare a casa da un giorno all’altro).</p>
<p>Passando per insegnanti frustrati dal fatto che sono «professionisti» frustati da clienti che ormai servono come domestici. Qualcuno mi deve spiegare perché bisogna avere <strong>solo</strong> professionisti ad insegnare, che non insegnano il mestiere nè teorico nè pratico perché a loro nessuno l’ha mai insegnato (in Italia una buona parte o è architetto o autodidatta, d’altronde se è vero che le università di design grafico esistono da 10 anni…). Senza contare che, di conseguenza, nessuno ha insegnato loro ad insegnare (soprattutto se autodidatti <strong>non hanno imparato il mestiere nè ad insegnare in generale</strong>, nè una <strong>metodologia</strong>… ). Un <em>uroboro</em>…<br />
Docenti che si muovono in strutture bibliche e pachidermiche le cui segreterie sono aperte, ad esempio dalle 11 alle 12,30 di martedì e giovedì e basta, (ce n’è anche per loro considerando il bel servizio offerto… considerando che <em>paghi</em> dovresti <em>esigere</em>, non essere il solito ragazzetto che rompe perché, incredibilmente, vuole informazioni &#038; servizi)<br />
E siccome rompo, continuo… ricordando che il programma d’insegnamento (delle materie progettuali, in primis) non è <strong>mai</strong> basato sulla lettura critica della <strong>contemporaneità</strong>, sull’<strong>avanzamento tecnico e culturale</strong> sullo <strong>studio delle responsabilità ecologiche, sociali e morali</strong> della professione, ma sull’infusione di un sapere in sospensione in un’aura che solo <em>lui</em> ti può dare, invece di essere un <strong>procedimento logico e sensato</strong> che abiliti ed autorizzi lo studente all’esercizio della professione: siamo tornati alle botteghe!!! questo spiega la mia avversione per il professionista che insegna, quando sarebbe più indicato avere un insegnante professionista, forse.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="partito06.jpg" title="partito06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/partito06.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Altro? Ah, sì, le associazioni che non hanno nessun peso, nessuna decisione, che fanno buon viso a cattivo gioco, d’altronde basta che si paghi la retta; ed invece? Abbiamo già lasciato perdere il fatto dell’albo di categoria? Bene, allora è giusto che questo lavoro venga fatto da cani &#038; porci e i risultato sia quello che sia. È giusto che non ci sia un prezziario unificato da imporre con l’apertura di una società, uno studio associato, una partita iva; forse nessuno lo vuole? Nessuno lo propone? E come si fa ad avere un bilanciamento ed una “classifica” di bontà e qualità del prodotto comunicativo italiano, come possiamo dire che il marchio <a target="_blank" href="http://www.italia.it">«IT»</a> fa schifo, con quali basi possiamo permetterci di farlo? Ci saranno dei criteri da rispettare per fare questo lavoro? Sarà obbligatorio conoscere la storia di questo mestiere? Sarà obbligatorio che chi lavora ha idea di cosa sia il progetto di comunicazione? E non uno generico, ma quello «da attuare oggi».</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="partito03.jpg" id="image267" title="partito03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/partito03.jpg" /></p>
<p><img alt="partito041.jpg" title="partito041.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/partito041.jpg" /></p>
<p>..</p>
<p>La cosa che mi fa più rabbia in assoluto è che negli anni 30, Campo Grafico aveva la rubrica &#8220;Rassegna del Brutto” per cercare di educare ed avvertire chi lavorava nel campo di educarsi ad una progettazione più, diciamo, «alta». Consigliamo di cercare uno dei primi numeri di <a target="_blank" href="http://www.aiap.it/progettografico.php">Progetto Grafico</a> (il numero doppio 4/5), nel quale è stata riproposta per l’evidente grave stato di necessità in cui versa la comunicazione pubblica. Sono passati ottant’anni… <a target="_blank" href="http://www.aiap.it/news.php?ID=719&#038;IDcat=1&#038;order=data+desc&#038;page=1">Così</a> rispondono, mah…<br />
Tornando all’attualità, copio/incollo del sito di Panorama: “Il simbolo richiama il Tricolore “<em>ma anche</em> tre grandi tradizioni” spiega il leader “il verde del mondo laico e ambientalista, il bianco del cattolicesimo democratico, il rosso della cultura del lavoro”. Io nn mi permetto di contraddire. Ma preferisco catalogare quello che succede altrove ed anche senza commento credo che le differenze si notino da sole. Trovo fondamentale anche smettere di barricarci dietro a vari scuse, tipo “ma noi siamo italiani”, perché se questo dev’essere io non mi sento così. Da millenni il sapere, gli stili, le arti etc girano in tutto il mondo, si contaminano, si moltiplicano e si ibridano e soprattutto si influenzano; oggi, qui, non si è più in grado di ragionare, tutto o è blindato o è pedissequamente clonato. Basta.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="partito05.jpg" title="partito05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/partito05.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>Vi rimando ai siti di un po di partiti in giro per l’europa. Ed il <a target="_blank" href="http://www.radio.rai.it/podcast/A0020091.mp3">punto di vista di Oliviero Toscani.<br />
</a></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.centerpartiet.se/">http://www.centerpartiet.se/</a> | <a target="_blank" href="http://www.folkpartiet.se/">http://www.folkpartiet.se/</a> | <a target="_blank" href="http://www.kristdemokraterna.se">http://www.kristdemokraterna.se</a> | <a target="_blank" href="http://www.vansterpartiet.se/">http://www.vansterpartiet.se/</a> | <a target="_blank" href="http://www.socialdemokraterna.se/">http://www.socialdemokraterna.se</a> | <a target="_blank" href="http://www.labour.org.uk/">http://www.labour.org.uk/</a> | <a target="_blank" href="http://valg.kd.dk/">http://valg.kd.dk/</a> | <a target="_blank" href="http://enhedslisten.dk">http://enhedslisten.dk</a> | <a target="_blank" href="http://nyalliance.dk/">http://nyalliance.dk/</a> | <a target="_blank" href="http://www.konservative.dk">http://www.konservative.dk</a> | <a target="_blank" href="http://www.radikale.dk">http://www.radikale.dk</a> | <a target="_blank" href="http://socialdemokraterne.dk/">http://socialdemokraterne.dk/</a> | <a target="_blank" href="http://www.cda.nl/">http://www.cda.nl/</a> | <a target="_blank" href="http://www.pvda.nl">http://www.pvda.nl</a> | <a target="_blank" href="http://www.venstre.no/">http://www.venstre.no/</a> | <a target="_blank" href="http://www.senterpartiet.no/">http://www.senterpartiet.no/</a> | <a target="_blank" href="http://www.hoyre.no/">http://www.hoyre.no/</a> | <a target="_blank" href="http://www.krf.no">http://www.krf.no</a>
</p>
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		<title>primo: pensare — pt1</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2007 11:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
&#8211;
È un periodo particolare. Ovunque ci sono autorevoli fonti che sentono la necessità di fare il punto della situazione. Di mettere per iscritto le “regole del design”. Cosa può voler significare? Perché urge la necessità di annotare, organizzare, stabilire? O si deve parlare di ri-annotare, ri-organizzare e ri-stabilire? Troppo spesso chi partecipa in prima persona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="rules01.jpg" id="image258" alt="rules01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/rules01.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>È un periodo particolare. Ovunque ci sono autorevoli fonti che sentono la necessità di fare il punto della situazione. Di mettere per iscritto le “regole del design”. Cosa può voler significare? Perché urge la necessità di annotare, organizzare, stabilire? O si deve parlare di ri-annotare, ri-organizzare e ri-stabilire? Troppo spesso chi partecipa in prima persona e da qualche anno alle gioie e i dolori della professione ha ormai poco interesse per queste questioni e non rientrano più nel loro iter progettuale. Sicuramente trattasi di un periodo di riflessione nel mondo del design (a questo punto diviso tra professionisti attivi e professionisti semplici), dove si analizzano le fasi passate e si gettano le basi per il futuro della professione, con buona pace di quelli già arrivati e fermi a Neville Brody&#8230; Ora bisogna scegliere. Tu da che parte stai?<br />
<a id="more-257"></a></p>
<p><a target="_blank"><img title="rules04.jpg" id="image261" alt="rules04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/rules04.jpg" /></a></p>
<p>Allestimento eco - friendly di thomas.matthews, veramente molto bello!</p>
<p>&#8211;</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/09/13/la-cerimonia-della-semplicita/">Se n’era già parlato</a> nel caso di John Maeda, che con le sue <a target="_blank" href="http://lawsofsimplicity.com/">leggi della semplicità</a> aveva apportato un notevole contributo alla riflessione, ed al quale mi fa piacere aggiungere questo <a target="_blank" href="http://swissmiss.typepad.com/weblog/2007/09/ted-talk-john-m.html">video</a>, e se ne parlerà anche in Italia dal 12 al 16 novembre. Fra qualche giorno ci sarà, infatti a <a target="_blank" href="http://www.fabrica.it/project.php?id=518">Fabrica</a>, un incontro e workshop (aperto solo su invito) con <a target="_blank" href="http://www.thomasmatthews.com/">thomas.matthews</a>, studio inglese molto attento alle questioni riguardanti ambiente e sostenibilità. Plaudiamo all&#8217;iniziativa, che non sarà l&#8217;unica perché Fabrica ha aperto un ciclo di attività incentrato su «Environmental, Social, Relational». Dalla spiegazione che troviamo sul sito, ho estrapolato queste due frasi che ritengo interessanti: “<span style="font-style: italic">Environmental, social and relational themes are central to human ecology, an interdisciplinary field using holistic approaches in the search for harmony between people and their natural and created environment but mainly between people and their societies. </span><br style="font-style: italic" /><span class="black"><span style="font-style: italic">Along these lines Fabrica wants to investigate, experiment, catalyze, document and disseminate how contemporary communication, design and artistic expression can contribute to helping people solve problems and enhance human potential, within near and far environments.</span>” Tornando allo studio thomas.matthews, esse (trattasi di due donne) hanno pubblicato, si può scaricare un piccolo pdf dal loro sito, le 10 regole per la «messa in sostenibilià» del lavoro del Graphic designer. Il loro lavoro è tutto incentrato sull’uso (e il ri-uso) di materiali riciclati, a basso impatto e ecosostenibili, usando inchiostri «verdi» carte più semplici e poco trattate, spesso anche rinunciando a formati particolari che inducano gli stampatori a produrre nuovi impianti. </span></p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="rules02.jpg" id="image259" alt="rules02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/rules02.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>I dieci punti secondo thomas.matthews<br />
1) re - thinking (we step back and think before we dive in to find a different way to communicate our clients’need)<br />
2) re - using<br />
3) using friendly materials<br />
4) saving energy (we reduce our client’s carbon footprint by using sustainable energy sources + We design to minimise energy demand)<br />
5) sharing new ideas (we seek out and use new technologies and materials and collaborate whenever we can)<br />
6) designing to last (we want to design things that last by specifying the right material for the job)<br />
7) staying local, buying ethical (we work to find good local suppliers fot each job, to avoid the extra energy and polllution + When we can’t buy locally, we source ethical suppliers)<br />
8) supporting what we believe (we work for clients who push agendas we care about: better recycling, fighting climate change, tackling hunger, raising money to make good things happen)<br />
9) inspiring, and having fun (we want to create design that is beautiful, clever and sustainable all at once)<br />
10) saving money (we demonstrate to our clients that thinking ‘sustainable’ can save resources and money)<br />
&#8211;</p>
<p><img title="rules03.jpg" alt="rules03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/rules03.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p><span class="black">Quindi — a freddo — viene da chiedersi quale sia il ruolo di questa professione, dove stia il vero senso del contemporaneo, oggi? Se la ricerca apprezzabile di prodotti ad hoc e dall’impatto visivo vincente produce tanto squilibrio rispetto ad una progettazione veicolata (letteralmente: educata), è evidente che si crea una frattura tra correnti di pensiero. Negli anni 70-80 la corrente razionalista tirava gli ultimi lasciando spazio all’esplosione della personalità, della creatività da parte delle nuove correnti che si opponevano al grigiore e al «pallore» che rappresentava, tra gli altri, le vecchie generazioni da seppellire. Ma oggi, forse, sono loro a rappresentare una «tradizione» superata. Una tradizione che prevede troppe volte un approccio da «santone» del design, con dogmi inesplorabili frutto della loro innata capacità creativa. Anche se non bisogna dimenticare l’importanza che questo movimento ha per l’insegnamento di un mestiere che necessita di un qualcosa di innato per attivare un procedimento, diciamo, più «tecnico». Forse, anzi, sicuramente non ci si trovava di fronte ad una completa novità ma l’approccio sfrontato nei confronti delle nuove tecnologie e la nuova spinta a sperimentare ogni possibilità espressiva sono le eredità più forti lasciate da quel periodo storico. Oggi, questo processo progettuale va recuperato al fine di affrontare le problematiche contemporanee. Troppe volte negli annual e nelle riviste specializzate queste questioni non sono presenti e i progetti presentati sono soltanto grandiosi esercizi di stile, spesso il contrario esatto dei dieci punti di thomas.matthews o di Dieter Rams, (di quest&#8217;ultimo se ne parlerà nel post pt2)<br />
</span></p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="rules05.jpg" id="image262" alt="rules05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/11/rules05.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Qualche link di riflessione <a target="_blank" href="http://blog.camisani.com/2007/06/leducazione.html">camisani</a> | <a target="_blank" href="http://www.josiahcole.com/2007/02/14/a-webmasters-19-commandments/">josiahcole</a> | <a target="_blank" href="http://www.we-make-money-not-art.com/archives/009410.php">wemakemoneynotart</a> | <a target="_blank" href="http://wklondon.typepad.com/welcome_to_optimism/2007/08/the-rules.html">wieden+kennedy</a> | <a target="_blank" href="http://www.howdesign.com/blog/17+Rules+For+Designers.aspx">how</a> | <a target="_blank" href="http://www.wallpaper.com/interiors/guest-editor-dieter-rams/1716">wallpaper</a>
</p>
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		<title>« come pensiamo? »  ovvero: laboratorio di tensione vol.1 — antefatto</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/10/15/%c2%ab-come-pensiamo-%c2%bb-ovvero-laboratorio-di-tensione-vol1-%e2%80%94-antefatto/</link>
		<comments>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/10/15/%c2%ab-come-pensiamo-%c2%bb-ovvero-laboratorio-di-tensione-vol1-%e2%80%94-antefatto/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 10:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
	<category>combo</category>
	<category>project&#038;philosophy</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Con questo un argomento si da inizio ad un percorso di un progetto di tesi che ragiona sull’apprendimento della creatività. Oltre al personale percorso quotidiano vorrei infatti ragionare e aggiornare online il suo stato di avanzamento. Cercherò di suddividere questo tracciato in interventi il concisi e diretti per non divagare troppo sui miliardi di temi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="ldt1006.jpg" alt="ldt1006.jpg" id="image244" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1006.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Con questo un argomento si da inizio ad un percorso di un progetto di tesi che ragiona sull’apprendimento della creatività. Oltre al personale percorso quotidiano vorrei infatti ragionare e aggiornare online il suo stato di avanzamento. Cercherò di suddividere questo tracciato in interventi il concisi e diretti per non divagare troppo sui miliardi di temi associabili&#8230; <a id="more-236"></a></p>
<p><img title="ldt1002.jpg" id="image240" alt="ldt1002.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1002.jpg" /></p>
<p>Immagine dal laboratorio di <a target="_blank" href="http://www.newbasicdesign.it/">New Basic Design</a> tenutosi allo IUAV, Venezia e particolare di annuncio dell’institute of design di Chicago: la forma umana assume nuova materia, in questo caso è luce.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Attraverso la sperimentazione e la ricerca — senza cercare autoreferenza (non si parla di arte, quindi) — si  tende a creare un percorso in grado di cercare, sviluppare, attingere, assorbire, captare, tradurre dal mondo esterno gli <strong>strumenti del nostro lavoro</strong>. Beninteso che esso (il mondo esterno) «è» <em>inizio &#038; fine</em> della sperimentazione e della comunicazione. Essa è l’officina dove lavorare cercando un punto di vista, non un fine. Questo è il perno attorno al quale si muove la riflessione.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="ldt1014.jpg" alt="ldt1014.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1014.jpg" /></p>
<p>Da Leger, 1919, al laboratorio di NewBasic del 2007: come ci sia sempre spazio per manipolare l’attore del testo e della comunicazione, cioè la lettera.<br />
&#8211;</p>
<p>Il <strong>Laboratorio di Tensione</strong> è un’idea nata discutendo con <a target="_blank" href="http://www.isiaurbino.it/docenti/alberto-marangoni/">Alberto Marangoni</a> | <a target="_blank" href="http://www.gruppomid.it/">qui</a> l’ultimo progetto |  e <a target="_blank" href="http://www.isia.org/struttura/docenti/degennaro.html">Rocco De Gennaro</a> — entrambi miei mentori presso l’Isia — ai quali ho rivolto la fatidica domanda sullo stato del design. (In realtà è stata un’interrogazione molto più lunga e faticosa.) Da una analisi, in primis, della domanda emerge uno stato di confusione sulla condizione della professione creativa al giorno d’oggi. Domanda che, secondo me, non viene più posta da qualche anno. Se ne deduce che la risposta o non interessa o è meglio non sentirla. Forse non c’è neppure bisogno di porsela. Ma qui, qualcuno storce il naso. Noi, per esempio.<br />
&#8211;</p>
<p><img title="ldt1008.jpg" alt="ldt1008.jpg" id="image246" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1008.jpg" /></p>
<p>Sperimentazione di arte cinetica e manifesto di <a target="_blank" href="http://www.maxmuseo.ch/">Max Huber</a> del 1952.</p>
<p><img title="ldt1005.jpg" alt="ldt1005.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1005.jpg" /></p>
<p>Manifesto di Franco Grignani e opera di arte optical.</p>
<p><img title="ldt1009.jpg" alt="ldt1009.jpg" id="image247" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1009.jpg" /></p>
<p>Ulm, 1966; poster di <a target="_blank" href="http://www.artandculture.com/cgi-bin/WebObjects/ACLive.woa/wa/artist?id=1023">Yusaku Kamekura</a>, 1972.<br />
&#8211;<br />
La prima risposta viene sicuramente da una serie infinita di progetti prodotti dalle nuove leve, dagli emergenti (che in questo post non sono rappresentati ma saranno presenti nei prossimi). Da chi non ha subito l’introduzione della macchina come un sollievo o, peggio, un risolutore automatico di problemi e, al contrario, lo sente propaggine del proprio corpo come un qualsiasi attrezzo, insostitutibile solo dal punto di vista meccanico — la <em>confezione</em> — e non da quello mentale — la <em>gestazione</em> —. È evidente che la generazione che nasce col computer nella culla sa che esso è una risorsa e non il fine. Al massimo è «la» fine (del processo creativo e mentale che è svolto a priori). (Doverosamente è da citare il riferimento fatto dal Marangoni alla “conigliera elettronica”, il girone dantesco nel quale il giovane designer di belle speranze rischia di finire.) Questo ragionamento serve a superare una volta per tutte la mentalità del condizionamento dalla macchina al quale viene spesso imputata buona parte della colpa della degenerazione del mestiere del creativo. Noi ci sentiamo di ribaltare questa visione catastrofista ed andare a cercare i veri motivi di questa deriva ed individuare gli spunti propositivi.<br />
&#8211;</p>
<p><img title="ldt1001.jpg" alt="ldt1001.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1001.jpg" /></p>
<p><img title="ldt1003.jpg" alt="ldt1003.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1003.jpg" /></p>
<p>4 immagini da Armin Hofmann &#8220;Methodik der Form - und Bildgestaltung” disponibile su <a target="_blank" href="http://www.typogabor.com/armin-hofmann/">TypoGabor</a>.</p>
<p><img title="ldt1004.jpg" alt="ldt1004.jpg" id="image242" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1004.jpg" /></p>
<p><img title="ldt1011.jpg" alt="ldt1011.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1011.jpg" /></p>
<p><a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Rand">Paul Rand</a>, copertina, 1968 e lettering “spontaneo” a partire da un sottile velo d’acqua: si noti la similitudine formale (sia di forme bidimensionali che nel riferimento “vettoriale” del manifesto di Rand. In entrambi i casi si manifesta la domanda retorica sulla reale materia che può essere assunta da una forma che ha il significato nella sua essenza e non nella sua fisicità.<br />
&#8211;<br />
Il primo spunto da il nome a questo post. “<a target="_blank" href="http://tecalibri.altervista.org/D/DEWEY-J_pensiamoC.htm">Come pensiamo</a>” è il titolo di un libro che uscì nel 1910 (in Italia nel 1961) ed è indicato tra i volumi base della rivoluzione culturale che portò al repentino cambiamento visibile già con il secondo Bauhaus. Lo scrisse <strong>John Dewey</strong>. Brevemente, prendendo pari pari da <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Dewey">wikipedia</a>, «<em>John Dewey è stato  un filosofo e pedagogista statunitense; scrittore e professore universitario. Ha esercitato una profonda influenza sulla cultura, sul costume politico e sui sistemi educativi del proprio paese. La formazione di Dewey è stata fortemente influenzata dal pragmatismo americano e dall’evoluzionismo di Darwin: il pragmatismo era una corrente filosofica tipicamente americana secondo la quale la verità si identificava con le esperienze concrete e le operazioni a esse a collegate, per i filosofi di questa corrente il pensiero è un processo attivo che dipende da un comportamento e da una credenza.</em>»<br />
&#8211;</p>
<p><img title="ldt1010.jpg" alt="ldt1010.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1010.jpg" /></p>
<p>Una sperimentazione fotografica degli anni 50 e la copertina/manifesto di<a target="_blank" href="http://alvinlustig.org/"> Alvin Lustig</a>, 1945.<a target="_blank" href="http://alvinlustig.org/"><br />
</a></p>
<p><img title="ldt1007.jpg" alt="ldt1007.jpg" id="image245" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1007.jpg" /></p>
<p>Il riferiemento e il colloquio arte-comunicazione visiva continua nel dinamismo della pagina stampata, come si evince da questo raffronto tra Calder e <a target="_blank" href="http://www.wwmm.org/storie/storia.asp?id_storia=471&#038;pagina=10&#038;project=0">Giovanni Pintori</a>.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Altro passaggio importante è quello sul concetto di <strong>esperienza</strong>.<br />
«<em>Il pensiero filosofico e pedagogico di Dewey si basa su una concezione dell&#8217;esperienza come rapporto tra uomo ed ambiente, dove l&#8217;uomo non è uno spettatore involontario ma interagisce con ciò che lo circonda. Il pensiero dell&#8217;individuo nasce dall’esperienza, quest&#8217;ultima intesa come </em><em>esperienza sociale</em><em>. L&#8217;</em><em>educazione</em><em> deve aprire la via a nuove esperienze ed al potenziamento di tutte le opportunità per uno sviluppo ulteriore.<br />
L&#8217;individuo è constante con il suo ambiente, reagisce ed agisce su di esso. L&#8217;esperienza educativa deve quindi partire dalla quotidianità nella quale il soggetto vive. Successivamente ciò che è stato sperimentato deve progressivamente assumere una forma più piena ed organizzata. L&#8217;esperienza è realmente educativa nel momento in cui produce l&#8217;espansione e l&#8217;arricchimento dell&#8217;individuo, conducendolo verso il perfezionamento di sé e dell&#8217;ambiente. Un </em><em>ambiente</em><em> in cui vengono accettate le pluralità di opinioni di diversi gruppi in contrasto tra loro, favorisce lo sviluppo progressivo delle caratteristiche dell&#8217;individuo.</em>» Dalla più formale enciclopedia Treccani, dal quale sono riprese alcune immagini di questo post, leggo «<em>La conoscenza non è altro che la forma più complessa ed efficace di risoluzione delle situazioni problematiche, di conflitto e disordine, che caratterizzano l’esistenza.</em>» prosegue poi dicendo: «<em>Mentre al livello semplicemente biologico le situazioni di conflitto, in cui l’equilibrio vitale è perturbato, determinano una reazione, istintiva o appresa, che ristabilisce la buona integrazione con l’ambiente (&#8230;)</em>»<br />
&#8211;</p>
<p><img title="ldt1017.jpg" alt="ldt1017.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1017.jpg" /></p>
<p>Werkman, 1925; manifesto per il museo cittadino di Leverkusen, in entrambi i casi la fisicità delle forme veicola sguardo e messaggio.</p>
<p><img title="ldt1012.jpg" alt="ldt1012.jpg" id="image250" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1012.jpg" /></p>
<p>Emil Ruder, die gute Form, 1954; Franco Grignani, Alfieri&#038;Lacroix, 1967.</p>
<p><img title="ldt1015.jpg" alt="ldt1015.jpg" id="image253" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1015.jpg" /></p>
<p>Ladislav Sutnar, opuscolo autopromozionale; Grieshaber, poster, 1948.<br />
&#8211;</p>
<p>Una seconda testimonianza si pone come base al «manifesto programmatico» del <strong>Laboratorio di Tensione</strong> e viene dalla <a target="_blank" href="http://www.isiaurbino.it/cisiamo.htm?70.l.Ho.QJ.N.B.zHSz">prefazione</a> scritta da <a target="_blank" href="http://www.isiaurbino.it/docenti/bruno-bandini/">B.V. Bandini</a> al volume su <a target="_blank" href="http://www.aiap.it/libreria.php?ID=309"><strong>Michele Provinciali</strong></a> edito da poco da <a target="_blank" href="http://www.gangemi.com">Gangemi</a>. La «leggenda» narra di <a target="_blank" href="http://www.villafranceschi.it/archivio/numero_04/galleria/tributi.html">Provinciali</a>, | anche <a target="_blank" href="http://www.umanitaria.it/scuoladellibro/3-2.htm">qui</a> |— personaggio pressoché mitico, presente in tutti i racconti più affascinanti che riecheggiano tra i centenari corridoi, scaloni e cortili del Monastero di Santa Chiara — a Chicago a presenziare ad una delle più fantastiche esperienze per un giovane designer (si potrà chiamare così?) presso il <a target="_blank" href="http://www.newbasicdesign.it/new-bauhaus/">New Bauhaus</a>, fondato nel 1938 da Moholy—Nagy. Ci starà solo due anni ma il bagaglio che racimola è un prezioso forziere stipato di una poderosa ventata di novità. «<em>(&#8230;) la singolare figura di pittore-educatore che è Hugo Weber, i cui corsi sono frequentati da Provinciali. Weber viene dalla geometria analitica di Sophie Taeubner-Arp, ma anche dalla “scrittura automatica” di derivazione surrealista. Arriva a Chicago nel 1946: le sue serie di figure energetiche votate al movimento lo inducono a sperimentare l’ipotesi del generarsi della linea a partire da un movimento spontaneo</em><em>. Segni calligrafici o figure formano composizioni ritmiche che spesso sono utilizzati all’interno di vere e proprie “installazioni ambientali”. Un po’ quello che sarebbe accaduto a Provinciali, invitato da Weber a “ritrovare” la propria gestualità, il proprio segno, giocando ad hockey sul tetto della scuola con un’asta alla cui estremità stava un gessetto. Decisione, precisione e leggerezza nel giocare la propria partita.</em>»</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="ldt1013.jpg" alt="ldt1013.jpg" id="image251" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1013.jpg" /></p>
