February 3, 2008

Design & Basic Design (Laboratorio di Tensione pt 3)

Filed under: cmyk, combo, project&philosophy — ucorp @ 1:05 pm

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«Il design è quell’attività che dà forma non solo agli oggetti materiali, ma anche a quel tipo particolare di oggetti che sono i comunicati, nonché ai dispositivi interattivi che trovano posto tra chi li produce e chi ne fruisce”; dallo stesso testo «il basic design è poi il cuore disciplinare del design; esso è insomma la branca disciplinare che si occupa dei fondamenti del design, si occupa cioè dell’individuazione e dell’insegnamento degli elementi che lo costituiscono (forma, colore, texture) e delle regole ricettive e percettive con cui essi interagiscono col destinatario (contrasto, equilibrio etc…).»


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sopra Almir Mavignier, schwarz-weiss, rasterverlauf, 44×62 cm, 1953/54
sotto sx Almir Mavignier, gouache, 42×58,5 cm, 1953; dx A.M. esercizio durante il Grundlehre ad Ulm

Queste poche e semplici righe nascondono tra le righe una verità semplice. Il designer apprende la disciplina attraverso lo studio degli ingredienti che permettono la lettura e la comprensione, gli elementi visivi e i comportamenti della comprensione. Ivi, non è considerato un ruolo “morale” o “personale”. Si continua, invece, affermando che «con design multimodale si intende invece il modo di codificare e di presentare le diverse informazioni attraverso la mediazione di diversi strumenti, verbali e non verbali, (modalità figurale e immaginale, sonora e musicale, scrittoria e non scrittoria, grafica e pittorica, etc…), creando così fenomeni che possono essere definiti di sinestesia artificiale, cioè di intimo intreccio di diversi tipi di sensazione: è per questo che si parla in questo caso anche di design multisensoriale». Alain Findeli, in Rethinking Design education for the 21st Century affida al basic design il ruolo centrale e riequilibratore delle relazioni fra componente estetica, tecnologica e scientifica nella disciplina e nella professione.
Raggiungerà questa conclusione dopo una lunga analisi storica e culturale del problema, ma inizia ponendosi delle domande fondamentali.

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sopra Almir Mavignier, manifesti
sotto sx Almir Mavignier davanti ai primi “additives plakat”; dx Rows of dots, docente Max Bill, studente Almir Mavignier, anno accademico HfG Ulm 1953/54 (photo HfG Archive)


«In this perspective, I will try to contribute to the following three problems: (1) What theoretical model of design could be used as a basis for education? (2) What is an appropriate epistemology of design practice and its import on design methodology? and (3) How can the issue of ethics in design be problematized?»
Quale modello teorico del design può essere usato come base per l’educazione? Qual è l’appropriata epistemologia della pratica del design e come si importa nella metodologia generale del design? Etica & Design: come si intrecciano e risolvono? Ecco un primo accenno al ruolo etico, probabilmente “sociale” del design. In questo senso Findeli rincara la dose, dopo aver analizzato l’aspetto storico (Bauhaus, Chicago, Ulm) e si domanda: «To which meta-project (anthropological, social, cosmological, etc.) does a design project and a design curriculum contribute? For what end is design a means? Can design find its raison d’ttre within its own field and remain autarchical? How autonomous can design be?»
Per quali meta-progetto (antropologico, sociale, cosmologico, etc) il progetto e il «curriculum» del design possono portare dei contributi? Per quali fini il design è a sua volta contenuto? Può il design trovare la sua ragion d’essere internamente ai suoi stessi ambiti teorici e rimanere autarchico? Quanto il design può essere autonomo?

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Progetto di Mavignier del periodo ulmiano. L’autore riporta sul suo sito la fotografia originale assieme al risultato finale. Questo esempio riassume come la ricerca sull’immagine si svolga per il designer. In questo caso il designer segue un lucido procedimento avendo come fine la realizzazione di una comunicazione.

«The “problem” is a given, and usually is considered as such in design practice and in the design studio of our schools. An “action” comes out of the process, ready to live a life of its own, in another realm. But, in reality, problem and action dwell in the same world, of which the designer also is part, not only as a professional, but also as a citizen. It is not my intention to discredit the efforts to complexify the internal components of the system of design, i.e., to yield an even more complex and sophisticated model of the design process and of the design product. But if we are interested-and designers should be interested-in the origin and the destination of their projects, then the complexification of the process and the product should be completed, on one hand, by the complexification of the problematique (or problemsetting), and, on the other, by the complexification of the impact of the project.»
Dopodiché si chiede «How will this intelligence of the invisible be taught?»

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sx Non-orientational surface, docente Tomás Maldonado, studente Ulrich Burandt, anno accademico Hfg Ulm 1958/59 (photo Wolgang Siol); dx Hyperbolic surfaces, docente Tomás Maldonado, studenti L. Fünfschilling, W. Wurm, anno accademico Hfg Ulm 1958/59 (photo HfG Archive)


Queste domande si rivolgono principalmente alla fascia professionale del design, in quanto è evidente che contengono una critica ai risultati e alla piega presa dal mondo del design in genere. Ma il mondo accademico non è immune da responsabilità, magari non dirette o passate, ma almeno future. Infatti, in una scuola del settore, con l’aumentare sensibile dei diplomandi, è ancor più importante rendersi conto del ruolo di psicopompo che ha l’insegnante. Il basic design nasce come disciplina proprio per dare ad ogni designer le stesse basi concettuali e progettuali.
«Il Basic intreccia propedeutica, cioè la pratica dell’insegnamento di un saper fare) e la fondazione disciplinare (cioè il pensiero teorico e metodologico che le sta alla base).»
Ma siamo sicuri che oggi, ventunesimo secolo, non ci sia bisogno di cambiare quel procedimento, aggiornandolo? Forse nei contenuti, nei fini, più che nel procedimento, oppure il contrario? Oppure è ancora valido e va continuata la strada aperta sin dai tempi del Bauhaus?

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sx Horizontal - diagonal gradation of three selected colors, docente Friedrich Vordemberge-Gildewart, studente Eric Rossicci, anno accademico HfG Ulm 1960/61 (photo HfG Archive); dx Constructive toy system, docente Anthony Frøshaug, studente Rolf Müller, anno accademico HfG Ulm 1960/61 (photo HfG Archive)

Testo di apertura e riferimenti nell’intero articolo da, Giovanni Anceschi, in L’ambiente dell’apprendimento. Web Design e processi cognitivi, di G. Anceschi, M. Botta, M.A. Garito, McGraw-Hill, Italia, 2006.
Findeli, Alain, Rethinking design Education for the 21st Century: Theorethical, Methodological, and Ethical Discussion in “Design Issues”, 17/1, Cambridge, 2001.

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