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Ed eccoci al quarto round della prima serie di cmykmade. Noi lo consideriamo il ramo complesso del nostro progetto. Quello che andrà sempre sotto il nome di “combo”. Se pochi giorni fa abbiamo parlato di sistema complesso e interconnesso, addesso ci spingiamo sino al considerarne (e, ancor più importante, ipotizzarne) la sua valenza estetica. Quasi sempre astratto o simbolico o “romantico”, l’approccio di cmykmade è sintetico. Spesso formale (fa parte della nostra poiesi), la nostra strada ci porta a congelare le immagini e le azioni in forme, e volentieri fa fare questa fine pure alle idee.
La prima combo è una vecchia conoscenza, è il mimetico. Tema “piccante” della simbologia street, quella che ruba dall’architettura militare le sue scoperte o caratteristiche peculiari (quale scienza non lo fa?). La guerra è in strada, tutti i giorni. Ed è passata dalla violenza fisica alla sovraeccitazione mentale, meno evidente, ma alquanto dannosa perché viscida e strisciante. L’arte urbana, di tutti i tipi e a tutte le latitudini, si è soffermata principalmente sull’aspetto della contrapposizione, dello svegliare le coscienze, dell’avvertimento del pericolo. Abbiamo sempre messo l’elmetto e fatto delle armi le nostre innocue spraycan o penne a sfera o sintetizzatore o corda vocale. Il mimetico è strumento universale, e per noi è cmyk. È il principio del colore fisico, che a differenza di quello luminoso, è per sua definizione tangibile e dimensionale. È materia, è la fisicità che avvertiamo quotidianamente attorno a noi. La nostra combo è la sintesi di un movimento. Può trasmettere una tensione di attrazione/respingimento tra le forme, per ottenere un equilibrio costante tra gli spazi. Può essere un fotogramma di un’evoluzione da uno stato ad un altro, un tassello dell’entropìa. Può essere la fase di una esplosione o la sintesi di una percezione sfuocata. Ecco, è importante che rimanga un punto di partenza o di transizione. Qui, come sempre, l’immagine per la stampa.
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