March 10, 2008

in the place of incompetence

Filed under: today — ucorp @ 3:05 pm

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[Tutto quello scritto in questo post è frutto di riflessioni personali fatte scattare da episodi di dominio pubblico avvenuti o attualmente in corso, trattasi della mia visione, valida più o meno come quella di tutti quanti]
È un po’ che avevo voglia di scrivere un post come questo. Partiamo dal principio: “In the place of Coincidence” è il titolo di un volume di uno studio di Vienna presso il quale ho svolto un breve periodo di lavoro nell’estate del 2000. È stata la migliore esperienza possibile per un ragazzo di 20 anni. È stato shoccante. Tecnologie, innovazione, giovani ai posti di comando, sperimentazione, voglia di cambiare.m (Ne ometto il link per non coinvolgerlo in questa triste vicenda.)
Cosa voglio dire? In un paese gerontocratico con seri problemi deambulatori come l’Italia è pressoché impossibile trovare situazioni come quella e vorrei evidenziare lo stridere di qualcosa che, evidentemente, è distante anni luce.

Il primo fattore, più grave a mio avviso, è la mancanza di conoscenza. Quotidianamente non veniamo informati del mondo che cambia, anzi veniamo veicolati all’apprezzamento di temi assolutamente inutili. Ma questa non vuole essere una critica sterile. Io uso la rete, mi cerco i miei libri, anche tutti i miei amici lo fanno, parliamo di cose che in televisione non ci sono, parliamo di temi che pochi considererebbero interessanti. Non è forse disastroso? La stupidità, e quindi l’incompetenza sta nel non capire l’importanza delle cose che non si sanno, delle quali non si ragiona. Il sistematico accantonamento delle ipotesi “difficili”, quelle seppellite dalla norma, è l’artrosi dello stanco pachiderma. Mi sento “diverso”, e come me tanti altri, ma non mi sembra di parlare una lingua incomprensibile. Si tratta di mettersi in gioco, di vivere in perenne considerazione della possibile bontà dell’ipotesi più lontana possibile dal normalmente accettato. Quando vado all’estero, ho sempre la percezione che ciò che viene fatto non è fatto ad hoc per gli interessi di qualcuno. Perché qui ho in continuazione questo pensiero? C’è la percezione che l’utilità sia nel raggiungimento della strutturazione più serrata, è l’applicazione di 1984 di Orwell, è Brazil di Terry Gilliam, è fantapolitica. Il cittadino non deve essere lasciato solo, certo: aspetta che gli dico esattamente come vivere?

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italia.it, un grande prodotto italiano!!!

È il paese dell’incompetenza e trovo addirittura difficile cercare esempi, visto che sono sotto gli occhi di tutti. Risulta ancora più difficile focalizzare su ambiti o livelli di lettura particolari, visto il polverone generale nel quale viviamo. Ho sentito qualche tempo fa la storia dei Giganti di Monti Prama. Una storia affascinante. Trattasi di un gruppo scultureo imponente, di grandi dimensioni, ritrovato da dei contadini del Sinis, in Sardegna. È un gruppo di statue risalenti a numerosi secoli prima della comparsa della statuaria a tutto tondo greca. E tuttociò sta in un‘isola, parte supplementare allo stato italiano (ancora per poco spero, per la loro sopravvivenza). Una straordinaria opportunità, un modo per riscrivere la storia, ridare a Cesare ciò che è di Cesare, insomma. Ed invece questi reperti, ridotti in 40.000 pezzi, sono rimasti 32 anni in uno scantinato, dimenticati, nascosti. Ad oggi un gruppo di persone, il partito indipendentista iRS, sta cercando di acculturare la propria popolazione su questa storia che, a mio avviso, è drammatica sotto il punto di vista dell’oscurantismo politico e da parte delle competenze delle persone posizionate sui troni con responsabilità enormi. Un po’ come quando sui libri di storia a scuola sulle cartine l’isola dei Giudicati è completamente bianca, come se lì non ci avesse mai abitato proprio nessuno. Ed noi siamo obbligati, ancora di più, ora in campagna elettorale, sentirci dire che siamo un “grande paese”?