<p>Erberto Carboni, annunci per la Rai, 1956-58; Tomaszewski, poster, 1959. L’arte concreta influenza le forme dela comunicazione.</p>
<p><img title="ldt1018.jpg" alt="ldt1018.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1018.jpg" /></p>
<p>La scomposizione di forme e lettere con Bart van der Leck e la tipofotografia applicata alla comunicazione di Piet Zwart, entrambi olandesi.</p>
<p><img title="ldt1016.jpg" alt="ldt1016.jpg" id="image254" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/10/ldt1016.jpg" /></p>
<p>Modern art in Advertising di Herbert Bayer, 1945 e Hans Neuberg, 1967.<br />
&#8211;
</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Max Bill non è un type designer?</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/09/24/max-bill-non-e-un-type-designer/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 16:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
	<category>m</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
“La tipografia”, scrisse, “è la configurazione di uno spazio, il risultato di funzione e materia. Definire la funzione e scegliere la materia, per ordinare lo spazio, sono i compiti del tipografo. Attraverso di esso vengono determinate la forma e l’espressione di uno stampato. La tipografia può essere usata in modi molto diversi. La soluzione semplice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="billtypo17.jpg" alt="billtypo17.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo17.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>“La tipografia”, scrisse, “è la configurazione di uno spazio, il risultato di funzione e materia. Definire la funzione e scegliere la materia, per ordinare lo spazio, sono i compiti del tipografo. Attraverso di esso vengono determinate la forma e l’espressione di uno stampato. La tipografia può essere usata in modi molto diversi. La soluzione semplice però rispecchia probabilmente la sua più intima essenza; proprio per questo è in generale, anche la più bella. Le eccezioni confermano anche qui la regola.” Max Bill fu type designer?<br />
<a id="more-216"></a></p>
<p><img title="billtypo03.jpg" alt="billtypo03.jpg" id="image219" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo03.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> Manifesto “abstrakte und surrealistische malerei und plastik”, Hans Arp e Walter Cyliax, 1929.<strong> dx in senso orario</strong> Bozzetto di proposta per logotipo per il “Corso—Theater”, dettaglio lettera “o”, 1934; Particolare dal pieghevole “dans la maison de verre” per Wohnbedarf, 1932; Particolare dell’immagine di Wechlin Tissot &#038; Co, 1934. Logotipo “Dolmetsch”, dettaglio lettera “o”, 1935.</p>
<p>&#8211;<br />
La sua creazione visuale è basata da colore, forma, spazio, luce e movimento; subisce un processo di form-giving per divenire concreta. Viene traslata dalla sua esistenza puramente intellettuale in un fatto concreto, diventa oggetto d’uso portatore di concetto ed allo stesso tempo visibile e tangibile. Se la sua arte è fondata sulla linea dritta e sull’assemblaggio di piani geometrici in proporzioni strettamente calcolate, altrettanto si deve pensare dell’approccio alle altre discipline progettuale delle quali è maestro. Così nell’applicazione della tipografia e nella scelta del mezzo più appropriato per questo o quel messaggio da comunicare. Dalla sua produzione grafico-artistica si nota come nel “gioco” delle immagini si manifesta la presenza costante di una regola, l’esperienza visiva data da flessibilità e interconnessione degli elementi costituenti, contemporaneamente alle loro necessità e funzioni. È evidente come riesca ad instaurare un rapporto con colui che sta guardando basato sull’armonia e la tranquillità rassicurante grazie al rigore compositivo. È protagonista del fare costruttivo, l’impegno è la sfida per raggiungere l’assoluto.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="billtypo01.jpg" alt="billtypo01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo01.jpg" /></p>
<p><span style="font-weight: bold">sx</span> Logotipo “ameublement” dal prospetto “dans le maison de verre”, 1932. <span style="font-weight: bold">dx</span> Logotipo “neubühl” da prospetto informativo, 1931 e Logotipo “wohnbedarf” dalla facciata di un negozio, 1931.<br />
&#8211;</p>
<p>Disegna dei caratteri, concepiti come particelle base della tipografia e della scrittura in genere, possono essere innovativi veicoli di dimostrazione del pensiero nuovo. Anche in questo campo si nota la perfetta conoscenza dei canoni della nuova tipografia e delle sue ricerche attorno all’alfabeto universale - proprio nelle aule del Bauhaus con Bayer e Schmidt, o Tschichold o le avanguardie russe. Tra i primi esempi di lettering, disegna un carattere stencil - per il poster “verkauf” - che esprime gli stilemi dello “Zeitgeist” nel quale vive, memore dei “combination typefaces“ di Josef Albers. Nella creazione di caratteri tipografici segue due distinti canoni progettuali e stilistico-formali, uno relazionato al disegno e uno alla scultura. Entrambe vengono unite già nel 1932 in un disegno in cui si nota un “graphic linear” e “plastic round”. Partendo dall’idea bayeriana di un carattere universale, sviluppa due sistemi di lettering per la Neubühl e Wohnbedarf, due tipi fortemente geometrici, derivanti da un modulo a doppio cerchio, e soprattutto nel secondo egli sperimenta ogni forma possibile. La ragione per cui la forma strecciata della “o” in Wohnbedarf è da ricercare quasi certamente nella sua capacità di lettura laterale e scorciata, una volta proposta in un ambiente urbano, ma probabilmente non è tutto. Infatti il suo uso sistematico in ogni stampato riconduce piuttosto ad una ricerca formale legata ad un eco delle forme proposte da Le Corbusier per il giardino del Pavillion de l’Esprit Nouveau, vista da Max Bill nel 1925. È, quindi, manifesto di intenti razionalisti e, già, concreti. Ciò significa che la motivazione del modulo a doppio cerchio con il quale è costruito il lettering è da derivarsi nel mondo modernista al quale faceva parte e credeva sistematicamente.</p>
<p>&#8211;<br />
<img title="billtypo06.jpg" alt="billtypo06.jpg" id="image222" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo06.jpg" /></p>
<p><img title="billtypo04.jpg" alt="billtypo04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo04.jpg" /></p>
<p><img title="billtypo05.jpg" alt="billtypo05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo05.jpg" /></p>
<p><span style="font-weight: bold">In queste tavole</span> Lettere come f, m, n, r,u, w presentano aste verticali “principali” misuranti la larghezza del modulo e “secondari” che hanno una larghezza minore, generalmente relazionata con la minor larghezza dello spazio interno bianco, che non essendo “chiuso” come a,b,d,e,o,p,q, risulterebbe troppo grande. In diverse applicazioni è presente l’aggiustamento delle aberrazioni ottiche date dal congiungimento dei tratti circolari e i moduli orizzontali. Si può facilmente vedere questo tipo come geometrico piuttosto che modulato, ma l’accortezza con la quale vengono affrontati le questioni di rapporti da elementi della lettera denota una conoscenza delle proporzioni adatte alla lettura messe al servizio della sperimentazione modernista. È da tenere conto soprattutto che questo logotipo non vive mai senza la sua collocazione su un fondo colorato, generalmente nero — verde per neubühl —, utile sia per la consapevolezza dell’applicazione sistematica di una immagine aziendale come da leitmotif di del funzionalismo modernista.</p>
<p><img title="billtypo07.jpg" alt="billtypo07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo07.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Nel 1928 esce il libro di Tschichold “Die Neue Tipographie”, che delinea gli elementi fondanti (sans serif, block letters, uniformità tipografica, bilanciamento) contenente un riferimento ai caratteri della macchina da scrivere, spesso usati da Max Bill, intesi anch’essi come tipi effettivi e funzionali. Nel primo periodo professionale Max Bill usa in modo consistente le più idiosincratiche forme di comunicazione, ad esempi il rifiuto delle maiuscole, di derivazione bauhaussiana. “Noi non usiamo capitali, così risparmiamo tempo”, dall’insegnamento di Herbert Bayer. Egli, comunque, nel periodo del Bauhaus firmava i suoi lavori ad acquerello con il maiuscoletto e l’alto/basso. In occasione della sua prima mostra nel suo appartamento, - 1.2.29 - la comunicazione è senza maiuscole, ma con un romano graziato bold. Ha sempre osteggiato l’uso delle maiuscole, infatti, anche ad Ulm era regola e veniva applicata per ogni stampato e intestato interno. Per le comunicazioni esterne venivano rispettate le convenzioni a seconda del destinatario. Sin dai primi lavori, ha sempre considerato e rispettato il livello di “progressismo” del cliente. Nello stesso numero del magazine del Bauhaus nel quale è inserito il questionario di Max Bill viene pubblicato lo scritto “Schrift?” di Joost Schmidt nel quale discute sulla riforma del linguaggio e della scrittura tedesca già teorizzato da Porstmann e la progettazione del carattere “uniforme” e universale da Tschichold ad Albers e Bayer. Si tratta di un periodo storico in cui gli aspetti formali delle nuove tecniche comunicative, dalla pubblicità al film, sono centrali nelle discussioni dei ricercatori e degli addetti ai lavori fi no ai letterati in genere, quindi le forme classiche di divulgazione, dalla scrittura al disegno, vengono modificate progressivamente assimilando gli stilemi delle nuove idee e dei nuovi mezzi.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="billtypo08.jpg" alt="billtypo08.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo08.jpg" /></p>
<p><span style="font-weight: bold">sx</span> Il padiglione de “L’Esprit nouveau”, Le Corbusier, 1925. Parigi, Cours de Reine—distrutto.<span style="font-weight: bold"> dx</span> “konstruktion aus 30 gleichen elementen”, 1938-39.<br />
&#8211;</p>
<p>Max Bill incontra i problemi della forma della scrittura lavorando sulla carta, preparò centinaia di bozzetti per la mostra “konkrete kunst” di Basilea, 1944. Per il manifesto cercò di trovare un soggetto universalmente valido e un’altrettanto valida forma del testo.<br />
In un primo momento la forma esatta scaturiva dalle forme delle lettere, in seguito erano le lettere a prendere forma dalla suddivisione geometrica dello spazio. La struttura diagonale della lettera “k”, presente ben 3 volte - come iniziale - e la conseguente similitudine della “b”, spinsero istintivamente ad una composizione diagonale. Gli angoli erano dati, la famiglia del carattere seguì di conseguenza. Il mix di maiuscolo e minuscolo ricorda il new typeface teorizzato da Tschichold nel 26-29 e da Schwitters in “New Graphic System Typeface” del 27.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="billtypo09.jpg" alt="billtypo09.jpg" id="image225" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo09.jpg" /></p>
<p><img title="billtypo10.jpg" alt="billtypo10.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo10.jpg" /></p>
<p><span style="font-weight: bold">sopra</span> Bozzetti per il manifesto “konkrete kunst”, 1944 <span style="font-weight: bold">sotto sx</span> Manifesto “konkrete kunst”, 1944 e Manifesto “pevsner, vantongerloo, bill”, 1949 <span style="font-weight: bold">dx</span> Manifesto “max bill”, 1960.<br />
&#8211;</p>
<p>Max Bill domina le forme “greche”, la font che disegna porta una forma più autonoma rispetto al puro servizio di lettura. Nel 1949 questo tipo viene riusato per il manifesto “Pevsner, Vantongerloo, Bill”, mostra alla Kunsthaus di Zurigo. In un qualche modo si noto come dia serialità alla sua persona inserita nel movimento d’arte concreta. Come una sorta di typeface istituzionale la utilizzarà nel 1960 per la sua personale a Winterthur e in due serie di francobolli per le poste svizzere (1947, 1974). Nel manifesto del 60 è evidente la combinazione formale tra le lettere e la forma astratta centrale a quadrato rotato, che propone un rapporto formale 1,2,3,4 tra gli elementi che lo compongono e un preciso bilanciamento bilanciamento tonale con il carattere. Quest’ultimo, causa le varie direzioni e relazioni, assume una valenza criptica, un’aura di mistero.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="billtypo12.jpg" alt="billtypo12.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo12.jpg" /></p>
<p><img title="billtypo13.jpg" alt="billtypo13.jpg" id="image229" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo13.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Il simile ordine simmetrico dimostra, in un esame accurato, di essere capace di una composizione ricca e stimolante. Si nota, inoltre, il collegamento tra la rottura dei tratti e l’unica lettera spezzata, la “a”, come un bilanciamento estremo tra ritmo e forme presenti sulla superfi cie del manifesto. Spesso sperimenterà sulle forme singole delle lettere, come nei bozzetti per il manifesto della mostra “Die Farbe”, Zurigo 1944 o per la mostra “Max Bill, Grafiken aus 30 Jahren”, Amburgo, 1970.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="billtypo11.jpg" alt="billtypo11.jpg" id="image227" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo11.jpg" /></p>
<p>Copertina del catalogo del 1944 “Die Farbe in Natur, Kunst, Wissenschaft und Technik”,<br />
&#8211;</p>
<p>Agli inizi degli anni sessanta tenta, attraverso una serie di schizzi, pellicole e collage di stampe a contatto, la progettazione di un carattere derivato “dall’immagine delle parole”. La font doveva “dare leggibilità automatizzando macchine che enfatizzassero la tonalità delle vocali per aumentare la leggibilità.” Con questo argomento, memore degli insegnamenti del Bauhaus, prese in prestito lo slogan del Futura (Paul Renner, fi ne anni venti). L’idea, simile all’optofonetica di Schwitters, era di cercare una corrispondenza tra come le lettere appaiono al lettore e la loro effettiva forza acustica, inspessendo solo le vocali. Questo aveva come fine il velocizzare la lettura al passo coi tempi di grande sviluppo industriale, per far si che l’uomo potesse trarne dei vantaggi di produzione. Colpiscono le vocali e i loro spazi interni standardizzati di forma circolare, tema, quest’ultimo, ricorrente nei disegni di Max Bill, già dal 1933, in “Langen Plastik” e nei lettering di Neubühl e Wohnbedarf. I tratti terminali “non finiti” ricordano uno dei diagrammi di Joost Schmidt per un grottesco del 1925, tema trattato nelle sue (due) ore settimanali inserite nel corso propedeutico del Bauhaus, del quale è esplicativo ricordare la frase “4 cerchi in un quadrato; 3 linee verticali, 3 orizzontali; 2 diagonali grandi e 4 piccole: da questi elementi si possono ricavare tutte le lettere.” Altre forme “speciali” come “d”, “g” o “s” sono presenti nei disegni di Max Bill. Usò già nel 1934 la “s” priva del tratto terminale superiore in uno dei loghi non realizzati per il teatro Corso Varieté, inserita in una sequenza rigida di segni lineari. Questa ricerca parte dalla considerazione, già segnalata da Porstmann sulla doppia forma della “s” nell’alfabeto tedesco. In generale si nota come siano presenti alcuni elementi ricorrenti come la forma circolare interna delle minuscole e le forme nere per le vocali nelle forme tonde, così nei corsivi. Contrariamente alle ricerche fonetiche nel paragone con il carattere greco in quest’ultimo la forza è concentrata sulla forma della lettera, quindi sul gioco di ascendenti e discendenti delle consonanti e sul ritmo dei glifi tra di essi. In un ottica più generale si può notare che anche in altri linguaggi, ad esempio, la scrittura è dominata da consonanti e le vocali sono assenti o segnalate dall’aggiunta di punti  segni tonali, come in arabo o ebraico. Erano quindi forti e vitali, nella mentalità dei suoi tempi le analisi delle più diverse forme di comunicazione per poterne trarre informazioni capaci di asservire al meglio alla realtà tecnologica moderna. In un altro caso estremo disegnerà un glifo completamente nuovo per il dipinto murale promozionale per “Pestalozzi &#038; co” e per il poster “antik &#038; modern”, un ampersand che poco o nulla ha del segno originale ma ricordandone la forma a cappio ne propone una forma nuova. Per Bill l’arte astratta inizia anche dalla forma delle lettere.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="billtypo14.jpg" alt="billtypo14.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo14.jpg" /></p>
<p><span style="font-weight: bold">sx e dx alto</span> Vari specimen — negativo in pellicola e positivo tramite stampa a rilievo — del carattere optofonetico. Di questo tipo esistono gli schizzi positivi e le pellicole con i testi in negativo, la versone digitale è stata realizzata da Jay Rutherford nel 1997. <span style="font-weight: bold">dx sotto</span> Particolare della “s” del carattere fonetico e dallo stesso glifo da una schizzo per il logotipo del ”Corso— Theater” del 1934.</p>
<p><img title="billtypo15.jpg" alt="billtypo15.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo15.jpg" /></p>
<p><img title="billtypo16.jpg" alt="billtypo16.jpg" id="image234" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo16.jpg" /></p>
<p>Lo sviluppo e la struttura del carattere optofonetico ricostruito per questo articolo.<br />
&#8211;</p>
<p>Tipografia è dare forma alla composizione del testo, nello stesso modo in cui la moderna pittura concreta da forma al ritmo della superficie del quadro. Le radici del suo approccio concretista si possono facilmente derivare dagli “incunaboli” del modernismo, in particolare nel costruttivismo con cui Herbert Bayer, dal 1925 gestisce il laboratorio di stampa al Bauhaus e i suoi progetti per gli intestati della scuola e del direttore. La tipografia della scuola - come l’eliminazione delle capitali - ha avuto una grande influenza sul giovane Max Bill. In ogni caso, fu molto flessibile, quando tornò a Zurigo scrisse: “non usare le maiuscole rende molto più semplice la composizione del testo di quanto non lo si faccia col metodo tradizionale; si possono avere diverse visioni su questo, ma è mi opinione che l’assenza di capitali è meno essenziale della standardizzazione, ad esempio, del formato della carta, anche se entrambe si sono sviluppate a partire dalle stesse considerazioni pratiche.” I suoi più noti lavori editoriali, infatti presentano lettere maiuscole convenzionali, spostando l’attenzione sulla manipolazione della composizione tipografica, per renderla più razionale e virtuosa.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="billtypo02.jpg" alt="billtypo02.jpg" id="image218" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/billtypo02.jpg" /></p>
<p><strong>sx</strong> “well—relief”, 1931—32 e Scheda strutturale di base della geometria <strong>dx</strong> Manifesto “negerkunst, prähistorische felsbilder südafrikas”, 1931.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Nel complesso utilizzerà caratteri “scrittura”, old face extrabold, egiziani, lineari condensati ed alcuni decorati e più frequentemente Akzidenz Grotesk normale e semibold, visto da tutti i designer di scuola svizzera come portatore di un’autenticità anonima e vernacolare. Per l’esattezza Max Bill utilizzava quella che era la versione della Monotype denominata Grot215. “Generalmente, seguendo lo standard dettato dal Bauhaus utilizzo lineari - sans serif - come tipi base, in altri casi lo sviluppo organico del testo può necessitare soluzioni adatte al contenuto.” Come per la brochure per il BauKreditZürich, nella quale la parola “zinsen” viene enfatizzata con un carattere gotico e cancellata. O per il magazine “Information” dove si usa principalmente il carattere della macchina da scrivere. Quest’ultimo viene utilizzato spesso per la sua larghezza standardizzata e l’eccedenza che ne risulta per le lettere convenzionalmente “strette”. “Per la comunicazione pubblicitaria moderna l’elemento individuale è completamente irrilevante. Così la calligrafia rococò è estremamente gradevole ed aggraziata ma non è altrettanto chiara e convincente di una lettera della macchina da scrivere.” La presenza controbilanciante del soggettivo Bill la manifesta attraverso la sua scrittura manuale — simbolo di se stesso — come per il catalogo della mostra personale di Parigi del 1971 e per i manifesti delle personali fino a tutti gli anni ottanta.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Bibliografia</strong><br />
<a target="_blank" href="http://www.amazon.de/Max-Bill-Typografie-Buchgestaltung-Advertising/dp/3721203410"> max bill. typografie. reklame. buchgestaltung.</a><br />
Gerd Fleischmann, Hans Rudolf Bosshard, Christoph Bignens. <a target="_blank" href="http://www.niggli.ch/index.htm">Niggli Verlag</a>, Sulgen—Zürich, 1999.<br />
max bill, pittore, scultore, architetto, designer.<br />
Catalogo della mostra omonima presso Palazzo Reale, Milano, 2006. Curato da Thomas Buchsteiner e Otto Letze, il capitolo dedicato alla tipografia è curato e contiene un testo di Gerd Fleischmann. Originale in lingua tedesca: Hatje Cantz, 2005.<br />
In italiano: Mondadori Electa spa Milano, 2006<br />
Altri testi<br />
Tipografia moderna, Robin Kinross, Stampa Alternativa &#038; Graffiti, Nuovi Equilibri, Viterbo, 2005.<br />
Abecedario, la grafica del novecento, Sergio Polano, Pierpaolo Vetta, Mondadori Electa spa, 2005.<br />
Bauhaus, Magdalena Droste — Bauhaus Archiv, Benedikt Taschen Verlag gmbh, 1991.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Analoghe ricerche sono state effettuate da <a target="_blank" href="http://www.lineto.com/1.0/content_105.html">Lineto</a> e <a target="_blank" href="http://www.foundrytypes.co.uk/">Foundry Types</a>
</p>
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		<title>I designer si «toccano» troppo?</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/09/24/i-designer-si-%c2%abtoccano%c2%bb-troppo/</link>
		<comments>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/09/24/i-designer-si-%c2%abtoccano%c2%bb-troppo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 11:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
	<category>links&#038;friends</category>
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		<description><![CDATA[&#8211;
Traduzione (quasi) fedele dal sito che ci da ispirazione! In ogni caso direi di sì! In più fanno festa. In onore del decennale hanno dato un festone notevole per il circuito London Design Festival, ho ricevuto la notizia e l’invito, ma ho dovuto, purtroppo, declinare. Ciononostante vogliamo pompare il network designerblock / designers are wankers [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="wankers04.jpg" title="wankers04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/wankers04.jpg" />&#8211;<br />
Traduzione (quasi) fedele dal sito che ci da ispirazione! In ogni caso direi di sì! In più fanno festa. In onore del decennale hanno dato un <a target="_blank" href="http://www.verydesignersblock.com/?p=453">festone</a> notevole per il circuito <a target="_blank" href="http://www.londondesignfestival.com/Default.aspx">London Design Festival</a>, ho ricevuto la notizia e l’invito, ma ho dovuto, purtroppo, declinare. Ciononostante vogliamo pompare il network <a target="_blank" href="http://www.designersblock.org.uk">designerblock</a> / <a target="_blank" href="http://www.designersarewankers.com">designers are wankers</a> / <a target="_blank" href="http://www.designersarewankers.com/profiles/index.jsp">plebsville</a> perché credo possano rappresentare un’interessante realtà del design un—official. Inoltre da l&#8217;opportunità ai plebs (i giovani designer freschi di studio) di ritrovarsi in una community  interessante e piena di vitalità che ha, ovviamente e purtroppo, successo più nel Regno Unito che altrove.<br />
<a id="more-211"></a></p>
<p><img alt="wankers03.jpg" id="image214" title="wankers03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/wankers03.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Soprattutto perché permettono di valutare la possibilità di esporre con loro nei loro numerosi eventi, tra cui l&#8217;ultimo, quello del decennale ma anche quello del fuorisalone 2007 allo spazio Gigli, dove si sono distinti per la freschezza ed il livello ottimo. Alleghiamo un paio di fotografie dell&#8217;evento che abbiamo <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/27/e-nata-prima-la-sedia/">già raccontato</a> <a href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/24/s-t-r-a-m-i-l-a-n-o/">in due occasioni</a> e che potrete trovare sui siti di designerblock e sulla nutrita lista di <a target="_blank" href="http://www.designersblock.org.uk/db-database">contributori</a>.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="wankers01.jpg" title="wankers01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/wankers01.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Per partecipare alle loro esposizioni e manifestazioni: DB seleziona i progetti che i designer spediscono e valuta se possono essere interessanti per i temi che promuovono. Dal sito si può leggere:</p>
<p>“We welcome applications from everybody who is interested in showing with us whatever your scale or experience.  If you would like to take part in any Designersblock events we would love to hear from you. Please send Jpegs, press releases, background info and anything else that you think is relevant by email to <a onfocus="blur();" href="mailto:rory@designersblock.org.uk">rory@designersblock.org.uk</a> Costs of participation vary according to the production costs of each location.”</p>
<p>Quindi invitiamo tutti a spremere le meningi e pompare un pochetto il livello sub-ufficiale del design italiano e non aspettare che cada tutto dall’alto (il solito simpatico&#8230;)<br />
Tra le iniziative ricordiamo il libro di Lee Mc Cormack sul tema “Designers are Wankers”, disponibile <a target="_blank" href="http://www.magmabooks.com/content/bookshop/book.asp?disp=0&#038;id=4433&#038;page=1&#038;c=&#038;sc=0">online</a>.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="wankers02.jpg" id="image213" title="wankers02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/wankers02.jpg" />
</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>La cerimonia della semplicità</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/09/13/la-cerimonia-della-semplicita/</link>
		<comments>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/09/13/la-cerimonia-della-semplicita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 15:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
In questo articolo ricordo con piacere ed un pizzico di emozione – anche se sono un po’ troppo giovane per lasciarmi andare ai ricordi — una particolare giornata ad Urbino risalente almeno al 2002. Durante un insolito workshop suddiviso in due distinti appuntamenti, Massimo Dolcini ci presentò due argomenti, con relativi relatori, inaspettati per una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image206" alt="sempl03.jpg" title="sempl03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/sempl03.jpg" /><br />
&#8211;<br />
In questo articolo ricordo con piacere ed un pizzico di emozione – anche se sono un po’ troppo giovane per lasciarmi andare ai ricordi — una particolare giornata ad Urbino risalente almeno al 2002. Durante un insolito workshop suddiviso in due distinti appuntamenti, <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/05/07/m-come-massimo/">Massimo Dolcini</a> ci presentò due argomenti, con relativi relatori, inaspettati per una facoltà di design della comunicazione.</p>
<p><a id="more-203"></a></p>
<p><img alt="sempl07.jpg" title="sempl07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/sempl07.jpg" /></p>
<p>Massimo Dolcini e John Maeda.</p>
<p>&#8211;<br />
A distanza di qualche anno tutto ciò non mi sembra più strano, bensì totalmente geniale e capace di trasmettere un’incredibile senso di &#8220;speranza”. Di che tipo di speranza, vedremo in seguito. I due argomenti, suddivisi per mattina e pomeriggio erano la <a target="_blank" href="http://www.zenhome.it/zen-the.htm">cerimonia del tè</a> nella tradizione giapponese ed il «bon—tón» a tavola nella più classica tradizione occidentale. Geniale, non smetterò mai di dirlo. La più eccitante delle domande che mi pongo quando penso a quella giornata è: quanto tempo perdiamo appresso a mille superficialità? Leggi anche: cosa è davvero importante nella formazione di un esperto di comunicazione? Togli anche “di comunicazione”…<br />
