August 2, 2007

Chemical Brothers

Filed under: cmyk, y — ucorp @ 4:20 pm

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Continuiamo a sviluppare la sezione Y — anche conosciuta come «socYal» — per una miriade di buoni motivi, con un problema che molti bollano come un falso problema – ma oggi «non è molto ben chiaro» se chi ha la possibilità di parlare e farsi sentire sui grandi mezzi informativi sia il detentore dell’onestà senza macchia – che si inizia a percepire molto bene da noi, le scie chimiche.

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Premettiamo che il nostro approccio è quello di coloro che si ritrovano di fronte ad un problema — in questo caso, un «vero» problema, da fare proprio — e lo vogliono risolvere; è un blog di progetto, il nostro «attivismo» sta nell’interiorizzare e capire il tema, «manipolarlo» in modo che raggiunga utenze ampie, metterle in grado di comprenderlo e di averne coscienza, perché il design è un ciclo, produttivo & propositivo, che non finisce battendo lo scontrino.
Un motivo per cui questi temi è giusto tenerli in considerazione è quando la ricerca e l’avanzamento tecnologico vengono sprecati in usi francamente assurdi ed inaccettabili. Ci sono numerosi siti (questi sì che si possono chiamare «attivisti») che cercano di rendere noto il problema delle scie chimiche, così come ogni tanto anche nei telegiornali si raccontano «curiose» storie di come la Russia sia in grado di non far piovere sulle parate militari o di come il governo cinese ha fatto piovere per placare una tempesta di sabbia.


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Riportiamo come esempio un testo da uno dei siti più attivi in questo ambito che è sciechimiche-zret: “Fra giugno e settembre del 1952, i militari collaudarono i metodi di diffusione della Brucella suis e della Brucella melitenensis presso il poligono di Dutway nello Utah. Un altro documento governativo auspicava l’inaugurazione di tests di vulnerabilità nell’atmosfera. L’esecutivo degli Stati Uniti chiese a quello del Canada di collaborare nei collaudi della Brucella: la cooperazione fu fornita integralmente. I miltari volevano capire se le zanzare e l’aria fossero vettori idonei per la malattia. Il rapporto governativo dichiarava che “il test nell’atmosfera di agenti biologici infettivi nell’aria era considerato essenziale per la definitiva comprensione delle potenzialità della guerra biologica, in virtù dei molti fattori ignoti che influiscono sulla degradazione dei micoplasmi nell’atmosfera”.
Questo «è» un problema. Siamo convinti che ogni ambito culturale si debba adoperare per divulgare e «far divenire storia» questo aborto della mente umana; allo stesso modo il design deve essere in grado di riconoscersi un ruolo in questa attività. Anche in maniera concettuale, presentando il problema, comunicandolo, rendendolo appariscente. Come dice Alberto Bassi, “forse di divani bianchi con i piedini di metallo fatti così, ce n’è già abbastanza”.
Dallo stesso blog apprendiamo come anche dal lato «visivo» è in atto un comportamento poco responsabile che tende a considerare assimilato questo fenomeno, quasi come naturale; la cosa, di per sé triste, lo è ancora di più se inserendo le scie chimiche nei cartoni animati, la Disney lo fa nei film Cars e La gang del bosco. Questa notizia la potete trovare qui. Nello stesso articolo, si vede un’immagine agghiacciante di come vengono utilizzate le scie chimiche per chiedersi cosa è un compleanno senza un poco di decorazioni e si vedono numerose scie sopra una città, non conosciamo la campagna, ci limitiamo a sperare che sia denigratoria nei confronti del problema.

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Come sta nella più pura logica del web, vi consigliamo alcuni siti che parlano espressamente di questi temi e, come nella più pura logica del design, ognuno cerchi i suoi contenuti e sappia manipolarli. In primis sciechimiche, e sciechimiche.blogspot (quest’ultimi approfondiscono la parte legata alle malattie e alla chimica) per i siti italiani, poi weatherwars ed altri. Da qui potrete muovervi e trovare numerosi articoli, link e riferimenti.

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Due parole sulle immagini di questo post…

L’approccio di CMYK è, evidentemente, sarcastico e critico nei confronti del problema. Abbiamo deciso di mostrare — forse «soli» nella lotta — questi fenomeni come un evento dentro la quotidianità. Come elementi da considerare parte del presente e del futuro di tutti noi, quindi senza giudicarli per forza, li usiamo dicendo (mentendo spudoratamente): “d’altronde è così…”. Proponiamo quindi, un esercizio di basic design, ove cerchiamo di capire che cosa sono queste «cose» dal punto di vista puramente visivo, spaziale, grafico, segnico. Come è per tutti questi «esercizi», non si cercano — per fortuna — di risposte universali, ma (s)punti di partenza, ispirazione, nuove visioni dalle quali partire a riflettere. Una prima riflessione, ci piacerebbe farla sugli strumenti di tracciamento delle linee. Come moderni tiralinee, questi mezzi permettono di tracciare fasci di «materia» a distanza costante e dal serbatoio c’è certamente un sistema si erogazione che fornisce gli ugelli in egual maniera. Tuttociò è deducibile dai siti dei numerosi produttori, che ne fanno bella mostra. Il risultato è una trama compatta che permette di coprire superfici molto vaste. Considerando che esse, poi, si «sciolgono» ed aumentano la loro superficie ricadendo verso la terra e modificando sensibilmente trame visive e percettive: si può parlare di arte cinetica? Vabbé, per ora ci limitiamo a manipolare immagini ferme, per la quarta dimensione se ne riparla…

Qui sotto la struttura dell’immagine d’apertura, a seguire un’evoluzione della seconda serie di griglie con la rotazione a 90°, 180° e 270° e la creazione di una struttura kaleidoscopica che ci servirà in futuro… stay tuned!

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