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La situazione dei rifiuti a Napoli è un buon esempio… purtroppo… [immagini prese da flickr]

Perché questa storia? Perché credo che ormai viviamo in una situazione di accettazione e sopravvivenza. Ormai non è più neppure concepita la “resistenza” a questo stato di cose. Tra l’altro uno degli aspetti più sconsolanti, sta, appunto nell’informazione e nell’annesso carrozzone. Per il semplice fatto che è il luogo (inteso come ambito disciplinare; non l’unico, ovviamente) in cui l’abilitazione deve, dovrebbe passare attraverso la conoscenza, il possesso di abilità eccellenti e certificate dalla ricerca, dagli studi, dalla tensione (ooops) verso la sperimentazione delle tecniche, etc etc. È il futuro, insomma, ma chi lo maneggia, lo guida, ne governa i movimenti? Si può dire altrettanto competente? È logico, insomma che i vertici vengano scelti politicamente? Non dovrebbe esserci un pool di scienziati a fare da supporto ai politici? (tralascio le discussioni di tipo: controllo delle informazioni e cose del genere, che un popolo che si definisce “grande paese” non dovrebbe avvertirne la necessità, quindi la politica non si capisce proprio cosa c’entri in un ambito puramente tecnologico).

Ma la parte del, diciamo, pirla la fa indubbiamente l’università. Ridotta ormai senza fondi, senza spazi, senza biblioteche (!!!!), senza materiali, senza avvio al lavoro (ovvio, non c’è), senza ricerca, senza ricambio generazionale, senza sicurezze per i docenti e per dottorandi, ricercatori… L’analisi sulla situazione universitaria non si esaurisce certo qui, ci mancherebbe. A mio avviso il ruolo che potrebbe avere l’università in un paese è molto più ampio di quello che ha in italia. La connessione con il mondo del lavoro dovrebbe essere totale. Le industrie dovrebbero collaborare, sovvenzionare, ricevere dal mondo dell’università il propellente per, ad esempio, il ricambio periodico dei prodotti da vendere, oppure le innovazioni tecnologiche da apportare così come quelle ambientali. Oppure, nel caso dell’ambito del design o della comunicazione, che mi toccano più da vicino, quelle formali, tecniche, sperimentali, etc.
Comunque a contribuire a gettare un’ombra sul sitema universitario italiano ci pensano le università stesse e se c’è qualcuno che diffida non si può certo biasimare. Basti pensare al numero di corsi di laurea sempre crescente che c’è… Una “fabbrica di poltrone” niente male.

Per finire si casca su uno dei temi spinosi e d’attualità del mestiere del graphic design, ergo il marchio del PD. Fantastica è l’immagine diffusa al grande pubblico del designer del logo: è giovane, viene da una scuola d’eccellenza: lo iuav, è molisano: ergo, del sud, una terra depressa… Ai limiti del sensazionalismo, mi sembra. Tra l’altro cmyk rimane in attesa di news sull’azione legale intrapresa dallo Studio Dumbar per plagio. Se infatti avessimo i giornali scandalistici liberi e gagliardi come il Sun in Regno Unito, li avrebbero già sputtanati da tempo. Ed invece no. E poi una nota tecnica, da grafico. Bisogna pensarci, in fase di progettazione prima di fare una scatoletta rettangolare, visto che prima o poi te la cerchiano, o sei «obbligato» a farne una versione entro il cerchio per tutta la campagna elettorale! Cosa che non imputerei al giovane grafico, ma a chi ha gestito il tutto.
In primis mi dispiace di aver gettato nello sconforto il raro lettore che si è avventurato sino “quiggiù” nella lettura senza trovare un minimo di positività e/o spiraglio di luce. Gli direi che mi sono addirittura limitato! Però si può cercare, trovare, analizzare e criticare i fatti senza subirli. Uno dei risultati è lo sdoganamento di una reazione ad uno stato di cose che si può finalmente definire inaccettabile. E comunque la rete è zeppa di “stimolatori” (un altro) con una buona dose di intelligenza e personalità. God save the net!