Comunque, passato un po’ di tempo mi rendo conto dell’incredibile valenza di quella giornata. Di come la focalizzazione che permea i nostri interessi quotidiani contemporanei sia così poco incentrata sui reali valori dei nostri stessi comportamenti e di come noi stessi “attori della comunicazione” non siamo assolutamente allenati ed educati in tal senso. Colpa di tanti educatori superficiali, «materialisti», prodighi di consigli generalisti e funzionalisti — incredibile, detto da me… — e incapaci a instillare il «fuoco sacro» che porta a indagare, eviscerare, cercare i valori e i significati dei comportamenti, delle persone. Le incongruenze, le particolarità dell’identità e tutto ciò possa risultare interessante per menti giovani da «sverginare &#038; violentare» con una sostanziale dose di problematiche stimolanti. Quasi morbose, azzarderei. Con metodo, per carità.<br />
&#8211;</p>
<p><img id="image208" alt="sempl05.jpg" title="sempl05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/sempl05.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
A questo punto spunta il senso di speranza instillato da quella giornata. Infatti proprio attraverso la capacità di leggere tra le righe, scavare dentro alla ritualità oppure al morboso attaccamento ad un’etichetta, un comportamento che soltanto seguendolo ti permette di «sedere alla tavola del signore» — per l’uso della «S» o «s» di quest’ultima parola, mi rimetto alla Vostra fantasia— si cela, a mio avviso, la capacità stessa di relazione tra le persone. Quello che volevano farci notare il Maestro della <a target="_blank" href="http://www.nipponico.com/dizionario/c/cerimoniadelte.php">Cerimonia</a> — che si chiamava Matsushita san, se ben ricordo — così come la gentile signora che presiedeva l’insegnamento dell’etichetta è la strutturazione logica di comportamenti più o meno sensati — agli occhi di una persona cresciuta a forza di tv, forse… — e la «cieca» fiducia che si dà ad essi. Sono particolari, forse, ma assolutamente parte di un tutto, senza di essi puoi anche fare a meno di bere un tè o cenare con gli amici — nessuno ci obbliga a farlo —. In soldoni, quando vai al fast food non segui un rituale né associ un particolare valore, ed è per questo che puoi farne a meno. Non riempie la tua vita, non aggiunge niente. (A chi pensa che fare la fila alla cassa faccia parte di un rituale tribal—metropolitano contemporaneo, invito a prendere <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/09/06/meglio-esploratori-che-caporali/">visione</a> della suddivisione tra i 4 attori della vita metropolitana di Jean Marie Floch e applicare a questo articolo la differenza tra un sonnambulo e l’esploratore) Cosa insegna tutto questo al designer della comunicazione?<br />
&#8211;</p>
<p><img id="image205" alt="sempl02.jpg" title="sempl02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/sempl02.jpg" /></p>
<p><img id="image204" alt="sempl01.jpg" title="sempl01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/sempl01.jpg" /></p>
<p>«Chawan» della cerimonia del tè, realizzati a mano.</p>
<p>&#8211;<br />
Prima di rispondere ci tengo a fare un po’ di pubblicità gratuita al libro che mi ha fatto tornare in mente questo evento. Tra le particolarità della <a target="_blank" href="http://www.arteraku.it/pagine/cerimonia_del_te.asp">cerimonia</a> giapponese del thé c’è il rapporto tra il bevitore e la sua tazza. Essa non ha un enorme valore che però non ha niente a che vedere con l’oro o i diamanti o il denaro. <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Raku">Spesso è sbeccata, lavorata a mano</a>. Una diversa dall’altra, sempre. I giapponesi tradizionalisti tengono molto alle proprie tazze, spesso conservate per generazioni, esse risalgono a centinaia di anni fa. Proprio questo particolare è riportato sul volumetto di  uno dei più «stilosi» guru dei media contemporanei, <a target="_blank" href="http://www.maedastudio.com/index.php">John Maeda</a>. Di origine — casualmente? — giapponese, insegna, come è noto, Media Arts Sciences al M.I.T. Il libro si chiama “<a target="_blank" href="http://www.amazon.com/gp/product/0262134721">Le Leggi della Semplicità</a>” (il primo <a target="_blank" href="http://weblogs.media.mit.edu/SIMPLICITY/">blog</a> ed il <a target="_blank" href="http://lawsofsimplicity.com/">secondo</a>) ed è edito in <a target="_blank" href="http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=2091">italiano</a> da Bruno Mondadori e traduce in dieci leggi il procedimento dell’apprendimento dello studente ma anche quello dell’insegnamento da parte del maestro. Candidamente, sotto la voce della legge numero 5, ”Differenze: Semplicità e Complessità sono necessarie l’una all’altra” racconta di un giorno, in Giappone, quando viene invitato a prendere un tè da <a target="_blank" href="http://www.artandculture.com/cgi-bin/WebObjects/ACLive.woa/wa/artist?id=1070">Ikko Tanaka</a>, in compagnia di <a target="_blank" href="http://www.shigerubanarchitects.com/">Shigeru Ban</a> — non male come terzetto —. Come prima cosa mi informa che la cerimonia del tè si chiama <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cha_no_yu">chanoyu</a> e poi analizza anch‘esso le tazze. Le chiama “ciotole profonde” e racconta: “Se mi ricordo bene, mi era stata assegnata una tazza del diciottesimo secolo che sembrava il frutto di un terribile incidente durante la cottura. Era una ciotola di ceramica profonda e di un nero lucido, le cui superfici esterne sembravano avvilupparsi in modo controintuitivo, come un quadro di Salvador Dalì. Non era per niente chiaro in quale punto della ciotola avrei dovuto appoggiare le labbra.” Dopodiché continua dicendo “… era palesemente imperfetta, priva delle semplici superfici lisce e bianche delle comuni tazze che vengono vendute nel reparto casalinghi dell’Ikea.” Conclude dicendo:“ A mio modo di vedere, la tazza simboleggiava, in maniera indiretta, l’essenza dell’estetica giapponese, sempre in cerca della perfezione assoluta. La sua inattesa complessità ha fatto sì che tutto il resto, già incredibilmente semplice, apparisse ancora più semplice.”<br />
&#8211;</p>
<p><img id="image207" alt="sempl04.jpg" title="sempl04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/sempl04.jpg" /></p>
<p>Due particolari dell’opera grafica di John Maeda.</p>
<p>&#8211;<br />
Nel complesso il libro è un’interessante visione sui comportamenti mentali da attuare in fase di progettazione. Interessante è anche la suddivisione per leggi — molto «americana», mi viene da dire, ma è oltremodo interessante — della semplicità, intesa sempre e comunque come fine da raggiungere — molto orientale, tanto per continuare con i luoghi comuni —. Le <a target="_blank" href="http://lawsofsimplicity.com/category/laws?order=ASC">leggi</a> sono le seguenti: 1. RIDUCI Il modo più semplice per conseguire la semplicità è attraverso una riduzione ragionata; 2. ORGANIZZA L’organizzazione fa sì che un sistema composto da molti elementi appaia costituito da pochi; 3 TEMPO I risparmi di tempo somigliano alla semplicità; 4 IMPARA La conoscenza rende tutto più semplice; 5 DIFFERENZE La semplicità re la complessità sono necessarie l’una all’altra; 6 CONTESTO Ciò che sta alla periferia della semplicità non è assolutamente periferico; 7 EMOZIONE Meglio emozioni in più piuttosto che in meno;  8 FIDUCIA Noi crediamo nella semplicità; 9 FALLIMENTO Ci sono sempre cose che non è possibile semplificare; 10 L’UNICA Semplicità significa sottrarre l’Ovvio e aggiungere il Significato. Alla fine da anche tre “chiavi”  per l’utilizzo delle leggi: A. LONTANO Più sembra meno: basta semplicemente spostarlo lontano, molto lontano; B. APERTO L’apertura semplifica le complessità; C. ENERGIA Usa di meno, ottieni di più.<br />
&#8211;</p>
<p><img id="image209" alt="sempl06.jpg" title="sempl06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/sempl06.jpg" /></p>
<p>Altre due applicazioni di John Maeda.</p>
<p>&#8211;<br />
A questo punto mi rendo conto di non aver ancora finito di rispondere alla domanda che mi sono posto in precedenza. Cosa serve al designer tutto questo? Se è vero che è stato questo il mestiere del secolo scorso ed è destinato ad evolversi ulterioriomente è necessario che sviluppi una buona dose di autosufficienza senza la quale non si sviluppa ma si adegua soltanto. Se è inoltre vero che progettare non è un processo che si svolge completamente su un tecnigrafo o al computer è bene capire DOVE vive il design. Anche rispondendo alla sola necessità di problem solving ed escludere la valenza socio—culturale della disciplina ci si incanala in un iter di ricerca, studio e conoscenza che porta inevitabilmente a maneggiare temi sociali e culturali, in quanto il campo d’azione è sempre comunicativo e di relazione umana. Quindi le conoscenze del designer non possono prescindere da questi temi. Sempre &#038; in ogni caso. A questo punto bisogna solo capire quali posizioni assumere di fronte alla società. Aggressiva, compatibile, accondiscendente, passiva, propositiva, negativa, educativa… Niente di diverso dallo stesso comportamento umano.<br />
A questo aggiungo anche questa frase del libro di Maeda: &#8220;Nel campo del design c’è la credenza secondo cui le migliori soluzioni nascono quando ci sono più vincoli.” È forse per questo motivo che quelli che ci vengono presentati dalle riviste di settore o negli annual come gli esempi migliori sono quasi sempre progetti nei quali il livello di libertà progettuale è molto alto e quando, come succede praticamente sempre in Italia, è necessaria una continua mediazione tra le idee di mille «saccenti» il risultato è sempre insignificante e dozzinale. A questo va aggiunto, per non liberare i progettisti dalle responsabilità, la quasi totale ignoranza di fronte a pratiche come quella sopracitata ed alla sua importanza nel «gioco» della progettazione e la conseguente incapacità di «insegnare» il proprio ruolo e di imporsi al «saccente» di turno. Dente avvelenato? Forse, ma forse anche il senso di soffocamento che un giovane progettista neanche trentenne vede come incombente nel suo futuro. Che fare? Ripartire dagli insegnamenti di qualcuno che aveva piacere di far crescere il designer come persone prima che come macchine ed insegnare che una regola viene sempre corretta da un fattore a lei estraneo, l’emozione.
</p>
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		<title>Meglio esploratori che caporali&#8230;</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/09/06/meglio-esploratori-che-caporali/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 14:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
	<category>project&#038;philosophy</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Ovvero, siete esploratori o sonnambuli?
Vi presentiamo un progetto ispirato da Jean-Marie Floch ed al suo volume “Semiotica Marketing e Comunicazione. Dietro ai segni, le strategie” edito per Franco Angeli. La presentazione in quarta di copertina dice che trattasi di libro di frontiera perché permette di esplorare nuovi territori. Ci piace in quanto capace di proporre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="camocover.jpg" title="camocover.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/camocover.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Ovvero, siete esploratori o sonnambuli?<br />
Vi presentiamo un progetto ispirato da Jean-Marie Floch ed al suo volume “<a target="_blank" href="http://www.libreriauniversitaria.it/semiotica-marketing-comunicazione-dietro-segni/libro/9788820472092">Semiotica Marketing e Comunicazione. Dietro ai segni, le strategie</a>” edito per Franco Angeli. La presentazione in quarta di copertina dice che trattasi di libro di frontiera perché permette di esplorare nuovi territori. Ci piace in quanto capace di proporre un’evoluzione dei processi di creazione, che permetta l’unione della disciplina teorica (qui, la semiotica) al “savoir—affair” pratico.<br />
<a id="more-198"></a></p>
<p>Prima, una precisazione sulle immagini; sono tutte elaborate da CMYK Made® e sono fondanti per la nostra mentalità street; e siamo certi che tutti conoscono o avranno captato l’uso del mimetico nel contesto street o urban. Noi siamo goccia di questo mare e proponiamo questa insolita analisi per una visione allargata e meno canonica del fenomeno, per impedire che s’areni con il livellamento imposto dalla commercializzazione che oltre a portare linfa (economica) rischia di soffocare la sperimentazione nonchè la continua ricerca che innova i linguaggi e i codici visivi, colonna fondante e portante di questo mondo.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="camo02.jpg" id="image200" alt="camo02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/camo02.jpg" /></p>
<p><img id="image199" alt="camo01.jpg" title="camo01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/camo01.jpg" /></p>
<p>Esploratori e Bighelloni, Professionisti e Sonnambuli</p>
<p>&#8211;<br />
“Elaborazione di una tipologia comportamentale dei viaggiatori“, così esordisce il capitolo del libro dell’illustre sociologo &#038; semiotico transalpino. Ed alla sua analisi aggiungiamo umilmente un minuscolo tassello. Nella sua analisi emergono i comportamenti dei viaggiatori di metropolitana e servizi pubblici di Parigi. Suddivide inizialmente i comportamenti “obbligati”, cioè quelli comuni ad ogni tipo di viaggiatore (entrare, obliterare, accedere al marciapiede, salire, scendere, uscire) e come fosse la trama di un racconto, al racconto principale annòvera i microracconti delle persone che nella loro “intimità esposta” si concentrano nella lettura, si dirigono verso un punto preciso del marciapiede in attesa del treno, si fanno catturare da un suonatore di strada o da una vetrina o da un manifesto o interrogano la mappa dei servizi; si lasciano trasportare dal flusso delle persone oppure lo schivano, ascoltano la musica con walkman e ipod, si lasciano rapire dal paesaggio quando è possibile, ascolta le conversazioni dirette o altrui, o legge il giornale altrui, sguscia tra le persone per raggiungere una posizione più comoda, aiuta o meno una persona in difficoltà, si ferma, rallenta o accellera per non rimanere bloccato nei flussi delle altre persone. E così via. A questo scrutare Floch determina secondo un procedimento a lui caro, quattro categorie di passeggero. Esse si differenziano per l’appartenenza a due categorie principale cioè quelle della continuità e della discontinuità. A queste vengono aggiunte la non-continuità e la non-discontinuità. “Il semiotico in questo caso proietta la categoria su di un quadrato semiotico per dispiegare il reticolo di relazioni che organizza il micro-universo semantico rappresentato dalla categoria stessa e per riconoscere le posizioni di senso virtuali che tale reticolo definisce.” Questo quadrato vedrà i quattro semi ai quattro angoli in modo da contrapporsi sempre fra di essi. Aggiunge una serie di attributi ai quattro semi, cioè Frattura, crepaccio e fossato alla discontinuità; Piano liscio, muro nudo e mare piatto alla continuità; Piega e macchia alla non-continuità e Combaciare e raccordo alla non-discontinuità. I quattro tipi di viaggiatori sono quindi Esploratori quando valorizzano la discontinuità e vanno in cerca di sempre nuovi tragitti che Floch chiama “percorsi”. Chi valorizza la continuità è colui che segue “traiettorie”, il Sonnambulo. Se con maestrìa atletica si ricercano tracciati in continua tensione si realizzano flùide “sequenze” e di conseguenza si è Professionisti portando in auge la non-discontinuità. Chi, infine, ama le “passeggiate” è Bighellone e valorizza la non-continuità.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img id="image201" alt="camo03.jpg" title="camo03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/09/camo03.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>A questo punto allo stesso quadrato semiotico analizziamo i quattro semi e decidiamo di dotarli di un oggetto che li possa rappresentare nella “quotidiana sopravvivenza nella giungla dei servizi pubblici”, metropolitana in testa. Realizziamo un ulteriore quadrato che si presenta come un piano geometrico con ascissa e ordinata dove in ogni preciso punto si manifestano tutte le conaminazioni possibili con i fattori in gioco. Mettiamo Bighelloni e Professionisti sull’asse che ha nei primi la massima espressione di irrazionalità e nei secondi la massima di razionalità e Esploratori e Sonnambuli in quello che vede i primi come i più “tesi” verso il dinamismo o i secondi i più statici. Questo ci permette di creare dei pattern che definiscano la maggiore o minore tendenza alla razionalità e all’amalgama o la maggiore o minore tendenza al dinamismo cioè al movimento, l’emersione, l’entropìa. Questi pattern saranno il nostro “regalo” alla ricerca di Floch: le trame mimetiche (camouflage) degli avventòri del metrò. Realizzando i pattern decidiamo grazie a questa analisi che l’Esploratore manifesta una maggior necessità di mimetizzare la velocità rispetto agli altri, hanno un grado di irrazionalità superiore ai Professionisti ed uno inferiore ai Bighelloni che hanno una necessità di rompere la sagoma superiore ma meno dinamica; i Professionisti sono maggiormente amalgamati ma meno definiti ed immobili dei Sonnambuli che ne sono comunque meno razionali. Si deduce quindi che gli Esploratori avranno un pattern veloce e “tagliente” nelle forme; i Sonnambuli uno statico e distaccato; i Professionisti uno morbido ed amalgamato; i Bighelloni uno nervoso ma lento.
</p>
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		<title>Super Tele &#038; Super Santos</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/08/28/super-tele-super-santos/</link>
		<comments>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/08/28/super-tele-super-santos/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2007 14:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Per la stessa serie inaugurata con “Coriandoli” proponiamo la ricerca fatta da una collega del corso di laurea specialistica dello Iuav; Maria Rosaria Digregorio, che per il sommo Alberto Bassi ha avuto la pazienza di ricercare le informazioni di quello che è un cult delle penultime generazioni di ex—ragazzini che giocavano al pallone nel campetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="supertele01.jpg" alt="supertele01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/supertele01.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Per la stessa serie inaugurata con “<a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/07/19/coriandoli/">Coriandoli</a>” proponiamo la ricerca fatta da una collega del corso di laurea specialistica dello Iuav; Maria Rosaria Digregorio, che per il sommo <a target="_blank" href="http://www.iuav.it/Didattica1/pagine-web/facolt--di1/Alberto-Ba/index.htm">Alberto Bassi</a> ha avuto la pazienza di ricercare le informazioni di quello che è un cult delle penultime generazioni di ex—ragazzini che giocavano al pallone nel campetto della canonica. Il SuperTele e il <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Super_Santos">SuperSantos</a>.</p>
<p><a id="more-194"></a><br />
SUPER TELE &#038; SUPER SANTOS<br />
Produttore: <a target="_blank" href="http://www.mondoworldwide.com">Mondo</a><br />
Designer: Ferruccio Stroppiana e ufficio tecnico, fine anni sessanta<br />
Nel 1948 Edmondo Stroppiana, spalleggiato dai figli Elio e Ferruccio, chiude il negozio in cui riparava pneumatici a Gallo d&#8217;Alba e lì fonda la Mondo. Le conoscenze maturate su gomma e colle confluiscono nella produzione artigianale di palloni da pallapugno, sport tradizionale del basso Piemonte riscoperto nel secondo dopoguerra e di cui Alba rappresentava il punto di riferimento regionale. Già nel 1951 l&#8217;attività comincia a crescere, arrivano rischieste di palloni promozionali dalla Ferrero, dalla Plasmon e da altre imprese locali: ai palloni agonistici si affiancano perciò quelli giocattolo, caratterizzati da prestazioni minime e prezzi bassi.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="supertele02.jpg" alt="supertele02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/supertele02.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Saranno Ferruccio e il suo ufficio tecnico ad occuparsi, nel corso degli anni, della progettazione di macchine per automatizzare e incrementare la produzione.<br />
Gli spicchi tenuti insieme dalla colla lasciano il posto a palloni prodotti in un unico pezzo: il pvc è stampato a iniezione in una forma sferica di alluminio che durante la fase di cottura compie un duplice movimento di rotazione e rivoluzione, per garantire l&#8217;omogena distribuzione della materia plastica. Raffreddati e gonfiati, i palloni passano alla fase di stampa, inizialmente realizzata a mano con degli stencil.<br />
Viene poi progettato uno stampo/stencil sferico e ruotante in cui si inserisce il pallone e su cui si spruzza la vernice – stampo che a partire dagli anni novanta sarà sostituito da un tampone flessibile che rilascia la vernice direttamente sulle superfici sferiche, adattandosi ad esse. Un unico progetto, quindi, adattato alla produzione di palloni esteticamente diversi.<br />
Il Super Tele (180 grammi, pentagoni neri su fondo bianco o colorato) e il Super Santos (280 grammi, strisce nere su fondo rigorosamente color cuoio) vengono brevettati solo nel 1977 nonostante se ne trovi testimonianza nei cataloghi aziendali già dieci anni prima. Diffusi capillarmente in tutta Italia, sono diventati oggetto di culto popolare e continuano a nutrire sogni di gloria sportiva per le strade, nelle piazze, sulle spiagge e in qualunque altro luogo si presti ad essere trasfigurato in campo da gioco.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="supertele03.jpg" id="image197" alt="supertele03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/supertele03.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Si capisce che il SuperTele è davvero un mito anche da <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=ctkbZ3p2P0g">questo</a>&#8230;
</p>
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		<title>Keep it Real! ovvero Shopping Estivo</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/08/16/keep-it-real-ovvero-shopping-estivo/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Aug 2007 15:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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&#8211;
Segnaliamo, durante questi afosi giorni di mezz’estate, un brand di scarpe californiano che ci piace assai. Purtroppo i prodotti sono solo per signora ma pare, che i boyz intenzionati ad ogni costo a sfoggiarne un paio, siano soliti comprare i numeri grandi da donna!!! Infatti dal sito si può leggere che “Keep is a shoe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="keep03.jpg" id="image193" alt="keep03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/keep03.jpg" /><br />
&#8211;<br />
Segnaliamo, durante questi afosi giorni di mezz’estate, un brand di scarpe californiano che ci piace assai. Purtroppo i prodotti sono solo per signora ma pare, che i boyz intenzionati ad ogni costo a sfoggiarne un paio, siano soliti comprare i numeri grandi da donna!!! Infatti dal <a target="_blank" href="http://www.keepcompany.com">sito</a> si può leggere che “Keep is a shoe company, a clothing company, an amalgam of interests, a way of being, a force, a language, a family and many other things. Our kicks are for ladies, though sometimes our promos are unisex, and plenty of dudes rock our shoes in larger sizes.”</p>
<p><a id="more-190"></a></p>
<p><img title="keep02.jpg" id="image192" alt="keep02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/keep02.jpg" /><br />
&#8211;<br />
Oltre a questo simpatico aneddoto, ci piace il fatto che cerchino i tessuti, i pattern e le fantasie direttamente da paesi insoliti o “esotici” come il Guatemala e non hanno problemi a farne elemento centrale dei loro prodotti. Se non siete riusciti a farvi un’idea dell’ambiente, molto particolare, d’appartenenza del gruppo di persone che animano questo brand, si possono visitare, nella sezione <a target="_blank" href="http://www.keepcompany.com/keepfamily.aspx">> our family</a> del sito venire a contatto con i designer e la «crew». Proprio questo insieme di link mi ha incuriosito e visitando i link si nota come il gruppo sia variegato e pieno di stimoli. A questo proposito vi consigliamo di visitare la <a target="_blank" href="http://www.dnp006.com/">DoggPony</a> records, <a target="_blank" href="http://www.plasticenigma.com/">Jerry Lim</a>, <a target="_blank" href="http://www.burgerworldchronicles.com/">Hamburger Eyes</a>, il fotografo <a target="_blank" href="http://www.tobinyelland.com">Tobin Yelland</a>,  eccetera, eccetera&#8230;<br />
&#8211;</p>
<p><img title="keep01.jpg" alt="keep01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/keep01.jpg" />
</p>
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		<title>Chemical Brothers</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Aug 2007 15:20:18 +0000</pubDate>
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&#8211;
Continuiamo a sviluppare la sezione Y — anche conosciuta come «socYal» — per una miriade di buoni motivi, con un problema che molti bollano come un falso problema – ma oggi «non è molto ben chiaro» se chi ha la possibilità di parlare e farsi sentire sui grandi mezzi informativi sia il detentore dell’onestà senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="chem13.jpg" alt="chem13.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem13.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Continuiamo a sviluppare la sezione Y — anche conosciuta come «socYal» — per una miriade di buoni motivi, con un problema che molti bollano come un falso problema – ma oggi «non è molto ben chiaro» se chi ha la possibilità di parlare e farsi sentire sui grandi mezzi informativi sia il detentore dell’onestà senza macchia – che si inizia a percepire molto bene da noi, le <a target="_blank" href="http://www.sciechimiche.org/blog/2007/06/ottimo-documento-riassuzntivo-sulle.html">scie chimiche</a>.</p>
<p><a id="more-161"></a><img title="chem01.jpg" id="image174" alt="chem01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem01.jpg" /></p>
<p><img title="chem02.jpg" id="image175" alt="chem02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem02.jpg" /><br />
&#8211;<br />
Premettiamo che il nostro approccio è quello di coloro che si ritrovano di fronte ad un problema — in questo caso, un «vero» problema, da fare proprio — e lo vogliono risolvere; è un blog di progetto, il nostro «attivismo» sta nell’interiorizzare e capire il tema, «manipolarlo» in modo che raggiunga utenze ampie, metterle in grado di comprenderlo e di averne coscienza, perché il design è un ciclo, produttivo &#038; propositivo, che non finisce battendo lo scontrino.<br />
Un motivo per cui questi temi è giusto tenerli in considerazione è quando la ricerca e l’avanzamento tecnologico vengono sprecati in usi francamente assurdi ed inaccettabili. Ci sono numerosi siti (questi sì che si possono chiamare «attivisti») che cercano di rendere noto il problema delle scie chimiche, così come ogni tanto anche nei telegiornali si raccontano «curiose» storie di come la <a target="_blank" href="http://www.sciechimiche.org/blog/2007/05/russi-possono-modificare-alloccorrenza.html">Russia</a> sia in grado di non far piovere sulle parate militari o di come il governo cinese ha fatto piovere per placare una <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/esteri/pechino-nube-sabbia/pechino-nube-sabbia/pechino-nube-sabbia.html">tempesta di sabbia</a>.</p>
<p>&#8211;<br />
<img title="chem03.jpg" id="image176" alt="chem03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem03.jpg" /><br />
&#8211;<br />
Riportiamo come esempio un testo da uno dei siti più attivi in questo ambito che è <a target="_blank" href="http://sciechimiche-zret.blogspot.com/2007/06/micoplasma-lagente-patogeno-di_11.html">sciechimiche-zret</a>: “Fra giugno e settembre del 1952, i militari collaudarono i metodi di diffusione della Brucella suis e della Brucella melitenensis presso il poligono di Dutway nello Utah. Un altro documento governativo auspicava l&#8217;inaugurazione di tests di vulnerabilità nell&#8217;atmosfera. L&#8217;esecutivo degli Stati Uniti chiese a quello del Canada di collaborare nei collaudi della Brucella: la cooperazione fu fornita integralmente. I miltari volevano capire se le zanzare e l&#8217;aria fossero vettori idonei per la malattia. Il rapporto governativo dichiarava che “il test nell&#8217;atmosfera di agenti biologici infettivi nell’aria era considerato essenziale per la definitiva comprensione delle potenzialità della guerra biologica, in virtù dei molti fattori ignoti che influiscono sulla degradazione dei micoplasmi nell&#8217;atmosfera”.<br />
