July 9, 2007

Travolti da un insolito destino…

Filed under: cmyk, y — ucorp @ 5:49 pm

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Abbiamo mai pensato a «quali» problemi abbiamo oggi? Quando ci sediamo di fronte al computer per progettare, quando ci sediamo ad ascoltare un docente all’università, quando stiamo raccogliendo il brief dal cliente… Sappiamo davvero qual è il nostro ruolo in questo giuoco? Siamo davvero sicuri che chi ci insegna o ha insegnato è stato in grado di renderci indipendenti nelle scelte che adotteremo e che adottiamo? Abbiamo coscienza del nostro ruolo nei confronti delle problematiche odierne e future o siamo esclusivamente macchine obbedienti al brief del cliente?

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Uno shot dal film/documentario di Al Gore, “Una scomoda verità”.

Perché questi temi in un blog di design?
Perché bisogna rendersi conto che fino ad oggi ci si è occupati di cose che asservono ai piaceri e le necessità — quasi mai spontanee — di una minuscola parte del mondo, forse bisognerà rendersi conto che c’è qualcosa che non quadra! Infatti il 90 percento della popolazione mondiale non ha la minima idea della differenza, e neppure gli frega, che corre tra un mobile di lusso o una scarpa firmata e un componibile dell’Ikea o una maglietta bianca del mercato (che non disprezziamo assolutamente, entrambi, anzi…); noi disegnamo prodotti sempre nuovi per la stessa quantità e qualità di acquirenti e non ci viene in mente che abbiamo, oltre una necessità economica di sopravvivenza, un rapporto di problem solving nei confronti del progetto, dell’utenza e soprattutto un’obbligo di gestione delle risorse che manipoliamo nel fare e nel produrre. Esempio, sono un designer di una marca che produce cellulari o macchine fotografiche digitali e DEVO, per un qualche motivo avere uno schermo lcd perché non si vuole più fare sì che l’utente sia in grado di gestire la mia fotografia dal visore del reflex ed ho centocinquanta opzioni che ho farò pagare profumatamente, ad esempio ho un bottone per il macro perché non si deve più sporcarsi le mani con una ghiera troppo volgare e poco precisa — punti di vista. Bene devo rendermi conto che l’indio, materiale con il quale si costruiscono gli Lcd (sottili fogli di ossido di indio e stagno), se l’approvvigionamento e il consumo continuerà all amedia attuale finirà del tutto tra 4 anni, il suo prezzo che nel gennaio 2003 era di 60 dollari al chilo ora arriva quasi a mille. Per l‘uranio gli anni sono 19, il tantalio 20, il rame 38, l’oro 36, l’argento 7. Questo, lo dice una ricerca dell’universita di Yale, che il Corriere della Sera riportava sul quotidiano cartaceo ma non su quello online, (se c’era, giuro, noi non l’abbiamo trovato, se qualcuno riesce a recuperare il link se ci fa il piacere di colmare la nostra lacuna ci rende davvero contenti). Inoltre i gadget elettronici, come se non bastasse…

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Immagine dal report di Monocle sulle riserve di acqua nel mondo.


Un valido esempio ci è fornito da una mostra, che è in corso alla Tate Modern, a Londra, che spinge con forza le problematiche legate alla vita su questo pianeta, dal consumismo allo sfruttamento delle risorse, dal sovraffolamento delle metropoli, al surriscaldamento globale. Il chiaro apporto culturale e comunicativo dato da Pentagram nella parte visuale — così come tutto l’apparato grafico del film di Al Gore, “Una scomoda verità”, «puzza» — nel senso che sempre più persone dovrebbero sentirla — di quello che in Italia chiamavamo grafica di «pubblica utilità» e che con grande gioia, ci rendiamo conto che si può evolvere, può e deve continuare a vivere: è un approccio positivo al design, lo rende vicino alla gente e ne permette circolazione delle idee e dei concetti.
Dal nostro punto di vista è preferibile un approccio aperto, che permetta la scelta di accettare e farsi partecipe delle persone, piuttosto che messaggi impositivi, tipici della comunicazione propagandistica. Crediamo che sia l’approccio al messaggio, nel caso della comunicazione visiva, da parte del designer a doversi modificare, piuttosto che trattare i temi in questione come un detersivo o un pannolino da vendere; la gente deve riconoscersi, deve avere la possibilità di aggregarsi, proporre feedback, contribuire ad aumentare la diffusione delle idee, non subirle.

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La moto elettrica «Enertia».