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4 Comments »

  1. W l’Italia! Accidenti siamo proprio il paese che ci meritiamo di essere.

    Comment by giofuga — March 13, 2008 @ 1:05 pm

  2. Vuoi sapere come sono arrivata qui? Ero sulla guida dello studente del Politecnico di Milano, e in quanto studente cercavo un file con i risultati di un esame. Sulla colonna laterale dove ci sono gli ultimi upload dei prof vedo che esiste un corso di Type Design (!!!) per quelli di comunicazione (io faccio arredo)… bello! -penso, io che ho frequentato un “laboratorio di comunicazione visiva” fuffa al quadrato- QUESTI sono i corsi che vorrei, datemi degli INPUT CONCRETI: disegnerò mobili, ma sai com’è… anche comunicare il prodotto mi interesserebbe, vorrei avere almeno un’infarinatura su tutto ciò che è arte-comunicazione-progetto-prodotto. Insomma, ho letto le consegne che faceva fare questo professore ai suoi allievi, ho scaricato un pdf dove c’era un po’ di bibliografia (un investimento che farò) e alcuni siti che si occupano di tipografia, lettering… Fra i blog c’eri anche tu, CMYK! Un percorso un po’ controverso, ma adesso ho 25 schede aperte su Internet Explorer… ho voglia di conoscere cose che riguardano (ma anche no) il mondo di cui mi occupo (e di cui mi vorrei ancora occupare da “grande”) e qui ho trovato molti spunti. La cosa ti fa onore :)

    Riguardo l’università, a mio modesto parere, è una fuffa generale. Ok: avere lo spirito d’iniziativa, la curiosità, le CAPACITA’ è fondamentale… Ma qui ci remano proprio contro! Davvero pochi sono i professori che ci stimolano, o che ci prenderebbero a calci pur di smuoverci dal torpore generale. Eppure è questo che ci serve, è questo che l’ambiente accademico dovrebbe fare.

    Grazie per questo paio d’ore di apertura mentale che mi hai regalato.

    Comment by Chiara — May 1, 2008 @ 2:41 pm

  3. …e adesso immagino anche che il giofuga che commenta sopra, sia colui che ha permesso tutto quello che ho detto!

    Comment by Chiara — May 1, 2008 @ 2:48 pm

  4. Come prima cosa ti direi si, il giofuga qui sopra dev’essere quello che ha permesso quello che hai detto sopra.
    Come seconda, ti sono grato del commento che hai posto. Io sono ufficialmente ancora uno studente, ma piuttosto atipico, in quanto ho lavorato tra il “triennio” (pensa che l’università non mi ha riconosciuto un anno di studi! Come se i 4 anni che ho fatto - all’Isia di Urbino - non valessero nulla) e la specialistica e durante quest’ultima ho continuato a lavorare. Ora devo fare solo la tesi, che conto di mettere online in questa sede, ma gli stimoli… sinceramente…
    L’università, a mio avviso è gran casino, niente di meno e niente di più. Sono d’accordo con te che manca gente da “ammirare”, di quelle che ti piace ricordare per quello che ti raccontano, per la forza che imprimono nelle cose che dicono, nel carisma. Io non mi lamento per questo. A parte giòfuga, che considero un amico, in quanto relatore della mia tesi, ho potuto conoscere Massimo Dolcini, Alberto Marangoni e Gelsomino d’Ambrosio e questo mi basta. Ma una buona metà del merito va data all’ambiente che ci circondava. Ad Urbino eravamo 25 per anno, sembrava di stare alle superiori, quindi le possibilità, rispetto ad una “conta” divisa per iniziali dell’alfabeto, sono molteplici.
    Cosa ti posso dire? Un gran parte degli stimoli a scrivere e cercare la roba che vai leggendo in questo blog è nata DOPO aver finito l’Isia, perché ne ho sentito LA MANCANZA. E la necessità aguzza l’ingegno. Ti posso consigliare di cercare da sola, perché è la forza più incisiva della quale si dispone. Ho già iniziato a scrivere un post con una decina di libri che consiglio, purtroppo sto lavorando parecchio quindi non so quando vedrà la luce, però uscirà… :D
    In ogni caso ti ringrazio e spero continuerai a leggere e commentare. Io, in realtà non scrivo neppure tanto bene, quindi se non ti è chiaro qualcosa, ti prego di segnalarmelo che provvederò a correggerlo.
    Grazie
    Marco

    Comment by marco — May 1, 2008 @ 4:03 pm

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