Questo «è» un problema. Siamo convinti che ogni ambito culturale si debba adoperare per divulgare e «far divenire storia» questo aborto della mente umana; allo stesso modo il design deve essere in grado di riconoscersi un ruolo in questa attività. Anche in maniera concettuale, presentando il problema, comunicandolo, rendendolo appariscente. Come dice Alberto Bassi, “forse di divani bianchi con i piedini di metallo fatti così, ce n’è già abbastanza”.<br />
Dallo stesso blog apprendiamo come anche dal lato «visivo» è in atto un comportamento poco responsabile che tende a considerare assimilato questo fenomeno, quasi come naturale; la cosa, di per sé triste, lo è ancora di più se inserendo le scie chimiche nei cartoni animati, la Disney lo fa nei film Cars e La gang del bosco. Questa notizia la potete trovare <a target="_blank" href="http://sciechimiche-zret.blogspot.com/2007/06/disney-e-le-chemtrails-articolo-di.html">qui</a>. Nello stesso articolo, si vede un’immagine agghiacciante di come vengono utilizzate le scie chimiche per chiedersi cosa è un compleanno senza un poco di decorazioni e si vedono numerose scie sopra una città, non conosciamo la campagna, ci limitiamo a sperare che sia denigratoria nei confronti del problema.<br />
&#8211;</p>
<p><img title="chem04.jpg" alt="chem04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem04.jpg" /></p>
<p><img title="chem05.jpg" alt="chem05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem05.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
<img title="chem06.jpg" id="image188" alt="chem06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem06.jpg" /></p>
<p><img title="chem07.jpg" alt="chem07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem07.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>Come sta nella più pura logica del web, vi consigliamo alcuni siti che parlano espressamente di questi temi e, come nella più pura logica del design, ognuno cerchi i suoi contenuti e sappia manipolarli. In primis <a target="_blank" href="http://www.sciechimiche.org">sciechimiche</a>, e <a target="_blank" href="http://sciechimiche-zret.blogspot.com/">sciechimiche.blogspot</a> (quest’ultimi approfondiscono la parte legata alle malattie e alla chimica) per i siti italiani, poi <a target="_blank" href="http://www.weatherwars.info/index.php">weatherwars</a> ed altri. Da qui potrete muovervi e trovare numerosi articoli, link e riferimenti.<br />
&#8211;<br />
<img title="chem08.jpg" id="image181" alt="chem08.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem08.jpg" /></p>
<p><img title="chem09.jpg" id="image182" alt="chem09.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem09.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
<img title="chem11.jpg" id="image184" alt="chem11.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem11.jpg" /></p>
<p><img title="chem10.jpg" id="image183" alt="chem10.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem10.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p><em>Due parole sulle immagini di questo post&#8230;</em></p>
<p>L’approccio di CMYK è, evidentemente, sarcastico e critico nei confronti del problema. Abbiamo deciso di mostrare — forse «soli» nella lotta — questi fenomeni come un evento dentro la quotidianità. Come elementi da considerare parte del presente e del futuro di tutti noi, quindi senza giudicarli per forza, li usiamo dicendo (mentendo spudoratamente): “d’altronde è così&#8230;”. Proponiamo quindi, un esercizio di basic design, ove cerchiamo di capire che cosa sono queste «cose» dal punto di vista puramente visivo, spaziale, grafico, segnico. Come è per tutti questi «esercizi», non si cercano — per fortuna — di risposte universali, ma (s)punti di partenza, ispirazione, nuove visioni dalle quali partire a riflettere. Una prima riflessione, ci piacerebbe farla sugli strumenti di tracciamento delle linee. Come moderni tiralinee, questi mezzi permettono di tracciare fasci di «materia» a distanza costante e dal serbatoio c’è certamente un sistema si erogazione che fornisce gli ugelli in egual maniera. Tuttociò è deducibile dai siti dei numerosi <a target="_blank" href="http://www.weathermod.com">produttori</a>, che ne fanno bella mostra. Il risultato è una trama compatta che permette di coprire superfici molto vaste. Considerando che esse, poi, si «sciolgono» ed aumentano la loro superficie ricadendo verso la terra e modificando sensibilmente trame visive e percettive: si può parlare di arte cinetica? Vabbé, per ora ci limitiamo a manipolare immagini ferme, per la quarta dimensione se ne riparla…</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Qui sotto la struttura dell’immagine d’apertura, a seguire un’evoluzione della seconda serie di griglie con la rotazione a 90°, 180° e 270° e la creazione di una struttura kaleidoscopica che ci servirà in futuro&#8230; stay tuned!</p>
<p><img title="chem12.jpg" id="image185" alt="chem12.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem12.jpg" /></p>
<p><img title="chem14.jpg" id="image187" alt="chem14.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/08/chem14.jpg" /><br />
&#8211;
</p>
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		<title>Coriandoli!!!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2007 12:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
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&#8211;
Questo post è «eccezionale», nel senso che ci sembrava divertente inserire questa breve ricerca su un oggetto il cui utilizzo è diffusissimo e dato ormai per scontato, ma la sua storia è alquanto sconosciuta. È un tipico caso di design anonimo, quegli oggetti tanto amati dai designer in quanto la loro durata e funzionalità supera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="coriandolo01.jpg" id="image171" alt="coriandolo01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/07/coriandolo01.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Questo post è «eccezionale», nel senso che ci sembrava divertente inserire questa breve ricerca su un oggetto il cui utilizzo è diffusissimo e dato ormai per scontato, ma la sua storia è alquanto sconosciuta. È un tipico caso di design anonimo, quegli oggetti tanto amati dai designer in quanto la loro durata e funzionalità supera notevolmente la visione da artista/star che ha ormai, ingiustificatamente, invaso la circolazione - spesso dettando la loro stessa esistenza - degli oggetti d’uso. Quegli oggetti ai quali Munari ha destinato il «Compasso d’Oro ad Ignoti». Mantenendo come sottofondo il recente volume del prode Alberto Bassi (il docente dello IUAV che ci ha spronato ad immergerci nella ricerca), vi raccontiamo la storia dei coriandoli.</p>
<p><a id="more-170"></a></p>
<p><img title="coriandolo03.jpg" alt="coriandolo03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/07/coriandolo03.jpg" /></p>
<p>Una scena tipica di carnevale e il prototipo dell’utente medio dei coriandoli.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Coriandoli sono piccoli cerchietti di carta colorata che si usano per festeggiare il Carnevale e coriandolo è un seme proveniente da una pianta erbacea della famiglia delle Umbrellifere contraddistinto da un forte sapore aromatico che si usa in cucina, in liquoreria ed anche in medicina. Quale meccanismo di allargamento e redistribuzione semantica si mette in atto quando si associano i due termini? Nel medioevo il seme di coriandolo si rivestiva di zucchero e divenne «coriandolo — confetto» (cioè confezionato). Col passare dei secoli, «confetto» si trasformò da aggettivo in sostantivo e fu usato, in alternativa a coriandolo, per designare il tutto. Verso la fine del Settecento, invece dello zucchero, si usò del gesso per far confetti o coriandoli fasulli da lanciare a Carnevale. A metà dell’Ottocento le autorità ne proibirono il lancio per ragioni di pubblica sicurezza visto che si usarono ombrelli e le donne si coprivano il volto da una spessa reticella per proteggersi dai colpi. Questo comportamento è accettato nel carnevale ed altre feste, durante le quali si lanciava ogni sorta di materiale, acqua, arance, uova, fiori, etc. In quei giorni si usava prendersi beffa dei poteri forti, quali politici e clero che durante il resto dell’anno vessavano il popolo in maniera più o meno pesante, infatti il comportamento liberatorio è accompagnato dall’ingerimento —reale e metaforico — del confetto di coriandolo che ha funzioni benefiche per l’apparato gastrico aiutando, quindi, a digerire. Anche perché in questi periodi di feste si era soliti banchettare e sollazzare più del solito. “&#8230; in effetti il coriandolo ha proprietà stimolanti, digestive e depurative. Fu Ippocrate per primo a vantare queste proprietà”, precisa Giovanni Scapagnini, dell’Istituto di neuroscienze (In) del Cnr.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="coriandolo02.jpg" alt="coriandolo02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/07/coriandolo02.jpg" /></p>
<p>Un’immagine del foglio traforato utilizzato per il cambio delle lettiere dei bachi da seta, da qui ha origine il nostro coriandolo cartaceo.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Dopo il divieto di lanciare dischi di gesso «benis de gess» e fango, che avevano sostituito prima i confetti commestibili, poi gli oggetti più o meno contundenti, un giorno, piovvero sulla folla migliaia e migliaia di piccoli dischetti di carta bianca. Ciò grazie all’intuito dell’ingegnere e cavaliere Enrico Mangili, del quale si può trovare un busto in una scuola a Milano località Crescenzago, in quanto contribuì economicamente alla fondazione dell&#8217;asilo che ospitava i figli delle filatrici. Di lui si sa poco, ma si può supporre che fosse proprietario di filande, che durante l’ottocento erano molto diffuse in tutto l‘hinterland milanese, fino a Como. Intuì che si poteva ristabilire l’usanza di lanciare confetti sulla folla senza che fossero pericolosi. Impiega lo scarto dei fogli usati come lettiere per i bachi da seta e — continua <a target="_blank" href="http://www.almanacco.rm.cnr.it/articolo_archivio.asp?IDrubrica=5&#038;nomefile=02_03_2006">la ricerca del CNR</a> — non contento di aver inventato i coriandoli di carta, prendendo ispirazione dai nastri di carta su cui arrivavano i messaggi del telegrafo, dopo poco s&#8217;inventò anche le stelle filanti. In un certo periodo della crescita del baco da seta, il bozzolo viene adagiato su lettiere coperte da un foglio di carta presentante numerosi buchi di un cm, un cm e mezzo, attraverso il quali i bachi devono passare per liberare il bozzolo. Oggi, ovviamente il procedimento di produzione dei coriandoli non prevede il passaggio in filanda, bensì il produttore di coriandoli fustella fogli di carta colorata da una forma che prevede anche il taglio e l’utilizzo della forma negativa compresa tra quattro cerchi disposti a quadrato, la caratteristica «stella».</p>
<p>Ringrazio Maria Teresa Truncellito, giornalista, che ha fornito <a target="_blank" href="http://www.truncellito.com/node/28">l’ossatura</a> di questa ricerca, e invito a seguire il suo <a target="_blank" href="http://www.truncellito.com">blog</a>.<br />
&#8211;</p>
<p>Bibliografia:<br />
«Focus Storia», Maria Teresa Truncellito, Gruner+Jahr/Mondadori, febbraio-marzo 2006<br />
Carnevale, Walter Gautschi, 1991, La Spiga<br />
Dizionario della Lingua Italiana, Nicolò Tommaseo e Bernardo Bellini<br />
Proprietari, commercianti e filandieri a Milano nel primo ottocento, Stefano Angeli, 1982, Milano, F. Angeli<br />
Alcuni link fondamentali:<br />
<a target="_blank" href="http://www.truncellito.com/node/28">1</a>, <a target="_blank" href="http://www.carnaval-pantruche.org/cpfest.html">2</a>, <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-admin/http//www.nicerendezvous.com/FR/C_culture.php">3</a>, <a target="_blank" href="http://musibrasil.net/pagina.php?id=44">4</a>, <a target="_blank" href="http://www.partyconfetti.com/history.cfm">5</a>, <a target="_blank" href="http://www.wyrdology.com/weddings/confetti.html">6</a>, <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coriandolo">7</a>, <a target="_blank" href="http://www.capaci.info/Tradizioni.htm">8</a>, <a target="_blank" href="http://www.piazzaarmerina.org/attualit-/perch-coriandoli.html?Itemid=99999999">9</a>, <a target="_blank" href="http://www.karnaval.it">10</a>, <a target="_blank" href="http://www.starlights.it/categoria.asp?categoria=40#">11</a>, <a target="_blank" href="http://www.starlights.it/categoria.asp?categoria=34">12</a>, <a target="_blank" href="http://www.easyshooter.com/confetti-canon.htm">13</a>
</p>
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		<title>Design can change!</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/07/09/design-can-change/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Jul 2007 17:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Per una nuova generazione di designer… Design can change! Carne al fuoco, per la diffusione della conoscenza e dei problemi, per il superamento dei limiti di comunicazione da parte dei media imbalsamati. Nuove problematiche necessitano nuove risposte, il progetto canonico deve adattarsi, per superare l’autoreferenza e tornare a restituire alla massa prodotti che la supportino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="canchange.jpg" id="image169" alt="canchange.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/07/canchange.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Per una nuova generazione di designer… <a target="_blank" href="http://www.designcanchange.org/#home">Design can change!</a> Carne al fuoco, per la diffusione della conoscenza e dei problemi, per il superamento dei limiti di comunicazione da parte dei media imbalsamati. <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/07/09/travolti-da-un-insolito-destino%e2%80%a6/">Nuove problematiche necessitano nuove risposte</a>, il progetto canonico deve adattarsi, per superare l’autoreferenza e tornare a restituire alla massa prodotti che la supportino e traghettino in questi tempi di transizione. Big respect to this project. Revolution must go on!
</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Travolti da un insolito destino…</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jul 2007 16:49:50 +0000</pubDate>
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&#8211;
Abbiamo mai pensato a «quali» problemi abbiamo oggi? Quando ci sediamo di fronte al computer per progettare, quando ci sediamo ad ascoltare un docente all’università, quando stiamo raccogliendo il brief dal cliente… Sappiamo davvero qual è il nostro ruolo in questo giuoco? Siamo davvero sicuri che chi ci insegna o ha insegnato è stato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="travolti04.jpg" id="image166" title="travolti04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/07/travolti04.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>Abbiamo mai pensato a «quali» problemi abbiamo oggi? Quando ci sediamo di fronte al computer per progettare, quando ci sediamo ad ascoltare un docente all’università, quando stiamo raccogliendo il brief dal cliente… Sappiamo davvero qual è il nostro ruolo in questo giuoco? Siamo davvero sicuri che chi ci insegna o ha insegnato è stato in grado di renderci indipendenti nelle scelte che adotteremo e che adottiamo? Abbiamo coscienza del nostro ruolo nei confronti delle problematiche odierne e future o siamo esclusivamente macchine obbedienti al brief del cliente?<br />
<a id="more-162"></a></p>
<p><img alt="travolti05.jpg" id="image167" title="travolti05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/07/travolti05.jpg" /><br />
Uno shot dal film/documentario di Al Gore, “Una scomoda verità”.<br />
&#8211;<br />
Perché questi temi in un blog di design?<br />
Perché bisogna rendersi conto che fino ad oggi ci si è occupati di cose che asservono ai piaceri e le necessità — quasi mai spontanee — di una minuscola parte del mondo, forse bisognerà rendersi conto che c’è qualcosa che non quadra! Infatti il 90 percento della popolazione mondiale non ha la minima idea della differenza, e neppure gli frega, che corre tra un mobile di lusso o una scarpa firmata e un componibile dell’Ikea o una maglietta bianca del mercato (che non disprezziamo assolutamente, entrambi, anzi…); noi disegnamo prodotti sempre nuovi per la stessa quantità e qualità di acquirenti e non ci viene in mente che abbiamo, oltre una necessità economica di sopravvivenza, un rapporto di problem solving nei confronti del progetto, dell’utenza e soprattutto un’obbligo di gestione delle risorse che manipoliamo nel fare e nel produrre. Esempio, sono un designer di una marca che produce cellulari o macchine fotografiche digitali e DEVO, per un qualche motivo avere uno schermo lcd perché non si vuole più fare sì che l’utente sia in grado di gestire la mia fotografia dal visore del reflex ed ho centocinquanta opzioni che ho farò pagare profumatamente, ad esempio ho un bottone per il macro perché non si deve più sporcarsi le mani con una ghiera troppo volgare e poco precisa — punti di vista. Bene devo rendermi conto che l’indio, materiale con il quale si costruiscono gli Lcd (sottili fogli di ossido di indio e stagno), se l’approvvigionamento e il consumo continuerà all amedia attuale finirà del tutto tra 4 anni, il suo prezzo che nel gennaio 2003 era di 60 dollari al chilo ora arriva quasi a mille. Per l‘uranio gli anni sono 19, il tantalio 20, il rame 38, l’oro 36, l’argento 7. Questo, lo dice una ricerca dell’universita di Yale, che il Corriere della Sera riportava sul quotidiano cartaceo ma non su quello online, (se c’era, giuro, noi non l’abbiamo trovato, se qualcuno riesce a recuperare il link se ci fa il piacere di colmare la nostra lacuna ci rende davvero contenti). Inoltre <a target="_blank" href="http://www.ecoblog.it/post/3857/i-gadget-elettronici-vanificano-il-risparmio-energetico">i gadget elettronici</a>, come se non bastasse&#8230;<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="travolti02.jpg" id="image164" title="travolti02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/07/travolti02.jpg" /></p>
<p>Immagine dal report di Monocle sulle riserve di acqua nel mondo.</p>
<p>&#8211;<br />
Un valido esempio ci è fornito da una <a target="_blank" href="http://www.tate.org.uk/modern/exhibitions/globalcities/default.shtm">mostra</a>, che è in corso alla Tate Modern, a Londra, che spinge con forza le problematiche legate alla vita su questo pianeta, dal consumismo allo sfruttamento delle risorse, dal sovraffolamento delle metropoli, al <a target="_blank" href="http://www.sciechimiche.org/blog/2007/06/il-golpe-della-corporation-climatica.html">surriscaldamento globale</a>. Il chiaro apporto culturale e comunicativo dato da <a target="_blank" href="http://blog.pentagram.com/archives/2007/06/new_work_global_cities.php#more">Pentagram</a> nella parte visuale — così come tutto l’apparato grafico del film di <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Al_Gore">Al Gore</a>, “<a target="_blank" href="http://www.climatecrisis.net/">Una scomoda verità</a>”, «puzza» — nel senso che sempre più persone dovrebbero sentirla — di quello che in Italia chiamavamo grafica di «pubblica utilità» e che con grande gioia, ci rendiamo conto che si può evolvere, può e deve continuare a vivere: è un approccio positivo al design, lo rende vicino alla gente e ne permette circolazione delle idee e dei concetti.<br />
Dal nostro punto di vista è preferibile un approccio aperto, che permetta la scelta di accettare e farsi partecipe delle persone, piuttosto che messaggi impositivi, tipici della comunicazione propagandistica. Crediamo che sia l’approccio al messaggio, nel caso della comunicazione visiva, da parte del designer a doversi modificare, piuttosto che trattare i temi in questione come un detersivo o un pannolino da vendere; la gente deve riconoscersi, deve avere la possibilità di aggregarsi, proporre feedback, contribuire ad aumentare la diffusione delle idee, non subirle.<br />
&#8211;</p>
<p><img alt="travolti03.jpg" id="image165" title="travolti03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/07/travolti03.jpg" /></p>
<p>La moto elettrica «Enertia».</p>
<p>&#8211;<br />
Per concludere questo articolo, ci interessa sapere come mai questi temi sono così poco presenti nella didattica quotidiana; probabilmente è un misto tra pochezza dello scambio ricerca-docenza in Italia, luogo le cui vicende culturali sono in un visibile e travolgente <a target="_blank" href="http://blog.camisani.com/2007/07/se-lo-dice-il-censis.html">declino</a>. Un paese dove la stessa cultura moderna è in costante collasso e una cultura contemporanea non si è mai formata, dove la <a target="_blank" href="http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1231939">mentalità finanziaria</a> si è sovrapposta a quella industriale — probabilmente per una inesistente cultura del sociale, dove la percezione di immobilismo porta ad una schizofrenia nel raggiungimento dell’opulenza, vista come unico valore e fine della propria esistenza. Parole queste che inducono a pensare che si stia esagerando, ma è da poco conclusa l’ennesima “festa di Versailles” in onore del “made in Italy”, in cui le «vere donne» del jetset mondiale hanno reso grazia ai <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/persone/valentino-moda/valentino-moda/valentino-moda.html">45 anni</a> di <a target="_blank" href="http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=1.0.1082974524">Valentino</a>, il quale ha risposto spendendo una follia in due giorni. E intorno a questo evento — un altro è la presentazione in <a target="_blank" href="http://www.gazzetta.it/Motori/Altri_Motori/Primo_Piano/2007/07_Luglio/04/vigilia500.shtml">pompa magna</a> della <a target="_blank" href="http://www.fiat500.com/">nuova 500</a> della Fiat, il nuovo vecchio che avanza — si sono spese le parole di congratulazione e gradimento, per come si sia rappresentato il lusso italiano e tante belle parole… Peccato che il vero «progetto italiano» si sia SEMPRE distinto con l’aspetto artigianale e nella cura della realizzazione, spendendo poco e valorizzando le conoscenza, non certo nel costo e nel lusso. Anche questo aspetto deve essere importante cultura del progetto contemporaneo.<br />
Senza contare che quando si dice che qualcuno rappresenta la bellezza della donna in maniera assoluta, dovrebbe tenere conto di quante poche donne si possono permettere quegli abiti, tendenza che si finisce per ribaltare spingendo — in campo giornalistico — l’opinione pubblica verso un modo di pensare che è francamente sbagliato. Infatti, contemporaneamente, parlando di un evento che ha dato voce a 2 miliardi di persone, come il <a target="_blank" href="http://www.liveearth.org/">Live Earth</a>, organizzato da Al Gore, <a target="_blank" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&#038;ID_articolo=532&#038;ID_sezione=58&#038;sezione=">il giornalismo di buon pensiero</a> ha ricordato che i fan avrebbero fatto meglio non sudare e non consumare bibite perché divertendosi manifestando hanno inquinato. Probabilmente non avrebbero dovuto andarci, ai concerti, perché accendendo l’auto per andarci hanno inquinato. Sentirsi dire questa cosa è ridicolo. Sarà forse ora di rendere meno inquinati gli strumenti della nostra esistenza, invece di doverci limitare?</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="travolti01.jpg" id="image163" title="travolti01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/07/travolti01.jpg" /></p>
<p>Il divano biodegradabile.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Di seguito ci fa piacere fare una carrellata di progetti che in un modo o nell’altro ci permettono di dimostrare che la progettazione può e deve saper parlare con nuovi linguaggi e, soprattutto con nuovi contenuti, adatti ad una società evoluta e che, evolvendosi, deve essere in grado di affrontare tutti i problemi, che spesso si auto—infligge, che incontra.<br />
Segnaliamo un interessante progetto online che punta a creare un network culturale che metta in comunità i designers attorno ai temi sociali, il tutto in partnership con l’unesco. Trattasi di <a target="_blank" href="http://www.design21sdn.com/">Design 21. SocialDesignNetwork</a>. Un altro semplice ma efficace progetto progettato per far riflettere e che utilizza la versione contemporanea di un medium antichissimo, la posta, è stato pensato per sensibilizzare al problema dell’inarrestabile propagazione della <a target="_blank" href="http://www.tiempobbdo.com/press/eng/burkina/">malaria in Burkina Faso</a>. Esempio, questo, che anche anche i mezzi comuni al marketing più spinto ed aggressivo possono, una volta tanto, tornare utili. E significa che anche le agenzie di pubblicità milionarie, in questo caso <a target="_blank" href="http://www.tiempobbdo.com">Tiempo BBDO</a>, si possono occupare di questi problemi e farlo bene. Per <a target="_blank" href="http://www.emsimision.org/">Emsimision</a>, via <a target="_blank" href="http://blogger.xs4all.nl/marcg/">Houtlust :: nonprofit adv :: social campaigns</a>. La <a target="_blank" href="http://www.ecofriend.org/entry/go-green-on-wheels-with-enertia/">moto elettrica</a>, della casa americana Brammo è un altro caso di progettazione intelligente, bisogna solo aspettare, come dice Jeremy Rifkin, che la «rete» energetica sia convertita e produca energia pulita. Altra maniera per sensibilizzare e sottolineare il problema del design è quello del riciclo nel forniture design, <a target="_blank" href="http://www.designerblog.it/post/1304/vota-la-sedia-riciclata-piu-bella">Designerblog</a> fa votare la sedia in materiale riciclato più bella. Inoltre, abbiamo <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/16/la-carica-dei-101/">già</a> parlato di <a target="_blank" href="http://www.wallpaper.com/ecoedit/ecoedit.html">Ecoedit</a>, l’iniziativa di <a target="_blank" href="http://www.wallpaper.com">Wallpaper</a> durante il Salone delMobile 2007. Sempre per tema del riciclo, vi consigliamo di dare un occhiata <a target="_blank" href="http://think.bigchief.it/articles/2007/06/20/packaging-for-re-use/">a questa tesi</a>… o a <a target="_blank" href="http://www.ecofriend.org/entry/human-waste-alcohol-animal-carcasses-fuel-swedens-vehicles/">questo modo per alimentare i veicoli pubblici</a>… Tra le riviste, Monocle, una delle più interessanti ed innovative, propone spesso speciali - sia nella versione cartacea che in quella <a target="_blank" href="http://www.monocle.com/affairs/the_c40_climate_summit.php">online</a>, che interessano problematiche di tipo sociale, come il clima, <a target="_blank" href="http://www.monocle.com/affairs/freshwater_stress_2025.php">l’acqua</a>, il <a target="_blank" href="http://www.monocle.com/affairs/narcotecture_in_afghanistan.php">narcotraffico</a>. Dal punto di vista visivo, è interessante riferirsi al sito delle <a target="_blank" href="http://maps.grida.no/go/collection/CollectionID/70ED5480-E824-413F-9B63-A5914EA7CCA1">Nazioni Unite dedicato all’ambiente</a> per recuperare tutti i grafici, mappe e tabelle che si riferiscono alla situazione delle acque nel mondo. Da un sito «amico», riporto un <a target="_blank" href="http://toneguzzi.it/wp/2007/07/04/cogenerazione-distribuita-a-idrogeno-celle-a-combustibile-per-coprire-i-fabbisogni-termici-ed-elettrici-degli-edifici/">esplicito riferimento</a> alla produzione di energia pulita per gli edifici attraverso celle a combustibile, capace di coprire il fabbisogno termico ed energetico. Sempre da Designerblog segnaliamo <a target="_blank" href="http://www.designerblog.it/post/1284/emir-il-divano-biodegradabile">Emir, il divano biodegradabile</a>&#8230;
</p>
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		<title>identity 2.0, una nuova dimensione</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/06/14/identity-20-una-nuova-dimensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 10:08:12 +0000</pubDate>
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&#8211;
Si inaugura con questo post un nuovo e speriamo proficuo rapporto con amici e colleghi che operano nei diversi campi della progettazione, dalla rete al product design, che faranno presto parte della collezione «crew» di CMYK.
