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Questo post è «eccezionale», nel senso che ci sembrava divertente inserire questa breve ricerca su un oggetto il cui utilizzo è diffusissimo e dato ormai per scontato, ma la sua storia è alquanto sconosciuta. È un tipico caso di design anonimo, quegli oggetti tanto amati dai designer in quanto la loro durata e funzionalità supera notevolmente la visione da artista/star che ha ormai, ingiustificatamente, invaso la circolazione - spesso dettando la loro stessa esistenza - degli oggetti d’uso. Quegli oggetti ai quali Munari ha destinato il «Compasso d’Oro ad Ignoti». Mantenendo come sottofondo il recente volume del prode Alberto Bassi (il docente dello IUAV che ci ha spronato ad immergerci nella ricerca), vi raccontiamo la storia dei coriandoli.

Una scena tipica di carnevale e il prototipo dell’utente medio dei coriandoli.
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Coriandoli sono piccoli cerchietti di carta colorata che si usano per festeggiare il Carnevale e coriandolo è un seme proveniente da una pianta erbacea della famiglia delle Umbrellifere contraddistinto da un forte sapore aromatico che si usa in cucina, in liquoreria ed anche in medicina. Quale meccanismo di allargamento e redistribuzione semantica si mette in atto quando si associano i due termini? Nel medioevo il seme di coriandolo si rivestiva di zucchero e divenne «coriandolo — confetto» (cioè confezionato). Col passare dei secoli, «confetto» si trasformò da aggettivo in sostantivo e fu usato, in alternativa a coriandolo, per designare il tutto. Verso la fine del Settecento, invece dello zucchero, si usò del gesso per far confetti o coriandoli fasulli da lanciare a Carnevale. A metà dell’Ottocento le autorità ne proibirono il lancio per ragioni di pubblica sicurezza visto che si usarono ombrelli e le donne si coprivano il volto da una spessa reticella per proteggersi dai colpi. Questo comportamento è accettato nel carnevale ed altre feste, durante le quali si lanciava ogni sorta di materiale, acqua, arance, uova, fiori, etc. In quei giorni si usava prendersi beffa dei poteri forti, quali politici e clero che durante il resto dell’anno vessavano il popolo in maniera più o meno pesante, infatti il comportamento liberatorio è accompagnato dall’ingerimento —reale e metaforico — del confetto di coriandolo che ha funzioni benefiche per l’apparato gastrico aiutando, quindi, a digerire. Anche perché in questi periodi di feste si era soliti banchettare e sollazzare più del solito. “… in effetti il coriandolo ha proprietà stimolanti, digestive e depurative. Fu Ippocrate per primo a vantare queste proprietà”, precisa Giovanni Scapagnini, dell’Istituto di neuroscienze (In) del Cnr.
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Un’immagine del foglio traforato utilizzato per il cambio delle lettiere dei bachi da seta, da qui ha origine il nostro coriandolo cartaceo.
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Dopo il divieto di lanciare dischi di gesso «benis de gess» e fango, che avevano sostituito prima i confetti commestibili, poi gli oggetti più o meno contundenti, un giorno, piovvero sulla folla migliaia e migliaia di piccoli dischetti di carta bianca. Ciò grazie all’intuito dell’ingegnere e cavaliere Enrico Mangili, del quale si può trovare un busto in una scuola a Milano località Crescenzago, in quanto contribuì economicamente alla fondazione dell’asilo che ospitava i figli delle filatrici. Di lui si sa poco, ma si può supporre che fosse proprietario di filande, che durante l’ottocento erano molto diffuse in tutto l‘hinterland milanese, fino a Como. Intuì che si poteva ristabilire l’usanza di lanciare confetti sulla folla senza che fossero pericolosi. Impiega lo scarto dei fogli usati come lettiere per i bachi da seta e — continua la ricerca del CNR — non contento di aver inventato i coriandoli di carta, prendendo ispirazione dai nastri di carta su cui arrivavano i messaggi del telegrafo, dopo poco s’inventò anche le stelle filanti. In un certo periodo della crescita del baco da seta, il bozzolo viene adagiato su lettiere coperte da un foglio di carta presentante numerosi buchi di un cm, un cm e mezzo, attraverso il quali i bachi devono passare per liberare il bozzolo. Oggi, ovviamente il procedimento di produzione dei coriandoli non prevede il passaggio in filanda, bensì il produttore di coriandoli fustella fogli di carta colorata da una forma che prevede anche il taglio e l’utilizzo della forma negativa compresa tra quattro cerchi disposti a quadrato, la caratteristica «stella».
Ringrazio Maria Teresa Truncellito, giornalista, che ha fornito l’ossatura di questa ricerca, e invito a seguire il suo blog.
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Bibliografia:
«Focus Storia», Maria Teresa Truncellito, Gruner+Jahr/Mondadori, febbraio-marzo 2006
Carnevale, Walter Gautschi, 1991, La Spiga
Dizionario della Lingua Italiana, Nicolò Tommaseo e Bernardo Bellini
Proprietari, commercianti e filandieri a Milano nel primo ottocento, Stefano Angeli, 1982, Milano, F. Angeli
Alcuni link fondamentali:
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13

Finalmente ho capito da cosa nascono questi benedetti coriandoli!
Ed ho anche capito perchè ce ne finiscono migliaia in bocca quando ce li tirano dietro!
Non pubblichi il libretto del corso?
Comment by Syokaku — July 24, 2007 @ 8:04 pm
Ciao G, pensi ai bachi quando ti finiscono in bocca i coriandoli?
Eh eh… Per la serie degli oggetti un po’ così, ho già chiesto al Baldo, a Saria e a qualche altro di poter pubblicare la loro ricerca, così ne faccio un appuntamento da “sotto l’ombrellone”
Comment by Marco — July 25, 2007 @ 11:33 am
Yo! Complimentoni!!
Comment by Omar — July 29, 2007 @ 12:11 am
ciao!!!
molto inter. questo articolo sui coriandoli…
ultimi giorni a sydney, poi diretto a LAOS…speriamo di catturare delle belle foto…
big up/
flo
Comment by Flopps — July 30, 2007 @ 4:53 am
Ciao e grazie a tutti!
Per Flo: fai buon viaggio e ti auguro di fare scatti da urlo nel tuo peregrinare! Yo
Comment by marco — July 31, 2007 @ 11:14 am
vai a vedere questo riferimento su un altro articolo di cmyk!!!
Pingback by cianomagentagiallonero » Super Tele & Super Santos — August 28, 2007 @ 3:51 pm
si ok ma io sono interessato all’acquisto di una macchina per produrre coriandoli, ma dove?
Comment by caronte — September 6, 2008 @ 5:49 pm