Per concludere questo articolo, ci interessa sapere come mai questi temi sono così poco presenti nella didattica quotidiana; probabilmente è un misto tra pochezza dello scambio ricerca-docenza in Italia, luogo le cui vicende culturali sono in un visibile e travolgente declino. Un paese dove la stessa cultura moderna è in costante collasso e una cultura contemporanea non si è mai formata, dove la mentalità finanziaria si è sovrapposta a quella industriale — probabilmente per una inesistente cultura del sociale, dove la percezione di immobilismo porta ad una schizofrenia nel raggiungimento dell’opulenza, vista come unico valore e fine della propria esistenza. Parole queste che inducono a pensare che si stia esagerando, ma è da poco conclusa l’ennesima “festa di Versailles” in onore del “made in Italy”, in cui le «vere donne» del jetset mondiale hanno reso grazia ai 45 anni di Valentino, il quale ha risposto spendendo una follia in due giorni. E intorno a questo evento — un altro è la presentazione in pompa magna della nuova 500 della Fiat, il nuovo vecchio che avanza — si sono spese le parole di congratulazione e gradimento, per come si sia rappresentato il lusso italiano e tante belle parole… Peccato che il vero «progetto italiano» si sia SEMPRE distinto con l’aspetto artigianale e nella cura della realizzazione, spendendo poco e valorizzando le conoscenza, non certo nel costo e nel lusso. Anche questo aspetto deve essere importante cultura del progetto contemporaneo.
Senza contare che quando si dice che qualcuno rappresenta la bellezza della donna in maniera assoluta, dovrebbe tenere conto di quante poche donne si possono permettere quegli abiti, tendenza che si finisce per ribaltare spingendo — in campo giornalistico — l’opinione pubblica verso un modo di pensare che è francamente sbagliato. Infatti, contemporaneamente, parlando di un evento che ha dato voce a 2 miliardi di persone, come il Live Earth, organizzato da Al Gore, il giornalismo di buon pensiero ha ricordato che i fan avrebbero fatto meglio non sudare e non consumare bibite perché divertendosi manifestando hanno inquinato. Probabilmente non avrebbero dovuto andarci, ai concerti, perché accendendo l’auto per andarci hanno inquinato. Sentirsi dire questa cosa è ridicolo. Sarà forse ora di rendere meno inquinati gli strumenti della nostra esistenza, invece di doverci limitare?

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Il divano biodegradabile.

Di seguito ci fa piacere fare una carrellata di progetti che in un modo o nell’altro ci permettono di dimostrare che la progettazione può e deve saper parlare con nuovi linguaggi e, soprattutto con nuovi contenuti, adatti ad una società evoluta e che, evolvendosi, deve essere in grado di affrontare tutti i problemi, che spesso si auto—infligge, che incontra.
Segnaliamo un interessante progetto online che punta a creare un network culturale che metta in comunità i designers attorno ai temi sociali, il tutto in partnership con l’unesco. Trattasi di Design 21. SocialDesignNetwork. Un altro semplice ma efficace progetto progettato per far riflettere e che utilizza la versione contemporanea di un medium antichissimo, la posta, è stato pensato per sensibilizzare al problema dell’inarrestabile propagazione della malaria in Burkina Faso. Esempio, questo, che anche anche i mezzi comuni al marketing più spinto ed aggressivo possono, una volta tanto, tornare utili. E significa che anche le agenzie di pubblicità milionarie, in questo caso Tiempo BBDO, si possono occupare di questi problemi e farlo bene. Per Emsimision, via Houtlust :: nonprofit adv :: social campaigns. La moto elettrica, della casa americana Brammo è un altro caso di progettazione intelligente, bisogna solo aspettare, come dice Jeremy Rifkin, che la «rete» energetica sia convertita e produca energia pulita. Altra maniera per sensibilizzare e sottolineare il problema del design è quello del riciclo nel forniture design, Designerblog fa votare la sedia in materiale riciclato più bella. Inoltre, abbiamo già parlato di Ecoedit, l’iniziativa di Wallpaper durante il Salone delMobile 2007. Sempre per tema del riciclo, vi consigliamo di dare un occhiata a questa tesi… o a questo modo per alimentare i veicoli pubblici… Tra le riviste, Monocle, una delle più interessanti ed innovative, propone spesso speciali - sia nella versione cartacea che in quella online, che interessano problematiche di tipo sociale, come il clima, l’acqua, il narcotraffico. Dal punto di vista visivo, è interessante riferirsi al sito delle Nazioni Unite dedicato all’ambiente per recuperare tutti i grafici, mappe e tabelle che si riferiscono alla situazione delle acque nel mondo. Da un sito «amico», riporto un esplicito riferimento alla produzione di energia pulita per gli edifici attraverso celle a combustibile, capace di coprire il fabbisogno termico ed energetico. Sempre da Designerblog segnaliamo Emir, il divano biodegradabile

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1 Comment »

  1. vai a vedere questo riferimento su un altro articolo di cmyk!!!

    Pingback by cianomagentagiallonero » Design can change! — July 9, 2007 @ 6:12 pm

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