Inaugura questo spazio Taddeo Zacchini, designer e teorico del webdesign, che potete «incontrare» nel suo blog Myfavoritething ed autore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="tadd1.jpg" alt="tadd1.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/tadd1.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Si inaugura con questo post un nuovo e speriamo proficuo rapporto con amici e colleghi che operano nei diversi campi della progettazione, dalla rete al product design, che faranno presto parte della collezione «crew» di CMYK.<br />
Inaugura questo spazio Taddeo Zacchini, designer e teorico del webdesign, che potete «incontrare» nel suo blog <a target="_blank" href="http://www.myfavoritething.net/blog/">Myfavoritething</a> ed autore di una interessante ricerca sul web 2.0, la quale —da voci di corridoio — vedrà presto la luce una versione editoriale.</p>
<p>Lo ringraziamo, inoltre, per la versione «2.0» del nostro logo — del quale, come avrete tempo di capire se seguirete questo sito, siamo particolarmente gelosi — che è magicamente passato dagli anni 30 (del XX sec) al 2007.</p>
<p><a id="more-158"></a>&#8211;<br />
Nell’approccio all’argomento <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0">Web 2.0</a>, dare una definizione definitiva non è possibile.<br />
Il motivo è il coinvolgimento di molti punti di vista: tendenza, tecnica e <a target="_blank" href="http://www.fucinaweb.com/fw/il-business-nellera-del-web-20/">marketing</a>, che sono tuttora in discussione.<br />
Ciò che interessa il mondo della grafica è un’analisi dell&#8217;immagine web 2.0.<br />
Non esiste nulla di standard e di ufficiale che definisce cosa sia il Web 2.0, ma ci sono indubbiamente alcune rilevanti caratteristiche grafiche che lo compongono.<br />
Per spiegare il termine Web 2.0, occorre fare riferimento a un insieme di <a target="_blank" href="http://www.dynamick.it/web-20-una-definizione-in-10-punti-534.html">definizioni ed esempi</a>.<br />
L’attuale popolo della Rete è influenzata dalle mode e dal marketing e per quello che riguarda il Web 2.0 è la grafica. Molte mode passate hanno influito positivamente sulle società e anche in questo caso la progettazione grafica ne ha guadagnato.<br />
Di pari passo con lo sviluppo del Web 2.0, si è definito in maniera chiara e netta un nuovo stile. In questa società le culture si influenzano, le grandi società creano mode, la gente si plasma in un’orgia di informazioni. Rendere più semplice, pulita e chiara una pagina Web è diventato pragmatico.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="tadd2.jpg" alt="tadd2.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/tadd2.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>L’immagine dei siti Web 2.0 o delle Web application, denotano una caratteristica impronta: tinte opache, sfumate e neutre; l’impaginazione è semplice e sobria (<a target="_blank" href="http://www.flickr.com">Flickr </a>e <a target="_blank" href="http://www.last.fm">Last.fm</a> sono ottimi esempi); oppure spesso si utilizzano forti contrasti di colore, grandi dimensione degli elementi grafici, ecc&#8230;<br />
Questi nuovi siti Web caratterizzate da tecnologie moderne, come <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/AJAX">Ajax</a>, spesso contribuiscono alla costruzione di folte comunità online che si scambiano informazioni divenendo loro stessi protagonisti del servizio offerto.<br />
Il design che accompagna oggi questi siti Web si può definire di qualità maggiore rispetto al passato: grazie alle tecnologie che utilizza, come i <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Foglio_di_stile">CSS</a> e Ajax, che permettono un notevole miglioramento dell’<a target="_blank" href="http://www.usabile.it/192002.htm">usabilità</a> e dell’accessibilità. I CSS, per esempio, dividendo il contenuto dalla grafica, garantiscono un ampio controllo comunicativo ed enfasi a un’estetica funzionale ed efficace. Tanto che la stessa <a target="_blank" href="http://www.w3c.it/">W3C</a>, definendo i nuovi standard per la realizzazione di una corretta accessibilità dei siti Web odierni, evidenzia molti aspetti che il Web 2.0 segue. L’utente che interagisce con una grafica costruita in tal modo viene coinvolto nell’uso con soddisfazione e facilità.<br />
I guru stessi dell&#8217;usabilità, come <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Norman">Donald Norman</a>, <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jakob_Nielsen">Nielsen</a>  e <a target="_blank" href="http://www.sensible.com/">Steve Krug</a>, da sempre impegnati per rendere il Web più accessibile e usabile, saranno soddisfatti nel vedere applicate quelle “regole” e quel buon senso che hanno dettato con grande impegno e passione.<br />
La tipografia online è migliorata negli ultimi anni. Le possibilità d’uso dei caratteri è diventato più versatile rispetto a prima, avendo le conoscenze necessarie si può evitare di realizzare una cattiva progettazione purtroppo molto diffusa.<br />
I logotipi Web spesso non sono progettati secondo principi che conosciamo bene (e non starò a citarli), ma soprattutto il Web fino a poco tempo fa, soffriva di una mancanza metodica nella progettazione di marchi per lo schermo.<br />
Quello che accomuna i «loghi Web 2.0», è indubbiamente il fatto che, al contrario che in passato, la tipografia all’interno del logotipo ha acquistato grande importanza e quindi è fondamentale utilizzare i caratteri con criterio e precisione. Caratteristica peculiare di questi logotipi è la loro apparenza. I siti Web 2.0 si basano su un impatto aperto e amichevole. I colori sono luminosi e allegri: FontFont umoristicamente ha definito un «colore ufficiale del Web 2.0»: il verde limone, che si può trovare sotto <a target="_blank" href="http://www.fontshop.com/fontfeed/archives/the-logos-of-web-20/">The logos of Web 2.0</a>.</p>
<p>&#8211;
</p>
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		<title>mr clasman will rulez the world</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jun 2007 14:26:42 +0000</pubDate>
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&#8211;
Ecco qui Mr Clasman, rispettivamente l’editor e il webmaster di questo blog e in coabitazione per 6 mesi di Weme il blog del Clasvem, Iuav, Venezia. La trovata è per promuovere una serie di interviste agli studenti della facoltà di Design, che — solo — dietro una maschera si possono sentire liberi di dire quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="mrclasman.jpg" title="mrclasman.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/mrclasman.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Ecco qui Mr Clasman, rispettivamente l’editor e il webmaster di questo blog e in coabitazione per 6 mesi di Weme il blog del Clasvem, Iuav, Venezia. La trovata è per promuovere una serie di interviste agli studenti della facoltà di Design, che — solo — dietro una maschera si possono sentire liberi di dire quello che pensano, senza temere ritorsioni di nessun tipo, e non lo diciamo con ironia, ma con una punta di tristezza. E non si tratta neppure di una trovata pubblicitaria per promuovere i corsi, speriamo invece di far venire fuori le cose che ancora non funzionano per far si che l’opinione «pubblica», di professori e studenti si sensibilizzi per migliorare i corsi e dare maggior valore a quello, che per tutti è lo strumento per avere un futuro, fuori da qui, un domani. Per ora è stato postato il primo video con le prime interviste di <a target="_blank" href="http://weme.info/2007/06/05/chi-e-mr-clasman/">Mr Clasman</a>. He will rulez the World, man!
</p>
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		<title>international typeface conspiracy!</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/06/06/internation-typeface-conspiracy/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Jun 2007 14:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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&#8211;
Ovviamente, in questo articolo, si parla di una gruppo di type designers — e non di altro! L’International Typeface Corporation (ITC) fu infatti un protagonista che precorre i tempi in questo particolare ambito professionale.
Essa fu una felice generatrice di esempi di immagine e costume, disegnando caratteri geometrici o dal&#8217;occhio standard con terminazioni intercambiabili o politipi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image149" alt="itc06.jpg" title="itc06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc06.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Ovviamente, in questo articolo, si parla di una gruppo di type designers — e non di altro! L’<a target="_blank" href="http://www.itcfonts.com/">International Typeface Corporation</a> (ITC) fu infatti un protagonista che precorre i tempi in questo particolare ambito professionale.<br />
Essa fu una felice generatrice di esempi di immagine e costume, disegnando caratteri geometrici o dal&#8217;occhio standard con terminazioni intercambiabili o politipi che si trasformavano in veri e propri monogrammi e pubblicava dal 1974 una importante e nota Newsletter chiamata Upper&#038;lower Case, geniale esempio per molti magazine di oggi.</p>
<p><a id="more-141"></a>&#8211;</p>
<p><img title="itc03.jpg" id="image152" alt="itc03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc03.jpg" /></p>
<p>Copertine di AvantGarde.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>L’agenzia fu fondata a New York nel 1969 da Herb Lubalin, Aaron Burns e Edward Rondthaler come concessionaria di licenze e distribuzione di caratteri per fotocomposizione, nel 1986 fu acquisita dalla Esselte Letraset ma a tutt&#8217;oggi continua a disegnare e produrre caratteri, tant’è che dal 1994 ha avviato anche un progetto di disegno e commercio di caratteri propri.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="itc04.jpg" id="image151" alt="itc04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc04.jpg" /></p>
<p>Copertina e pagina dalla rivista Eros, si noti nella testata: l’utilizzo delle capitali romane quadrate ed il tentativo di «recuperare» spazio con una forte crenatura è da intendersi come preludio alle successive ricerche sui politipi e legature.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Herb_Lubalin">Herbert Frederick Lubalin </a>(1918 - 1981) graphic designer, tipografo, type designer, insegnante, fu una delle figure più importanti e &#8220;charismatic&#8221; nella storia della grafica americana. Nella sua prolifica opera si nota la preferenza per la tipografia che riusciva ad avere un&#8217;influenza pure sulla richiesta del cliente stesso. Inoltre la sua produzione di caratteri vede una serie di tipi che propongono una forza comunicativa tipica del linguaggio pubblicitario piuttosto che della funzionalità del «type setting». Intorno a questa particolare posizione si è sempre dibattuto, e spesso la sua forte capacità comunicativa è stata denigrata dai puristi della tipografia.<br />
Personalmente, considerando sia il periodo storico, il luogo - New York -  e anche il suo studio ed impegno credo si possa considerare tra i massimi interpreti del XX secolo. Inoltre, nel XXI secolo si può riconoscere questo genere come un periodo che oggi genere un Revival, un reimpasto che permette al progettista di regalare un sapore di un periodo storico passato, sia quando quest&#8217;ultimo è protagonista del progetto che per idee nuove dove il «Cross-over delle tipografie» può generare altrettante nuove invenzioni stilistiche.<br />
Grazie, infatti, alla forza che ha impresso in caratteri come l&#8217;AvantGarde Gothic (1970) disegnato con Tom Carnase, oppure nel Lubalin Graph (1974), variante slab serif del precedente, ma anche monumentale documento di una tipografia capace di definire un&#8217;epoca, non accompagnarla o, peggio, esserne succube.<br />
Dopo la formazione presso la Cooper Union School of Art and Architecture, dalla quale si diplomò nel 1939, lavorerà presso diverse strutture, quali la Deutsch&#038;Shea adv, Reis adv e Sudler&#038;Hennessey. Dal 1964 diventa vicepresidente esecutivo della Lubalin&#038;Burns, società fondata assieme ad Aaron Burns. Questa firma sarà la più significativa nell&#8217;avanguardia di produzione di type design del tempo, la quale oltre a produrre type design, tu<br />
Per la ITC Lubalin disegnerà molti caratteri, ma è significativo, inoltre l&#8217;apporto dei numerosi professionisti che collaboreranno significativamente internamente al gruppo e anche producendo esternamente tipi che saranno poi commercializzati come Ed Benguiat, Ronald Arnholm, Matthew Carter, Erik Spiekermann, Hermann Zapf, Tom Carnase, Antonio DiSpigna.</p>
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<p><img title="itc02.jpg" id="image153" alt="itc02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc02.jpg" /></p>
<p>Una bella foto di Herb Lubalin e Antonio diSpigna.</p>
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<p><a target="_blank" href="http://www.itcfonts.com/Ulc/2522/AaronBurns.htm">Aaron Burns</a> (1922-1991) graphic designer, tipografo, insegnante, fu assistente di Herb Lubalin e vicepresidente onorario dell&#8217;AtyPI. Il suo pregio è stato quello di capire l’importanza delle nascenti logiche di mercato nella commercializzazione dei caratteri e dell’analisi di marketing. È stato uno dei pionieri dell’applicazione dell’informatica per graphic design &#038; tipografia.<br />
Carnase Tom (1939) è tipografo, type designer, graphic designer, insegnante e partner dell&#8217;agenzia Lubalin, Smith, Carnase Inc.<br />
Ha lavorato per ABC, CBS, Coca-Cola, CondéNast, NBC e fonda la WTC (World Typeface Coporation), tra le sue font ricordiamo l&#8217;AvantGarde Gothic, WTC Carnase Text, WTC Goudy, WTC Our Bodoni, Caslon 223.</p>
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<p><img title="itc05.jpg" id="image150" alt="itc05.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc05.jpg" /></p>
<p><img title="itc11.jpg" id="image144" alt="itc11.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc11.jpg" /></p>
<p>Alcuni esempi del lavoro tipografico e calligrafico applicato a logotipi e manifesti.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><a target="_blank" href="http://iris.nyit.edu/finearts/faculty/adjunct/adispign.htm">DiSpigna “Tony” Antonio</a> — nato a Forio d’Ischia — (1943) è type designer, tipografo, calligrafo, graphic designer ed insegnante. Studia al Pratt Institute, nel quale si diploma nel 1967 e dopo due anni entra nello studio Lubalin Smith &#038; Carnase. Col tempo diventa vicepresidente dello studio Herb Lubalin Associates e fonda il DiSpigna Inc (1980). Tra le sue font: Serif Gothic, Playgirl, Lubalin Graph, Fattoni.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="itc09.jpg" id="image146" alt="itc09.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc09.jpg" /></p>
<p>Famosa pagina pubblicitaria di <a target="_blank" href="http://www.enchorial.com/AfterAzi5_/Ch7Sprd170_171_Helmut_Krone.htm">Helmut Krone</a> per Volkswagen e copertina del <a target="_blank" href="http://mograph.net/board/index.php?showtopic=6146">libro</a> su Lubalin.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img id="image145" alt="itc10.jpg" title="itc10.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc10.jpg" /></p>
<p>Altri due esempi del lavoro di Lubalin e del suo studio.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>L&#8217;AvantGarde è una font costruita su forme geometriche, come il Lubalin Graph possiede una spiccata derivazione dal cerchio, ma non solo, deriva dal Futura di Paul Renner come dalla ricerca sulle forme delle ricerche sugli archetipi delle lettere degli anni del modernismo funzionalista. Ma possiede incredibilmente una fantastica serie di politipi che sono ormai storia della tipografia, tutti lo sanno, ma pochi hanno sottolineato come in una qualsiasi stele o iscrizione cinque—sei—settecentesca, di qualche cimitero centro—italiano si possono trovare le stesse soluzioni stilistiche — per non scomodare ricordi più antichi.</p>
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<p><img title="itc01.jpg" id="image154" alt="itc01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc01.jpg" /></p>
<p><img title="itc13.jpg" alt="itc13.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc13.jpg" /><br />
AvantGarde Gothic, storica copertina della rivista e paragone storico dei politipi.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>La sua creazione è dovuta ad una commessa, l’ormai famosa pubblicazione omonima di fotografia internazionale che ne darà appunto il nome. Le forme dell’AvantGarde hanno delineato un&#8217;epoca, sono il simbolo di un certo periodo storico e la loro applicazione dona o obbliga ogni composizione ad autodeterminarsi come figlia di o collegata intellettualmente con quello che questa font descrive. La sua particolare forma circolare ha il particolare pregio/problema di «occupare» molto spazio portando a sbilanciare le forme delle parole che le contengono per il loro contrasto con le lettere con sviluppo verticale. Per questo motivo sono state aggiunte le forme legate famosissime — e strausate — in tutto il mondo e per quasi ogni applicazione. Purtroppo, come accade per ogni corrente visiva, le peculiarità che ne creano la fortuna vengono portate al massimo dai maestri e copiate «ad occhi chiusi e cervello spento» da chiunque.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img id="image147" alt="itc08.jpg" title="itc08.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc08.jpg" /></p>
<p>Testata di Upper&#038;lover case e tributo a Lubalin contenuto in un numero recente della rivista.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Intorno al 2001-2003, ad esempio, la crescente ondata «vintage» che sta portando a riproporre ogni genere visivo in ogni campo della sperimentazione progettuale — moda, industrial, visual — ha permesso una nuova strada di riutilizzo di questo genere di font, in quanto vengono cercate ed accettate le caratteristiche temporali che esse contengono. E lo stesso Avantgarde può venire ri—utilizzato nelle sue composizioni originali, con i politipi più arditi — senza dimenticare che essi ripropongono genialmente sistemi di decurtazione dello spazio — e creandone sempre di nuovi.<br />
Tra gli altri caratteri bisogna ricordare il <a target="_blank" href="http://www.ivdesign.co.kr/zboard/zboard.php?id=font&#038;page=7&#038;page_num=25&#038;select_arrange=headnum&#038;desc=&#038;sn=off&#038;ss=on&#038;sc=on&#038;keyword=&#038;category=&#038;no=545">Lubalin Graph</a> che consiste in una versione slab serif rivista dell’AvantGarde e il Serif Gothic.</p>
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<p><img alt="itc07.jpg" title="itc07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc07.jpg" /></p>
<p>Specimen e caratteri speciali del Serif Gothic. Leggiamo: Herb Lubalin &#038; Tony diSpigna hanno disegnato un nuovo typeface che combina la semplicità gotica (lineare) con l’eleganza romana; è infatti anch’esso zeppo di legature come l’AvantGarde.<br />
&#8211;</p>
<p>Ricordiamo, inoltre che è da poco tempo, uscito un libro che riunisce i tutti gli articoli e lavori di Upper&#038;lover case, da avere, pietra miliare. In più, come una pubblicazione, il<a target="_blank" href="http://www.typogabor.com/herb-lubalin/index.html"> tributo a Herb Lubalin</a>, dal sito Typogabor, che consigliamo anche per gli altri contenuti.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img id="image148" alt="itc12.jpg" title="itc12.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/06/itc12.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>Links utili</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.aiga.org/content.cfm/crimes-against-typography">aiga</a>, <a target="_blank" href="http://www.gdc.net/for_students/bibliography.php?id=4&#038;press=1&#038;draw_column=3:1:2">gdc</a>, <a target="_blank" href="http://acejet170.typepad.com/foundthings/2006/09/a_special_thank.html">acejet170</a>, <a target="_blank" href="http://typophile.com/wiki/International%20Typeface%20Corporation">typophile</a>, <a target="_blank" href="http://www.fontshop.de/newsfeed/C420185419/E124238157/index.html">fontshop</a>, <a target="_blank" href="http://www.incipit.com/linkrefs2.html">incipit</a>, <a target="_blank" href="http://typographi.com/001029.php">typographica</a>, <a target="_blank" href="http://www.itcfonts.com/Ulc/2511/HerbLubalin.htm">itcfonts</a>, <a target="_blank" href="http://www.gcworld.biz/pages/logo.htm">gcworld</a>, <a target="_blank" href="http://stbride.org/friends/conference/hiddentypography/phototype.html">stbride</a>, <a target="_blank" href="http://www.rightreading.com/typehead/avant_garde.htm">rightreading</a>, <a target="_blank" href="http://www.vmagazine.com/feature_article.php?n=198">vmagazine</a>, <a target="_blank" href="http://acejet170.typepad.com/foundthings/2007/06/found_type_frid.html">acejet170-2</a>
</p>
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		<title>new experience in navigation</title>
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		<pubDate>Thu, 31 May 2007 14:18:22 +0000</pubDate>
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&#8211;
Da qualche mese gira in rete la notizia del nuovo sito di Wieden+Kennedy. Umilmente lo citiamo anche qui per l’importanza dell’agenzia e non solo. Infatti lo apprezziamo per la profondità con la quale è stata sviscerata la metafora di navigazione tipica del liquid design a cavallo del MM. Non si tratterà di una novità assoluta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="w+k.jpg" title="w+k.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/w+k.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Da qualche mese gira in rete la notizia del nuovo sito di <a href="http://www.wk.com/">Wieden+Kennedy</a>. Umilmente lo citiamo anche qui per l’importanza dell’agenzia e non solo. Infatti lo apprezziamo per la profondità con la quale è stata sviscerata la metafora di navigazione tipica del liquid design a cavallo del MM. Non si tratterà di una novità assoluta, anzi, ma apprezziamo la schiettezza con la quale un gigante della comunicazione si propone al pubblico, senza la paura di sbagliare e/o di «diminuire» il numero degli utenti per problemi di peso, plug—in’s, complessità di navigazione che farebbe impallidire i possessori delle chiavi della comunicazione del Belpaese.</p>
<p><a id="more-135"></a>&#8211;</p>
<p><img alt="nofro.jpg" id="image137" title="nofro.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/nofro.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Non paghi, citiamo il restyling del website di un grande interprete della prima comunicazione digitale, <a target="_blank" href="http://www.nofrontiere.com/">Nofrontiere</a>, — nel quale ritroviamo anche una nostra vecchia esperienza — che aveva già sperimentato pesantemente, già da fine millennio le molteplici sfaccettature del liquid design applicato alla mediatecture — ambito da loro molto approfondito — e al web design. A nofrontierans is for ever!
