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M as Meister: Max Bill
Altro livello fu quello di quest’uomo.
Di un altro spessore, di un altro tempo. Una di quelle persone che ha molteplici expertise ed in ognuna eccelle. Come Leonardo. Designer, grafico, architetto, artista (sia pittore che scultore), insegnante. Quando vide il pavillon de l’Esprit Nouveau (1, 2, 3) di LeCorbusier, cui divenne amico e ne curo graficamente una serie di libri, nel 1925, impazzì e voleva diventare architetto sopra ogni altra cosa. Ed allora andò a Dessau a farsi «plagiare» da Klee e Kandinskij.

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Dopo una decina di anni passati a inventare lo stile svizzero (non da solo, per carità) e a teorizzare l’uso della griglia (si suppone sia il primo in assoluto ad usarla), decise che la matematica doveva stare alla base di ogni forma espressiva e probabilmente, in una qualche visione romantica, oggi è lì che discute con l’Alberti di tutte le nuove maniere di applicarla in arte.
Come l’illustre predecessore diceva (l’arte) era da considerare ” la pura espressione delle leggi e della misura dell’armonia”.

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Senza grosse remore egli era in grado di progettare una sedia, un orologio, una casa, un ponte o un francobollo, una brochure, un marchio oppure una scultura e un quadro.
Vista con gli occhi di una persona del xxi sec, i risultati di queste considerazioni possono ritenersi non raggiunti. Infatti, a parte gli anni di applicazione di queste teorie, oggi è infatti un’estetica da desktop publishing, adatta al sempre nobile lavoro di segreteria, ma poco avezzo a riconoscere intenti di “gestione concreta della superficie” o “utilizzo di forze visive impercettibili ma presenti nello spazio della pagina” o incapaci di seguire la famigerata “gute form”.
Ma questo non è esattamente il nostro problema.
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A noi la discussione sulla forma interessa e in ogni nostro movimento intellettuale si manifestano quei raggiungimenti e quelle tesi. A noi interessano le nuove idee, come si possono ripercorrere, rianalizzandole. Siamo designer, abbiamo una funzione educativa nei confronti della massa; non fraintendiamo, non siamo messia di una qualche setta mazdaran o santoni intoccabili da venerare sugli annual. Abbiamo una serie di conoscenze, abbiamo studiato gli “antichi”, le loro “gesta”, le loro “scoperte”, non siamo ne più ne meno di architetti, medici, politici o avvocati. E questo si sapeva, durante il xx sec, altrimenti non sarebbe nato il design. Non sarebbero esistite personalità come Max Bill o Walter Gropius, Tomàs Maldonado o Josef Albers, Bruno Munari o Albe Steiner. Personaggi, dei quali avremo modo di parlare.

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un po di links utili

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Pingback by cianomagentagiallonero » il limite del tempo presente — May 30, 2007 @ 3:57 pm