</p>
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		<title>il limite del tempo presente</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2007 14:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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&#8211;
Ad ogni idea, ogni periodo, ogni spazio temporale ci sono delle fasi, dei limiti, delle cornici, dei «bordi» entro i quali la creazione si muove per aumentare la portata culturale della relativa attività storica. Oltre c’è il «finis terræ», non c’è nulla…  Non si trovano appigli che diano sicurezza, c’è l’incertezza per definizione. Cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="modern01.jpg" id="image134" alt="modern01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern01.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Ad ogni idea, ogni periodo, ogni spazio temporale ci sono delle fasi, dei limiti, delle cornici, dei «bordi» entro i quali la creazione si muove per aumentare la portata culturale della relativa attività storica. Oltre c’è il «finis terræ», non c’è nulla…  Non si trovano appigli che diano sicurezza, c’è l’incertezza per definizione. Cosa si trova oltre? Perché ci deve essere qualcosa oltre? Una volta trovati i limiti dell’oggettività, può esserci qualcosa?</p>
<p><a id="more-115"></a></p>
<p>in «copertina» parallelo tra <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hans_Arp">Arp</a> «maskenspiel»  (1932) e il celeberrimo vaso Savoy di <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alvar_Aalto">Alvar Aalto</a> (1936)<br />
&#8211;</p>
<p><img title="modern02.jpg" alt="modern02.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern02.jpg" /></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.arpmuseum.org/html/museum/fr_arp.html">Hans Arp</a> Maschera bianca e nera (1948) e <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/19/mad-max/">Max Bill</a><a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/19/mad-max/"><br />
</a></p>
<p>&#8211;<br />
Si, c’è la soggettività, l’individualità, il personale corso delle cose, la visione adattata alle proprie necessità, oppure c’è ancora spazio per una nuova oggettività, adattata alle esigenze, ma «vicina all’oggetto come al soggetto», capace di adattarsi a me, solo a me, nonostante le regole comuni? Forse si. Comunque per esprimere la soggettività (che istantaneamente diventa la “mia” oggettività, in quanto dato scontato, normale procedere delle cose secondo una mia «azione» personale) devo adattarmi a principi che veicolino la mia soggettività e permettano alle altre persone di capirle e conoscerle. Quindi esiste un «metodo», anche ampio e molto svincolato da applicare nelle comunicazioni e nei rapporti sociali.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="modern03.jpg" id="image132" alt="modern03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern03.jpg" /></p>
<p>Max Bill, il manifesto del 1931 per l’esposizione di «arte negra» messo a confronto con la scultura coeva “well-relief” e con le <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Corporate_identity">immagini coordinate</a> di poco successive (1932-33) per il produttore di forniture d’arredamento <a target="_blank" href="http://www.wohnbedarf.ch/">wohnbedarf</a> e il consorzio di costrutturi <a target="_blank" href="http://www.neubuehl.ch/index.asp?seite=31">neubühl</a> nelle quali la ricerca del carattere universale (già iniziata col bauhaus, con <a target="_blank" href="http://www.papress.com/thinkingwithtype/teachers/type_lecture/history_bayer.htm">Herbert Bayer</a>, poi con Kurt Schwitters (<a target="_blank" href="http://www.raffiniert.ch/sschwitters.html">link</a> contenente alcune sue sperimentazioni fonetiche) — il quale sperimenterà l’optofonetica, come lo stesso Bill negli anni 50 —, <a target="_blank" href="http://www.foundrytypes.co.uk/foundry_architype_1/tschi.html">Jan Tschichold</a>, <a target="_blank" href="http://www.foundrytypes.co.uk/foundry_architype_1/renner.html">Paul Renner</a> — che medierà le sue ricerche con la possibilità di utilizzare realmente il carattere e verrà premiato con la durevolezza e la pulizia del suo carattere, il <a target="_blank" href="http://www.sanskritweb.net/forgers/fotura.htm">Futura</a>) si manifesta con la creazione di griglie funzionali alla costruzione della «lettera nuova».</p>
<p><img id="image129" alt="modern06.jpg" title="modern06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern06.jpg" /></p>
<p><img id="image123" alt="modern12.jpg" title="modern12.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern12.jpg" /></p>
<p>Il carattere oprofonetico di Max Bill e quello di Kurt Schwitters, notevole è l’enfasi sulle vocali.</p>
<p><img title="modern17.jpg" id="image118" alt="modern17.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern17.jpg" /></p>
<p><img title="modern16.jpg" id="image119" alt="modern16.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern16.jpg" /></p>
<p>Altre immagini di Arp e Bill (tra cui l’orologio da muro con timer per <a target="_blank" href="http://www.junghans.de/html/pages/index.htm">Junghans</a> in collaborazione con <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Ernst_M%C3%B6ckel&#038;action=edit">Ernst Möcke</a>, 1951), tranne realizzazione lignea della lettera “a” del Futura di <a target="_blank" href="http://www.linotype.com/762/paulrenner.html">Paul Renner.</a></p>
<p>&#8211;</p>
<p><img id="image117" alt="modern18.jpg" title="modern18.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern18.jpg" /></p>
<p>Copertina del libro <a target="_blank" href="http://wiedler.ch/felix/books03.html">“Form, un bilancio sul design di metà secolo”</a>, (1952) e sgabello Stool 60 di Alvar Aalto (1932-33) — edizione <a target="_blank" href="http://www.artek.fi/en/products.html?Id=60">Artek</a>.<br />
&#8211;</p>
<p>In questa analisi, si vuole focalizzare un momento storico, perpetratosi nel tempo per molti decenni e declinatosi in molteplici manifestazioni, tutte di grande interesse culturale e storico. Si tratta del modernismo, il momento inarrivabile entro i cui limiti si sono decisi molti aspetti della nostra quotidianità. Un periodo che ha vissuto soprattutto nella fase di declino la reazione nei confronti di quello che era diventato il suo aspetto probabilmente più negativo, l’imposizione dell’oggettività secondo modelli prestabiliti precisi, che non lasciavano più spazio a quello che era già stato motore della sua affermazione. La creazione del limite, la definizione dello spazio d’azione della creatività umana assieme alla fantastica elasticità di declinazioni alla quale essa poteva essere obbligata.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="modern04.jpg" id="image131" alt="modern04.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern04.jpg" /></p>
<p>Il padiglione dell’Esprit Nouveau di <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Le_Corbusier">Le Corbusier,</a> 1925 (<a target="_blank" href="http://www2.polito.it/didattica/01CMD/catalog/023/1/html/014.htm">1</a>-<a target="_blank" href="http://www2.polito.it/didattica/01CMD/catalog/023/1/html/016.htm">2</a>-<a target="_blank" href="http://agram.saariste.nl/scripts/fcard.asp?lookforthis=21&#038;dir=corbu&#038;pics=cb">3</a>)<br />
Questo padiglione, come è noto rappresenta un punto di rottura notevole, come documentato negli scritti di architetti e designer del periodo, che hanno riconosciuto la nuova strada, il nuovo spirito, appunto.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img id="image126" alt="modern09.jpg" title="modern09.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern09.jpg" /></p>
<p>Parallelo tra le piante di Max Bill per esposizione della produzione svizzera (anni trenta) e la pianta di  <a target="_blank" href="http://www.bc.edu/bc_org/avp/cas/fnart/Corbu2.html">Notre Dame du Haut</a> di Le Corbusier (1950-55). È notevole anche la vicinanza con le forme «nuove» tipiche delle forniture disegnate da Breuer al bauhaus con l’acciaio curvato, simbolo — sia gli oggetti che il materiale — dei tempi moderni, in quanto in quegli anni, tra l’altro si era appena scoperto come lavorarlo e curvarlo (è becessario comunque dire che, per quanto riguarda la chiesa di LeCorbusier, si è già in una fase che supera il funzionalismo e cerca di riproporre forme organiche e zoomorfe all’interno della progettazione architettonica).<br />
Forme che saranno icone delle nuove ricerche dei designer europei, e soprattutto americani (emigrati e non — come <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Neutra">Richard Neutra</a>, austriaco o <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harry_Bertoia">Harry Bertoia</a>, italiano) che avranno libertà e possibilità di ricercare e sviluppare tecniche e tecnologie, per esempio dagli ambiti militari e/o industriali, come <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Eames">Charles</a> &#038; Ray Eames o <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_Nelson_%28designer%29">George Nelson</a>.</p>
<p>&#8211;<br />
<img id="image120" alt="modern15.jpg" title="modern15.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern15.jpg" /></p>
<p><img title="modern13.jpg" id="image124" alt="modern13.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern13.jpg" /></p>
<p>Manifesto di Max Bill per la Kunsthaus Zürich nel quale sistetizza i valori concretisti che saranno centrali nella sua opera come in quella dell’Allianz e di designer come <a target="_blank" href="http://www.lohse.ch/">Richard Paul Lohse</a>, che si manifesteranno, nel design nell’estremo funzionalismo svizzero che si protrarrà tre decadi. A fianco una soluzione plastica di <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Isamu_Noguchi">Isamu Noguchi</a> nella scultura Black Mantra, dove lo spettatore entra ed esce «percorrendo» la scultura quasi ad esaltarne l’integrazione e l’organicità.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Secondo l’etimologia il modernismo è, definisce i «limiti del tempo presente» e ne appartiene, cioè piega ogni manifestazione della capacità e della conoscenza umana entro a termini condivisi da tutti. Le notevoli esperienze artistiche e culturali che hanno sconvolto i decenni precedenti, hanno permesso lo sviluppo di una visione nuova (forse hanno obbligato questo processo) della società ed hanno richiesto la revisione su tutti i campi dello scibile, come dimostrato da molte espressioni artistiche e culturali, come il Futurismo, la Deutsche Werkbund, la Wiener Sezession con il Wiener Werkstätte, la scuola di Amsterdam e poi il DeStijl, l’International Style con Gropius e il bauhaus, il costruttivismo russo, l’astrattismo, il suprematismo e tutte le avanguardie.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img id="image127" alt="modern08.jpg" title="modern08.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern08.jpg" /></p>
<p>Henry Matisse, Composizione su fondo blu (1951) e copertina di Ray Eames di Arts&#038;Architecture (05-1943), quasi un continuum culturale in cui la sintesi di immagini organiche vivono in una ricerca comune, nonostante i fini — apparentemente — inconciliabili.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Sotto: Hans Arp, Nadir II (1960) con Le Mots en Liberté Futurists di Marinetti (1919).<font size="1" /></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"> </font><font size="1"><font size="1"><img id="image121" alt="modern14.jpg" title="modern14.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern14.jpg" /></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">&#8211;</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">Hans Arp e Walter Cyliax, manifesto per Kunsthaus Zürich (1929), considerato il primo manifesto non—figurativo svizzero e prospetto informativo per la radio olandese Künsterfunkstelle di Piet Zwart (1928).<br />
<font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"> </font><font size="1"><font size="1"> </font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"> </font><font size="1"><font size="1"><img title="modern05.jpg" alt="modern05.jpg" id="image130" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern05.jpg" /></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">&#8211;</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">I princìpi fondamentali del movimento sono stati elaborati in scritti teorici, per esempio, da Bruno Taut che nel suo libro del 1929 riassume i caratteri del Movimento Moderno in questi punti: «la prima esigenza in ogni edificio è il raggiungimento della migliore utilità possibile; i materiali impiegati e il sistema costruttivo devono essere subordinati a questa esigenza primaria. La bellezza consiste nel rapporto diretto tra edificio e scopo, caratteristiche dei materiali ed eleganza del sistema costruttivo. L’estetica di tutto l’edificio è nel suo insieme senza preminenza di facciate o piante o particolare architettonico. Ciò che è funzionale è anche bello. Come le parti vivono nell’unità dei rapporti reciproci, così la casa vive nel rapporto con gli edifici circostanti. La casa è il prodotto di una disposizione collettiva e sociale».</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">In realtà, dalle immagini di questo articolo si vede come il sottile — soggettivo, forse — confine tra il funzionale a tutti i costi e la forma pura si destreggia tra la teoria e l’applicazione e la ricerca della purezza in forme controllate da leggi meno vincolate alle geometrie «euclidee» è stata linfa vitale per un periodo probabilmente impossibile da dare per finito, nonostante i postmodernismi siano stati in grado di destabilizzare le certezze e i dogmi che erano stati imposti.<br />
&#8211;</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><img title="modern07.jpg" alt="modern07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern07.jpg" /></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">Il Modulor di LeCorbusier e pubblicità della ditta wohnbedarf di Max Bill.</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">&#8211;</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">Già dalla fine degli anni trenta si iniziano a delineare i filoni organicisti che puntavano ad una ricerca di superamento del funzionalismo purista e dello stereometrismo bauhaussiano, dando più spazio ad una certa tensione strutturale e formale, che porta a ricerche di archetipi anche slegate al geometrismo tipico della prima fase modernista.</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">&#8211;</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><font size="1"><img title="modern10.jpg" id="image125" alt="modern10.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/modern10.jpg" /></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">Un’altra copertina di Ray Eames per Arts&#038;Architecture (02-1943) ed un esperimento recente sulle forme delle bolle di sapone, via <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/eng/">designboom</a>.</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">&#8211;</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">Tra gli eventi — molteplici che trattano temi legati al modernismo — segnaliamo la mostra, ultima solo dal punto di vista temporale, tenutasi nel 2006 al Victoria&#038;Albert Museum di Londra, della quale è ancora attivo il <a target="_blank" href="http://www.vam.ac.uk/vastatic/microsites/1331_modernism/">sito</a> dedicato.</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">&#8211;</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font size="1"><font size="1">Altre fonti:<br />
<a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arne_Jacobsen">Arne Jacobsen</a>; <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Louis_Kahn">Louis Kahn</a>; <a target="_blank" href="http://www.georgenelson.org">George Nelson</a>; <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Eero_Saarinen">Eero Saarinen</a>; <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rudolf_Schindler">Rudolf Schindler</a>; <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Loos">Adolf Loos</a>; <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Taut">Bruno Taut</a>; </font> </font> </font>
</p>
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		<title>ad pertinère vs. ad parère</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/05/17/ad-pertinere-vs-ad-parere/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2007 15:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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	<category>project&#038;philosophy</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
In questo articolo si propongono una “collezione” scelta e considerata da produzioni di streetwear (delle quali cercheremo di segnalare tutti i link, di artisti, designers e produttori, ci scusiamo da subito per eventuali referenze non indicate). Cercheremo di suddividere, paragonare, associare, fare paralleli tra le produzioni di tees e sweaters dal punto di vista dell’appeal, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="appvsapp09.jpg" title="appvsapp09.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp09.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>In questo articolo si propongono una “collezione” scelta e considerata da produzioni di streetwear (delle quali cercheremo di segnalare tutti i link, di artisti, designers e produttori, ci scusiamo da subito per eventuali referenze non indicate). Cercheremo di suddividere, paragonare, associare, fare paralleli tra le produzioni di tees e sweaters dal punto di vista dell’appeal, dell’apparenza, appunto; analisi visive sulle nuove tendenze dello streetwear, cercheremo di capire di «cosa abbiamo bisogno», perché, quali bisogni si cerca di soddisfare&#8230; Ovviamente alcune domande rimarranno sospese o addirittura sepolte — questo dipende, evidentemente, dal “taglio” che gli diamo —, crediamo comunque che possa creare un punto di vista, una analisi, uno spunto per le nuove ricerche visive applicate allo streetwear.</p>
<p><a id="more-89"></a></p>
<p>Non esiste mondo più adatto dello street style per attuare il binomio <a target="_blank" href="http://www.etimo.it/?term=apparire&#038;find=Cerca">apparenza</a> — <a target="_blank" href="http://www.etimo.it/?term=appartenere&#038;find=Cerca">appartenenza</a>. Infatti il fatto di “presentarsi allo sguardo altrui” rafforza il significato di “essere una cosa proprietà legittima di alcuno”.</p>
<p>È interessante notare i diversi stili — inevitabilemente — e riferimenti dei designers e delle etichette. Ad esempio si riconoscono fortemente stilemi dei «favolosi anni ’80», icona ormai stabile nello street fashion, semplicemente perché è riconosciuto come periodo di nascita di molte espressioni giovanili artistiche e sociali. Ma non è tutto.<br />
Il primo àmbito infatti mette a risalto — in quello che è un classico per il t-shirt design cioè l’illustrazione centrale ben impaginata — come i riferimenti della storia dell’arte, della comunicazione — di ogni periodo storico — e del design sono sempre più forti e presenti. Infatti, dai riferimenti di classico stile dark, al «<a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Memento_mori">memento mori</a>» di daliana memoria si applicano le linee guida del <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dada">dada</a> e del surrealismo oppure dall’affiche al manifesto—oggetto di inizio xx sec, dal pop al push pin, dallo smile all’odierno messeggio di stampo social/insurrezionalista. Sono, quindi, molteplici — probabilmente si è recuperato da tutti gli stili artistici e dalle manifestazioni spontanee; ma non nello street style, perché il contenuto deve sempre adattarsi alle idee del basement di riferimento — quindi i diversi stilemi visivi (che vedremo) devono sempre piegarsi e sforzarsi di cercare un contenuto ed esprimerlo. Questo è un leit—motiv di ogni brand di street style, anche laddove il tema non è direttamente o facilmente riconoscibile vi è un collegamento immaginario che lo mantiene aderente alla strada. Attenzione, si vuole sottolineare il fatto che non ogni manifestazione giovanile o giovanilistica legata alle tshirt è per forza streetstyle e streetwear. Appunto l&#8217;adesione ad un immaginario (anche no) manifesto programmatico che adotta i diversi stilemi visivi che qui proveremo ad analizzare «garantisce» l’appartenenza al relativo gruppo della galassia street.<br />
&#8211;<br />
<img alt="appvsapp01.jpg" id="image90" title="appvsapp01.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp01.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>La prima serie è appunto quella dei riferimenti artistici dada, surrealisti, pop etc. Qui si trovano sintetizzati graficamente più o meno semplici concetti attraverso il recupero di stampe, fotografie, quadri e illustrazioni di scarso valore, oppure si fa un grande uso di illustrazioni fatte ad hoc, generalmente il tema che si va ad esplorare riguarda immagini equivoche, stupide, esoteriche, la «glorificazione» delle cose semplici o di (supposta) scarsa importanza, con , appunto l’approccio dada del ready—made. Si tratta della via classica del t-shirt design, storica, quella più fortemente analizzata e percorsa, che grazie al sempre maggiore imbarbarimento e instupidimento della società guadagna sempre nuovi temi e nuovi input.</p>
<p>Di seguito, alcuni esempi.</p>
<p>&#8211;<br />
<img title="appvsapp02.jpg" alt="appvsapp02.jpg" id="image91" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp02.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp04.jpg" alt="appvsapp04.jpg" id="image93" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp04.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp03.jpg" alt="appvsapp03.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp03.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp05.jpg" alt="appvsapp05.jpg" id="image94" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp05.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp18.jpg" alt="appvsapp18.jpg" id="image107" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp18.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Con sempre maggiore insistenza si impone l’ambito informale, tipico della «decorazione» dalle grottesche della Domus area in poi (per capirci) della «textura». Fino a qui non sarebbe niente di trascendentale se non fosse che anche questo normalissimo esercizio stilistico si sia cercato di piegarlo ad un contenuto, un «punctum» di ungersiana memoria che si potesse applicare all street style e ai suoi esigentissimi adepti. E di questo, la moda — o alt(r)a moda — se ne è accorta per bene. Infatti, a partire dal camouflage rivisitato (e già adottato per bene dal fashion system) si sta cercando di sperimentare e recuperare molteplici pattern capacissimi di creare tessuti adatti alla giungla metropolitana, che dopo il successo del camo, si sta cercando di modificare e svuotare e ri—riempire di significati, talvolta seri altre volte no.</p>
<p>Anche qui si manifestano gli stessi procedimenti di ricerca sopra descritti e si aggiungono le sperimentazioni puramente grafico—visive derivate dal writing e dalle altre correnti artistiche, dal gioco e dal sociale.</p>
<p>&#8211;<br />
<img title="appvsapp06.jpg" alt="appvsapp06.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp06.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp07.jpg" alt="appvsapp07.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp07.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp08.jpg" alt="appvsapp08.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp08.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp10.jpg" alt="appvsapp10.jpg" id="image99" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp10.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp11.jpg" alt="appvsapp11.jpg" id="image100" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp11.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp12.jpg" alt="appvsapp12.jpg" id="image101" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp12.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp14.jpg" alt="appvsapp14.jpg" id="image103" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp14.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp15.jpg" alt="appvsapp15.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp15.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp13.jpg" alt="appvsapp13.jpg" id="image102" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp13.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp16.jpg" alt="appvsapp16.jpg" id="image105" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp16.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Ulteriore evoluzione delle precedenti soluzioni è la fotografia che permette, grazie anche a nuove tecniche di stampa , come la digitale, che permettono la stampa a colori con qualità «offset» rispetto alla scomposizione «bitmap» obbligata dalla tecnica serigrafica. Anche in questo caso non cambia, ome è ovvio, il contenuto, bensì la maniera per presentarlo. Come per la sua diffusione negli ambiti comunicazionali, artistici e sociali, la fotografia permette l’analisi più schietta dei temi, più oggettiva (oggettuale) e ne permette di aumentarne la portata comunicativa. Permette, come durante il periodo tipo—fotografico degli anni venti/trenta, da <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%C3%A1szl%C3%B3_Moholy-Nagy">Moholy—Nagy</a> a <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Heartfield">Heartfield</a>, di sperimentare ed avvicinarsi sempre di più a stilemi vicini alla società consumistica contemporanea.<br />
&#8211;<br />
<img title="appvsapp22.jpg" alt="appvsapp22.jpg" id="image111" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp22.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp17.jpg" alt="appvsapp17.jpg" id="image106" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp17.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp19.jpg" alt="appvsapp19.jpg" id="image108" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp19.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp20.jpg" alt="appvsapp20.jpg" id="image109" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp20.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp21.jpg" alt="appvsapp21.jpg" id="image110" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp21.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>L’ultima trance è fortemente imparentata con la seconda maniera, in quanto è un’estremizzazione del concetto di texture, ma è fortemente interessante per il ritorno della ricerca geometrica (alla quale non si vuole cercare contenuti perché sennò non se ne viene più fuori, ricordiamo che è un <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/01/work-the-angles/">argomento già trattato</a>) e al colore come elementi principali, talvolta puri, primari, altre volte come elementi di forte contrasto, a volte per frastornare e colpire.<br />
&#8211;</p>
<p><img title="appvsapp23.jpg" alt="appvsapp23.jpg" id="image112" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp23.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp24.jpg" alt="appvsapp24.jpg" id="image113" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp24.jpg" /></p>
<p><img title="appvsapp25.jpg" alt="appvsapp25.jpg" id="image114" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/appvsapp25.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Link utili:<br />
<a target="_blank" href="http://www.hypebeast.com/">hypebeast</a> <a target="_blank" href="http://www.highsnobiety.com">highsnobiety</a> <a target="_blank" href="http://www.slamxhype.com">slamxhype</a> <a target="_blank" href="http://www.10deep.com/">10deep</a> <a target="_blank" href="http://www.unionyc.com/">unionyc</a> <a target="_blank" href="http://www.brknhome.com/">brknhome</a> <a target="_blank" href="http://www.fuct.com">fuct</a> <a target="_blank" href="http://www.freshjive.com">freshjive</a> <a target="_blank" href="http://www.stussy.com">stussy</a> <a target="_blank" href="http://www.thehundreds.com/wordpress/">thehundreds</a> <a target="_blank" href="http://www.sinfulthings.net/">sinfulthings</a> <a target="_blank" href="http://www.upperplayground.com/06/index.html">upperplayground</a> <a target="_blank" href="http://www.stapledesign.com/">stapledesign</a> <a target="_blank" href="http://www.hufsf.com/">huf</a> <a target="_blank" href="http://www.undftd.com/">undftd</a> <a target="_blank" href="http://www.know1edge.com/">know1edge</a> <a target="_blank" href="http://www.dvsluxe.com/">luxe</a> <a target="_blank" href="http://www.supremenewyork.com/">supreme</a> <a target="_blank" href="http://www.futura2000.com">futura2000</a> <a target="_blank" href="http://www.3sixteen.com/">3sixteen</a> <a target="_blank" href="http://www.orchardstreet.com/index2.html">orchardstreet</a> <a target="_blank" href="http://www.eaddicted.com/">eaddicted</a><a target="_blank" href="http://www.nameribbon.com/index2.html" /> <a target="_blank" href="http://www.nameribbon.com/index2.html">nameribbon</a> <a target="_blank" href="http://www.emaharishi.com/">maharishi</a> <a target="_blank" href="http://www.woodwood.dk/">woodwood</a> <a target="_blank" href="http://www.graniph.com">graniph</a> <a target="_blank" href="http://www.dpmhi.com/">dpmhi</a> <a target="_blank" href="http://www.yourstreetdealer.com">gold</a> <a target="_blank" href="http://samlee927.spaces.live.com/photos/cns!CC132473BD09E2C9!1174/">subcrew</a> <a target="_blank" href="http://www.vngrd.org/">vngrd</a> <a target="_blank" href="http://www.plus41.ch/">+41</a> <a target="_blank" href="http://www.2ktshirts.com">2ktshirts</a>
</p>
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		<title>i primi frutti</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2007 11:29:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Segnaliamo felicemente (e ringraziamo altrettanto sentitamente) la prima segnalazione su «carta stampata» del progetto CMYK. Ci ritroviamo infatti in una bella (ed inaspettata) selezione di giovani industrial&#038;fashion designer sulla guida di Firenze curata dalla rivista DOVE uscita in settimana assieme al Corriere della Sera. Siamo contenti che l’immagine scelta per rappresentarci restituisca l’idea sperimentale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="guida-dove.jpg" id="image88" title="guida-dove.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/guida-dove.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Segnaliamo felicemente (e ringraziamo altrettanto sentitamente) la prima segnalazione su «carta stampata» del progetto CMYK. Ci ritroviamo infatti in una bella (ed inaspettata) selezione di giovani industrial&#038;fashion designer sulla guida di Firenze curata dalla rivista <a target="_blank" href="http://www.corriere.it/iniziative/dove/">DOVE</a> uscita in settimana assieme al <a target="_blank" href="http://www.corriere.it/">Corriere della Sera.</a> Siamo contenti che l’immagine scelta per rappresentarci restituisca l’idea sperimentale di questo progetto (della serie «everywhere» ne parleremo quanto prima, al momento vi consigliamo di visitare la serie su <a target="_blank" href="http://www.flickr.com/photos/cmykclothing/sets/72157594273209677/">flickr</a>) e salutiamo i «compagni» con i quali condividiamo la «scena»; in particolare <a href="http://www.goldworld.it">Omar e Gold</a> e <a target="_blank" href="http://www.exibart.com/print/notizia.asp?IDNotizia=19535&#038;IDCategoria=1">Slobodan Mihajlovic</a>, il quale sicuramente non si rifiuterà di rilasciarci un intervista quanto prima. Se il buon giorno si vede dal mattino&#8230;
</p>
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		<title>M come Massimo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2007 11:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
	<category>m</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
&#8220;… si deve avere un&#8217;esperienza di vita. Le cose della vita, ciò che deciderete di vivere daranno linfa al vostro progetto, se non avete esperienze, se non rischiate, se non approfondite, se non siete colti, se non viaggiate (dico delle &#8220;banalità&#8221;, ma per farmi capire) se non avete contrasti e, nella vita, purtroppo le sfighe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="dolcini1.jpg" id="image81" alt="dolcini1.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/dolcini1.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>&#8220;… si deve avere un&#8217;esperienza di vita. Le cose della vita, ciò che deciderete di vivere daranno linfa al vostro progetto, se non avete esperienze, se non rischiate, se non approfondite, se non siete colti, se non viaggiate (dico delle &#8220;banalità&#8221;, ma per farmi capire) se non avete contrasti e, nella vita, purtroppo le sfighe ci sono. Arrivano. Andarci incontro non è il caso, ma quando arrivano è il caso di pensarci su, al loro significato e devo dire che senza tutto questo la grafica non ci sarebbe&#8230;&#8221;</p>
<p>Un altro maestro, anzi, per molti graphic designer italiani, il maestro.</p>
<p><a id="more-80"></a><img title="dolcini2.jpg" id="image82" alt="dolcini2.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/dolcini2.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Da 2 anni, dalla notte tra il 15 e il 16 maggio 2005, per una grossa fetta dei graphic designer italiani si è spenta una lucina di sottofondo, una di quelle che forse non ci si rende conto di vedere, ma che fa tanto male quando si spegne. Perché una luce? Perché quando entravamo in quell&#8217;aula, quando iniziava a raccontare, a ricordare, a consigliare… chiunque ne riconosceva un carisma sopra la media. Sarà che quando si sta quattro anni in un &#8220;convento&#8221;, a vivere e convivere in una situazione ascetica e fortemente emotiva, forse non ci si rende conto. Sembravamo tutti monaci, una casta prescelta, e lui era lì con il suo ascendente… Per questo stesso motivo non potrò garantire una obbiettività nello svolgimento di questo articolo… Inoltre, a corredo di questo, allego alcune parti di un intervista che ho fatto nel 2004, come contenuto della mia tesi all&#8217;Isia di Urbino, dove ho intervistato alcuni graphic e type designer sul ruolo di tipografia e disegno del carattere nella professione e nella progettazione.<br />
Sono stato sempre affascinato dalla forza di quest&#8217;uomo, un uomo di &#8220;tutti&#8221;, del quale ognuno conserva un ricordo particolare, personale. Uno scintillìo che ci ha fatto, forse, sentire speciali. In generale lo si ricorda per la sua forza contemplativa che superava obbligatoriamente, programmaticamente la professione, attraverso i seminari di bon tòn o della cerimonia del tè. Oppure, ancora, attraverso la ceramica, come collezionista. Ci invitava a viaggiare una volta finiti gli studi, piuttosto che infognarci in un mondo che, come tutti sanno e nessuno ha intenzione di vedere, non ha più spazi per sognatori e sperimentatori, per le piccole cose, per una vita in provincia sana e rispettosa dei meccanismi del tempo e della tradizione. Una frase che ricordo, da Bacio Perugina: Dove non c&#8217;è tensione, c&#8217;è decorazione. La appesi su un muro sopra il mio computer in uno studio dove ho lavorato, forse stufo della dimensione poco evoluzionista della situazione progettuale e lavorativa, probabilmente esattamente la causa dell&#8217;affermazione di qualche riga sopra.<br />
Dal punto di vista didattico tutti noi gli abbiamo sempre riconosciuto un ruolo fondamentale, probabilmente per l&#8217;aura che gli era stata costruita intorno, o che si era meritato, soprattutto per la cifra esplorativa che sapeva infondere in ognuno di noi. Personalmente ho trovato fondamementale associare alle problematiche tecnico-utilitaristiche della professione ai nostri giorni le &#8220;lente&#8221; ricerche mentali e trascendentali che per lui, incredibilmente ovvie, dovevano permeare la struttura visiva del progetto.<br />
Sicuramente esistono diversi livelli, di tipo culturale principalmente, attraverso i quali queste ricerche possono arrivare a elevare il progetto di comunicazione (inteso come cifra qualitativa e culturale, con di limiti e difetti, ma autosufficiente e capace di dimostrare forza e stabilità nelle relazioni con gli individui, piena quindi di un&#8217;identità tale da convivere e stabilire rapporti con le identità reali umane).<br />
Leonardo Sonnoli, studente Isia e art director presso lo studio Dolciniassociati per numerosi anni, ha preferito un&#8217;approccio più documentato e con uno spessore culturale verificabile al quale applicare una ricerca visiva molto personale ma abbastanza standardizzata da poter essere facilmente adattata ad &#8220;umori&#8221; caratteriali diversificati fra loro, parlo delle committenze e dei loro &#8220;target&#8221;.Bisognerebbe quindi fare riferimento al periodo precedente l&#8217;arrivo di Sonnoli per riconoscere lo stile di Dolcini e forse sarebbe più corretto ricercare e capire, nel periodo successivo, come e quando i due approcci sono confluiti per creare e realizzare i progetti di comunicazione. Ma questa è un&#8217;altra storia. Del suo lavoro è importante ricordare la stagione tra anni &#8216;70 e &#8216;80 nella quale si da inizio alla cosiddetta grafica di pubblica utilità, disciplina che nasce dalle grandi esperienze portate ad Urbino da Albe Steiner, unita a quelle di Michele Provinciali e sperimentate da Dolcini direttamente sul territorio e nel lavoro attraverso l&#8217;illuminata gestione del sindaco di allora. Si noti infatti come la commistione di stili, veicolata per le necessità di un territorio e di una popolazione non sempre sensibile porta alla consapevolezza degli obblighi e delle responsabilità della comunicazione pubblica.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="dolcini5.jpg" id="image85" alt="dolcini5.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/dolcini5.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Massimo, per sua stessa ammissione, attinse dal Maggio Francese e dal PushPin e non dal Bauhaus, neppure per via indiretta.</p>
<p>&#8220;Tra gli esempi d&#8217;oltreoceano si può citare principalmente Saul Bass, dove anche qui il carattere è quasi sempre disegnato a mano. È sicuramente una cultura diversa, e questa diversità era più pronunciata di come si possa vivere oggi, e lo era anche tecnologicamente. Io facevo i bozzetti su pellicola Kodalith, le disegnavo sul retro come chi fa cartoni animati, poi il Letraset come i tipografi, c&#8217;era un misto di stili e situazioni che ha creato uno stile. Anche il mio.&#8221;</p>
<p>Quanta importanza viene data alla tipografia e in particolare alla scelta del carattere e al discorso tipografico nel tuo lavoro?</p>
<p>Per me il problema del carattere rappresentava, nel manifesto, una scelta unita a quella del testo.<br />
Ho sempre fatto una grafica che ha previlegiato la figurazione, quindi l&#8217;immagine, quando affrontavo il problema del testo era un lavoro sia di &#8216;copy&#8217;, quindi di qualità del testo, e quasi immediatamente di rappresentazione dello stesso.<br />
Le due cose erano unite ed essendo io, un produttore di manifesti per i quali facevo solitamente anche il copy (quasi sempre direi) ero, come dire, quasi un &#8220;grafico cantautore&#8221;. Io pensavo subito all&#8217;immagine… oppure, a volte partivo anche dal testo, però sapevo già che immagine fare! Poi arrivava Il problema di mettere un testo che rivelasse, appoggiasse, approfondisse o svelasse l&#8217;immagine. Era, quindi, una scelta importante, non era da sottovalutare.<br />
Ma se guardi le mie produzioni di allora, dove facevo il grafico a pieno ritmo, 750 manifesti in 10 anni, mi rendo conto che c&#8217;è genericità… e contemporaneamente qualità, rappresentata dal complesso delle cose, ti faccio un esempio: noi venivamo da un&#8217;esperienza che altri non hanno avuto, che noi abbiamo vissuto sulla nostra pelle, il &#8220;Maggio Francese&#8221;. Nel &#8220;Maggio Francese&#8221; i caratteri venivano disegnati a mano. Non esiste il carattere &#8220;tipografico&#8221;.<br />
E la stessa persona che crea l&#8217;immagine disegna anche il carattere. Sono manifesti molto eloquenti, che si riferiscono al Tazebao e anche a tutta la cultura dell&#8217;immagine a &#8220;presa diretta&#8221;, cioè disegnata in diretta, quindi anche al mondo islamico od orientale. Noi ci avvicinanavamo a quelle scelte e quei metodi.<br />
Il rigore del Bauhaus che noi vedevamo attraverso Fronzoni o nei testi che ne parlavano era un po &#8220;lontano&#8221;  e noi eravamo più vicini al PushPin, al Maggio Francese, alla grafica Cubana, Polacca, dove il carattere era trattato così come lo trattavamo noi.Forse bisognerebbe studiare anche altre culture oltre la mitteleuropea, come quella nipponica, alla quale sei molto legato?</p>
<p>&#8220;Si, lì c&#8217;è l&#8217;aspetto della gestualità. Ma in questo momento sono un po sospettoso perché è troppo facile e stono sul punto di pensare che ogni studente che ho, male che vada, gestualmente in qualche maniera se la può cavare. Ma non si può con questo trascurare gli altri approcci alla comunicazione.<br />
Dal mio punto di vista deriva l&#8217;esperienza di ceramista, tutta la ceramica dipinta a mano, col pennello. Abbiamo esempi molto interessanti anche dell&#8217;uso del carattere, il retro dei piatti del 1400-1500, i marchi dei ceramisti. È un settore molto interessante che varrebbe la pena di approfondire.<br />
Poi c&#8217;è tutta una serie di esperienze grafiche interessanti, c&#8217;è quella di Provinciali che definiva &#8216;&#8221;a grafica del lavoro&#8221; tutte le scritte dei vagoni: metà Stencil, metà gesso, a formine, il retro dei camion, i camionisti stessi che hanno i numeri del CB, è tutta grafica popolare che è la base di uno studio per la rinascita di quello che potrebbe essere uno studio italiano dell&#8217;uso del carattere, al di là della nostra grande tradizione che è quella classica.&#8221;</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="dolcini6.jpg" id="image86" alt="dolcini6.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/dolcini6.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>&#8220;Attualmente sono molto interessato al carattere dei prezzi degli ortolani, perché faccio ceramica e lì non posso fare diversamente, non ci sono altre possibilità, ma lo faccio perché lo sento.<br />
Devi pensare anche al fatto che io sono nato tra la grafica di propaganda e la grafica sociale. Sono nato in un periodo appunto dove c&#8217;era Lubalin, il PushPin eccetera, per cui cosa vuoi che ti dica… io vivo quel momento come quello della mia formazione. Ho vissuto comunque più formativo Provinciali di Steiner e devo dire che quello è il mondo nel quale mi sento vibrare di più. Però anche grazie a Leonardo e i ragazzi dello studio ho scoperto un mondo, quello dei bastoni, che avevo separato. Qualche volta penso che sarebbe interessante scrivere &#8220;marmellata di rose&#8221; in un extrabold condensed.&#8221;<br />
&#8211;</p>
<p><img title="dolcini3.jpg" id="image83" alt="dolcini3.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/dolcini3.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Per concludere, dal lato umano, comunque non si può racchiudere in nessun post, quegli stimoli, che Urbino e probabilmente in nessun luogo tradizionalmente definibile come tale, questo tipo di figure erano (sono) in grado di offrire, inoltre non erano, allora, certo le nostre giovani ed inesperte menti, impazienti di confrontarci col «mostro» del lavoro, chi con le metropoli, chi negli altrettanto impervi terreni provinciali, allenate a percepire gli stimoli di libertà che ci venivano proposti dai personaggi, quali Massimo, senza dimenticare l&#8217;altro grande compianto della nostra avventura in terra di Montefeltro, <a target="_blank" href="http://www.isiaurbino.it/news/news_exlibris.html">Gelsomino D&#8217;Ambrosio</a> o grandi professionisti, capaci di valicare ogni <a target="_blank" href="http://www.italica.rai.it/galleria/numero19/artecineticaeprogrammata/gruppomid.htm">confine della visualità </a><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lo_spazio_dell'immagine">e commistionarli </a>per generare nuovi stimoli, come <a target="_blank" href="http://www.isiaurbino.it/struttura/docenti/marangoni.html">Alberto Marangoni</a>.</p>
<p>Cosa si può dire? Oltre ad infiniti grazie&#8230;</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="dolcini4.jpg" id="image84" alt="dolcini4.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/05/dolcini4.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>altri link dove trovare testi e/o immagini su Massimo sono <a target="_blank" href="http://www.cartacanta.it/biografia_dolcini.htm">cartacanta</a>, <a target="_blank" href="http://www.isiaurbino.it/struttura/docenti/dolcini.html">l&#8217;Isia</a>, l<a target="_blank" href="http://www.aiap.it/galleria.php?order=titolo&#038;ID=751&#038;IDcat=20">&#8216;Aiap</a>, <a target="_blank" href="http://sdz.aiap.it/notizie/5857">SDZ</a>, <a target="_blank" href="http://guide.dada.net/illustrazione_e_grafica/interventi/2005/05/210466.shtml">etc</a>, <a target="_blank" href="http://www.capolinea.it/news/news.php?lang=it&#038;am=&#038;id=25">etc</a>, <a target="_blank" href="http://www.gagliardini.it/progetti/articolo.php?ID=29&#038;art=234">etc</a>&#8230;
</p>
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		<title>è nata prima la sedia!</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/27/e-nata-prima-la-sedia/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2007 11:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Siamo sempre reduci dai postumi del Salone, e, come promesso proponiamo quello che abbiamo visto sotto una diversa prospettiva. Oggi è l&#8217;ora della sedia, questo oggetto fantastico, &#8220;magico&#8221;, il classico progetto del designer, la sfida intorno alla quale tutti i designer si sono cimentati, come in una folle corsa, un gioco da bambini, come fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="saloneS6.jpg" title="saloneS6.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneS6.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>Siamo sempre reduci dai postumi del Salone, e, come promesso proponiamo quello che abbiamo visto sotto una diversa prospettiva. Oggi è l&#8217;ora della sedia, questo oggetto fantastico, &#8220;magico&#8221;, il classico progetto del designer, la sfida intorno alla quale tutti i designer si sono cimentati, come in una folle corsa, un gioco da bambini, come fosse davvero possibile trovare una pietra filosofale, la sedia perfetta, l&#8217;archetipo.</p>
<p><a id="more-79"></a></p>
<p>Nella consueta orgia di input visivi, formali e concettuali della manifestazione si cerca di tirare le fila delle migliori immagini che hanno penetrato e impresso la nostra «pellicola cerebrale ed immaginativa», (ovviamente grazie al meno poetica ma molto più pratico uso di una fidata fotocamera digitale), proponiamo alla contemplazione dell&#8217;utente una galleria di immagini che riassume quello che abbiamo «provato».</p>
<p>&#8211;<img alt="saloneS1.jpg" title="saloneS1.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneS1.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Uno degli oggetti più divertenti ed interessanti è lo sgabello del giovane designer giapponese <a target="_blank" href="http://www.mikiyakobayashi.com/">Mikiya Kobayashi</a>, al punto che ci è venuto subito in mente di pubblicizzare l&#8217;oggetto utilizzandolo per la mungitura. Ma crediamo che nella cultura giapponese non si utilizzi.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="saloneS4.jpg" title="saloneS4.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneS4.jpg" /></p>
<p>a sx lo sgabello allo spazio Viabizzuno, a dx il paragone con un vecchio sgabello, classico esempio di design anonimo.<br />
&#8211;</p>
<p>Un interessante paragone tra l&#8217;immagine comunicante e il leitmotiv della loro produzione di una azienda accade per <a target="_blank" href="http://www.viabizzuno.it/">Viabizzuno</a>, geniale punto di ricerca e produzione di notevole interesse, in quanto ripercorre le tappe del più notevole design italiano, assegnando la medesima importanza alla ricerca, ai materiali, alla forma e alla comunicazione e propaganda. Nel loro caso la lampadina (il negativo di essa, per essere precisi, con tutte le considerazioni che si porta dietro questa puntualizzazione) vive in numerosi artefatti, dal manifesto (fustellato) allo sgabello, il quale non è proprio il loro core-business. Questo sottolinea la capacità di coprire tutti i campi della progettazione, propria di un brand nato come un vero proprio progetto che fa della luce il loro principale interesse ma è capace di mettere prima di ogni altra cosa la personalizzazione e la progettazione ad hoc titpica della più pura cultura del progetto.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="saloneS5.jpg" title="saloneS5.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneS5.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Al padiglione giapponese, al superstudio+, che troviamo anche nel post precedente, ci sono una serie non indifferente di sedute come questa ricavata da un foglio metallico tagliato e piegato nei due versi, in moda da essere gambe e schinale della sedia  ed una più concettuale composta da due tavole lignee incrociate, tra l&#8217;altre i «tratti» sono probabilmente della stessa lunghezza, sarebbe interessante sapere se è un fatto costitutivo o esclusivamente estetico. Nei padiglioni più «cool», tra <a target="_blank" href="http://www.moooi.nl/content/collections/index.php?categoryID=1">Moooi</a> e <a target="_blank" href="http://www.bisazza.com/">Bisazza</a>, si trova anche l&#8217;esuberanza creativa di <a target="_blank" href="http://www.tomdixon.net/">Tom Dixon</a>, del quale segnaliamo la sedia con la seduta e lo schienale di fasce di gomma,</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="saloneS3.jpg" id="image74" title="saloneS3.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneS3.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Tra gli altri luoghi ed espositori segnaliamo la mostra <a target="_blank" href="http://www.donnamoderna.com/casa/saloni2007/media/idA040001015374_1.art">Avverati! 10 anni di Salone Satellite</a> nella quale erano esposte una serie di creazioni proposte durante i dieci anni di vita del Salone Satellite, le quali anni trovato un produttore oppure sono realmente entrate nel panorama del design internazionale. Per la cronaca si trattava spesso di idee che hanno dato molto dal punto di vista concettuale e per ritrovare una strada del nuovo design o «per» un nuovo design internazionale.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="saloneS2.jpg" id="image73" title="saloneS2.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneS2.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Alcune di queste idee sono visibili in questo post, come la sedia segnalata qui sopra, oppure le due sedute, figlie di due approcci molto diversi al design, comunque perfettamente aderenti ai diversi caratteri che ne dovranno fruire in futuro.</p>
<p>Cercate <a target="_blank" href="http://www.we-make-money-not-art.com/archives/cat_salone2007.php">qui</a>, <a target="_blank" href="http://www.designboom.com/weblog/read.php?CATEGORY_PK=&#038;TOPIC_PK=1243">qui</a>, <a target="_blank" href="http://www.wallpaper.com/design/Round-up:_Salone_del_Mobile/1412">qui</a>, <a target="_blank" href="http://think.bigchief.it/articles/category/milan-design-week-2007/">qui</a> e <a target="_blank" href="http://www.designerblog.it/cerca/satellite">qui</a>.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img alt="saloneS7.jpg" title="saloneS7.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneS7.jpg" /></p>
<p>&#8211;
</p>
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		<title>s-t-r-a-m-i-l-a-n-o</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/24/s-t-r-a-m-i-l-a-n-o/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 13:21:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>today</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Una vecchia canzone ci ricordava come quello che succedeva ai quei tempi era qualcosa di assolutamente «stra». Qualcosa di «stra» per generazioni di italiani che vivevano nella semplicità della vecchia Italia, quella rurale, quella della campagna, del ritmo posato e scandito dalla natura, dalla quotidianità, dalla famiglia di «una volta» e via discorrendo.
Questo prefisso avrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="saloneG7.jpg" id="image70" alt="saloneG7.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneG7.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stramilano_(canzone)">Una vecchia canzone</a> ci ricordava come quello che succedeva ai quei tempi era qualcosa di assolutamente «stra». Qualcosa di «stra» per generazioni di italiani che vivevano nella semplicità della vecchia Italia, quella rurale, quella della campagna, del ritmo posato e scandito dalla natura, dalla quotidianità, dalla famiglia di «una volta» e via discorrendo.</p>
<p>Questo prefisso avrebbe poi sottolineato cosa questa città sarebbe diventata, la città degli affari, degli industriali, degli architetti, dei «cumenda». La città più yuppies d&#8217;Italia.  La città dei designer, la città «da bere».</p>
<p><a id="more-63"></a></p>
<p>Una città che si accende più o meno luminosamente in vari momenti all&#8217;anno, dalla Prima alla Scala alla settimana della Moda, dallo smau al Salone del Mobile. Senza facili o banali pomposità ci piace ricordare la portata dell&#8217;evento attraverso una serie di tappe, legate più o meno a temi precisi come a singoli progettisti. CMYK è composta da anime che hanno diverse estrazioni, quindi l&#8217;approccio è sempre diverso, lo stupore<br />
diventa ovvietà, la normalità diventa curiosità.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="saloneG2.jpg" id="image65" alt="saloneG2.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneG2.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Un approccio, spesso insolito al Salone è quello legato all&#8217;aspetto più bistrattato all&#8217;interno dell&#8217;ambito del design industriale, quello visivo e comunicativo. È risaputo che le scuole di design, fino a quelle di architettura formano profesisonisti che sanno fare «tutto», da «un punto in giù», come se non potendo esercitare in quell&#8217;ambito, si pieghi ad essere interior designer, product, fino a graphic o communication designer, come fosse qualcosa di «sottoposto». Ovviamente questo è impossibile. Gli architetti che hanno fatto storia in ambiti diversi dal loro difficilmente sono diventati parte di storie diverse o di quella dalla quale sono partiti, ergo, ci vuole SPECIALIZZAZIONE. Tornando al salone, evitando accuratamente la mattanza della vera e propria fiera campionaria abbiamo cercato di visitatare le <a target="_blank" href="http://think.bigchief.it/">esperienze</a> che seguono in questo post e nei prossimi. Durante i prossimi giorni cercheremo di puntare più ad analizzare alcune esperienze, per superare il «modo» poco utile di citare e voltare la pagina tipico della contemporaneità nell&#8217;ambito, diciamo, giornalistico.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="saloneG1.jpg" id="image64" alt="saloneG1.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneG1.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Da designer teniamo molto all&#8217;interdisciplinarietà, alla capacità di studiare soluzioni tipicamente eterogenee, quindi cross-disciplinarie o cross-modali e metterle in relazione tra diverse conoscenze professionali, ad esempio, creando i prodotti CMYK un communication designer analizza la questione comunicazionale e visovo/emozionale applicata alla presenza tridimensionale, come un product designer progetta una forma interagente con lo spazio e/o l&#8217;utenza assieme alla sua necessità di presentarsi e dichiararsi. Ovviamente questo non si fa in due stanze separate.</p>
<p>La presenza comunicativa durante il Salone è sempre molto bistrattata, generalmente fa caso a sè, esiste in quanto corredo esplicatorio, come didascalia di ottimi prodotti che, come già detto (fra le righe), sono ultra specializzati ed qualitativamente avanzati ma spesso privi del principale e basilare rapporto comunicativo, quello orale. Spesso si dimentica che l&#8217;oggetto comunicando (ed essendo comunicante) non abbia bisogno di essere comunicato oppure, come preferiamo, sia fatto per essere veicolo di comunicazione.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="saloneG3.jpg" id="image66" alt="saloneG3.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneG3.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Dal punto di vista grafico-visivo ci sono stati comunque esperienze interessanti, principalmente analisi formali, quindi la realizzazione di come la forma sia veicolo, quindi, estratta dalla sua funzione e «bidimensionalizzata» sia portatrice del messaggio della sua funzione. In generale il livello comunicativo al salone SATELLITE era interessante, dal punto di vista sperimentale. Ovviamente non si può paragonare con la dimensione incravattata e impomatata dei milionari stands degli operatori del settori occupati a gonfiare il petto fasciato di materiali e spettacolari soluzioni sceniche; questo è il contrario.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="saloneG8.jpg" id="image71" alt="saloneG8.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneG8.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>È (dovrebbe essere, almeno) la palestra, il playground, la terra di nessuno della progettazione, dove le idee devono circolare libere, «impazzite». È il territorio delle scuole di progettazione (colleghiamo anche alcuni spazi dei fuorisalone come l&#8217;industria superstudio, dov&#8217;erano presenti altri istituti, tra cui lo <a target="_blank" href="http://www.iuav.it">IUAV</a>, che però&#8230; non ha entusiasmato, preferendo un profilo più enigmatico/riflessivo rispetto ad una presentazione di risultati di percorsi e processi che avrebbero spiegato meglio le sue capacità).<br />
Con non poca emozione (e qualche lacrimuccia) abbiamo visitato lo stand dell&#8217;ISIA, o meglio delle <a target="_blank" href="http://www.isia.it">ISIAE</a> tutte riunite per schiaffeggiare, finalmente, la scena italiana (compito che gli spetta di diritto).</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="saloneG4.jpg" id="image67" alt="saloneG4.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneG4.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Altre esperienze interessanti uniscono l&#8217;interazione dello spettatore con gli elementi comunicativi dello stand oppure, molto frequentemente, utilizzano collegamenti diretti tra quello che è il prodotto ne sono veicoli secondari, oppure, come nello stand giapponese al superstudio+, sono industrial design, puro, quindi l&#8217;oggetto. Molto efficaci sono infatti gli utilizzi da parte dei disegnatori dello stand di superifici rotanti con wallpapers dalla forte riconoscibilità, il grande carattere e sempre e comunque non invasivi, perfettamente integrati l&#8217;uno con l&#8217;altro.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="saloneG5.jpg" id="image68" alt="saloneG5.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneG5.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>In ultimis, non di importanza vi è una bella mostra in via durini (proprio di fronte alla sede dell&#8217;inter, infatti ci siamo sorbiti lo spettacolo disarmante di una mostra d&#8217;arte con il sottofondo di sbandieramenti e slogan dal grande contenuto nazional-popolare) allo spazio Nava, il quale mette in mostra (e vende) una serie di opere di importanti designers italiani e non, del quale faremo un articolo a parte, proprio per sottolinearne come anche quello è industrial design, quindi, iniziando con i wallpapers, per i quali segnaliamo questo concorso, si spera di trovarne sempre di più durante la designweek, quantomeno per rivendicare la centralità nella <a target="_blank" href="http://www.lineagrafica.progetto-ed.it/page.asp?id=carta">questione del progetto</a>, alla stessa stregua di una sedia, di un bel divano e così via. Stay tuned&#8230;</p>
<p>&#8211;</p>
<p><img title="saloneG6.jpg" id="image69" alt="saloneG6.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/saloneG6.jpg" />
</p>
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		<title>i hate tourism</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 10:11:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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&#8211;
Sotto esami mi arriva una telefonata, è un collega della redazione di www.weme.info, il blog del corso di specialistica dello iuav. Mi chiede di raggiungerlo per fare delle interviste per il sito allo spazio espositivo della galleria Bevilacqua La Masa, il noto catino di sperimentazione ed esposizione delle arti contemporanee veneziano.
 
&#8211;
La mostra, inaugurata ieri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="tourism2.jpg" id="image59" title="tourism2.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/tourism2.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Sotto esami mi arriva una telefonata, è un collega della redazione di <a target="_blank" href="http://www.weme.info">www.weme.info</a>, il blog del corso di specialistica dello iuav. Mi chiede di raggiungerlo per fare delle interviste per il sito allo spazio espositivo della galleria <a target="_blank" href="http://www.bevilacqualamasa.it/">Bevilacqua La Masa</a>, il noto catino di sperimentazione ed esposizione delle arti contemporanee veneziano.</p>
<p><a id="more-61"></a> <img alt="tourism1.jpg" id="image58" title="tourism1.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/tourism1.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>La mostra, inaugurata ieri, I love tourism organizzata dal vulcanico <a target="_blank" href="http://www.studiocamuffo.it/">Giorgio Camuffo</a> presenta una serie notevole di illustratori (non chiamateli così, però) ed artisti da tutto il mondo veramente interessanti. Il punctum intorno al quale si sviluppa la mostra è, appunto , il turismo. Ogni artista presenta o realizza direttamente in una jam session, opere divertenti, dissacranti o critiche sul tema.</p>
<p>Aggiungo, che in capo a pochi giorni verranno messe online le interviste fatte in questi giorni. Per il momento potete gustarvi alcuni serie di scatti fatti durante l&#8217;allestimento della mostra&#8230; Altre immagini si trovano <a target="_blank" href="http://www.flickr.com/photos/pidu/sets/72157600089528812/">qui.</a></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.flickr.com/photos/pidu/sets/72157600089528812/" />&#8211;<br />
<img alt="tourism3.jpg" id="image60" title="tourism3.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/tourism3.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Inaugurazione <strong>giovedì 19 aprile ore 18.30</strong><br />
<strong>Fondazione Bevilacqua La Masa</strong><br />
Galleria di Piazza <strong>San Marco</strong>, 71/c, Venezia<br />
19 aprile – 21 maggio 07</p>
<p>Organizzato dalla Fondazione Bevilacqua La Masa insieme a Studio Camuffo, il percorso vuole essere un primo ed inedito spunto di riflessione sui lati buffi ma anche quelli profondi che si collegano al modo odierno di viaggiare.<br />
<em>Autori in mostra</em><br />
<a target="_blank" href="http://www.francoischalet.ch/">François Chalet</a>, <a target="_blank" href="http://www.mattfurie.com/">Matt Furie</a>, <a target="_blank" href="http://www.g2works.com/">Geneviève Gauckler</a>, <a target="_blank" href="http://www.nieves.ch/hendrik.html">Hendrik Hegray</a>, <a target="_blank" href="http://homepage.mac.com/james.jarvis/news.html">James Jarvis</a>, <a target="_blank" href="http://www.jeremyville.com/">Jeremyville</a>, <a target="_blank" href="http://www.misakikawai.com/">Misaki Kawai</a>,  <a target="_blank" href="http://www.livincompany.de/">Stefan Marx</a>, <a target="_blank" href="http://www.jasonmclean.com/">Jason McLean</a>, <a target="_blank" href="http://www.mumbleboy.com/">Mumble Boy,</a> Parra, <a target="_blank" href="http://www.lispering.com/">Josh Petherick</a>,  <a target="_blank" href="http://www.graphdrome.com/">A.J. Purdy</a>, <a target="_blank" href="http://www.andyrementer.com/">Andy Rementer</a>, <a target="_blank" href="http://www.shoboshobo.com/">Shoboshobo</a>, <a target="_blank" href="http://www.ilikedrawing.co.uk/">Ian Stevenson</a>, <a target="_blank" href="http://www.c151.com/151.htm">Studio Orange</a>, <a target="_blank" href="http://www.willsweeney.com/">Will Sweeney</a>, Fabio Viscogliosi, <a target="_blank" href="http://www.yokoland.com/">Yokoland</a>.
</p>
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		<title>MAD MAX</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2007 10:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
M as Meister: Max Bill
Altro livello fu quello di quest&#8217;uomo.
Di un altro spessore, di un altro tempo. Una di quelle persone che ha molteplici expertise ed in ognuna eccelle. Come Leonardo. Designer, grafico, architetto, artista (sia pittore che scultore), insegnante. Quando vide il pavillon de l&#8217;Esprit Nouveau (1, 2, 3) di LeCorbusier, cui divenne amico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="bill1.jpg" id="image51" alt="bill1.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/bill1.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>M as Meister: Max Bill<br />
Altro livello fu quello di quest&#8217;uomo.<br />
Di un altro spessore, di un altro tempo. Una di quelle persone che ha molteplici expertise ed in ognuna eccelle. Come Leonardo. Designer, grafico, architetto, artista (sia pittore che scultore), insegnante. Quando vide il pavillon de l&#8217;Esprit Nouveau (<a target="_blank" href="http://soa.syr.edu/faculty/bcoleman/ARC603/images/FinalProjects.Fa2001/shumaker/final/krshumak.l'esprit_nouveau.phase4.extpersp1.600.jpg">1</a>, <a target="_blank" href="http://www.tu-harburg.de/b/kuehn/lec6.html">2</a>, <a target="_blank" href="http://caad.arch.ethz.ch/teaching/nds/ws96/exercises/nds9609/text/fassade1.gif">3</a>) di <a target="_blank" href="http://www.memo.fr/Dossier.asp?ID=1157">LeCorbusier</a>, cui divenne amico e ne curo graficamente una serie di libri, nel 1925, impazzì e voleva diventare architetto sopra ogni altra cosa. Ed allora andò a <a target="_blank" href="http://www.bauhaus-dessau.de/en/index.asp">Dessau</a> a farsi «plagiare» da Klee e Kandinskij.</p>
<p><a id="more-50"></a></p>
<p><img title="bill3.jpg" id="image53" alt="bill3.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/bill3.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Dopo una decina di anni passati a inventare lo stile svizzero (non da solo, per carità) e a teorizzare l&#8217;uso della griglia (si suppone sia il primo in assoluto ad usarla), decise che la matematica doveva stare alla base di ogni forma espressiva e probabilmente, in una qualche visione romantica, oggi è lì che discute con l&#8217;Alberti di tutte le nuove maniere di applicarla in arte.<br />
Come l&#8217;illustre predecessore diceva (l&#8217;arte) era da considerare &#8221; la pura espressione delle leggi e della misura dell&#8217;armonia&#8221;.</p>
<p><img title="bill6.jpg" id="image56" alt="bill6.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/bill6.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Senza grosse remore egli era in grado di progettare una sedia, un orologio, una casa, un ponte o un francobollo, una brochure, un marchio oppure una scultura e un quadro.<br />
Vista con gli occhi di una persona del xxi sec, i risultati di queste considerazioni possono ritenersi non raggiunti. Infatti, a parte gli anni di applicazione di queste teorie, oggi è infatti un&#8217;estetica da desktop publishing, adatta al sempre nobile lavoro di segreteria, ma poco avezzo a riconoscere intenti di &#8220;gestione concreta della superficie&#8221; o &#8220;utilizzo di forze visive impercettibili ma presenti nello spazio della pagina&#8221; o incapaci di seguire la famigerata &#8220;gute form&#8221;.<br />
Ma questo non è esattamente il nostro problema.</p>
<p>&#8211;<br />
<img title="bill5.jpg" id="image55" alt="bill5.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/bill5.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>A noi la discussione sulla forma interessa e in ogni nostro movimento intellettuale si manifestano quei raggiungimenti e quelle tesi. A noi interessano le nuove idee, come si possono ripercorrere, rianalizzandole. Siamo designer, abbiamo una funzione educativa nei confronti della massa; non fraintendiamo, non siamo messia di una qualche setta mazdaran o santoni intoccabili da venerare sugli annual. Abbiamo una serie di conoscenze, abbiamo studiato gli &#8220;antichi&#8221;, le loro &#8220;gesta&#8221;, le loro &#8220;scoperte&#8221;, non siamo ne più ne meno di architetti, medici, politici o avvocati. E questo si sapeva, durante il xx sec, altrimenti non sarebbe nato il design. Non sarebbero esistite personalità come Max Bill o <a target="_blank" href="http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/13/m-as-meister/">Walter Gropius</a>, <a target="_blank" href="http://www.mediamente.rai.it/HOME/BIBLIOTE/biografi/m/maldonad.htm">Tomàs Maldonado</a> o <a target="_blank" href="http://www.albersfoundation.org/">Josef Albers</a>, <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Munari">Bruno Munari</a> o <a target="_blank" href="http://www.archiviosteiner.dpa.polimi.it/">Albe Steiner</a>. Personaggi, dei quali avremo modo di parlare.</p>
<p><img title="bill4.jpg" id="image54" alt="bill4.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/bill4.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>un po di links utili</p>
<p><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Bill">1</a>, <a target="_blank" href="http://www.niggli.ch/index.htm">2</a>, <a target="_blank" href="http://www.niggli.ch/buecher_e/katalog/pdf/Typografie06_07.pdf">3</a>, <a target="_blank" href="http://www.flashartonline.it/OnWeb/MAX_BILL.htm">4</a>, <a target="_blank" href="http://www.zanotta.it/Catalog/ShowDesignerDetail.asp?Area=museo&#038;DesignerID=14&#038;PageNumber=1&#038;MenuItemID=4">5</a>, <a target="_blank" href="http://www.deutsche-bank-kunst.com/art/2003/15/d/1/153.php">6</a>, <a target="_blank" href="http://www.whoswho.de/templ/te_bio.php?PID=746&#038;RID=1">7</a>, <a target="_blank" href="http://www.vitruvius.com.br/arquitextos/arq018/arq018_02.asp">8</a>, <a target="_blank" href="http://www.lars-mueller-publishers.com/e/katalog/ausgaben_detail/069/069_gut_in_form.php">9</a>, <a target="_blank" href="http://www.siebers-auktionen.de/review/a19/a19.html">10</a> , <a target="_blank" href="http://dgcwww.epfl.ch/guide_des_ponts/ingenieurs/maillart/toess.htm">11</a>, <a target="_blank" href="http://www.moorsmagazine.com/kunstwerken/maxbill.html">12</a>, <a target="_blank" href="http://www.junghans.de/html/pages/de_maxbill_about.htm">13</a>, <a target="_blank" href="http://www.s-line.de/homepages/ebener/B.htm#Bill">14</a>
</p>
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		<title>La carica dei 101</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/16/la-carica-dei-101/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 11:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Ecoedit è un&#8217;interessante iniziativa di Wallpaper*, la famosa rivista cartacea e non che da una decina di anni domina la scena del lifestyle mondiale. Oltra ad occuparsi del livello dell&#8217;immagine e della risonanza si impegna nel concreto a spingere le più importanti e autorevoli voci nelle rispettive aree del design e della progettazione.

Quest&#8217;anno, parlando di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="ecoedit1.jpg" id="image47" title="ecoedit1.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/ecoedit1.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.wallpaper.com/ecoedit/ecoedit.html">Ecoedit</a> è un&#8217;interessante iniziativa di <a target="_blank" href="http://www.wallpaper.com">Wallpaper*,</a> la famosa rivista cartacea e non che da una decina di anni domina la scena del lifestyle mondiale. Oltra ad occuparsi del livello dell&#8217;immagine e della risonanza si impegna nel concreto a spingere le più importanti e autorevoli voci nelle rispettive aree del design e della progettazione.</p>
<p><a id="more-49"></a><br />
Quest&#8217;anno, parlando di <a target="_blank" href="http://www.cosmit.it">Salone del Mobile</a>, del quale ci impegneremo a farne un curato report, la rivista ha organizzato un evento online che non esitano a chiamare “ground—breaking”, una mostra delle migliori innovazioni ecologiche del pianeta.<br />
Si chiedono se è possibile che il design possa essere compatibile con l&#8217;ecologia e la preservazione del pianeta. E rincarando la dose si chiedono se il design che non ha particolari accortezze nel campo dell&#8217;eco—compatibilità si possa definire “good design&#8221;. Attraverso 101 progetti di architettura, beauty design, fashion, food, packaging, prodotto, transportation e viaggi si esplica il percorso della mostra.</p>
<p><img alt="ecoedit2.jpg" id="image48" title="ecoedit2.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/ecoedit2.jpg" /></p>
<p>&#8211;<br />
Si spazia da prodotti S a XXXL, dai bidoni dell&#8217;immondizia, alle sedie, alla carta da parati, da «superstructure» architettoniche ai piatti biodegradabili. Come si dice, ce n&#8217;è per tutti i gusti, ma preferiremmo considerare come ad ogni livello della progettazione sia necessario formare una coscienza eco—compatibile, non per costruire il mondo di domani, come direbbe un qualsiasi retore (o politico), “beandosi” delle sue parole, semplicemente per rendersi conto che esiste un nuovo passaggio, un nuovo step che deve essere inserito nei «decaloghi» di coscienza di progetto. Bisogna rendersi conto di questo nuovo scoglio da superare, senza considerarlo un peso ma un piacere morale, quindi iniziamo a <a target="_blank" href="http://www.ecofriend.org">documentarci&#8230; </a>
</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>M as Meister</title>
		<link>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/13/m-as-meister/</link>
		<comments>http://www.cianomagentagiallonero.com/2007/04/13/m-as-meister/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2007 17:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
	<category>m</category>
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		<description><![CDATA[
&#8211;
M è una lettera, sempre che non ve lo ricordiate. Il fatto che sia parte di un codice la identifica come elemento singolo, come «stampino» che fa cambiare significato o suono alle lettere che lo precedono, un pò come con  i caratteri di legno, solo che ce lo siamo dimenticati.
Dall&#8217;incipit di  questo blog [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image43" alt="gropius.jpg" title="gropius.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/gropius.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>M è una lettera, sempre che non ve lo ricordiate. Il fatto che sia parte di un codice la identifica come elemento singolo, come «stampino» che fa cambiare significato o suono alle lettere che lo precedono, un pò come con  i caratteri di legno, solo che ce lo siamo dimenticati.</p>
<p>Dall&#8217;incipit di  questo blog si dovrebbe dedurre che il codice utilizzato si riferisce alla scomposizione dei colori, quasi come il corporete website di una stamperia specializzata in stampa offset. Ed invece oggi la lettera M nn è magenta.</p>
<p>Oggi è Meister.</p>
<p><a id="more-44"></a></p>
<p><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Gropius">Gropius</a> era un maestro. Un paio di anni fa ho letto una sua biografia, scritta da <a target="_blank" href="http://www.artelibri.it/libro.asp?Codice=01MTT293">Reginald Isaacs</a> e sono rimasto affascinato dalla storia e dal carisma di quest&#8217;uomo. Controverso, per carità, ma le ha provate tutte. Voleva aprire una scuola di progettazione e ci è riuscito. Assieme  ad <a target="_blank" href="http://de.wikipedia.org/wiki/Kunsthochschule">altre</a> esperienze, come ad esempio quelle a Monaco o Norinberga, dove insegnavano personaggi come <a target="_blank" href="http://www.typebooks.org/botw-1568981589.htm">Renner</a>, lo Stäatliche <a target="_blank" href="http://www.bauhaus.de/english/">Bauhaus</a> è un&#8217;icona per ogni designer. Fu una scuola che raggiunse auree quasi mistico—religiose, grazie all&#8217;incredibile carisma degli artisti che furono chiamati ad insegnare, come Kandinskij, Klee o Itten. E fu mentalità che sopravvisse, fortunatamente, all&#8217;allontanamento di Gropius e, se possibile, migliorò, con <a target="_blank" href="http://www.miesbcn.com/">Mies van der Rohe</a> e <a target="_blank" href="http://www.moholy-nagy.org/">Moholy–Nagy.</a></p>
<p>Ricordiamo, per esempio, che sul documento &#8220;programmatico&#8221; di apertura e presentazione del Bauhaus, del 1919, si leggeva chiaramente la necessità di abbattere la barriera sociale, culturale e classista tra artista ed artigiano; si faceva capire chiaramente che la conoscenza della cultura tecnica era inscindibile da quella teorico—creativa. In alcuni libri si preferisce sottolineare che il nome roboante dei professori chiamati ad insegnare era predominante su questo aspetto, e che la morte di questa mentalità era segnata dall&#8217;individualismo di questi ultimi. Personalmente credo che se si debba ricominciare a pensare all&#8217;insegnamento del design non si può prescindere dal Bauhaus e dalla sua impostazione. Senza di essa non si sarebbe pensato al basic design come disciplina, il cosiddetto «vorkurs», che  si evolvette in america, guarda caso dalla diaspora del Bauhaus a causa nazista.<br />
Infatti la strada era tracciata, la mentalità del Bauhaus aveva posto un dogma: la creatività è progetto, tuttociò che venne poi fu in grado di eccellere, di aggiungere mattone su mattone al fine di realizzare una consapevolezza di quello che sarebbe diventato il secolo dei progettisti. Il secolo del progetto. Si segnala, infine una <a target="_blank" href="http://www.mart.trento.it/context_mostre.jsp?ID_LINK=9&#038;area=42&#038;page=4">mostra</a> che non abbiamo ancora visitato ma, a giudicare dalla «nobiltà» del luogo e della sua nomea, promette bene.<br />
Grazie mister Gropius, Meister Gropius.
</p>
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		<title>WORK THE ANGLES</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 19:41:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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&#8211;
Parlando con amici ho sentito più volte che, nel campo del visivo, quella delle strutture angolari è una moda. Sicuramente quelli che non sanno da dove deriva tutto questo, che non ne cercano le radici (e sapendo che vende e che può far scena) copiano qua e la e si nascondono dietro le intuizioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image36" alt="angles1.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/angles1.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Parlando con amici ho sentito più volte che, nel campo del visivo, quella delle strutture angolari è una moda. Sicuramente quelli che non sanno da dove deriva tutto questo, che non ne cercano le radici (e sapendo che vende e che può far scena) copiano qua e la e si nascondono dietro le intuizioni di altri. (E fanno bene, probabilmente, visto il livello di consapevolezza e gli sforzi per diffondere la conoscenza al grande pubblico che vengono fatti in Italia. Basterebbe ricordare le scene da varietà attorno al marchio it&#8230; <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=w0P-gl4zlvU">Plis, visit itali&#8230;</a>)</p>
<p><a id="more-41"></a></p>
<p><img id="image37" alt="angles2.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/angles2.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Ecco qui una brevissima e non esaustiva carrellata di immagini e paragoni tra quello che è oggi uno stile molto in voga ed esempi che probabilmente ci possono aiutare a pensare oppure, che forse è meglio ci possono far domandare per quale motivo non andiamo a cercare le radici, gli esempi, a cercarne i motivi per poter aderire, oppure per poter avere gli argomenti per criticare. Per lo meno si può andare da un cliente e dirgli &#8220;Salve, sono un <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Designer">designer</a>, ho delle cose da insegnarti&#8221;. E sono convinto che, perseverando, quantomeno si possa raggiungere una posizione di rispetto nel variegato mondo dei liberi professionisti o dei professionisti e basta.</p>
<p><img id="image38" alt="angles3.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/angles3.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>Sono personalmente molto attirato dalle manifestazioni grafiche dal periodo anni 20-40 dello scorso secolo, quando alcune persone si sono sentite «libere» di seguire la propria vocazione professionale e farne una piattaforma per applicare le proprie conoscenze, sperimentando sia dal punto di vista tecnico e tecnologico che dal punto di vista concettuale e formale, visivo per dirla semplice.</p>
<p>Oggi è infatti impossibile trovare un filone, una scuola, una «maniera» che accorpi le diverse anime che poi la applichino con le diverse sensibilità. Se pensiamo che già negli anni &#8216;30 c&#8217;erano associazioni, professionisti, pubblicazioni e studi di respiro internazionale che imponevano una cultura del progetto che sfociò nell&#8217;esperienza della <a target="_blank" href="http://www.storiaolivetti.telecomitalia.it/cgi-bin/Societa/design_olivetti.asp">Olivetti</a> e dell&#8217;«<a target="_blank" href="http://www.isiaurbino.it">isiota</a>» <a target="_blank" href="http://www.wwmm.org/storie/storia.asp?id_storia=471&#038;pagina=10&#038;project=0&#038;trad=">Giovanni Pintori</a>, assieme a tanti altre icone del tempo tra i quali l&#8217;altro «isiota» <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costantino_Nivola">Costantino Nivola</a> o <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Herbert_Bayer">Herbert Bayer</a>. Solo oggi, mettendo assieme queste immagini mi sembra di poter dire che Pintori fosse un «concretista». Forse no, comunque l&#8217;ho messo assieme ad immagini sperando che centrassero il meno possibile fra loro, ho preso Chris Johanson, un artista che proviene dalla <a target="_blank" href="http://www.flickr.com/photos/tags/streetart/">streetart</a>, da un sito di una galleria che lo rappresenta, ho tratto questo “<span style="font-style: italic">Chris Johanson is well known for his often political, always social paintings and installations where he comments on the state of the world from where he is standing. Johanson&#8217;s honest depictions of business men, bums, hippies, drunkards and the general urban public coupled with his own colorful recurring abstract imagery are permeated with a poignant mix of internal turmoil, societal struggles and the happiness and good times that put everything into perspective.</span>” È bello vedere questi ricorsi tra stili artistici molto, se non completamente diversi fra loro, vorrà forse dire che c&#8217;è un nuovo modo di interpretare queste forme, o meglio sono forme che vanno oltre ad un etichetta temporale e modaiola e si adattano come standard a diverse interpretazioni.</p>
<p><img id="image39" alt="angles4.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/angles4.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>I nostri maestri, durante i nostri corsi universitari ci hanno sempre insegnato le vite dei grandi personaggi che hanno svezzato il design nel xx secolo, hanno cercato di trasferirci le esperienze che loro avevano appreso a loro volta spesso da esperienze fantastiche, vissute in prima persona oppure avendo avuto loro stessi insegnanti che hanno trasmesso tecniche e procedimenti ed un sapere che li ha arricchiti notevolmente. Quindi si possono citare tutti i grandi sperimentatori che hanno percorso la storia della creatività, da Leonardo fino a <a target="_blank" href="http://www.italica.rai.it/index.php?categoria=biografie&#038;scheda=munari2">Munari</a>, da <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Gropius">Gropius</a> a <a target="_blank" href="http://www.bill-stiftung.ch/maxbill.htm">Max Bill</a> a <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%C3%A1szl%C3%B3_Moholy-Nagy">Moholy-Nagy</a>, Klee; dalle esperienze del <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bauhaus">Bauhaus</a> ad <a target="_blank" href="http://www.hfg-archiv.ulm.de/">Ulm</a>, <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_Bauhaus">Chicago</a> eccetera.</p>
<p><img id="image40" alt="angles5.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/04/angles5.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Work the angles</strong> è un urlo di determinazione, un no secco alla convinzione che la creatività è schiava del gusto e della moda, oppure di strane e «peccaminose» regole di mercato. Vuole essere la convinzione nella ricerca, nella capacità delle nuove generazioni di esprimersi perché semplicemente lo vogliono, perché vogliono sentirsi fiere delle idee che portano con sé, nei loro studi, nella ricerca spasmodica dell&#8217;affermazione delle loro potenzialità. Ed è così che questo stile non deve essere strumentalizzato come il veicolo più veloce per essere «cool», ma uno stimolo per comprenderne i codici che ne sono alla base, per manipolarli e per crearne di nuovi, questo è il significato che diamo a design.</p>
<p>Dal design di prodotto, all&#8217;arte, fino al fashion design, all&#8217;architettura, siamo di fronte - forse, forse è solo un bluff - ad una reazione alla destrutturazione a tutti i costi, forse ne è solo una propaggine oppure è la possibilità di un nuovo corso, di un nuovo standard, come fu l&#8217;international style e il modernismo in genere, il concretismo, le avanguardie. Sogni&#8230;</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>qualche link</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.the-artists.org/ArtistView.cfm?id=D8F08FC2-E2FE-0E07-5EA230CCA3F7B826">1</a> <a target="_blank" href="http://www.askart.com/askart/j/chris_johanson/chris_johanson.aspx">2</a> <a target="_blank" href="http://www.artnet.com/artist/9030/chris-johanson.html">3</a> <a target="_blank" href="http://www.exibart.com/profilo/curatore_view.asp/idtipo/2/id/24566">4</a> <a target="_blank" href="http://www.jackhanley.com/id53.htm">5</a> <a target="_blank" href="http://www.wallpaper.com">wallpaper</a> <a target="_blank" href="http://www.designboom.com">designboom</a> <a href="http://www.barbaraleibowitsgraphics.com/avantgarde.html">manifesti</a> <a target="_blank" href="http://www.emaharishi.com/productdisplay.php?item=173">maharishi</a>
</p>
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		<title>FIAT LUXE</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 10:56:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
&#8211;
Belli, sono proprio belli i prodotti DVS—LUXE.
Si riconosce l&#8217;impostazione di analisi e «esaltazione» delle piccole cose, — quelle che altri operatori dell’ambiente snobba per preferire esaltazioni stile Il Gladiatore (SkateMore docet) — tipica degli ultimi anni della produzione (sia commerciale che culturale) dell’ambiente Podium.

Questo primissimo post deve molto a Lakai a DVS a TheQuietLife a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image30" alt="luxe00.jpg" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/03/luxe00.jpg" /><br />
&#8211;</p>
<p>Belli, sono proprio belli i prodotti <a target="_blank" href="http://www.dvsluxe.com/"><strong>DVS—LUXE</strong></a>.</p>
<p>Si riconosce l&#8217;impostazione di analisi e «esaltazione» delle piccole cose, — quelle che altri operatori dell’ambiente snobba per preferire esaltazioni stile Il Gladiatore (SkateMore docet) — tipica degli ultimi anni della produzione (sia commerciale che culturale) dell’ambiente <a target="_blank" href="http://www.podiumdist.com/"><strong>Podium</strong></a>.</p>
<p><a id="more-32"></a><br />
Questo primissimo post deve molto a <a target="_blank" href="http://www.lakai.com"><strong>Lakai</strong></a> a <a target="_blank" href="http://www.dvsshoes.com"><strong>DVS</strong></a> a <a target="_blank" href="http://www.thequietlife.com/"><strong>TheQuietLife</strong></a> a tutti gli ambienti connessi o gravitanti intorno al mondo dello skate al quale cianomagentagiallonero® darà spazio, perché gli deve molto e perché lo considera un cardine nella diffusione di un certo tipo di streetstyle e lifestyle che crediamo positivo e generatore di sempre nuove idee e valori.</p>
<p><img alt="luxe01.jpg" id="image33" src="http://www.cianomagentagiallonero.com/wp-content/uploads/2007/03/luxe01.jpg" /></p>
<p>&#8211;</p>
<p>Ricordiamo che tutti i link andranno a «giacere» nell&#8217;apposito spazio e saranno (finché disponibili online) sempre a disposizione del navigante.
</p>
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		<title>nasce cmyk</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2007 14:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ucorp</dc:creator>
		
	<category>cmyk</category>
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